Una restituzione giusta e doverosa

Ritorno spero per l’ultima volta sulla questione Golfo Agricolo.
Pur essendo un inguaribile ottimista non ritengo che quello che sto per scrivere farà cambiare opinione agli avversari della minoranza, soprattutto a quelli del centro destra che, penso, continueranno a sostenere di aver governato benissimo e continueranno a sostenere che noi abbiamo sbagliato tutto o quasi.
Ma proprio per questo ne parlo ancora una volta volentieri. La testardaggine del centro destra segratese nel difendere le scelte urbanistiche del quinquennio 2010-2015 fa sì che queste saranno un argomento importante nella campagna elettorale delle prossime elezioni comunali e sono ben lieto, come dire, di tenermi in allenamento.
Punto primo: il PGT approvato dal centro destra tra il 2011 e il 2012 (anche con i voti determinanti della Lega Nord) era illegittimo. Lo hanno stabilito due sentenze di giustizia amministrativa: il TAR con la sentenza pubblicata il 27 febbraio 2015, e il Consiglio di Stato che il 28 giugno 2016 ha confermato la parte più sostanziosa della sentenza del TAR.
Punto secondo: il PGT sarebbe stato giudicato illegittimo anche se il ballottaggio lo avesse vinto Tecla Fraschini. La sentenza del TAR c’è stata quando al governo c’era il centro destra. La sentenza del Consiglio di Stato, che è del 2016 cioè quando io ero sindaco, ha addirittura ridotto gli effetti della sentenza del TAR sul PGT del 2012, pur confermandone l’illegittimità.
C’è una cosa che tengo molto a ricordare, ancora una volta e tutte le volte che ne avrò l’occasione: l’illegittimità del PGT di Alessandrini parte da un documento che conteneva la famosa falsa affermazione del Comune di Segrate inserito nell’elenco provinciale dei comuni classificati di “rilevanza sovracomunale”.
Per aver denunciato questa falsità, io, Gianfranco Rosa e altri siamo stati querelati per diffamazione. Per scrivere la querela l’avvocato Roveda è stato pagato dal Comune con i soldi dei cittadini. Noi siamo stati assolti.
Io continuo a domandarmi con che faccia chi votò quella falsa affermazione non chieda scusa, non racconti come è andata, non racconti chi lo convinse ad avvallare un documento di tale importanza nel quale c’era un disegno artefatto, maliziosamente ricostruito o come qualcuno ha sempre detto “taroccato”.
Ricordo che la sentenza del TAR del 2015 questa storia la cita e la classifica per quel che è, pur se con termini meno indignati dei miei.
La sentenza del TAR ricorda anche che il PGT adottato il 15 luglio 2011 dal Comune di Segrate fu valutato dalla Giunta provinciale con deliberazione n. 494 del 20.12.2011. Relatore della valutazione fu l’allora assessore provinciale all’urbanistica Fabio Altitonante, recentemente assurto alle cronache nazionali. La valutazione della Provincia di Milano fu allora favorevole al PGT del 2011 e non a caso venne dichiarata illegittima dalle sentenze amministrative di TAR e Consiglio di Stato.
Anche se il PGT era partito da quelle basi, anche se il ricorso presentato contro il PGT da Legambiente, WWF Martesana e da 50 cittadini era stato depositato al TAR, la precedente amministrazione accelerò le attuazioni edilizie previste e approvò rapidamente con delibere di giunta i progetti di preverdissement presentati dalle proprietà delle aree interessate.
Il ricorso contro il Comune di Europa 2000 che ha chiesto (e con sentenza di primo grado) ottenuto l’ampio rimborso delle spese sostenute per il preverdissement, arriva addirittura a sostenere che fu praticamente costretta a procedere con il preverdissement e cita a sostegno incontri e in particolare una lettera a firma dell’allora assessore Zanoli.
In Consiglio Comunale (e su qualche articolo di giornale di parte) ho sentito spesso dire dai consiglieri di centro destra che niente di tutto questo graverebbe sulle finanze comunali se la mia amministrazione nell’approvare la Variante al PGT fosse stata più “costruttiva” nei confronti delle aree del Golfo Agricolo di proprietà di Europa2000. In sostanza, si sostiene, se la nostra Variante avesse previsto adeguata volumetria nel Golfo Agricolo sarebbero venute meno le ragioni della proprietà di rivalersi nei confronti dell’Amministrazione Comunale.
Ribadisco con un argomento che è noto. Ricordo che nella Variante in fase di adozione fu prevista una volumetria nel Golfo Agricolo. Molto ridotta ovviamente rispetto al nuovo quartiere previsto dal PGT del 2012, un quartiere con palazzi, centro commerciale, albergo, destinato ad ospitare oltre 3000 residenti. Tuttavia avevamo strategicamente previsto una volumetria proprio per tutelarci dalla possibilità del successo di un ricorso da parte della proprietà.
Ma questo fu cassato dalla valutazione della Città Metropolitana del 14 dicembre 2016 nella quale è scritto testualmente:
Alla luce della Sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le previsioni del precedente PGT relative al (…) “TR Golfo Agricolo”, l’ambito così come definito, seppur prevede una riduzione delle superficie fondiarie e della densità edilizia, configura nuovo consumo di suolo (…) in aree verdi (…) caratterizzate da un elevato valore ecologico, paesistico e ambientale.
Ricordando che Segrate non ha attuato (…) le condizioni necessarie perché gli strumenti urbanistici possono introdurre incrementi del Territorio Urbanizzato (…) si evidenzia che il PGT non può prevedere ambiti che si configurano come nuovo consumo di suolo
“.
Fine della discussione. Non solo nei confronti del Golfo Agricolo abbiamo fatto quello che come linea politica intendevamo fare, ma ci venne dette da una autorità sovraordinata che noi non potevamo fare diversamente.
Tuttavia abbiamo approvato una delibera che riconosce un importante debito fuori bilancio, accantonando dei soldi che sarei ben stato lieto di utilizzare altrimenti a favore della nostra città.
Noi siamo molto arrabbiati per questo. Starà alla Corte dei Conti, alla quale questa delibera sarà inviata, stabilire se vi sono delle responsabilità contabili a riguardo dei costi che stiamo e dovremo sostenere se la sentenza favorevole ad Europa2000 verrà confermata in tutta o in parte nei successivi gradi di giudizio.
La responsabilità politica però io la vedo chiaramente. La vedo in quell’area politica, ancora oggi rappresentata e difesa in questo Consiglio Comunale che in un momento di crisi economica globale nel 2011 volle progettare una crescita edilizia tale da far diventare Segrate una città da oltre 50.000 abitanti. In piena crisi economica una ipotesi del genere era non solo deleteria, direi criminale, dal punto di vista ambientale, ma assurda dal punto di vista economico. Eppure ci fu chi la pensò e chi la votò, approvando anche false attestazioni e documentazioni artefatte.
Eppure ci fu chi spinse la realizzazione del preverdissement nonostante fosse pendente il ricorso al TAR.
La responsabilità politica di chi fece tutto questo mi sembra evidente. Se venisse riconosciuta anche una responsabilità contabile sarebbe anche una restituzione alla nostra città e ai cittadini contribuenti, una restituzione giusta e doverosa.

Leghisti smemorati e dormiglioni

La Lega Nord Segrate si risveglia dal sonno più profondo solo per gridare allo scandalo riguardo l’edificazione di una piccola porzione del Centroparco (lato Lavanderie, fronte Cassanese), una edificazione della quale la Lega stessa è responsabile.

È bene ricordare ai leghisti smemorati e dormiglioni che c’era anche il vicesindaco leghista a votare nel gennaio del 2015 la delibera che concedeva a un imprenditore privato il diritto di costruire su un’area verde comunale assicurandogli una situazione di enorme vantaggio nel nostro successivo tentativo di rimediare.

Ma non basta: spieghi la Lega come mai nella successiva delibera di definitiva approvazione del piano edilizio (19 maggio 2015, dieci giorni prima delle elezioni comunali), il vicesindaco leghista votò contro.
La delibera fu approvata comunque con il voto determinante del mio predecessore, ma in pratica il vicesindaco votò perché il diritto di costruire rimanesse nel Centroparco!

No cari leghisti, adesso non veniteci a raccontare che siete i paladini del verde, dell’ecologia e della natura. Segrate si sta purtroppo ancora leccando le ferite per i danni urbanistici che voi avete creato in 15 anni al governo della città senza alcun rispetto per Segrate e i segratesi. Rispetto che invece è stata la nostra bandiera che abbiamo tenuta alta risolvendo al meglio tutti questi vostri guasti.

Guasti e disastri che hanno creato drammi nelle famiglie segratesi, a cominciare dai quartieri Boffalora e della Stazione, passando per il caos della Viabilità speciale, di Redecesio Est, di San Felice Bis, del Golfo Agricolo e di altri piani edificatori falliti, ancora da realizzarsi o da completarsi. Per non parlare del gigantesco buco di bilancio generato da un metodo sbagliato di gestire il territorio che non ci è mai piaciuto.

Fare cassa sfruttando ogni area verde del territorio, cari leghisti, è pessima politica, perché poi a pagare purtroppo siamo sempre noi segratesi.

L’inchiesta giudiziaria e gli arresti che in queste ore coinvolgono la politica lombarda riguardano anche esponenti che nel 2012 diedero l’ok al vostro illegittimo Piano di Governo del Territorio: sia un monito perché quel metodo di fare politica a Segrate non torni mai più.

Per un’Europa come Milano

Con Silvia Roggiani al convegno organizzato dal PD di Segrate “Una nuova Europa”

Appartengo a una generazione che è cresciuta mentre l’Europa cresceva. Avevo diciott’anni quando fu firmato il trattato di Maastricht, sull’entusiasmo della riunificazione delle due Germanie e non sto a ricordare cosa avesse significato e significhi tuttora quella riunificazione. Gli anni ’90 erano anche i primi anni dell’Erasmus; io non vi ho partecipato, ma mio fratello fece un semestre ad Helsinki. I miei primi stipendi li ho presi in Euro. L’idea di rinunciare a tutto questo mi lascia allibito.
Non mi metto a discutere di regole e grandi principi economici. Prendo atto che i componenti della attuale maggioranza di governo non hanno mai smesso di parlare di uscita dall’euro. In lista alle europee per la Lega c’è quella avvocato Donato, che è presidente dell’associazione Progetto Eurexit. Eur – exit.
Grillo e i suoi sulla guerra all’Unione Europea chiedendo l’uscita dall’euro, se non dalla stessa UE, ci hanno fatto una scorpacciata di consensi e una conseguente scalata elettorale.
Faccio fatica a capire come sia sicuramente meglio per una nazione avere una moneta debole anziché una delle monete più forte, stabili e apprezzate del pianeta. Soprattutto per una nazione, l’Italia, che ha uno dei peggiori rapporti al mondo tra debito pubblico e prodotto interno lordo. In questa classifica (che indica il rischio che abbiamo di rimpiangere il 2012 e Mario Monti), in Europa siamo superati solo dalla Grecia e al mondo anche dal Libano, dallo Yemen e, tra le nazioni di un certo peso, solo dal Giappone.
Il Giappone è molto, molto diverso da noi. Un esempio; i più accaniti sostenitori nostalgici della precedente amministrazione di Segrate si affannano ogni giorno a diffondere in Rete foto di rifiuti domestici che quotidianamente, implacabilmente vengono abbandonati nei cestini o di cartacce buttate a terra (ovviamente nel giro di qualche ora tutto viene raccolto e ripulito); diffondono quelle foto a sostegno della tesi che quando “c’era Lui” i rifiuti venivano raccolti da Lui o dal suo assessore prima ancora che toccassero il suolo.
Sei anni fa sono stato in Giappone. Per le strade di Tokyo non ci sono cestini. Sono stati eliminati come misura di sicurezza dopo gli attentati del 1995 e da allora nessun giapponese per bene butta rifiuti per terra. Se un turista fa cadere la carta di una caramella, il primo giapponese che passa la raccoglie e la mette in tasca per buttarla via.
Il Giappone è diverso dall’Italia non solo per questo, ma anche perché in Giappone la soglia dell’IVA è l’8%, da noi è il 22; il Giappone ha un sistema giudiziario efficientissimo; il risparmio privato è sei volte quello italiano, i crediti inesigibili sono in percentuale un decimo dei nostri.
Non paragoniamoci col Giappone o con lo Yemen. Il nostro debito pubblico è il più rischioso del mondo. Ho fatto solo qualche esame di economia, ma immagino che se paghiamo così poco di interessi è perché abbiamo l’euro, perché siamo nella UE e perché abbiamo avuto politici lungimiranti come Romano Prodi.
Io voglio un’Italia che cresce in un’Europa che cresce. Per me e per le mie figlie. Segnalare una iniziativa che stiamo preparando come amministrazione comunale e che ha una lettura europeista.
Vi ricordate l’attentato al mercatino di Natale che c’è stato a Strasburgo?
E’ l’ultimo a matrice islamica avvenuto in Europa, l’11 dicembre scorso, l’11 dicembre 2018. Verso le 20 di sera un uomo, un 29enne nato a Strasburgo, armato con una pistola e un coltello entrò in un mercatino di Natale e iniziò a sparare contro la folla ferendo una ventina di persone. Tre morirono subito, altri due nei giorni successivi. L’Europarlamento, impegnato nella sessione plenaria, venne chiuso così come tutto il centro della città. Il presidente dell’europarlamento Tajani tenne aperta la seduta fino alle 3 di notte quando i deputati, il personale e i giornalisti del Parlamento europeo furono finalmente fatti uscire.
Tra i due feriti che morirono dopo ore di agonia c’era un giovane italiano, Antonio Megalizzi, un giornalista di 28 anni che era stato colpito da un proiettile alla testa; le sue condizioni era apparse da subito disperate.
Antonio era un italiano-europeo. Era uno dei conduttori di Europhonica, uno dei format radiofonici di RadUni, associazione che raggruppa radio universitarie italiane. Era arrivato a Strasburgo qualche giorno prima dell’attacco per seguire l’attività dell’Europarlamento nell’ultima sessione plenaria dell’anno.
La famiglia Megalizzi è originaria di Reggio Calabria, ma pochi mesi dopo la nascita di Antonio si è trasferì a Trento, dove il giovane viveva. Dopo l’università a Verona, Antonio si era specializzato in studi internazionali all’Università di Trento e stava seguendo un master sulle istituzioni europee. Era un giovane appassionato di giornalismo, di politica, era un europeista convinto.
Nel marzo del 2017 aveva scritto su Facebook:
Gli euroscettici sono come quelli che nei film horror decidono di dividersi e staccarsi dal gruppo. Ce li avete presente? Finiscono sempre mangiati da un mostro, con noi spettatori che urliamo inutilmente di non farlo“.
Questo era Antonio Megalizzi.
Il 19 maggio, tra due settimane esatte, Segrate dedicherà ad Antonio Megalizzi il grande spazio verde all’ingresso della città, di fronte all’aeroplanino e alla Moschea, tra la Cassanese e via Fratelli Cervi.
La famiglia Megalizzi è stata invitata e ha accettato e in onore di Antonio daremo a quello spazio un’impronta europea; vi abbiamo piantato di recente degli alberi e ne assegneremo uno ad ogni nazione dell’Unione. Per ora Gran Bretagna compresa.
Concludo con un invito. Mettiamo sui nostri balconi e davanzali la bandiera europea. So che Francesco Di Chio ne ha distribuite tra gli iscritti. Anche Segrate Nostra ha preso una iniziativa simile, facendo un banchetto elettorale a Centroparco. Penso che l’idea europea abbia bisogno di un sostegno così visibile e coinvolgente. Facciamolo.
Viva l’Europa!

La memoria è il più potente vaccino contro gli abissi della Storia

Sono nato nel 1974. Ho conosciuto la guerra fredda, il rischio di un conflitto e quelli purtroppo scoppiati anche in paesi a noi vicini, ma non ho mai vissuto una guerra. Ho avuto la fortuna di vivere nel periodo più pacifico della storia d’Europa. 74 anni di assenza di conflitti, a parte quello triste e cruento dell’ex Jugoslavia che ha segnato tanti della mia generazione.
Io non so cosa significhi vivere sulla propria pelle le privazioni di una guerra: la fame, i bombardamenti, la morte dei tanti a cui vuoi bene. E non conosco, perché non l’ho vissuta, una dittatura. Non so cosa significhi vivere in un Paese che da un giorno a un altro vara le leggi razziali in grado di modificare e stravolgere la vita quotidiana.
Leggi che fanno diventare improvvisamente il tuo vicino, il negoziante che ogni giorno ti vende il pane, il tuo maestro, ma anche i tuoi genitori e te stesso, cittadini diversi, cittadini emarginati, cittadini privati di libertà di base, di diritti, di possibilità che noi consideriamo scontate, cittadini discriminati e infine catturati e mandati nei campi di sterminio.
Io non ho conosciuto questo orrore, come gran parte di voi. Ma c’è sempre il rischio che i volti bui della Storia riappaiano. L’unico modo per evitarlo è conoscerla, la Storia è tramandarla, perché con l’alternarsi delle generazioni tutto viene stemperato e gradualmente dimenticato. Rimane solo nei libri. Ma non basta.
Bisogna entrare in quelle pagine e farle parlare. Condivido il viaggio della Memoria organizzato da ANPI Milano tra il 3-6 maggio nei lager nazisti. Ritornare nei luoghi, ritrovare i portoni dove i nazisti hanno strappato mamme padri e bambini, salire nei vagoni per capire come hanno viaggiato per giorni infernali e infiniti, entrare nei campi di sterminio stringendoci a loro, nelle loro paure, nelle loro angosce, nel loro infinito amore per i cari dai quali erano stati separati, mostrando tutta la crudeltà inconcepibile di una macchina della morte messa a punto dai nazisti per cancellare la vita di milioni di persone. Spero che siano in tanti a partecipare.
La memoria è il più potente vaccino contro gli abissi della Storia.
Per questo celebriamo il 25 aprile. Non per i nostri “veci”, come dicono gli alpini. E forse neanche per i loro figli. Ma per i figli dei figli. Per quelli che corrono il rischio di sentirsi tanto lontani da quegli eventi da sentirsene immuni.
C’è oggi in Italia un’onda più forte che in passato, che sostiene indifferenza se non distacco verso il 25 Aprile. Si sente sostenere che la Resistenza fu per lo più l’impegno di pochi cui moltissimi si aggregarono a giochi fatti. Eppure ci fu una resistenza al fascismo che fu diffusa, civile, disarmata e persistente.
Tra tanti vorrei fare due esempi, uno mio personale, un altro che fa parte della storia della nostra città.
Il primo: gli scout. In breve, fondato in Inghilterra nel 1907, lo scoutismo apparve in Italia pochi anni dopo, intorno al 1910 in Liguria e Toscana e si diffuse rapidamente in molte regioni. Con l’avvento del fascismo e la conseguente nascita dell’Opera Nazionale Balilla come organizzazione giovanile, lo scoutismo fu osteggiato e tra il 1927 e 1928 venne messo fuori legge. Ufficialmente i gruppi vennero sciolti, ma alcuni continuarono l’attività in segreto. I casi più famosi, “il Lupercale” di Roma e le “Aquile randagie” di Milano. Questi gruppi continuarono a incontrarsi in luoghi isolati, a stampare giornalini, a far vivere di nascosto l’esperienza scout a ragazzi durante tutto il periodo fascista, spesso con la protezione della Chiesa, di molti parroci e vescovi, uno per tutti: a Milano, il monsignor Giovanni Battista Montini. Durante la guerra, gli scout milanesi si organizzarono nell’Oscar (una sigla che si ritiene volesse dire Opera scout cattolica aiuto ricercati), permettendo a oltre 2000 ebrei, dissidenti e perseguitati politici (tra questi anche il giornalista Indro Montanelli) di fuggire in Svizzera.
Anche questa fu resistenza, civile, prolungata, disarmata. Non senza vittime: ci fu chi venne ucciso come il diciannovenne Peppino Candiani, mentre accompagnava fuggitivi. Altri furono arrestati, fucilati, morirono nel lager tedeschi.
E’ una storia, quella della “giungla silente” dello scoutismo italiano clandestino durante gli anni del fascismo che ha qualche ricordo anche a Segrate. L’ex sindaco Gianfranco Rosa ad esempio racconta di aver fatto parte, durante la guerra, di un gruppetto di ragazzini che nel paese di Landriano, dove viveva, fecero attività scout con tanto di notti in tenda, su iniziativa di un sacerdote. Non solo: nella parrocchia del paese erano stati nascosti degli ebrei, degli artisti, che per ricompensa decorarono le vetrate della chiesa. In paese molti, se non tutti sapevano ma fecero la loro parte nel resistere al nemico e alla dittatura.
Un altro nostro concittadino, Arrigo Zecchi, racconta di essere stato, da ragazzino, uno scout clandestino, un’Aquila Randagia.
Il secondo esempio, quello che riguarda la nostra città, si aggiunge al ricordo del valoroso Arcide Cristei, nato a Segrate, qui sepolto dopo essere stato ucciso da partigiano appena diciannovenne nelle montagne tra la Valsassina e la Val Brembana, e la cui tomba anche oggi abbiamo omaggiato.
Questo secondo esempio ci è stato reso noto dal libro “Via Borioli 18”, scritto da Armida Pomè e Cristina Colli, madre e figlia, che racconta le vicende di alcune famiglie di lavandai, tra quelle che quasi un secolo fa fondarono il nostro quartiere di Lavanderie. Lungo quelle pagine di cronache famigliari c’è un passaggio finora inedito. Vi si racconta che durante la guerra, nelle comunità di Lavanderie e Redecesio, alcuni partigiani si erano rifugiati nelle case dove vivevano famiglie sfollate da Milano. Tra questi partigiani, viene fatto il nome di Achille Lesmo (nel libro chiamato Achille Zerbi) citato in un documento storico come “vice commissario della 8^ divisione partigiana Fiume Adda”.
C’è scritto in “Via Borioli 18″: “Achille (…) era una staffetta con il compito di trovare viveri da portare ai partigiani che si erano rifugiati sulle montagne. Abitava in casa del fratello Carlo che era in parte occupata dai tedeschi (…); per fortuna i soldati non si accorsero mai di nulla. (…) In paese tutti conoscevano Achille e lo aiutavano avvisandolo quando percepivano qualche pericolo. Suo compagno di avventure era un tale Sandro Pertini, un giovane in gamba e politicamente entusiasta che sarebbe diventato uno dei più amati presidenti della Repubblica Italiana“.
Anche queste righe raccontano come il popolo italiano, diffusamente e anche qui a Segrate, seppe reagire alla barbarie con una reazione coraggiosa e corale. Vi furono le avanguardie che, prendendo le armi, costituirono le formazioni partigiane.
Vi furono i militari italiani che, come a Cefalonia, si ribellarono al giogo tedesco, pagando un altissimo tributo di sangue, o che combatterono accanto ai nuovi alleati, nel nome degli ideali, ritrovati, di libertà e democrazia.
Vi furono quei seicentomila e più soldati che rifiutarono di servire l’oppressore sotto il governo di Salò, molti vennero passati per le armi o torturati, tanti altri deportati nei campi di prigionia in Germania.
Vi furono gli operai che scioperarono nelle fabbriche, gli intellettuali che diffusero clandestinamente le idee di libertà, le donne che diedero vita a una vera e propria rete di sussistenza per partigiani, perseguitati e combattenti.
Vi furono uomini liberi che sbarcarono nell’Italia occupata e versarono il loro sangue anche per la nostra libertà. A questi caduti, provenienti da nazioni lontane, rivolgiamo un pensiero riconoscente. Il loro sangue è quello dei nostri fratelli.
Perché lo facevano? Coraggio, ideologia, principi morali, senso del dovere, disillusione, pietas umana, senso comune… Tante e diverse furono le storie, tante e diverse le motivazioni.
L’insieme di tutta questa “ostinazione civile”, come oggi la chiamerebbe Umberto Ambrosoli, fu la Resistenza.
Oggi il vociare della cronaca politica ci inchioda sulla quotidianità di commenti fatti di materialità, di ricerca di facile consenso, senza valori e senza umanità, con ripetuti insulti che istigano alla mala educazione e al disimpegno anche nei confronti del 25 Aprile. E invece noi siamo qui, oggi a Segrate, con la nostra ostinazione civile, a dedicare una mattina del nostro tempo a farci carico della responsabilità di celebrare la memoria della Resistenza e dell’immane tragedia che fu la Seconda Guerra Mondiale. Se guardiamo quello che ci circonda a volte viene da pensare che far prevalere questa nostra responsabilità resta un sogno, ma ai sogni, come di recente ha detto Papa Francesco, dobbiamo credere e impegnarci. Daranno ancora un senso al nostro futuro e un traguardo “sognato” alla nostra vita.
Concludo ricordando un nome: Giuseppe Tortorella, il partigiano “Gip”, fratello del più famoso Aldo, che viveva da molti anni qui a Segrate ed è scomparso l’anno scorso. Un comunicato dell’ANPI ha ricordato che Gip fu arrestato il 20 dicembre 1944, rimase per ben 20 giorni nelle mani dei torturatori fascisti, fu processato il 13 gennaio 1945 dal Tribunale Militare e subì una condanna a 30 anni interrotta dalla Liberazione.

Ricordando anche lui, diciamo: Mai più fascismo, mai più guerra.
Auguri per il 25 aprile. Viva l’Italia!

Il bene più prezioso per l’umanità

Sta girando una comunicazione di Europa 2000, la società che avrebbe voluto cementificare il Golfo Agricolo, che trovo molto grave perché è altamente lesiva dell’indipendenza di istituzioni pubbliche quali sono il Comune di Segrate e i suoi Amministratori.
In questa lettera, riferendosi al sottoscritto e all’area del Golfo, è scritto: “finché lei sarà a capo della Giunta che governa Segrate, non verrà mai ceduta al Comune e l’accesso alla stessa, trattandosi di un terreno privato, sarà perennemente interdetto ai cittadini“. Questa frase è inaccettabile.
Le scelte di pianificazione urbanistica assunte sono state legittimamente adottate da organi democratici e indipendenti come il Consiglio Comunale e la Giunta, peraltro su sollecitazione di migliaia di segratesi contrari all’edificazione di quell’oasi verde.
Qualunque affermazione contenuta nell’atto d’appello non gradita dalla controparte ha come sede fisiologica ed esclusiva di valutazione la Corte d’Appello. Il ricorso ai media e alla pubblica piazza, perciò, sono parte della strategia della proprietà per mettere pressione sull’Amministrazione comunale.
Ricordo ancora una volta che il progetto di edificazione del Golfo Agricolo è stato annullato dal TAR e dal Consiglio di Stato perché illegittimo, in quanto era una gigantesca colata di cemento (come si può vedere dalla piantina). La cessione del 70% dei terreni a parco pubblico era il classico fumo negli occhi per vendere ai segratesi una grande speculazione edilizia e di consumo del suolo. Il tentativo di far passare come parco pubblico (o addirittura come un’area “rimboscata”) qualche giardinetto all’ombra di decine di palazzoni è stata e continua a essere un’operazione di puro marketing senza capo né coda.
In quanto ai terreni del Golfo Agricolo di proprietà di Europa 2000, nel ricordare che sono recintati ormai dal 2015, ribadisco che verranno inseriti all’interno del Parco di Interesse Sovra Locale Est delle Cave, al fine di tutelarne ulteriormente la valenza ambientale e senza nulla togliere ai diritti dei proprietari.
Non saranno perciò queste azioni a fermarci. Al contrario proseguiamo dritti sulla strada dello sviluppo sostenibile della nostra città, consentendo le attività edilizie ammesse dal Piano di Governo del Territorio.
La battaglia di stamattina della giovane Greta Thunberg non si fa solo a parole o con le manifestazioni, ma anche con fatti concreti, tutelando il bene più prezioso per l’umanità: la nostra Terra e la sua vitalità ecologica.

Priorità per l’Unione Europea che verrà: i working poor

Fare il sindaco in Italia oggi è un po’ vivere sulla propria pelle la serie di telefilm “Il trono di spade“. Per chi non la conoscesse riassumo in breve la sceneggiatura: da una parte ci sono le pianure con i palazzi, gli scontri per il potere, le regine, i re, i nani, i sacerdoti, i soldati, gli omicidi, gli amori, gli eserciti che si affrontano, mentre a nord c’è la barriera: un enorme muro che divide il mondo della pianura da un territorio sconosciuto che fa paura.
Essere sindaco oggi di una città medio-piccola come la mia è un po’ come fare il guardiano di questa barriera, in quanto si ha a che fare più da vicino con le forze che minacciano di invadere la pianura. Il nostro ruolo è di mettere in guardia i signori che vivono nei palazzi. Ed è quello che stiamo facendo. Da tempo noi sindaci d’Italia stiamo dicendo a gran voce a chi sta al governo centrale o regionale che questa rabbia è arrivata e batte forte i pugni contro la barriera che non sappiamo fino a che punto reggerà.

Ma cosa sta succedendo? Succede che negli ultimi anni è cresciuta prepotentemente in Italia e in Europa, la categoria dei lavoratori poveri (i cosiddetti working poor). Sono soprattutto loro a picchiare sulla barriera. Secondo Eurostat (marzo 2018) in Italia sono 12 su 100, contro la media europea del 9,6%. Persone che lavorano, ma dalla loro occupazione non traggono sufficiente reddito per il loro benessere e quello delle loro famiglie.
Le azioni di sostegno attivo e strutturale verso questi lavoratori sono mancanti o insufficienti perché, sebbene poveri, non sono disoccupati o in cerca di occupazione. I servizi sociali comunali hanno risorse limitate e quasi sempre altre priorità. I “Working poor” devono perciò rivolgere a istituzioni caritatevoli dove trovano assistenza, cibo e vestiario, al pari delle persone senza casa costrette a vivere per strada, mentre sono lavoratori da sostenere con politiche attive: formazione e miglioramento delle competenze, sostegno e aiuto nella ricerca di un impiego migliore.
Affrontare i problemi dei lavoratori poveri significa produrre investimenti, innovazione e sviluppo. I problemi dell’occupazione oggi sono trattati con modelli obsoleti, mentre il lavoro cambia nei modi, ad esempio con sviluppo del digitale e della manifattura 4.0; nei tempi con la liberalizzazione degli orari e la perdita di differenziazione tra tempi di vita e di lavoro; e nei luoghi, non più fabbriche e uffici ma attività agile a casa, in treno, nei bar, grazie alla diffusione delle reti.
Non stupisce quindi che gli elettori abbiano preferito votare coloro che promettevano migliori garanzie di vita attraverso la riduzione delle tasse o la promessa di aumento del reddito magari con azioni integrative tutte da dimostrare tipo il reddito di cittadinanza.
Se non si rilegge la società, non si elaborano strumenti nuovi e non si comprende che il reddito da lavoro non è più condizione necessaria e sufficiente di benessere personale e sociale per tutti, le forze tradizionali riformiste non potranno che essere sconfitte. Torno all’immagine televisiva iniziale: se si vuole evitare che forze incontrollabili arrivino a invadere le pianure, il cambiamento deve arrivare dal tema del lavoro, mettendo risorse, impegno, idee e progettualità non solo nella creazione di nuovi posti, ma anche in un moderno sistema di redistribuzione dei patrimoni e nel miglioramento delle condizioni di chi lavora in condizioni precarie.

In questo l’Unione Europea, questa grande area di pace e solidità che i nostri padri hanno costruito, ha un compito essenziale perché questo cambiamento in altre parti è già in corso e linee di buone pratiche sono già disponibili. Occorre che sia l’Unione Europea a regolare questo campo, in modo da non essere più solo l’Europa delle regole economiche, dell’Euro, delle regole ambientali e della BCE, dell’agricoltura e del passaporto unico, ma si ponga anche come l’area di un welfare condiviso. E’ tempo di un welfare europeo.

La strada giusta verso l’Europa Unita è quella di Volt

La globalizzazione e le tecnologie hanno creato un mondo molto diverso da quello che conoscevamo qualche anno fa. Fino a ieri scendevamo dal fruttivendolo sotto casa, oggi andiamo ai banchi delle grandi catene multinazionali, domani non dovremo neanche uscire di casa, frutta e verdura fresca ci suoneranno direttamente al citofono.

Il lavoro sta cambiando, i punti di riferimento stanno cambiando.
Tutto sta cambiando molto velocemente: solo la politica è rimasta indietro.
L’Europa unita ci ha regalato 70 anni di pace e sviluppo senza precedenti storici. 70 anni fa i padri fondatori avevano una visione: basta sprecare energie a farsi la guerra, ma unire invece le risorse e le forze. Una visione di lungo periodo, un programma.
Oggi non vedo più un programma, una visione, un futuro. Si vive alla giornata. La moneta unica dei tecnici non è bastata a creare un continente unito. Molti sono rimasti indietro. L’Europa è grande e ricca di diversità, non possiamo pretendere che tutti capiscano un solo linguaggio.

E’ il momento di ripensare ad una vera Europa Unita, che tenga conto della realtà e delle differenze. Non si può garantire uno standard di vita elevato solo a chi ha 2 lauree, un master e un erasmus alle spalle e vive in centro a Parigi, Milano o Vienna. Le condizioni di partenza sono ancora troppo differenti da una regione all’altra, non tutti hanno le stesse possibilità e questo non è giusto. C’è molto in gioco nelle prossime elezioni europee, alle quali tanti cittadini si avvicinano con un senso di smarrimento e frustrazione, dimenticando la nostra storia e i contributi che insieme possiamo dare per affrontare i problemi di oggi e per riaccendere le speranze del domani.

È tempo di costruire un’Europa diversa, un’Europa libera e forte che non lasci indietro nessuno. Se crediamo nella pace, dobbiamo lavorare sodo per questo. Tutti devono avere le stesse possibilità di costruire la propria vita. Non importa se sei nato in Grecia, in Portogallo, in Ungheria o in Italia. Tutti meritano le stesse opportunità in materia di istruzione, assistenza sanitaria, posti di lavoro. Se non ci prendiamo cura delle persone lasciate indietro, altre si prenderanno cura di loro. Altre persone come i nazionalisti, che ci riporteranno dritti verso un passato che ritenevamo aver lasciato alle spalle. Abbiamo già visto questa storia, abbiamo già visto cosa è successo in un’Europa divisa. Il nazionalismo è ignoranza: noi europei siamo tutti fratelli e sorelle, e inevitabilmente condivideremo tutti il medesimo destino.

Per questo ho deciso di sostenere la campagna di Volt, partendo dall’esperienza maturata nel Consiglio Regionale della Lombardia e da Sindaco, patriotticamente e simpaticamente perché Volt nasce in parte anche da Segrate, la mia città, e sostanzialmente perché i temi e gli obiettivi del movimento sono indispensabili all’Italia e all’Europa per affermare la nascita degli Stati Uniti d’Europa. L’UE diventi EU, l’Unione Europea diventi Europa Unita. Unita nel dialogo con le grandi potenze economiche mondiali, unita nell’aiutare i più deboli, unita nell’affrontare le sfide del futuro.

E’ tempo di cambiare il ritornello stanco che ci sentiamo ripetere da anni: “Ce lo chiede l’Europa”. Ma noi cosa chiediamo all’Europa? E soprattutto: che cosa possiamo dare all’Europa perché l’Europa trovi se stessa? La missione del prossimo Parlamento Europeo sarà di rinsaldare i legami tra l’Europa e i suoi cittadini e di eliminare l’immagine di una goffa tecnocrazia. Se vogliamo combattere il nazionalismo, il Parlamento Europeo deve essere un’assemblea transnazionale capace di emozionare. Torniamo ad amare l’Europa. Non è il momento per grandi piani istituzionali, è il momento di un lavoro paziente vicino alla gente.

La politica è l’unico mezzo per provare a cambiare quello che non va, continuare a lamentarsi dicendo che le cose non funzionano, pensare che niente possa cambiare e che i politici sono tutti uguali sono ragionamenti che non mi appartengono. Con l’impegno, la responsabilità e la speranza possiamo cambiare il nostro domani. Insieme.

A tutte le bambine e i bambini nel loro primo giorno di scuola

A tutte le bambine e i bambini nel loro primo giorno di scuola, e in generale ai nostri ragazzi piccoli e grandi che inseguono i loro sogni.

Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni

Chi conosce questa frase? Di quale libro fa parte? Vi do un indizio. Parla di un bambino di legno, con il naso lungo lungo. E di una balena.
Esatto, Pinocchio, dello scrittore Carlo Collodi. Quello che dice queste parole è il grillo parlante, l’amico piccolo di Pinocchio che gli parla sempre in un orecchio, per dirgli di non fare stupidaggini.
Questo consiglio che il grillo parlante dà a Pinocchio cosa significa?
Tutti noi abbiamo dei sogni e dei desideri. Qualcuno di voi vuole diventare forse un calciatore, qualcuna una ballerina, qualcuno vuole andare nello spazio, qualcuno vuole guidare una macchina veloce o andare a cavallo. Qualcuno vuole comprare una casa gigante sul mare o in montagna per la propria famiglia. C’è qualcuno che vuole diventare sindaco di Segrate come me?
E’ bello avere un sogno, è la cosa più bella della vita. Ma il grillo parlante ci dice di stare attenti: nessun sogno è facile da raggiungere. Bisogna faticare, lavorare, deve passare del tempo. Non fidatevi mai di chi vi dice che potete avere quello che volete senza fare fatica.
La scuola vi serve a questo. Anche se a volte fare i compiti o ascoltare la lezione vi sembrerà faticoso o noioso, dovete sapere che è fondamentale per riuscire ad arrivare ai vostri sogni. Ogni giorno che passerete in classe sarà un piccolo passo verso i vostri sogni.
Più farete fatica, più i vostri sogni si potranno realizzare.
Vi auguro quindi un buon inizio di scuola, questo sarà uno dei giorni più belli della vostra vita.
Da oggi inizierete a costruire chi sarete da grandi.
Faccio quindi un in bocca al lupo a tutte le maestre e i maestri, che avranno il difficile compito di aiutarvi e di insegnarvi a fare fatica per realizzare i vostri sogni.

Buona scuola a tutti!

Sulla salute dei nostri bambini non si discute

Questa mattina ho inviato una lettera ai dirigenti scolastici dei tre istituti cittadini e a tutti i gestori dei servizi educativi per l’infanzia. Ho voluto fare chiarezza sul tema dei vaccini, visto che il Governo purtroppo ha ancora le idee molto confuse e ciò è molto grave.

Per quanto mi riguarda non ci sono se e ma: i bambini da zero a 6 anni che frequentano le scuole di Segrate, così come stabilisce la Legge del 31 luglio 2017, devono essere obbligatoriamente vaccinati.

In qualità di responsabile della salute pubblica dei cittadini, ho il dovere di evitare che i bambini che frequentano le strutture della nostra città possano correre un qualsiasi rischio legato all’inosservanza degli obblighi vaccinali previsti dalle norme pienamente vigenti, dato che non possono esere modificate da circolari o emendamenti ancora non approvati dai due rami del Parlamento. Pertanto ho invitato vivamente chi ha la responsabilità di far rispettare la legge, in particolare non ammettendo alla frequenza di servizi educativi per l’infanzia e di scuole dell’infanzia i bambini non vaccinati.

Ripeto: su questa materia sarò intransigente anche a costo di emettere ordinanze ad hoc. Sulla salute dei nostri bambini e su ciò che afferma la medicina non si discute.

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