Ripicche da rimpasto e le riforme restano al palo

regioneCon i banchi della maggioranza semivuoti e l’astensione di Ncd, l’impasse del centrodestra è approdata stamattina in Commissione Ambiente, dove la maggioranza si è divisa sul voto finale al provvedimento di modifica in materia di servizio idrico integrato.

Altro che incidente di percorso: da tempo, questa spaccatura sta di fatto bloccando l’attività del Consiglio e oggi abbiamo assistito soltanto all’ennesima ripicca a spese dei cittadini.

Si fatica a riempire gli ordini del giorno delle sedute d’Aula per mancanza di contenuti. Le riforme, dalla sanità alla casa, restano al palo. Sul consumo di suolo tutto tace. Lega, Forza Italia e Ncd non sono d’accordo su nulla. E sacrificano i problemi veri della Lombardia sull’altare del rimpasto, litigandosi qualche poltrona in più o in meno. Forse è ora che Maroni, in colpevole ritardo, si assuma la responsabilità di questa situazione ormai insostenibile.

Chiarezza sulla chiusura del reparto maternità dell’ospedale di Cernusco

cecchettiLasciatemi esprimere almeno qualche perplessità sulla delibera di martedì 7 della giunta regionale lombarda che riorganizza la Rete dei punti nascita in Martesana, e di fatto chiude dal primo gennaio 2015 la maternità dell’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio trasferendola all’ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo.

Mesi fa dall’Azienda ospedaliera di Melegnano paventavano la chiusura del reparto di maternità di Melzo. Ora, con un cambio repentino delle carte in tavola, arriva la delibera che ha spiazzato tutti. Al di là della decisione presa, mi pare doveroso fare chiarezza su questa vicenda, perché non vorrei che la strada intrapresa nasconda più motivazioni politiche che tecniche. E mi riferisco in particolare ai toni entusiastici utilizzati dal vicepresidente leghista del consiglio regionale, Fabrizio Cecchetti, che nel dare la notizia ha parlato di “grande viittoria del Carroccio in Regione“.

Ma di tutto questo, state ben certi, chiederemo chiarimenti ufficiali al presidente Maroni.

La Lombardia deve fermare il consumo di suolo

consumo_suolo_lombardia A luglio, a fine luglio e poi a settembre: dopo che fin dalla primavera scorsa è apparsa evidente la spaccatura della maggioranza regionale di centrodestra sul contrasto al consumo di suolo, il presidente Maroni ha più volte annunciato e rinviato l’arrivo della legge.

Sorprende allora che la nuova data promessa sia ora l’11 novembre, dato che nella Commissione Consigliare Territorio non si è ancora visto né calendarizzato alcun testo.

Se non si tratta dell’ennesima sparata a vuoto, il rischio è che siano stati stabiliti tempi così stretti poiché è stato deciso di portare in Commissione e poi in Consiglio un provvedimento blindato, frutto di una mediazione al ribasso a favore del partito del mattone.

Tutt’altro rispetto a ciò di cui la Lombardia ha bisogno: una legge seria, capace di fermare nuove costruzioni e altre perdite di aree verdi e agricole, compreso e soprattutto i resti ancora inedificati dei Piani di Governo del Territorio e dei PRG comunali.

I comuni lombardi fino ad oggi sono stati lasciati senza regole stringenti, senza una programmazione di area vasta che tenga veramente conto di quelle che sono le situazioni e le necessità non dei singoli comuni ma dell’ambito territoriale nel suo insieme.

Il risultato è stato che, tranne alcune lodevoli eccezioni, gran parte dei comuni, grandi medi e piccoli ha puntato sull’espansione dell’edificazione, per ricavare dallo sfruttamento edilizio del proprio territorio le facili entrate degli oneri di urbanizzazione, per arricchire i proprietari dei terreni che nel passaggio da agricolo a edificabile vedono moltiplicare a dismisura il loro valore, per aumentare la popolazione e quindi l’importanza delle comunità locali.

Ma il risultato è che quanto è stato programmato finora dai PGT comunali è una Lombardia con tanta edilizia in più da far aumentare la popolazione regionale di quasi un milione di nuovi abitanti.

Il risultato è che il prezioso terreno agricolo lombardo viene divorato al ritmo di migliaia di metri quadri al giorno.

Il risultato è che, come abbiamo fatto con molte delle nostre ricchezze, dimostriamo di essere una generazione che spreca oggi senza pensare al domani.

La proposta mia, del centrosinistra e, mi auguro, di una parte sensibile al problema della maggioranza è invece quella di fermare il consumo di suolo anche attraverso una moratoria, di rendere obbligatoria la precedenza al riuso del suolo dismesso, di introdurre il concetto che il terreno agricolo, verde, boschivo è un bene prezioso e che la sua tutela è un indispensabile investimento per il nostro futuro.

Perché non Ri-Generare anche il territorio?

Grazie a Galileo, lo strumento informatico ideato dal Prof. Claudio Conti, scopriamo che in Lombardia ci sono oltre 44.000 (sì: avete letto bene) aree franose. Il quadro dell’Oltrepò è inquietante …come si vede dall’immagine.
Forse non tutti sanno che la Lombardia è la regione con il più elevato numero di fenomeni franosi: il 28% del totale nazionale, 130.500 circa, con una superficie in frana pari a 3.308 kmq. Una realtà allarmante ed allo stesso tempo sorprendente.
Mentre la quota di spesa riservata all’ambiente dagli Enti SPA (Enti del Settore Pubblico Allargato) in Lombardia è la più modesta tra tutte le Regioni del Nord.
È ora di RI-GENERARE anche il territorio.
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Legge #ammazzaforeste: da Agrate importante presa di posizione contraria

odg-ammazzaforesteIl Consiglio Comunale di Agrate ha deliberato un o.d.g. che esprime contrarietà alle disposizioni della Legge Regionale 53 riguardanti la gestione delle zone boschive e delle attività sportive motorizzate.

E’ importante che anche i territori facciano sentire la propria voce contro la legge regionale “ammazza foreste”, approvata lo scorso luglio. In tal senso, lordine del giorno presentato dalla lista Insieme per Agrate e votato dal consiglio comunale rappresenta un contributo significativo.

In Commissione prima e poi in Aula ci siamo fortemente battuti contro un provvedimento che mette a rischio i boschi, facilitando interventi invasivi senza compensazioni, e che soprattutto ne favorisce la trasformazione in aree con altre destinazioni d’uso, magari ben più redditizie.

Anche autorevoli associazioni ambientaliste, dal WWf, al Cai a Legambiente, hanno espresso e ben segnalato a suo tempo le loro preoccupazioni in merito. Ma il centrodestra regionale ha tirato dritto per la propria strada. A questo punto, è davvero determinante, affinché non cali il silenzio sull’intera vicenda, che siano i Comuni a prendere posizione seguendo la strada tracciata da Agrate.

Consumo di suolo: 11 novembre è ennesima sparata o segno di una legge blindata al ribasso

maroni_robertoA luglio, a fine luglio e poi a settembre. Dopo la plateale spaccatura del centrodestra sul contrasto al consumo di suolo risalente alla primavera scorsa, il presidente Maroni ha più volte annunciato e rinviato l’arrivo della legge. Sorprende che la nuova data, promessa oggi agli amministratori della Valcamonica, sia ora l’11 novembre dato che in Commissione non si è ancora visto né calendarizzato alcun testo.

Se non si tratta dell’ennesima sparata a vuoto come comunque probabile, il rischio è che visti i tempi così stretti arrivi un provvedimento blindato, frutto di una mediazione al ribasso a favore del partito del mattone.

Tutt’altro rispetto a ciò di cui la Lombardia ha bisogno: una legge seria, capace di fermare nuove costruzioni e ulteriori perdite di aree verdi e agricole, compresi i resti ancora inedificati dei piani di governo del territorio.

Ognuno faccia la sua parte

La Commissione Speciale Antimafia di Regione Lombardia ha proposto la creazione di un Osservatorio contro le ecomafie.

L’obiettivo è di elaborare una mappatura geografica dei luoghi toccati dalla criminalità organizzata e sollecitare il Parlamento alla revisione degli strumenti di contrasto al fenomeno, con maggiore severità sanzionatoria.

Martedì 7 ottobre Umberto Ambrosoli parlerà di mafia, legalità e impegno alla presentazione del libro “Ognuno faccia la sua parte“. Ore 18, presso il Grattacielo Pirelli. Siamo tutti invitati.

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Cordoglio per la scomparsa di Giorgio Visintin

ANPISe ne è andato nella notte tra lunedì e martedì uno degli ultimi partigiani combattenti della Martesana. Giorgio Visintin, segratese classe 1929, fu grande protagonista della Resistenza. Diversi gli arresti che subì e cinque le catture a cui sfuggì durante la guerra per contrastare il nazifascismo nei dintorni di Gorizia e Trieste, sua città d’origine.

Sasso, o Tempesta, o Lupo i nomi di battaglia che utilizzò durante le azioni di guerriglia antifascista aggregato alla brigata Garibaldi-Trieste o alla divisione Garibaldi-Natisone.

Dopo la Liberazione diventò testimone dei soprusi e della barbarie subite. Il suo diario di guerra, pubblicato nel 2003, per mole di documentazione e immagini, è considerato di grande rilevanza per la ricostruzione del periodo inerente all’occupazione dei nazifascisti. È stato il fondatore dell’Anpi di Segrate.

È a personaggi come il mio concittadino Giorgio Visintin che noi italiani dovremo sempre essere riconoscenti e grati. Se viviamo in democrazia è anche merito loro.

Stamina non è una cura

stamina

I lavori della commissione d’inchiesta sul caso ‪‎Stamina‬ sono stati ispirati dalla volontà di tutelare sia la salute dei pazienti sia la qualità della ricerca. È certamente stato possibile e fare chiarezza soprattutto su un aspetto: cioè capire quali sono gli elementi per la Regione Lombardia, i correttivi da porre in essere per evitare il verificarsi di situazioni analoghe a quella che, così dolorosa e drammatica, sta attanagliando gli Spedali Civili di Brescia.

La relazione votata in Consiglio Regionale ha messo in luce che qualcosa in Regione non ha funzionato. Ed è un risultato importante, viste le opacità dell’operato di Regione Lombardia in merito alla vicenda del rapporto tra la Stamina Foundation e gli Spedali Civili di Brescia.

Oggi possiamo dire con serenità che Stamina non è una cura. Condivido le parole che Umberto Ambrosoli ha usato oggi in Consiglio Regionale nel suo intervento: “Qualcuno in Lombardia è intervenuto nella vicenda Stamina mosso da un conflitto di interessi. La difesa dei malati si realizza anche nel NON sottoporli a metodiche prive di fondamento scientifico, nutrendo false speranze. La vicenda non si chiude qui, bisogna vigilare perché casi simili non si ripetano“.

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