In commissione Agricoltura

comm_agricolturaIeri pomeriggio abbiamo avuto Commissione Agricoltura, con la prima audizione dell’Assessore regionale, Gianni Fava.

Sono intervenuto per dire che è necessario necessario rendere il sistema legato all’agricoltura più competitivo al di fuori delle frontiere nazionali tutelando la posizione agricoltori lombardi in sede comunitaria e nazionale, attuare processi di semplificazione burocratica e agevolare i giovani che tentano di portare avanti attività imprenditoriali.

Inoltre ho sottolineato quanto sia vitale per l’agricoltura lombarda l’intransigente difesa del suolo agricolo da ogni ulteriore urbanizzazione, riportando l’esempio di Segrate dove l’ultimo Pgt ha cancellato tutte le ultime aree agricole.

Se ne riparla mercoledì prossimo.

#openlombardia

Una triste classifica

Il segretario di Segrate Nostra, Marco Italia, ci informa che sul sito della Provincia di Milano è apparso da poco uno schema che riassume i dati dei PGT approvati nel quadriennio 2009 – 2012.

Nella tabella, ove compaiono un’ottantina di comuni (fra i quali tutti quelli di grosse dimensioni), sono riportati in un paio di colonne i “consumi di suolo” previsti, sia in termini di percentuale rispetto alla dimensione del territorio sia in numero di metri quadri.

Tra i comuni virtuosi Cernusco è il più popoloso, dimostrando che anche in comuni importanti e inseriti in un area a forte tensione abitativa si possono fare scelte coraggiose.

Ahimè, Segrate, con 441.912 mq di consumo di suolo, è invece il comune che nella provincia si aggiudica il titolo di vincitore morale nella “gara” di consumo del territorio.

Buona lettura (file in pdf)

Soddisazione per il San Raffaele

hsrSan Raffaele: stamattina Margherita Napolitano del sindacato di base mi ha informato del buon esito della trattativa tra sindacati di base e proprietà.

Sono stati fermati così i licenziamenti, superando le decisioni unilaterali della proprietà ma anche uscendo da una fase pericolosa di scontro sindacale e di tensioni sociali.

Da segratese ed ex studente del Liceo San Raffaele non posso che esprimere tutta la mia soddisfazione.

E’ un passo avanti anche se molti problemi rimangono; il più pressante è ora quello dell’Universita Vita-Salute San Raffaele, la cui situazione rimane particolarmente incerta anche dopo il recente intervento della ministro Carrozza.

Trasparenza e civismo

civesLa traccia del mio intervento alla Nuova Filanda di Cernusco con Umberto Ambrosoli e le Liste Civiche Ecologiste e Solidali della Martesana (CIVES).

Mi sono chiesto se abbia un senso tentare di fare un collegamento particolare tra trasparenza e liste civiche.

Cominciamo a fare una distinzione.

Da una parte c’è la trasparenza dell’azione amministrativa. Su questo penso siamo d’accordo tutti che con l’evoluzione digitale che si sta completando anche nei comuni più piccoli, la trasparenza, per obblighi di legge o per scelte dell’amministrazione, è molto aumentata.

Immagino capiti anche a voi di andare a vedere cosa sta facendo un Comune, che delibere fa la Giunta, che acquisti vengono fatti eccetera. Si trova molto, più o meno facilmente.

Con ciò non significa che non ci siano delle zone d’ombra, cioè motivazioni, gli obiettivi nascosti, a volte del tutto comprensibili a volte un po’ meno che stanno dietro a delle decisioni, a modi per fare acquisti o affidare lavori.

Ma secondo me non c’è dubbio che la velocità con le quali tutte le decisioni che prende un amministrazione diventano pubbliche sta di fatto cambiando la mentalità di politici e tecnici. Dove c’è una società civile attenta, che controlla, la trasparenza nei fatti, non solo nella forma, tende inevitabilmente ad aumentare.

Faccio un esempio che riguarda Segrate. Una delle prime liste civiche della nostra città si chiamava Segrate Viva, se ricordo bene fin dal 1996 aveva avuto come candidato sindaco una ragazza allora giovanissima, Chiara Tangari ed era stata presente in consiglio per un paio di legislature.

La mamma di Chiara Tangari veniva molto spesso, se non tutti i giorni, quasi, in comune per leggere le delibere di giunta, che apparivano a volte apparivano un bel po’ dopo l’approvazione, e consentire così alla figlia di fare i suoi interventi. E immagino qualcosa del genere sia accaduto dappertutto; consiglieri comunali, giornalisti, cittadini qualsiasi, dovevano andare all’albo pretorio, scartabellare, prendere nota, chiedere il favore di fare una fotocopia eccetera.

Oggi invece io a Segrate ricevo in giornata le delibere adottate e di recente anche tutti gli allegati tecnici per esempio. E così pure le determine di spesa, le disposizioni. Non ancora i mandati di spesa, ma arriveranno anche quelli. Forse perfino i dettagli della carta di credito del sindaco che è stato uno dei segreti più blindati della storia. Adesso deve averla chiusa ma per molti anni è stata usata alla grande.

Un altra cosa è invece la trasparenza della classe politica e qui in base alla mia esperienza personale mi sento di fare  qualche sottolineatura del ruolo e delle qualità delle liste civiche .

Fino ad oggi, in nessuno dei comuni della Martesana c’è stato l’obbligo per gli amministratori di rendere pubblica la propria situazione personale economica e patrimoniale. Fino ad una recente legge del governo Monti, l’obbligo c’era per le città capoluogo di provincia e per quelle con più di cinquantamila abitanti. Adesso l’obbligo c’è per tutti, la responsabilità di farlo è stata addebitata personalmente ai segretari comunali e il Segretario di Segrate, non so altrove, si sta già muovendo.

Ma tre anni fa quando sono diventato consigliere comunale avevo messo nel mio programma elettorale il problema della trasparenza per cui ho posto subito il problema.

Sono andato a rimbalzare contro un muro di gomma. Ho presentato una mozione, il problema è stato portato in commissione; mi hanno detto che occorreva un regolamento; ho presentato una bozza di regolamento, che è andato in commissione regolamenti; mi è stato detto che era troppo lungo e dettagliato, che veniva chiesto di presentare troppi dati; l’ho semplificato e alla fine mi è stato detto che in fondo non era obbligatorio e che ai cittadini non interessava quanto guadagnava tizio o caio.

Un settimanale locale, devo dire su mio suggerimento, ha fatto un’indagine on line; un centinaio di risposte, 95% di pareri favorevoli a conoscere i dati economici dei politici. Ed eravamo nel 2010, il Movimento 5 stelle non c’era ancora.

Io comunque ho pubblicato all’inizio sul sito della mia lista civica, dopo sul mio blog, la scheda della mia situazione personale. Mi sono reso trasparente, ho fatto sapere quanto guadagno, che auto ho, che ho una casa, che non ho ne azioni ne partecipazioni in società.

Sono stato l’unico e da tre anni sono l’unico a farlo.

Eppure nessuno è obbligato a diventare un amministratore pubblico, e se decide di diventarlo è bene che sappia che deve mettersi in piazza, deve sottoporsi al giudizio dei suoi concittadini, con pregi e con difetti.

Nella mia esperienza, la maggior resistenza alla trasparenza personale è venuta soprattutto da alcuni esponenti della maggioranza, che probabilmente hanno condizionato altri, di maggioranza o di opposizione che magari avevano meno resistenze.

Farò un esempio, senza fare il nome. C’è un potente esponente della maggioranza che è molto molto contario a rendere pubblica la propria situazione economica, che è socio o amministratore di società dove sono pure soci altre persone che hanno interessi immobiliari a Segrate. Forse non ha piacere che si sappia che decisioni che lui contribuisce a prendere arricchiscono suoi soci in affari. La cosa curiosa è che queste cose si scoprono facilmente perchè le certificazioni delle società e delle proprietà di terreni si riescono a vedere ormai senza muoversi da casa. Bastano solo un po’ di soldi e di pazienza. E si scopre che il consumo di suolo che sta massacrando la nostra regione ogni tanto ha motivazioni di piccola bottega.

Mi sembra di poter dire che in questo discorso della trasparenza un po’ di differenza di atteggiamento generale tra i grandi partiti e le liste civiche locali c’è. All’interno dei grandi partiti, mi sembra di poter dire: soprattutto nel centrodestra, ma qua in Lombardia abbiamo avuto la devastante vicenda Penati, c’è un confluire di persone che sostengono interessi che vanno in conflitto con l’assoluta trasparenza.

Il mio problema di oggi, e concludo, è mantenere questa esperienza di trasparenza adesso che ho questo ruolo di consigliere regionale. Devo dire che continuerò senz’altro a farlo grazie ad alcuni aiuti non richiesti. Il primo è quello del sindaco di Segrate che ci ha messo pochi giorni a rinfacciarmi, in una comunicazione privata, che i compensi che prendo come amministratore regionale sono ben superiori alla sua indennità. La seconda sono le recenti vicende dei consigli regionali, le cui spese pazze sono state messe in piazza da stampa e magistratura. Il terzo è l’atteggiamento, magari se vogliamo esagerato, estremista del grillini che su questa cosa della trasparenza economica svolgono sicuramente un’azione salutare.

Nei nostri comuni il cosiddetto costo della politica è molto basso per cui non abbiamo motivo di entrare in competizione con il Movimento 5 stelle. Il mio consiglio a noi delle liste civiche è di percorrere questo tema della trasparenza sul quale abbiamo direi, storia e posizioni da difendere.

Ho finito.

Il mio primo mese e mezzo in Regione

lombardiaLa mia storia di consigliere regionale è iniziata il 18 marzo, con la ufficializzazione del risultato delle elezioni.

Tra marzo e aprile il Consiglio Regionale si è riunito quattro volte.

Il 27 marzo è stata presentata la Giunta Regionale e sono stati eletti il presidente del Consiglio Regionale (Raffaele Cattaneo, PDL, al quarto scrutinio; nei primi tre era richiesta la maggioranza dei due terzi); i due vicepresidenti (Fabrizio Cecchetti, Lega Nord e Sara Valmaggi, PD), i due segretari (Eugenio Casalino, 5 Stelle e Daniela Maroni, Lista Maroni), la Giunta delle elezioni (sette componenti, uno per ogni gruppo; devono verificare che tra i consiglieri eletti non ve ne sia qualcuno in condizioni di ineliggibilità o incompatibilità). Inizio alle 10 (per ora i consigli iniziano in perfetto orario), termine alle 13.30.

Il 4 aprile presentazione da parte di Maroni del programma di governo per la legislatura; interventi da parte di una dozzina di consiglieri, uno o due per ogni gruppo; replica finale di Maroni. Il tutto dalle 10 alle 14.30.

Il 9 aprile sono state nominate le commissioni consiliari, una dozzina, le otto fisse più quattro istituite dalla nuova amministrazione. Nel gruppo Lista Civica Ambrosoli siamo in cinque, quindi ad ognuno di noi toccano più commissioni. Io sono nella VII (Cultura, istruzione, formazione, comunicazione e sport) e nella VIII (Agricoltura e parchi). Le commissioni speciali sono intitolate: “Situazione carceraria in Lombardia”, “Antimafia”, “Riordino della autonomie”, “Rapporti tra Lombardia, Confederazione Elvetica e Province Autonome”. Nella discussione su quest’ultima commissione ho fatto il mio primo intervento in consiglio, esprimendo le perplessità del Gruppo Lista Civica Ambrosoli su questa commissione ed il conseguente voto di astensione sulla sua istituzione. Vengono poi eletti i tre delegati regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica (Maroni, Cattaneo ed Ambrosoli). Infine viene approvata una mozione che impegna la Giunta a fare pressione sul governo perchè vengano destinate alla Lombardia più risorse per finanziare la Cassa Integrazione.

La seduta del 23 aprile è stata la prima dedicata alle mozioni ed interrogazioni. E’ stata approvata una mozione che chiede alla giunta di intervenire sul Governo perchè rimangano in funzione almeno una parte delle sedi giudiziarie lombarde che un decreto legislativo del 2012 prevede di chiudere. Erano stata presentate due mozioni sulla bonifica del sito Brescia-Caffaro; quella presentata dal Movimento 5 stelle viene respinta, mentre quella proposta dalla maggioranza viene modificata e poi approvata; la mozione chiede di rivedere il perimetro dell’area interessata e di far stanziare nuovi fondi per le operazioni di disinquinamento. Viene approvata una mozione che propone atti di concreta solidarietà ad una famiglia milanese in difficoltà dopo aver testimoniato in tribunale in merito ad un delitto. Infine viene approvata una mozione, unificando quattro diverse mozione (una delle quali era firmata anche da me) che impegna la giunta ad intervenire per risolvere la situazione dell’Ospedale S. Raffaele tutelando i dipendenti.

Oltre alla mozione sull’Ospedale S. Raffaele, ho presentato una interrogazione sul trasporto ferroviario; ho chiesto all’assessore Del Tenno se ha un piano per ridurre i disagi dei pendolari lombardi, soprattutto di quelle linee che hanno i più alti indici di insoddisfazione per ritardi e affollamenti. Una di queste linee è la Treviglio-Milano, quella che passa da Segrate. Del Tenno non mi ha ancora risposto.

Per ora le Commissioni si sono riunite una prima volta, il 16 aprile, per definire gli incarichi. Le prime riunioni delle mie due commissioni sono previste per l’8 maggio (l’VIII, parteciperà l’Assessore al Territorio, Viviana Beccalossi) il 9 maggio (la VII, parteciperà l’Assessore allo sport, il lecchese Antonio Rossi, olimpionico di canoa).

Queste le attività definite “istituzionali”. Poi ci sono le altre riunioni (gruppo consigliare, minoranza, gruppi misti).

Nota. Per chi vuol saperne di più: sul sito di Regione Lombardia si riesce a leggere tutto quello che avviene con abbondanza di particolari.

7 maggio 2013: incontro pubblico con Umberto Ambrosoli

58136_10151619186222534_1991846155_nCari amici,
martedì sera, 7 maggio: troviamoci a Cernusco, alla Sala Nuova Filanda (Via Pietro da Cernusco).

Alle ore 21 un incontro promosso da CIVES, il coordinamento delle liste Civiche Ecologiste e Solidali della Martesana, insieme a Umberto Ambrosoli, l’uomo che ha guidato il centro sinistra nel recente confronto elettorale in Lombardia ed ora siede sui banchi dell’opposizione insieme ai consiglieri di Lista Civica Ambrosoli.

Si parlerà dei problemi della Martesana (viabilità, crisi economica, ambiente, le difficoltà dei piccoli comuni) e anche di trasparenza nella pubblica amministrazione, stili di vita sostenibili, legalità e diritti.

Una bella serata con molti protagonisti delle vita politica e sociale della nostra zona.

Lettera aperta a Pippo Civati

pippo-civatiCaro Pippo,

un bravo ed un richiamo, se permetti.

Il bravo per la capacità che hai dimostrato nel diventare in breve tempo una figura di riferimento nel PD nazionale.

Quando alcuni mesi fa, eri ancora un consigliere regionale, ti ho sentito autocandidarti alla futura segreteria nazionale confesso che la mia reazione è stata di ammirazione ma dentro di me ero anche un po’ perplesso. Sono bastati alcuni mesi e hai dimostrato di aver tutte le carte in regola. Complimenti sinceri.

Ora la mia preoccupazione. Stai interpretando il disagio fortissimo di tutti noi che dobbiamo bere l’amarissima medicina conseguente a un risultato elettorale ai limiti della catastrofe. Mi sembra però contraddittorio che tu possa pensare seriamente a non allinearti alla disciplina del gruppo o del partito. Se un domani ti proporrai come segretario, come pensi di ottenere che il partito, i suoi organi, i gruppi parlamentari o qualsiasi espressione locale o nazionale sappiano mantenere unità se tu non lo fai oggi?

Giusto chiedere una discussione trasparente e se vi sono le condizioni una votazione, ma una volta che c’è una maggioranza che ha deciso sappiamo benissimo quali sono le regole del gioco. Il PD nel giro di quattro mesi è precipitato dalla stelle alle stalle. Risalire sarà lungo e faticoso, ma un partito progressista democratico c’è e ci sarà in Italia come in tutte le democrazie mature. Dovrà cambiare, completare la sua maturazione disaggregando il vecchio e proponendo il nuovo. So che sei in grado di essere un protagonista di questa risalita. Mi auguro che tu voglia esserlo.

Sinceri auguri.

Paolo

Fuoco Amico

SEL ci ha notificato il ricorso al TAR con il quale contesta l’assegnazione ad Ambrosoli del seggio che spettava a SEL e chiede che il seggio di Ambrosoli sia tolto a Patto Civico.

Noi siamo tutti molto sereni e pensiamo che SEL abbia il sacrosanto diritto di chiedere un ricontrollo dei voti se ritiene ci sia stato un errore.

Tar, ricorso SEL, apr13

 

L’Italia liberata da quei Piccoli Maestri

Piccoli Maestri«Castagna» dissi. «Non credi che bisognerebbe provare a cambiare l’Italia? Non andava mica bene, come era prima. Si potrebbe dire che siamo qui per quello» (da I piccoli maestri, romanzo di Luigi Meneghello)

In occasione della 68sima Festa di Liberazione, segnalo l’interessante iniziativa Viva l’Italia, Viva l’Italia liberata – Grandi film per raccontare la Storia promossa dal MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano. Per quattro intense giornate, a partire dal 25 aprile, il MIC passa in rassegna alcune delle pellicole più significative della nostra storia del cinema, che hanno raccontato al mondo una delle pagine più importanti, ma al contempo drammatiche, del nostro Paese.

Tra i film proiettati, ci saranno – oltre alla pellicola che inaugura la quattro-giorni Milano Liberata – Antologia di filmati sulla liberazione della città di Milano (dall’archivio della Cineteca Italiana), a cui seguirà Roma Città Libera – anche Il generale della Rovere e Roma città aperta di Roberto Rossellini, Il partigiano Johnny di Guido Chiesa e Piccoli maestri di Daniele Lucchetti (ma per gli orari e il programma completo, vi consiglio di consultare il sito del Museo Interattivo del Cinema a questo indirizzo: http://mic.cinetecamilano.it/sala/ ).

Seppur affianchi alcune delle pietre miliari della nostra cinematografia che apprezzo, la pellicola di Lucchetti è probabilmente quella che, tra tutte, cattura maggiormente la mia curiosità. Forse perché, tra i film proposti, è tra i più “recenti” (risale al 1997) e gode di quella giusta distanza storica per analizzare e raccontare un evento importante e fondamentale per la nascita della nostra Repubblica, oggi più che mai oggetto di accesi dibattiti dentro e fuori il Parlamento.

Era l’autunno del 1943. Alcuni studenti universitari, Gigi, Lelio, Enrico, Simonetta, Bene, decidono a loro modo di opporsi all’invasione nazista dell’Italia e partono per l’altopiano di Asiago, pronti ad unirsi ad altri gruppi di partigiani. Ma c’è una difficoltà che incombe sul giovane gruppo: nessuno di loro, infatti, è capace “a fare la guerra“. Mentre si muovono tra i villaggi, si aggiungono al loro gruppo un operaio, un marinaio, il loro professore antifascista, Toni Giurolo, e Dante, giovane sottufficiale alpino. Ogni piccola azione, ogni decisione da prendere è una discussione. Nessuno dei ragazzi, infatti, vuole davvero uccidere.

Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Luigi Meneghello, considerato tra le più importanti testimonianze della lotta partigiana di Resistenza in Italia, Piccoli Maestri è un film il cui leitmotiv ruota attorno a due aspetti importanti, e a loro modo consequenziali: l‘incapacità di cinque giovani, votati alla causa della Liberazione del proprio Paese, di imbracciare un’arma e uccidere, ma soprattutto una domanda, feroce e brutale, che attanaglia le loro giovani menti: la violenza è davvero la strada giusta?

Mosso dalle più eccellenti e patriottiche intenzioni, il gruppo si accorge presto che quella che era stata vissuta all’inizio come un’avventura idealistica, e forse sottovalutata, stava scivolando via dalle loro mani, trasformandosi in una cruda e pericolosa realtà. Letto attraverso gli occhi innocenti e puri di ragazzi poco più che ventenni, Piccoli maestri è un’occasione per rileggere una pagina di Storia importante, ma soprattutto un’opportunità per riflettere su una questione machiavellica, ma tuttavia ancora attuale: fino a che punto il fine giustifica i mezzi?

Con una capriola si potrebbe traslare la domanda alla situazione politica che si è consumata e continua a consumarsi in questi giorni nei palazzi del Governo. Una violenza verbale e politica, giochetti, dispetti, minacce di fantomatiche marce su Roma (a conferma del fatto che il filosofo Gianbattista Vico, nella sua teoria dei corsi e ricorsi storici, ci aveva preso in pieno), tutte votate al raggiungimento di un obiettivo: salvare un’Italia al collasso e restituirle la sua meritata serenità. Ma fino a che punto quello che ci stiamo raccontando ha un senso? Sarebbe necessario che tutti, proprio come i giovani aspiranti partigiani raccontati da Meneghello e Lucchetti, facessero un passo indietro e tornassero a porsi domande, offrire risposte, provare a cambiare l’Italia .

Per restituire, a distanza di sessantotto anni, una sua nuova versione 2.0.

Ma soprattutto liberata, ancora una volta.

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