Tutto col gioco, niente per gioco

img_4018Si è conclusa da poche ore la festa cittadina 2016. Tre giorni di divertimento, sorrisi, musica, balli, risate di bambini, profumi, sapori, solidarietà.
Riempie il cuore vedere la nostra città così viva e spensierata. Il desiderio è che lo sia sempre, tutti i giorni dell’anno e il mio impegno quotidiano è orientato a questo.

Dietro a tutto questo però c’è un grande lavoro di squadra che non si vede, fatto di riunioni, discussioni, rinunce, confronti a volte duri, ma che fanno crescere.

Per questo voglio ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la riuscita della festa, tenendo duro fino all’ultimo, rinunciando a ore di sonno, anche quando ci consigliavano di annullare gli eventi per il meteo ballerino. Grazie quindi ai dipendenti del Comune, alle associazioni, alle forze dell’ordine, alla protezione civile, agli sponsor e a voi cittadini che avete partecipato in tantissimi.

Siamo motivati a fare ancora meglio il prossimo anno, imparando dai successi ma soprattutto dagli errori.
E’ bello ricominciare il lunedì mattina così. Buona nuova settimana a tutti.

Incontro con Umberto Ambrosoli

ambrosoliCari amici,
vorrei invitarvi giovedì 22 settembre dalle 18.30 al Centro Verdi di via XXV Aprile a Segrate ad incontrare Umberto Ambrosoli e parlare con lui dei suoi libri “Ostinazione civile. Idee e storie di una rigenerazione civica” e “Coraggio. Storie di gente comune. Storie di legalità“. Inoltre nel corso della serata la Sala Studio del Centro Verdi di via XXV Aprile sarà intitolata a suo padre, Giorgio Ambrosoli.

Un appuntamento che servirà a tutti per immergerci nella virtù appassionata dell’attivismo civico, nella buona politica, nel coraggio di mettersi al servizio della collettività con onestà e trasparenza e di affrontare anche rischi e pericoli in nome del bene della propria comunità.

La sala studio del Centro Verdi, frequentata e vissuta quotidianamente da centinaia di ragazzi, portando il nome del grande Giorgio Ambrosoli non solo ne onorerà la memoria, ma sarà richiamo costante per i giovani, per i cittadini tutti e le generazioni future al suo splendido esempio di altissimo senso del dovere e di assoluta integrità morale.

Noi che viviamo in un eterno 11 settembre

dsc_1674Sono passati 15 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001. Da allora viviamo come in un eterno 11 settembre, di ansie, di paure, di incertezze per il futuro.

Molti di noi lo ricordano come l’attentato alle Torri Gemelle, le Twin Towers di New York, che fu l’evento più clamoroso. Ma la storia di quel giorno fu assai più complessa: furono quattro gli aerei che vennero dirottati quella mattina in partenza da quattro diversi aeroporti della costa orientale degli Stati Uniti. Due colpirono appunto le Torri Gemelle, un terzo si abbattè sul Pentagono, il quarto cadde in un campo in Pennsylvania dopo che i passeggeri che avevano saputo di quello che era accaduto a New York cercarono di sopraffare i dirottatori.

Le vittime degli attentati furono quasi tremila, tra chi perse la vita negli impatti e quanti morirono a seguito del crollo delle Torri. In gran parte erano civili, ma persero la vita ben 343 vigili del fuoco, 72 agenti delle forze dell’ordine e 55 militari.

Fu un evento di un terrificante impatto non solo sull’opinione pubblica mondiale, ma anche sull’economia e sulla vita di tutti i giorni. Da allora sono state aumentate le misure di sicurezza nei viaggi aerei e nel passaggio di molte frontiere. E’ stato un evento che ha segnato la storia del nostro secolo. Si può senz’altro dire che da allora la nostra vita non è stata più la stessa.
Sono passati quindici anni. I ragazzi che sono nati quell’anno stanno ora iniziando le scuole superiori e forse lo hanno già trovato o lo troveranno sui loro libri di storia.

Se ne può parlare come il primo attacco all’Occidente dopo tantissimi anni. L’ondata terroristica che l’11 settembre 2011 colpì gli Stati Uniti è continuata insanguinando anche l’Europa e sempre più vicino a noi: ricordo gli attentati sui treni di Madrid nel 2004 (191 morti e duemila feriti); gli attentati sulla metropolitana di Londra nel 2005 (56 morti e 700 feriti) e negli ultimi due anni la strage della redazione del Charlie Hebdo a Parigi e ancora i 130 morti nelle strade di Parigi (la strage del Bataclan), l’attentato all’aeroporto di Bruxelles del marzo scorso e solo due mesi fa la strage del lungomare di Nizza, a pochi chilometri dei nostri confini.
Questa scia di morte che ci appare insensata, incomprensibile e purtroppo non si può dire che non arrivi a colpirci ancora più da vicino.

Nel ricordare gli eventi del 2001 e nel rimarcare la nostra solidarietà al popolo e al governo degli Stati Uniti, voglio anche ricordare come grande merito della democrazia nordamericana sia quello di salvaguardare i propri valori. Ha detto il presidente Obama in questa ricorrenza: “La paura del terrorismo non deve stravolgere i nostri valori. E non possiamo seguire chi vorrebbe dividerci o reagire in una maniera che intacchi il tessuto della nostra società“.

Solo in questa maniera potremo finalmente uscire da questo 11 settembre iniziato, e mai terminato, ben 15 anni fa.

Mettiamoci in gioco!

festaLa Festa cittadina di settembre è l’evento più importante dell’anno: non esistono più frazioni e quartieri ma solo un’unica Segrate. Ci si ritrova tutti insieme anche se si abita in zone opposte della città.

Il grande lavoro di razionalizzazione e ottimizzazione della spesa pubblica, intrapreso nel nostro primo anno di amministrazione, non poteva escludere la voce delle feste. Il taglio del budget è stato importante e ha comportato una riduzione di circa il 70% rispetto allo scorso anno. Ma invece di abbatterci davanti alle difficoltà abbiamo affrontato la sfida con stimoli rinnovati. Anche grazie al prezioso lavoro degli uffici abbiamo costruito un evento che punta alla sostanza e che non ha nulla da invidiare all’ottima SegratExpo 2015.

Il terribile terremoto che ha colpito le popolazioni del Centro Italia ci ha portato a eliminare ulteriormente i fronzoli e a concentrarci su quello che conta davvero: il coinvolgimento e la condivisione. Senza rinunciare al divertimento ci saranno quindi anche numerose occasioni di solidarietà, per destinare risorse a chi ne ha bisogno. Quest’anno i fuochi d’artificio non si vedranno in cielo, ma tra di noi.

Mettiamoci in gioco!” è il motto di SegratExpo 2016: significa che la festa la costruiamo insieme. Più energia metteremo tutti durante l’evento e più bello sarà. Sono sicuro che Segrate saprà sprigionare una grande vitalità. Vi aspetto per divertirci tutti insieme e anche per regalare un po’ di speranza di futuro a chi sta vivendo momenti di difficoltà.

Il prossimo passo: quartiere Boffalora

boffaloraLa recente sentenza del Consiglio di Stato ci ha dato ragione dopo 5 anni di dure battaglie, preservando dalla cementificazione il Golfo Agricolo e dimostrando che la salvaguardia del territorio segratese non è il capriccio di una parte politica, ma è fondata su principi solidi.

La tutela delle risorse territoriali, che rendono Segrate un ottimo posto dove vivere, ci ha guidato nella stesura della variante al PGT, che non è solo Golfo Agricolo.

Sono molte le zone della città rimaste in sofferenza a causa delle scelte progettuali azzardate del passato: ci stiamo impegnando al massimo per affrontarle nel modo migliore, pensando al presente e soprattutto al futuro della nostra città e dei suoi abitanti.

Il prossimo passo importante sul nostro cammino si chiama Boffalora. Gli abitanti del quartiere attendono risposte concrete e percorribili, che risolvano i loro gravissimi problemi abitativi e inseriscano le loro case in un contesto armonico e moderno, valorizzato da adeguati servizi di quartiere.

Non nascondo che il dialogo con i proprietari dell’area è stato a tratti difficile, ma la nostra linea è sempre stata netta e chiara: riduzione del cemento e garanzie di serietà.

La nuova proposta di piano depositata da Vegagest e da RED, la società che ha affiancato la conduzione del progetto Boffalora, è un buon punto di partenza. Nessuno vuole intraprendere un’altra fallimentare disavventura di cattedrali nel deserto: non fa bene né al territorio né agli investitori. La proposta che ci è stata presentata, ancora da approfondire da un punto di vista istruttorio e quindi in via di definizione, ha accolto le nostre istanze sul dimezzamento dei volumi di costruzione e sulla liberazione di cospicue aree verdi, mantenendo un elevato standard progettuale, oltre servizi e soluzioni tecnologiche d’avanguardia. Presuppone, inoltre, l’abbandono dei contenziosi esistenti. Si tratta di un’impostazione con la quale si possono affrontare i problemi degli attuali residenti, innovando con qualità e mantenendo l’identità verde della nostra città.

Siamo fermamente decisi a risolvere il più velocemente possibile le criticità del quartiere, trasformandolo da un’area trascurata ai confini della città, in un fiore all’occhiello dell’abitare del futuro. Lavoreremo speditamente perché entro la fine dell’anno si giunga all’approvazione definitiva del progetto e si comincino, ma soprattutto si completino con certezza, i lavori di riqualificazione del quartiere.

Proseguiamo un passo dopo l’altro verso la Segrate del futuro.

Querela Alessandrini: assolti perché il fatto non costituisce reato

Giovedì scorso, 23 giugno, il Giudice di Pace di Milano, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, ha “assolto Paolo Micheli, Gianfranco Rosa, Manuela Mongili, Silvia Carrieri e Fabrizio Ciapini dall’imputazione di diffamazione in concorso tra più persone perché il fatto non costituisce reato“.

La querela era stata presentata nel gennaio 2012 dall’allora sindaco Adriano Alessandrini in quanto i cinque consiglieri di minoranza nel novembre dell’anno precedente avevano presentato una mozione che, secondo il querelante, aveva “sconcertato e amareggiato tutti i componenti dell’Amministrazione Comunale“.

Cosa diceva la mozione? In sostanza che la maggioranza di centrodestra nella seduta del Consiglio Comunale del 15 luglio 2011 aveva votato un PGT che conteneva un “falso” e quindi che il Piano di Governo del Territorio andava revocato. La mozione non fu nemmeno mai discussa in aula in quanto la maggioranza, con un’iniziativa senza precedenti, decise di escluderla dall’ordine del giorno. Fu comunque ritenuta offensiva e con una delibera di Giunta del 12 dicembre 2011 fu incaricato un avvocato perché provvedesse a tutelare adeguatamente l’onore del sindaco e dell’Amministrazione Comunale.

LA STORIA DEL “FALSO”

La storia del “falso” è un po’ lunga e un po’ complicata ma merita di essere ricordata. All’inizio del 2011 l’amministrazione Alessandrini si avviò a portare all’approvazione del Consiglio Comunale un PGT che prevedeva di urbanizzare quasi tutto il terreno verde (agricolo o coltivabile) pubblico, dal Golfo Agricolo a un’area di Novegro compresa nel Parco Agricolo Sud Milano. Il consumo di suolo effettivo così previsto risultava essere gigantesco: oltre 666.000 metri quadrati.
Il Piano Provinciale (PTCP) di allora consentiva a comuni come quello di Segrate, già fortemente urbanizzati, di procedere un aumento massimo di consumo di suolo pari dell’1% della superficie convenzionalmente già urbanizzata; per Segrate voleva dire un tetto di soli 121.000 mq.
Allora per far quadrare i conti il PGT di Segrate utilizzò una serie di incrementi percentuali previsti dal PTCP. Il più importante consentiva un aumento di un altro 2% ai comuni della provincia di Milano riconosciuti come Centri di rilevanza sovra comunale. Il comune di Segrate non era e non è mai stato riconosciuto come tale. Nel documento allora vigente, la Relazione Generale del PTCP, parte 2^ (“Il progetto di PTCP – I sistemi territoriali”) pagine 188/190, capitolo 3.3.3, c’è l’elenco completo dei comuni riconosciuti dal PTCP come Centri di rilevanza sovracomunale, e l’elenco non comprende Segrate.

Invece in più punti della Relazione del Documento di Piano del PGT votato nel luglio 2011 veniva affermato esattamente il contrario.

Ad esempio, a pag. 155 della Relazione del Documento di Piano era stato scritto:

Determinazione del valore ammissibile di incremento di consumo di suolo.
Valore percentuale ammissibile
Incremento percentuale rispetto alla superficie urbanizzata. 1%
Percentuale massima aggiuntiva di incremento della superficie urbanizzata in quanto Segrate è centro di rilevanza sovracomunale. 2%”

Ancora, nella legenda dell’allegato al PGT denominato Tav. A17 era stata scritta la stessa cosa:

“Percentuale massima aggiuntiva di incremento della superficie urbanizzata in quanto Segrate è centro di rilevanza sovra comunale (Art. 85 del NTA del PTCP di Milano). 2%”

LA PIANTINA “RITOCCATA”
Ma non basta! A sostegno della affermazione veniva anche riprodotta nel PGT questa piantina.

PGT_Segrate_relazione_27maggio2011

Come si vede, la piantina è intitolata nel testo del PGT come “Figura 2 Estratto Tavola 1 PTCP” e consiste in un carta topografica (con al centro la città di Segrate indicata con un esagono azzurro) corredata da una legenda di simboli topografici.
Avrebbe dovuto servire a confermare quanto asserito più volte nel PGT e cioè che Segrate è classificato dal PTCP come Centro di rilevanza sovracomunale.
In realtà la piantina era stata a dir poco ripresa in modo “Improprio”. Infatti dalla legenda dei simboli topografici era stata omessa la prima riga sotto il titolo in grassetto Sistema Insediativo della legenda originale della Tavola 1 del PTCP e cioè proprio la riga che indica il simbolo grafico (uno sfondo giallo) che contraddistingue i Centri di rilevanza sovracomunale.

tav1_infrastrutture, ritaglio legenda

Non basta: la pianta topografica era stata ritagliata in modo da non far apparire comuni anche molto vicini a Segrate, quali Sesto San Giovanni, San Donato Milanese, Gorgonzola che, apparendo con il relativo simbolo grafico (nome del comune inserito in un rettangolo a sfondo giallo), sono tra quelli realmente identificabili, ai sensi della legenda originale della Tavola 1 del PTCP, come comuni effettivamente classificati dal PTCP come Centri di rilevanza sovracomunale. Segrate non appare con quel simbolo!

tav1_infrastrutture, ritaglio zona Segrate

UNA CONCLUSIONE IN AGRODOLCE
Ci sono voluti più di quattro anni per stabilire che i cinque firmatari avevano pieno diritto di affermare che “l’inserimento, nel PGT, di Segrate tra i Comuni riconosciuti dal PTCP come Centro di rilevanza sovra comunale può configurarsi come un falso“.
Intanto il PGT di Segrate è stato approvato e solo il ricorso al TAR promosso dal Comitato Golfo Agricolo e presentato da cinquanta segratesi, da WWF e Legambiente è riuscito a impedire che producesse i suoi peggiori effetti anche prima che il voto dei segratesi mandasse a casa chi aveva votato piantine ritoccate.

Nel frattempo il conto dell’avvocato Roveda, incaricato da Alessandrini di preparare la querela, l’hanno pagato i segratesi: circa 4.400€ liquidate a fine maggio 2015.

Idroscalo: qualcosa si muove

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All’orizzonte si staglia finalmente una possibilità concreta: il mare di Milano, il riscatto dell’Idroscalo.

L’estate scorsa ho scritto una lettera a riguardo al Corriere della Sera, la potete leggere qui: http://goo.gl/CyDDVS.
Ieri ho avuto il piacere di ospitare nella nostra città Beppe Sala, il numero uno di Expo e candidato sindaco a Milano, un uomo che i progetti li porta a termine. Anche Beppe lo sa perfettamente: l’Idroscalo non è un problema della periferia, ma una risorsa di enorme potenziale per Segrate, per Milano e per tutta la Lombardia. Un’oasi di pace, sport, divertimento, natura, ora confinata ai margini della città metropolitana, ma che si integrerà perfettamente nella nuova Grande Milano, attraverso il corridoio verde del Parco Forlanini. Un luogo che già attira eventi prestigiosi come i mondiali di canoa, ma che può diventare un vero punto di riferimento internazionale.


Bisogna crederci e unire le forze. E io e Beppe insieme ci crediamo.

Facciamo il punto sull’intermodale

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Ecco l’intervista che ho rilasciato al mensile Metropolis Notizie.

1- Vorremmo fare il punto sul progetto dell’intermodale (TERALP). Da dove nasce, chi l’ha voluto e cosa comporta?

Chiarisco innanzitutto che l’intervento di ampliamento dell’intermodale di Segrate è un tassello di un grande progetto internazionale.
Teralp è la sigla abbreviata della Società “Terminal Alptransit srl” costituita nel novembre 2013 da FS Logistica (gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) insieme alla svizzera Hupac.
Alptransit è il nome di un grande progetto che la Svizzera ha approvato nel corso degli anni ’90 con leggi nazionali e tre referendum popolari. Uno di questi referendum ha fatto mettere nella Costituzione svizzera l’obbligo di trasferire le merci dalla strada alla ferrovia.
Il progetto prevede di realizzare un passaggio ferroviario ad alta velocità attraverso le Alpi e si sta concretizzando principalmente nella realizzazione di due nuovi tunnel ferroviari detti “di base” in quanto corrono al di sotto degli esistenti tunnel del San Gottardo e del Lötschberg diminuendo l’attuale pendenza del tragitto e consentendo quindi una maggiore velocità dei treni.
Il nuovo tunnel del San Gottardo, che è quello che riguarda la Lombardia e quindi Milano e Segrate, verrà inaugurato tra un mese, il 1 giugno; con una lunghezza complessiva di 57km è il tunnel ferroviario più lungo del mondo.
Oltre ai tunnel il progetto Alptransit prevede l’adeguamento dei binari e una gran serie di opere collaterali con un costo complessivo superiore ai 30 miliardi di Franchi Svizzeri raccolti mediante una aumento dei dazi sul carburante e per il 55% da una nuova tassa sul traffico pesante. Alptransit ha previsto anche di finanziare opere fino a 150 km al di fuori della Svizzera per evitare effetti imbuto ai confini.
Nel maggio 2012 a Lugano fu sottoscritto nel corso di un convegno sull’AlpTransit un ‘memorandum of understanding’ fra Hupac, Cemat e Fs con l’adesione dell’assessorato regionale lombardo alle Infrastrutture.
Ne è seguita, il 17 dicembre 2012, la firma di una Dichiarazione di Intenti fra i Governi Italiano e Svizzero che si sono impegnati a completare in Italia il progetto Alptransit con l’ammodernamento delle linee esistenti e altre opere strutturali. Tra queste opere sono previsti interventi sui terminali nel Nord Italia di Novara, Alessandria, Milano Smistamento (che in realtà è tutto nel territorio comunale di Segrate), Brescia e Piacenza.
In sostanza sono stati progettati ampliamenti sugli scali ferroviari per ampliare la capacità intermodale, cioè lo scambio di merci ferro/gomma, cioè dai treni a camion per la distribuzione sul territorio delle merci in arrivo o il conferimento di quelle in partenza.
L’intermodale di Segrate dovrebbe essere il più importante nell’area lombarda, con una capacità di traffico a regime di quasi 400.000 Unità di Trasporto Intermodale (UTI, più comunemente detti container), pari alla somma di quelli di Brescia e Piacenza.
In conclusione, l’intero progetto è importante e porterà benefici ambientali a tutta l’area a nord di Milano che si alleggerirà del traffico pesante attualmente diretto in Svizzera.
Tali benefici saranno però pagati ambientalmente da Segrate per l’aumento di traffico di mezzi pesanti; ricordo che il nostro territorio è attraversato dalle due provinciali Cassanese e Rivoltana già intensamente trafficate e che sono ora anche lo sbocco verso la Tangenziale Est della Brebemi; inoltre Segrate deve fare in conti con la prossima apertura del mega centro commerciale Westfield che sarà il più grande d’Europa. L’intermodale aggiungerà ulteriore inquinamento, rumore, disagio.
Da qui la nostra forte contrarietà al progetto.

2- Da poco tale progetto è stato ridimensionato grazie alla mozione presentata dalle opposizioni e approvata da tutti. Non doveva essere proposta dalla sinistra piuttosto?

La mozione presentata dalla minoranza, erede di quel centro destra che ha amministrato Segrate dal 1993 al 2015, è stata approvata solo dopo essere integrata da un emendamento della maggioranza di centrosinistra che ha evidenziato le responsabilità della precedente amministrazione guidata dall’ex sindaco Alessandrini.
Due esempi: il progetto Teralp Segrate è stato inserito nel Programma Regionale di Mobilità e Trasporti – PRMT della Regione Lombardia; il comune di Segrate è stato invitato a due conferenze di Valutazione sul PRMT che si sono tenute nel luglio 2014 e a maggio 2015; erano l’occasione per far presente la nostra posizione contraria ma Segrate ha disertato le conferenze.
E’ stata pure disertata la seconda decisiva Conferenza istruttoria per la Valutazione di Impatto Ambientale dell’intermodale che si è tenuta il 26 maggio 2015; la precedente amministrazione si è limitata a spedire una lettera i cui contenuti sono stati del tutto disattesi nel successivo decreto regionale.
E’ evidente che il centrodestra presentando la mozione cercava una foglia di fico per coprire le proprie “disattenzioni”. Il primo firmatario della mozione, l’arch. Airato, fino a giugno 2015 era uno dei funzionari comunali corresponsabili delle procedure: messo alle strette ha detto che il 26 maggio amministratori e funzionari erano tutti impegnati in un’altra importantissima riunione. Ridicolo.

3- Ora cosa prevede il progetto quindi? Qual è il futuro dell’intermodale?

Quale sia il futuro dell’intermodale non posso saperlo. Noi faremo quello che ha stabilito l’emendamento alla mozione: escluderemo l’ampliamento dell’intermodale dal PGT e cercheremo in ogni modo di ridurne portata e mitigarne le conseguenze. Certamente siamo come Davide contro Golia ma battaglie di questa portata per la difesa del territorio sono il nostro impegno quotidiano.

Laudato sì, l’enciclica che parla alla politica

naturPapa Francesco continua nella sua rivoluzione profonda e silenziosa, abbracciando sempre più concretamente il nostro tempo.

Nell’enciclica “Laudato sì”, Francesco si riferisce ad “ecologia” non nel significato generico e spesso superficiale di una qualche tematica “verde”, ma in quello ben più profondo di ecosistema. Cioè al sistema complesso dell’ambiente Terra nei suoi tre componenti: quello inanimato (il suolo e il sottosuolo, l’aria, l’acqua), il vivente (vegetale e animale, uomo compreso) e quello sociale che comprende l’attività umana in tutte le sue componenti. Non solo: il discorso di papa Francesco fa riferimento ad una “ecologia integrale” che corrisponde ad una visione unificata di fenomeni e problemi ambientali come il riscaldamento globale, l’inquinamento, l’esaurimento delle risorse, la deforestazione, ecc., con questioni che normalmente non sono associate all’agenda ecologica in senso stretto, come la vivibilità del luogo, ristretto o ampio, personale o collettivo, in cui viviamo, come la bellezza degli spazi urbani e perfino come il sovraffollamento dei luoghi abitati dall’uomo.

Ancora di più, l’attenzione ai legami e alle relazioni consente di utilizzare l’ecologia integrale anche per leggere il rapporto con il proprio corpo o le dinamiche sociali e istituzionali a tutti i livelli. Il paragrafo 142 inizia così: «Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana». Si può quindi parlare di una dimensione sociale dell’ecologia, o meglio di una vera e propria «ecologia sociale [che] è necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione»

Passando per la comunità locale. Quindi c’è qui una precisa indicazione, una esortazione perché anche la comunità locale abbia attenzione per la dimensione sociale dell’ecologia, nel significato che ho appena ricordato che comprende l’attenzione all’ambiente, la vivibilità dei luoghi e la loro bellezza ed anche lo stato di salute delle istituzioni.

Il messaggio per chi si trova ad amministrare una comunità locale mi sembra abbastanza preciso.  Io penso che per raccogliere questo messaggio occorra in primo luogo una sensibilità personale che sia una base sulla quale costruire la sensibilità politica e la conseguente azione amministrativa.

Occorre una sensibilità personale, vera. Occorre un rispetto per la natura, per l’ambiente pensato non solo all’oggi, ma al domani. Come sapete ho una figlia di quasi due anni, per cui pensare all’ambiente di domani, del suo domani, mi è straordinariamente facile.

E’ chiaro che anche se fossi il più ambientalista dei sindaci italiani non sarebbe di per sé sufficiente per assicurare a mia figlia e a tutti i suoi coetanei un ambiente non dico migliore ma almeno non troppo peggiore di quello di oggi.

Ma la lotta per la salvaguardia dell’ambiente funziona solo se tutti fanno la loro parte. Nemmeno il presidente degli Stati Uniti da solo riuscirebbe a rendere l’ambiente migliore; occorre la collaborazione, la decisione, la forte determinazione di molti; tutti devono fare la propria parte perché la Terra sia più bella e più abitabile.

Papa Francesco ha lanciato con la Laudato sì questa forte esortazione per la difesa dell’ambiente ed è facile pensare che anche questo sia il segnale di una crescente preoccupazione. In effetti i segnali del degrado e dei cambiamenti ambientali ci sono.

I ghiacciai delle nostre montagne diventano sempre più magri e le immagini che si vedono, nel confronto tra quello che erano anche poche decine di anni fa e come si sono ridotti nell’ultima estate sono impressionanti. Qualche impressione concreta ce l’ho anche io, confrontando il ricordo che ho dei ghiacciai alpini quando andavo da ragazzino in campeggio con i miei in Val d’Aosta e quello che si vede adesso. E questa nostra esperienza visiva locale, amplifica quello che si vede e si legge delle grandi aree ghiacciate del pianeta; la Groenlandia che sta perdendo il suo manto di ghiaccio, i poli dove viene alla luce ghiaccio risalente a migliaia di anni fa. Il pianeta si scalda. E’ già successo in passato, ci dicono i climatologhi, ma adesso il pianeta si sta scaldando troppo velocemente a causa dell’attività umana.

«Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente» (paragrafo 26)

La risposta sta nel risparmio energetico, che per un sindaco è un impegno a volte semplice, a volte assai complesso, che può andare dall’utilizzare lampade a minor consumo oppure a intervenire sulla trentina di edifici comunali in modo da renderli meno energivori. Un esempio, in assoluto l’edificio più sprecone tra gli immobili di proprietà comunali è la cosiddetta Casa del volontariato di Lavanderie dove ha sede la Misericordia. E’ il primo su cui dovremo intervenire.

Un altro aspetto del problema ambientale, meno noto e meno visibile del riscaldamento globale sono le cosiddette Isole di Plastica.

Se ne è parlato di nuovo in occasione del vertice di Parigi sul clima. A proposito vorrei ricordare il gruppo di quindici pellegrini di diverse età e nazionalità, guidati da Yeb Sano, filippino che ha rappresentato il suo paese in molte conferenze mondiali sul clima, che lo scorso ottobre hanno fatto tappa a Segrate dove hanno raccontato i motivi del loro viaggio a piedi da Roma a Parigi e cioè fare pressione con il clamore mediatico della loro iniziativa sui governanti del mondo perché raggiungessero il miglior accordo possibile. Per inciso, i Pellegrini, quasi tutti di diverse nazionalità, avevano nello zaino l’enciclica Laudato sì di papa Francesco.

Tornando alle Isole di Plastica, come forse sapete si sono formate in aree oceaniche a causa dei grandi vortici che radunano i rifiuti che galleggiano sulla superficie o negli strati più superficiali del mare. Quelle più estese sono sei, due nell’oceano Pacifico, due nell’Atlantico e due nell’Indiano, sono enormi, le loro dimensioni variano dalla grandezza della penisola iberica a quella dell’Australia e sono formate da centinaia di migliaiai di tonnellate di plastica, in gran parte ridotta a filamenti microscopici, ma sempre plastica  che cresce all’incirca di una nuova tonnellata al giorno.

Questo esempio di degrado dell’ambiente che si manifesta con l’inquinamento da rifiuti, corrisponde ad un impegno abbastanza preciso nell’amministrazione di una città: aumentare il riciclo, il recupero dei rifiuti sia nella quantità che nella qualità.

Non è semplicemente un discorso tecnico, è soprattutto un discorso di educazione, di formazione, di creare una sensibilità diffusa. Attualmente Segrate ha un risultato di circa il 60% di Raccolta Differenziata. Un nostro obiettivo è portarci al risultato dei comuni più ricicloni; ci sono comuni delle dimensioni di Segrate che riciclano più dell’80% dei rifiuti urbani. Abbiamo molto da fare.

C’è un ultimo aspetto dell’ecologia integrale di cui parla l’enciclica, che vedo importante nel mio programma amministrativo, ed è il risparmio nel consumo di suolo, cioè la trasformazione dei terreni coltivati e del terreno incolto (boschi, zone umide nei quali la natura vegetale ed animale si esprime liberamente) e in terreni urbanizzati, cioè costruiti o comunque messi al servizio delle abitazioni e degli edifici commerciali e industriali.

Ridurre il consumo di suolo è uno dei grandi impegni miei personali e quindi della mia amministrazione ed anche se abbiamo la difficoltà di contrastare efficacemente ciò che era stato programmato prima di noi su questo stiamo veramente combattendo. In meno di un anno questa amministrazione è stato oggetto di almeno una decina di ricorsi alla giustizia amministrativa da parte di ditte immobiliari, di proprietari di terreni che vorrebbero costruire dove noi vorremmo impedirglielo.

E’ chiaro che le cause sia amministrative (il TAR) che civili sono un rischio per il comune; sono comunque costi di avvocati e potrebbero esservi penalità se si uscisse sconfitti. Fino ad ora però ci stiamo difendendo bene e intendiamo continuare così.

 

Il mio intervento per il XXV aprile

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E’ il mio primo discorso da sindaco per la Festa della Liberazione, quindi mi scuserete per un po’ di emozione che cercherò di superare, come ho fatto in altre circostanze parlando delle vicende che conosco, delle vicende della mia famiglia, che fu una famiglia normale, non impegnata politicamente.

Un mio nonno era andato a fare il colono in Eritrea, all’inizio della guerra e fu fatto prigioniero dagli inglesi. Un fratello di mia nonna da militare fu ferito in Sicilia e perse un occhio.

Una mia nonna e un altro suo fratello invece furono tra quelli che vissero da giovanissimi il periodo fascista e l’inizio della guerra: balilla, giovani fascisti e così via, trascinati da un sistema che controllava tutto, che dettava le opinioni attraverso una informazione senza contraddittorio ed una propaganda incessante.

Vi sono molti film che raccontano bene com’era la vita dei nostri nonni e bisnonni durante gli anni del fascismo, gli anni trenta del secolo scorso. Ne cito uno tra tutti: “Una giornata particolare” per la regia di Scola, con la Loren e Mastroianni, che è stato riproposto di recente in occasione della scomparsa di Ettore Scola.

Il film, che consiglio a chi non l’ha ancora visto, racconta una giornata in un grande condominio di Roma che si svuota quasi completamente perché tutti, di ogni età, con entusiasmo vero o simulato vanno a fare da spettatori alle manifestazioni in occasione della visita di Hitler.

I protagonisti del film, tra i quali appunti i due principali interpretati da Sophia Loren e da Marcello Mastroianni, sono ovviamente due adulti e la narrazione mostra le contraddizioni, gli opportunismi, le ipocrisie.

I più giovani invece, gli adolescenti e i ragazzi, vissero quel periodo di forzato inquadramento in un consenso generalizzato come un gioco.

E’ questo che mi è stato raccontato da mia nonna e da miei prozii. Ma il gioco, l’entusiasmo cominciò ad interrompersi quando cominciarono le persecuzioni razziali. Nei racconti di famiglia c’è la vicenda di un vicino di casa, un bottegaio come i miei bisnonni, una persona rispettata e stimata, improvvisamente diventata come molti altri solo in quanto di religione ebraica un nemico, un pericolo pubblico a cui l’autorità sottraeva la possibilità di lavorare, i beni,la dignità e infine la vita.

La disillusione dei giovani di quegli anni lontani si incrinò sempre più diventando distacco e infine ostilità di fronte agli insuccessi militari, al contrasto tra la tracotanza della propaganda di regime e la realtà della disorganizzazione e delle disfatte.

E poi la resa, l’occupazione tedesca con le crescenti violenze dell’esercito nazista e delle squadracce repubblichine. E i bombardamenti aerei, la fuga dalle città, il cibo razionato, altre violenze e soprusi.

In questo quadro nasce l’ammirazione per i nuovi eroi, per quelli che resistono all’occupazione nazifascista; quelli che per convinzione, per sottrarsi alle deportazioni, per rivalsa verso le incarcerazione e le uccisioni resistono nascosti nelle città o vanno sulle montagne.

Sono questi nuovi eroi, soprattutto i più determinati tra loro, quelli che con maggior coerenza e determinazione si opposero al fascismo e infine all’occupazione nazifascista che hanno traghettato l’Italia provata dal ventennio e dalla guerra verso l’Italia di quella costituzione repubblicana che al di là delle modifiche avvenute o in corso rappresenta ancora oggi un solido riferimento ideale.

Oltre ai giovani che, come mia nonna, vissero quei drammatici giorni, vissero quei passaggi epocali e ne fecero il riferimento per quello che venne dopo, vorrei ricordare un giovane che per i valori della Resistenza diede la vita e che anche oggi abbiamo ricordato ponendo dei fiori sulla sua tomba: Arcide Cristei, nato a Segrate il 9 gennaio 1925 e morto da partigiano, in alta Valtaleggio nella bergamasca il 16 agosto 1944 a soli diciannove anni.

La storia di Arcide Cristei è stata raccontata dalla cugina Carla Cristei ed è stata riportata più volte su Segrate Oggi.

L’ho riletta e vorrei invitare tutti a farlo; mi ha colpito un aspetto della narrazione dei suoi ultimi giorni. Morì disarmato.

Era andato insieme a due compagni a procurare dei viveri per il gruppo partigiano cui si era aggregato, l’86^ Brigata Garibaldi ed era ben accolto dai contadini che lo sostenevano e lo aiutavano anche perché si presentava loro sempre disarmato in modo da essere inequivocabilmente amichevole.

Nel ritorno alla base della Brigata cadde in una sorta di imboscata; gli altri due ragazzi furono feriti ma Arcide fu colpito a morte.

Morì disarmato.

La sua fu una vita brevissima ma che è bello ricordare e portare ancora oggi come un esempio del quale la nostra città deve portare caro il ricordo.

Pensando ad Arcide e ai ragazzi che come lui diedero la vita perché volevano un futuro migliore voglio dire con convinzione:

“Viva la Resistenza, viva l’Italia”.

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