Normativa sulle cave: la maggioranza non c’è

Sand loading on a dump truck in careerAlla riunione del gruppo di lavoro istituito per discutere sulla nuova normativa che regola le attività di escavazione, che si è tenuta oggi, al termine della VI Commissione Ambiente, si sono presentate solo le opposizioni e i tecnici della Direzione generale Ambiente. Assente la maggioranza.

Una situazione che non permette di proseguire nella discussione e che mi lascia fortemente perplesso sulla possibilità di arrivare a un esito positivo della vicenda. Il testo che stiamo discutendo al momento è una proposta della Direzione Ambiente che è stata presentata con grande impegno dai funzionari regionali e che la Giunta a suo tempo ha voluto mettere sul piatto per rispondere alla nostra richiesta di revisione della legge regionale sulle estrazioni di cava, che tanti problemi ha dato a Regione Lombardia.

Oggi però riscontriamo che c’è in campo la proposta di legge della Giunta sulla riforma delle autonomie, votata il 30 dicembre scorso, che introduce delle funzioni su questa materia, solo per la Provincia di Sondrio, che vanno in tutt’altra direzione. Non si capisce proprio come si voglia muovere la maggioranza. A questo punto ci sembrava doveroso un chiarimento politico prima di proseguire.

Chiarimento che, però, oggi non c’è stato per… mancanza di interlocutori.

Ora mi aspetto almeno un confronto già dalla prossima riunione per capire se effettivamente la Giunta e la maggioranza abbiano intenzione di procedere nella revisione della normativa o meno.

Linea ferroviaria in tilt e… i soldi alla Brebemi

Non più di tre settimane fa il consiglio regionale all’unanimità ha impegnato Maroni e la sua giunta a reperire risorse straordinarie per la linea ferroviaria Bergamo-Treviglio-Milano. Oggi, invece, mentre i pendolari denunciano che la situazione sulla tratta è in questi giorni ulteriormente peggiorata con ritardi, convogli ridotti, carrozze sporche e senza riscaldamento, Regione Lombardia procede con i tagli al trasporto pubblico locale stanziando contemporaneamente fondi consistenti per la BreBeMi. Tutto ciò è assurdo e inaccettabile.

Da Il Giorno di giovedì 15 gennaio 2015

Bergamo-Treviglio-Milano

Eccomi!

PaoloSi sono fatte sempre più pressanti negli ultimi giorni le sollecitazioni a essere il candidato a diventare il prossimo maggio il nuovo sindaco di Segrate alla guida di una coalizione che, dopo un ventennio di amministrazioni di centro destra, dovrà portare un forte cambiamento nella amministrazione della mia città.

E’ una scelta difficile e impegnativa e rappresenterebbe per me un completo cambiamento di prospettive di vita personale oltre che politica. Ma per la mia città sono pronto a lasciare il consiglio regionale dove meno di due anni fa sono stato eletto con il Patto Civico di Umberto Ambrosoli, come impone la legge e come soprattutto richiede l’amministrazione di una città come Segrate

Intendo portare avanti questa possibilità con entusiasmo e determinazione, in primo luogo verificando quanto sia concretamente praticabile; andrò quindi a incontrare le liste civiche e i partiti segratesi disponibili a costruire con me un programma alternativo a quello dell’attuale amministrazione di centrodestra per parlare delle idee fondamentali del programma della coalizione che dovrà partire da una visione del futuro di Segrate, dalla difesa del territorio e da un’amministrazione trasparente più vicina ai cittadini.

Su questa strada ho avuto l’indispensabile sostegno di Segrate Nostra, la lista civica di cui sono tra i fondatori. Auspico parimenti che anche la sezione cittadina del Pd di Segrate ora faccia propria la richiesta di candidarmi che mi è già arrivata dalla Federazione provinciale.

Disagi treni Bg-Mi: regione taglia il trasporto su ferro nonostante l’impegno a trovare risorse straordinarie. Così non va.

maroniIl ritorno alla vita da pendolare dopo le festività sulla Bergamo-Treviglio-Milano è da dimenticare. Con corse soppresse, convogli in ritardo e treni mignon con pochi vagoni. E la rabbia dell’utenza che cresce nonostante i buoni propositi del consiglio regionale lombardo.

Non più di tre settimane fa il consiglio regionale all’unanimità ha impegnato Maroni e la sua giunta a reperire risorse straordinarie per la linea ferroviaria Bergamo-Treviglio-Milano. Oggi, invece, mentre i pendolari denunciano che la situazione sulla tratta è in questi giorni ulteriormente peggiorata con ritardi, convogli ridotti, carrozze sporche e senza riscaldamento, Regione Lombardia procede con i tagli al trasporto pubblico locale stanziando contemporaneamente fondi consistenti per la BreBeMi. Tutto ciò è assurdo e inaccettabile.

C’è un altissimo livello di insoddisfazione per il servizio ferroviario nella nostra regione, dovuto ai disagi quotidiani che i pendolari sono costretti a subire. In particolare, proprio la Bergamo-Milano risulta tra le tratte peggiori d’Italia. Alla luce di una situazione del genere, è ancora più incomprensibile che Maroni utilizzi soldi pubblici per coprire i buchi di un’autostrada sull’orlo del fallimento perché nessuno la percorre, scegliendo di non investire nel trasporto su rotaia. Tanto più per una linea disastrata come quella che collega Bergamo al capoluogo lombardo, anche in considerazione della sua centralità in vista di Expo.

Che cosa fate voi per gli altri?

servireSull’ultimo numero di Servire, rivista scout per educatori, c’è questo bell’articolo di Anna Scavuzzo, che è quasi un Manifesto per chi come me, si è affacciato al mondo della politica.
Ve lo ripropongo per intero.

Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più insistente e urgente domanda della vita è: “Che cosa fate voi per gli altri?”
Martin Luther King, Il sogno della non violenza. Pensieri

Anna Scavuzzo

Anna Scavuzzo

Abbiamo fin qui ragionato di una scelta di servizio vissuta con consapevolezza politica e di una scelta politica vissuta come la forma più alta della carità, per dirla con Paolo IV, primariamente perché approfondire la relazione fra servizio e politica è anche obiettivo educativo: nel percorso di maturazione di ciascuno è importante individuare ciò che trasforma un atto di carità – nobile, alto, vitale – in un’azione politica. O, perlomeno, traguardarne gli aspetti politici che ne conseguono o lo rendono necessario. L’esemplarità della nostra condotta, delle nostre scelte, delle nostre azioni, è per noi tratto distintivo, che qualifica ciò che siamo, che ci permette di dare una forma alla nostra identità di cristiani impegnati in politica.

I cristiani, che hanno parte attiva nello sviluppo economico – sociale e propugnano giustizia e carità, siano convinti di contribuire molto alla prosperità del genere umano e alla pace del mondo. In tali attività, sia che agiscano come singoli che come associati, siano esemplari.
Costituzione Gaudium et Spes, n. 73, 1965.

Parimenti importante è prender coscienza di ciò che mettiamo a fondamento dell’attività politica, che per un cristiano – e per uno scout – affonda le sue radici nell’invito a essere pietre vive della nostra società, lievito e sale; in ambito politico in senso stretto talvolta essa si scontra, o perlomeno si incontra, con scelte politiche altrui che hanno diversa origine e matrice, a cui si ha il dovere di portare rispetto e da considerarsi nel merito di ciò che propongono. Ci si trova talvolta a collaborare con persone provenienti da contesti diversi, eppure impegnate insieme a noi per un obiettivo comune.

Amministrare, legiferare, governare, impegnarsi per fare il bene, non solo evocarlo. Perseguire il bene comune comporta competenza, tenacia e capacità di concretizzare ciò che ci sta a cuore. Resistendo alle lusinghe dei facili consensi e uscendo dall’equivoco che confonde un buon politico con un buon oratore. La dimensione del servizio richiede anche una capacità di azione che non può prescindere dall’azione politica: tanto la politica quanto il servizio, laddove vissuti con serietà, non si accontentano di belle parole. E questi presupposti di competenza, tenacia e concretezza devono valere nel servizio, anche in quello educativo.

Affrontare il rapporto tra politica e servizio aiuta anche a mettere in crisi la ridondante retorica di una politica fatta di slogan: parole evocative di un’idealità che si arena per l’incapacità di tradurre l’afflato ideale in una prassi che porti attuazione e concretezza. L’interdipendenza fra pensiero e azione ha bisogno di essere un altro dei tratti fondamentali – a nostro giudizio – del nostro spendersi per il bene comune, fuor di retorica, reggendo anche alla prova dei fatti. In questa riflessione si innesta il tema della responsabilità e della capacità di decidere: l’azione politica non può – a nostro
avviso – configurarsi come denuncia e opposizione, ma deve mostrare la capacità di scegliere e di attuare un percorso, costruendo consenso intorno alla proposta, assumendosi la responsabilità di guidare la costruzione di una mediazione significativa che non snaturi il progetto, correndo il rischio di commettere qualche errore. “A che serve avere le mani pulite se le si tiene in tasca“, diceva don Lorenzo Milani, non certo riferendosi a tangenti e mazzette, quanto piuttosto stigmatizzando i saccenti professionisti della chiacchiera – anche politica – che non sbagliano mai, perché mai fanno alcunché. E hanno le mani pulite, non si immischiano con gli affari degli uomini, non provano a risolvere un problema e si limitano a filosofeggiare di come si dovrebbe fare. Di certo non sbaglieranno, ma tanto l’ignavia quanto il velleitarismo che non arriva mai a realizzare nulla sono una iattura per il decisore politico.

Guardiamo alla dimensione politica dei nostri Clan: possiamo distinguere coloro che si dilungano in un mero parlare di politica senza essere in grado di lasciare una traccia, un segno e di costruire un cambiamento, da quanti hanno la capacità di pensare e agire, di ragionare, discernere e prendere posizione, assumendosi la responsabilità – e l’onere – di tradurre in azioni le proprie parole. Ai ragazzi – e non solo a loro! – serve intuire e forse anche affrontare questa possibile contraddizione che svilisce la scelta politica laddove ne faccia soltanto argomento di speculazione filosofica.

E da ultimo, vorrei proporre una riflessione sul concetto di potere, che può richiamare un’idea di controllo, di possesso, quanto un’idea di possibilità: è un tema che ci mette di fronte una parola inusuale nei nostri contesti educativi, ma che è alla base di ogni riflessione seria e onesta sulla politica nelle sue diverse manifestazioni.
Avere ed esercitare potere con responsabilità, essere capaci di resistere alle lusinghe e alle tentazioni, saper tenere a bada il proprio ego di fronte al rischio del desiderio di onnipotenza o per lo meno di fronte all’ingordigia che il potere alimenta.

Sarebbe ipocrita pensare che la dimensione del servizio non sia toccata da questi rischi. E’ sufficiente aver imboccato un anziano, aiutato una persona disabile o anche affrontato un percorso educativo in una delle nostre unità per rendersi conto che la tentazione di anteporre sé all’altro è sempre in agguato e il potere che si può esercitare sull’altro è tutt’altro che ininfluente. Ci si sente potenti, si ha in mano il cuore e la vita di un’altra persona, si prova la vertigine di contare qualcosa e di poter giudicare o almeno influenzare la vita di un’altra persona.
Da insegnante mi accorgo che l’asimmetria fra insegnante e allievo, come quella fra chi fa un servizio e chi lo riceve, come quella fra decisore politico ed elettore (che in campagna elettorale ribalta i rapporti di forza) può essere mal interpretata, al punto da ferire e umiliare l’altro in modo brutale, al punto da farci ubriacare e perdere il senso della misura nelle cose che facciamo o diciamo.

Tanto la politica quanto il servizio ci pongono la questione del potere e della sua gestione. Senso di responsabilità e capacità di affrontare ambizione e narcisismo sono aspetti indispensabili del nostro agire tanto in un contesto politico quanto in un contesto di servizio.

Buon Natale a tutti

martini“Mi sono sempre sentito a disagio con la facilità con cui a Natale e poi a Capodanno si fanno gli auguri di beni grandiosi e risolutivi, auspicando che le feste che celebriamo portino pace, salute, giustizia, concordia. Quando diciamo queste parole sappiamo bene che per lo più non si avvereranno e passata l’euforia delle feste ci troveremo più o meno con gli stessi problemi.

Non è questa l’intenzione della Chiesa nel celebrare la festa di Natale. Essa intende ricordare con gratitudine il piccolo evento di Betlemme che, per chi crede, ha cambiato la storia del mondo e ci permette di guardare con fiducia anche ai momenti difficili della vita, in quanto illuminati e riscattati dal senso nuovo dato alle vicende umane dalla presenza del figlio di Dio. Ma non ci si limita al ricordo commemorativo. Si proclama la fiducia nella venuta di Colui che “tergerà ogni lacrima dai loro occhi“, per cui “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno” (Apocalisse 21,4) e si rinnova la speranza con la quale “noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2 Pietro 3,13).

In questo senso anche lo scambio di auguri di contenuto alto può esprimere la volontà di impegnarsi e la fiducia nella forza dello spirito che guida gli sforzi umani.

Ma occorre anche agire in positivo, superando le pure esigenze della giustizia con la dinamica dell’amore. In questo senso il Natale è portatore di speranza, perché inserisce visibilmente e indelebilmente nella storia il principio personale dell’amore e del dono di sé, che è Gesù Cristo stesso. L’amore porta anche al perdono, senza il quale… non ci sarà mai pace.

In questo quadro ci permettiamo allora di rinnovarci per Natale e per il nuovo anno anche gli auguri più alti e impegnativi, con la fiducia che non sono solo parole ma premesse di fatti coraggiosi per un avvenire migliore per tutti“.

Card. Carlo Maria Martini, 24 dicembre 2003

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