“Troppi migranti, la razza bianca va difesa”

Troppi migranti, la razza bianca va difesa“. Il prontipartenzavia del candidato alla Regione Lombardia della Lega (ex Nord) Attilio Fontana è da brividi. Ho molti amici “di razza non bianca” e posso solo immaginare quello che hanno pensato sentendo queste parole.

Fontana si è poi scusato più volte perché “il termine era infelice“. Una pezza ancora peggiore del danno, perché cerca di spostare la discussione sul lessico quando l’uso colloquiale del termine rivela una visione politica dell’umanità che è inaccettabile perché ci riporta direttamente a quegli anni orribili che non dimentichiamo e che ci apprestiamo a ricordare il 27 gennaio nel Giorno della Memoria (a volte mi sembra incredibile pensare che solo 70 anni fa anche a Segrate era arrivato il divieto di proiettare pellicole interpretate da attori di “razza ebraica come Charlie Chaplin” o la radiazione dagli elenchi telefonici degli ebrei discriminati e non).

Questa non è una discussione lessicale, ma fondamentale. Viviamo in un’epoca in cui inviamo razzi su Marte e segnali in cerca di vita aliena nell’Universo, e stiamo ancora a parlare del colore della pelle del nostro vicino di casa. L’astronauta Luca Parmitano dalla Stazione Orbitante ci ha ricordato, osservando dall’alto dei suoi problemi la nostra Terra, che “dallo spazio non esistono stati e confini“. Le linee divisorie e i paesi colorati tipo Risiko li abbiamo inventati noi. La politica di Attilio Fontana e della Lega (ex Nord) fatta di numeri gonfiati e di puntuali sottolineature di ogni episodio negativo che riguardi i migranti, cavalca e fomenta la paura invece di rispettare il normale desiderio di sicurezza della gente perseguendo politiche legate al miglioramento della qualità della vita nei territori e con serie e ragionate politiche immigratorie e d’accoglienza.

Tutti i paesi occidentali più avanzati sono fortemente multietnici, con un numero decisamente maggiore di immigrati rispetto al nostro. Gli stessi Stati Uniti sono nati dall’immigrazione, in primis dei “bianchi” che abbandonarono l’Europa secoli fa per occupare un continente che non era loro.

Tutti noi usiamo ogni giorno prodotti creati da “stranieri”. Dai mezzi con cui si recano al lavoro ai vestiti, dal cibo che mangiano ai prodotti per la casa, ai medicinali. Come se la migrazione di prodotti sia accettabile, mentre quella di esseri umani no.

Tutta la storia dell’umanità è storia di piccole o grandi migrazioni. Gli esseri umani si spostano, ovunque, da sempre. Nessuno ha meriti se è nato in un posto piuttosto che in un altro, magari in qualche paese in guerra o economicamente più in difficoltà. Anche in Italia solo qualche decennio fa abbiamo provato la guerra e la fame e sono stati milioni gli italiani di passate generazioni che emigrarono.

Penso che non bisogna aver paura di affrontare il diverso, il nuovo, guardando alla sostanza del comportamento delle persone, non al colore della loro pelle.

Penso che la Lombardia non meriti di essere governata da Fontana e dalla Lega Nord. Anche per questi invito ancora una volta a sostenere Giorgio Gori, perché la Lombardia si merita molto di più. Merita una politica che non si guardi nei piedi, ma guardi alle stelle.

Sportello lavoro a Segrate: ho incontrato il ministro Poletti

Oggi a Segrate non vogliamo parlare di lavoro, ma portare lavoro.

Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia, invece per molti è ancora un tormento, il tormento di non averlo, come diceva Adriano Olivetti.

L’Italia è stata colpita del 2008 dalla più grande crisi economica mondiale dai tempi della Grande Depressione, una crisi che ha messo in ginocchio milioni di cittadini e di imprese.

La palude drammatica in cui siamo stati bloccati per anni, ci ha impedito di onorare l’articolo 1 della nostra Costituzione: l’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro.

Ma se siamo qui oggi, è perché qualcosa sta cambiando. I dati ISTAT parlano chiaro: da mesi il segno dell’occupazione è positivo, è tornato a crescere.

Questo non significa che vada tutto bene, ma è un segnale finalmente positivo, che ci permette di guardare con una nuova speranza il 2018.

Qualcosa sta cambiando, perché dopo i danni dell’esplosione della bolla finanziaria, provocata da chi doveva tutelare i nostri risparmi e invece se li è giocati d’azzardo, ora si torna a parlare di investimenti, di lavoro vero, di numeri reali.

Oggi Segrate è orgogliosa di essere capofila di un progetto ambizioso e importante non solo per il territorio milanese, ma per tutta la Lombardia e l’Italia. Un grande alleanza di comuni dell’hinterland che permetterà ai nostri cittadini di accedere a migliaia di posti di lavoro, grazie alle realtà produttive e commerciali che si stanno insediando sul nostro territorio: cito ad esempio il grande mall che arriverà nel 2020 nella nostra città nell’area dell’ex dogana, ma anche le aziende che hanno deciso di investire nella nostra zona come è accaduto di recente nella vicina Pioltello.

I nostri comuni, tramite lo Sportello Lavoro che apriremo qui a Segrate, aiuteranno i cittadini a intercettare la grande offerta di lavoro, incrociandola con la domanda, fornendo indicazioni e supporto sui corsi e sulla formazione, grazie alla grande professionalità e competenza nel settore di Afol Metropolitana.

C’è ancora molta strada da fare, l’orizzonte non è mai fermo. Ma una cosa è certa: ci siamo rialzati e abbiamo ricominciato a camminare.

Ringrazio ancora tutti i sindaci che hanno deciso di aderire o aderiranno per aiutare le loro comunità, e tutti gli enti che sostengono questo progetto: Governo, Valentina Aprea con Regione Lombardia e Corri Milano Corri – Elena Buscemi con Città Metropolitana di Milano.

Amministratori sotto tiro

Secondo l’ultimo rapporto di Avviso Pubblico, nel 2016, ogni 19 ore un amministratore locale, cioè un sindaco o un assessore o un consigliere, ha ricevuto minacce, violenza, atti intimidatori in genere.
Un fenomeno che dilaga in tutto il territorio nazionale: lo scorso anno ha coinvolto 18 Regioni, 77 Province e 295 Comuni.
Dietro ai numeri ci sono le persone, con le loro storie.
Preoccupa non solo il dato quantitativo, ma anche quello qualitativo: in Italia la violenza si sta diffondendo come modalità comune di gestione dei conflitti. E poi arriva anche la tecnologia a dare un “volto moderno” alle minacce: i social network rappresentano un mezzo sempre più utilizzato da chi punta a intimidire.

La rabbia e la paura derivanti dalla crisi economica, dalla perdita di occupazione, dalla mancanza di un reddito, dall’arrivo sui territori di migranti, sono tutti elementi che mettono in subbuglio le comunità e che vedono negli amministratori locali i primi soggetti chiamati a confrontarsi con questo scenario. Sovente mancano i mezzi e le risorse, così l’emergenza prende il posto della programmazione e del controllo, perché molti vogliono ottenere subito quanto richiedono. Cosa spesso impossibile da realizzare: i tagli ai trasferimenti verso i Comuni e un’eredità pesante dal passato impongono a molte amministrazioni la necessità di ridimensionare i servizi alla cittadinanza.

Nei Paesi anglosassoni gli amministratori vengono definiti “Civil Servant“, servitori dello Stato: una formula che attribuisce un significato e un valore più ampio di un semplice esercizio amministrativo locale. E’ un modo bello per raccontare tutti gli uomini dello Stato che con coraggio e passione civile animano con il loro lavoro e la loro presenza responsabile i territori. Senza questo piccolo esercito di eroi quotidiani il nostro Paese sarebbe più debole e ostaggio della paura.

E allora, noi cosa possiamo fare?
Allora “bisogna aiutare a far ritrovare la fiducia nelle istituzioni. Questo richiede buona volontà da entrambe le parti: da parte delle istituzioni e da parte dei nostri concittadini, rendendosi conto che, nelle istituzioni, c’è quello che la società esprime. Quindi occorre avere una consapevolezza maggiore, contribuire e collaborare anche alla vita istituzionale” (Sergio Mattarella, intervista a La Civiltà Cattolica, 16 febbraio 2017).

Anche l’Idroscalo deve essere trasparente

Una gelateria e un carrettino ambulante da gelataio. Di questo si è interessato, stando alle notizie di stampa, l’assessore alla Città Metropolitana con delega al Bilancio Franco D’Alfonso.

Roba da poco in apparenza e niente di concreto, solo conversazioni tra l’assessore e due personaggi risultati in seguito poco raccomandabili.

Vi sono però alcuni dettagli della conversazione riportata dalla stampa che sembrano sgradevolmente opachi.

L’assessore dapprima indica agli interlocutori la strada migliore per ottenere l’aggiudicazione di un bando pubblico e poi fa loro sapere di essere in cerca di voti di preferenza alle prossime elezioni regionali.

Può darsi sia solo una caduta di stile. Quello che mi infastidisce è che la vicenda riguarda l’Idroscalo il mare (segratese) dei milanesi, una struttura che soffre particolarmente per la insufficienza di risorse anche solo per l’ordinaria gestione e che proprio per questa andrebbe valorizzata in modo trasparente nelle sue potenzialità economiche. Gelaterie comprese.

Il fresco profumo di libertà

…la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Cosa significa per me fare politica? Significa guardare la mattina le mie figlie prima di uscire di casa e pensare che quello che deciderò sul lavoro, giorno per giorno, contribuirà al loro futuro. Bisogna quindi scegliere attentamente le proprie battaglie e da che parte stare.

Io nella battaglia della politica ho deciso di stare dalla parte di Paolo Borsellino.

25 aprile 2017

Torniamo qui oggi, a oltre settant’anni di distanza dal giorno della Liberazione, al giorno in cui finì l’ultima guerra combattuta in Italia a commemorare quei giorni e a ricercarne i valori.

L’anno scorso ho parlato dei valori di questa giornata parlando della vicende della mia famiglia, dei miei nonni e bisnonni; erano gente normale non impegnata politicamente, che subì l’avvento della dittatura fascista e la crescente invadenza in ogni aspetto della vita quotidiana. I racconti di famiglia hanno tramandato lo sconcerto e la disillusione di fronte alle leggi razziali che colpivano il conoscente, il vicino di casa, privandolo del lavoro, della dignità e infine addirittura della vita. E poi il racconto ricorda come la disillusione dei giovani di quegli anni lontani si incrinò sempre più diventando distacco e infine ostilità di fronte agli insuccessi militari, al contrasto tra la tracotanza della propaganda di regime e la realtà della disorganizzazione e delle disfatte. E poi la resa, l’occupazione tedesca con le crescenti violenze dell’esercito nazista e delle squadracce repubblichine. E i bombardamenti aerei, la fuga dalle città, il cibo razionato, altre violenze e soprusi.

In quel quadro nacque l’ammirazione per i nuovi eroi, per quelli che resistettero all’occupazione nazifascista e che poi traghettarono l’Italia provata dal ventennio e dalla guerra verso l’Italia dei nostri giorni, verso i suoi valori che oggi ci sembrano così ovvi, così scontati.

Ma dobbiamo ricordare che questi valori non sono poi così ovvi e scontati e qui vorrei portarmi all’attualità, ai nostri giorni.

Vorrei parlare della Turchia una nazione che è confinante alla nostra Europa delle democrazia e delle libertà. Ma è un confine che si sta alzando, che propone sempre più una lontananza che una contiguità.

Vi sono due strette attualità in questi giorni. Parlo per prima della vicenda di Gabriele Del Grande, il giornalista e blogger, detenuto per due settimane dopo essere stato arrestato mentre raccoglieva le testimonianze dei profughi al confine con la Siria. La vicenda di Del Grande ha un particolare rilievo anche perché si tratta di un giornalista che cercava, in un’area tra le più pericolose del mondo di cercare notizie, informazioni, verità. Quello che è avvenuto a Del Grande ci coinvolge, ci ha preoccupato perché è italiano; ma ben di peggio, come sappiamo, è già avvenuto a tanti altri giornalisti in Turchia, privati del lavoro, arrestati, incarcerati, condannati da quel che si capisce, genericamente per la loro lontananza politica dal presidente Recep Erdogan. Nei commenti che si sono sentiti in occasione della sua liberazione ho sentito i numeri degli arresti avvenuti in Turchia solo nell’ultima settimana: oltre un migliaio che si sono aggiunti ai tantissimi cittadini turchi già detenuti accusati di essere golpisti, o terroristi curdi o altro.

L’altra stretta attualità è il referendum che, sia pure di stretta misura e con il sospetto d’irregolarità, ha cambiato l’assetto istituzionale della Turchia, trasformandola in una repubblica ultra-presidenziale, nella quale cioè il presidente Erdogan ha poteri che secondo i parametri della nostra vita democratica si possono definire straordinari, eccezionali che vuol dire quasi dittatoriali. Va ricordato che la Turchia ha ai confini la guerra di Siria, la guerra contro il califfato, la guerra irakena, ospita milioni di profughi, ha all’interno la minoranza curda e suoi gruppi indipendentisti armati. C’è quindi una situazione che favorisce l’idea della necessità di un uomo forte al governo. All’incirca metà dei turchi l’ha approvata, l’altra metà invece voleva respingerla.

L’idea di uomo forte, la riduzione degli spazi di libertà, la rinuncia alle conquiste della democrazia: questi sono gli spunti che vedo nella situazione della Turchia, una nazione che fa parte come l’Italia della Nato e che fino ad alcuni anni fa sembrava incamminato verso un cammino democratico e di integrazione con l’Unione Europea.

La Turchia è una nazione che negli anni è sembrata a volte a noi vicina (una faccia una razza è un detto che accomunava noi italiani soprattutto ai greci ma anche ai turchi) e a volte, come in questi giorni, assai lontana. Ma da lì ci arriva un insegnamento. Anche qui in Italia di fronte alle emergenze, il pericolo del terrorismo islamico, all’emergenza dell’immigrazione, all’emergenza economica c’è sempre chi invoca il governo forte, la riduzione degli spazi della democrazia e c’è chi lo fa denigrando la Resistenza, criticandone il significato ed i valori.

Io penso che di quei valori dobbiamo continuare a parlare; soprattutto dobbiamo ricordare alle più giovani generazioni quanto è costato alla generazione dei miei nonni e bisnonni comprendere quanto fossero importanti, quanto difficile fosse conquistarli, viverli, difenderli.

Viva la Resistenza, viva la libertà!

Faceva andar la gru, perciò era un gruista

Sto approfondendo il motivo della protesta di un gruppo di lavoratori che da questa mattina sono saliti in cima a una gru. Naturalmente spero che questa spiacevole situazione si risolva il prima possibile in modo positivo e che gli operai scendano autonomamente. Come Amministrazione comunale faremo di tutto affinché i lavoratori siano tutelati e ricevano ciò che spetta loro. Segrate purtroppo continua a soffrire l’onda lunga di speculazioni edilizie degli ultimi anni, della conseguente bolla immobiliare e più in generale di una mala gestione del territorio che ha permesso tutto questo creando molteplici criticità. Oggi sono i lavoratori di via Giotto a farne le spese, ma il problema dei cantieri fantasma e delle numerose imprese edili fallite sta coinvolgendo anche tantissime famiglie segratesi che hanno acquistato casa investendo i loro risparmi in progetti edilizi che non si sono mai realizzati o che faticano ad essere portati a termine.

E’ per questo che il nostro nuovo PGT prevede il blocco di ulteriori costruzioni e la salvaguardia di ciò che resta di territorio non urbanizzato, nel tentativo anche di evitare ulteriori fallimenti e crisi come quella a cui stiamo assistendo da questa mattina. Non è questione di essere ambientalisti o no, ma di agire con il buonsenso. Il lavoro fatto per riprogettare la Segrate del futuro col nuovo PGT è stato notevole e faticoso, sopratutto perché per la prima volta nella storia cittadina è stato ampiamente condiviso e partecipato da tutte le forze politiche in gioco e dai cittadini. I benefici saranno a medio lungo termine e i nostri figli potranno continuare a vivere in una città a maggioranza verde.

Chiarezza sulle tariffe degli asili nido comunali

Basta con le strumentalizzazioni e gli allarmismi, facciamo chiarezza sulle nuove tariffe degli asili nido comunali. Il costo dei nidi tra quelli dei Servizi a domanda individuale (mense scolastiche, trasporti, ecc) NON si basa si basa sul reddito, ma sulle fasce ISEE. Cos’è l’ISEE? E’ un indicatore che valuta la situazione economica dei nuclei familiari che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata. L’ISEE quindi solo in parte ha a che fare con il reddito da lavoro che tutti conosciamo, ovvero l’ammontare annuo dei nostri guadagni. Un ISEE di 33.000 euro non equivale affatto a un reddito di 33.000 euro. Sul calcolo ISEE intervengono infatti molteplici fattori. Quali? E’ calcolato sulla base dei redditi da lavoro di tutti i componenti famigliari, sul patrimonio mobiliare e immobiliare (se si paga un mutuo, un affitto), sullo stato dei conti correnti e sulle caratteristiche del nucleo familiare: numero di figli a carico ed eventuali disabilità, ecc. Insomma, l’ISEE fotografa la condizione economica di una famiglia in modo certo. Per calcolarlo ci si può rivolgere gratuitamente a un qualsiasi Centro di Assistenza Fiscale. L’invito, quindi, che rivolgo a tutti coloro che devono iscrivere un figlio al nido o devono pagare un Servizio a domanda individuale, è di fare l’ISEE, altrimenti si verrà inseriti automaticamente nella fascia più alta delle tariffe e allora sì che potrebbero presentarsi problemi. Una procedura che, ad esempio, tutti gli studenti fanno ogni anno per iscriversi all’Università.

Quasi tutte le rette rimangono invariate e spesso più basse dei comuni a noi vicini, mentre le fasce ISEE più ricche hanno subito un aumento che le allinea comunque ai costi dei Comuni vicini, rimanendo in alcuni casi anche più basse. Quindi niente politiche folli e draconiane fuori dal mondo. Quest’anno abbiamo introdotto una nuova fascia ISEE da 33.000,01 euro a 45.000,00 per puntualizzare ancora di più la tariffazione e aumentarne l’equità. Attualmente le fasce ISEE sono 13. Gli aumenti coinvolgono SOLO le ultime due fasce ISEE, la 12^ e la 13^, ovvero coloro che hanno un ISEE superiore a 33.000,01 euro. Ripeto reddito ISEE. Abbiamo quindi difeso i redditi più bassi: per tutte le altre 11 fasce ISEE le tariffe e gli eventuali sconti per frequenze part-time e per fratelli restano INVARIATE. Sento dire: “Ma allora conviene più il nido privato“. Probabilmente per chi ha un reddito ISEE maggiore di 45.000 euro. Però è bene ribadire anche un altro concetto: tutti i cittadini di Segrate (anche chi non ha figli) concorrono pagando le tasse alla spesa dei nidi comunali e più in generale alla spesa di tutti i Servizi a domanda individuale, perché le rette non coprono l’intero costo del servizio che viene pagato in toto dal Comune. Quindi in linea di principio è corretto che chi ha le possibilità economiche per farlo, finanzi il servizio senza pesare sulla collettività (così come chi decide di iscrivere i propri figli nei nidi di Segrate ma risiede in una altra città). Ognuno poi è libero di fare le proprie valutazioni economiche, mettendo sul piatto anche il fatto che la qualità dei nostri nidi pubblici è eccellente.

Arriviamo al perché dell’aumento. Lo abbiamo raccontato in diverse occasioni e incontri pubblici e lo ribadisco ancora una volta: abbiamo ereditato una situazione finanziaria del Comune disastrosa che mai avremmo pensato di trovare. Stiamo cercando di evitare il dissesto, che avrebbe conseguenze molto serie per la città, chiedendo alla Corte dei Conti di dilazionare i quasi 17 milioni di euro di debiti lasciati dalle precedenti amministrazioni. Una manovra che abbiamo avviato con spirito di servizio, assumendoci comunque responsabilità che NON SONO NOSTRE, con drastici tagli della spesa, riorganizzazioni dei servizi e, ahinoi, con aumenti delle imposte che solo un pazzo proporrebbe se non fosse costretto. Si sarebbe potuto fare in altro modo? No. E i tanti presunti maghi che oggi raccontano il contrario dichiarando che siamo noi gli incapaci, sono gli stessi che hanno infilato Segrate e i segratesi in questa drammatica situazione. Noi agiremo diversamente, lasceremo a chi verrà dopo di noi i conti in ordine, garantendo loro la possibilità di attuare le politiche promesse ai cittadini.

Mi raccomando, richiedete tutti l’ISEE per tempo, è gratuito e vi eviterà spese non necessarie.

Lasciare la nostra città un po’ migliore di come l’abbiamo trovata

Un anno e mezzo fa, quando ho cominciato questa esperienza amministrativa, sapevo che non sarebbe stato facile per le precarie condizioni in cui versano gli enti locali. Le innumerevoli criticità del bilancio comunale che sono emerse nel tempo però hanno superato di gran lunga ogni pessimistica previsione. Per questo sono molto arrabbiato e amareggiato, perché non è certamente lasciando decine di milioni di debiti e i conti allo sbando che si governa il bene Comune. Ma non ci siamo dati per vinti. Anzi, siamo ancora più convinti che i segratesi ci abbiano eletto proprio per questo, non solo per tutelare il territorio dalle speculazioni, ma anche e soprattutto per tornare a una sana normalità di gestione della cosa pubblica. In tutti questi mesi nonostante le difficoltà ci siamo rimboccati le maniche per trovare una soluzione: responsabilmente nei tre anni e mezzo che ci restano di mandato metteremo a posto anche i conti, proponendo come fanno i buoni padri di famiglia una gestione finanziaria sostenibile, oculata e che preveda entrate e uscite certe; contenimenti della spesa e riduzione degli sprechi. Ciò che faremo sarà solo a tutela della cittadinanza e di chi dopo di noi verrà ad amministrare la nostra Segrate, con un solo obiettivo: lasciare la nostra città un po’ migliore di come l’abbiamo trovata.

Ieri sera in Consiglio Comunale abbiamo avviato la prima parte della manovra di riequilibrio, faticosa ma doverosa. Ringrazio per questo tutta la maggioranza e chi in queste settimane e in questi giorni sta lavorando con grande dedizione e serietà. Al contrario di chi ancora irresponsabilmente va in giro dicendo con volantini che mi raffigurano come Pinocchio con le orecchie d’asino che la situazione di bilancio che stiamo raccontando ce la siamo inventata, che è frutto della nostra incapacità di amministrare. Un volantino che sono certo farà più male a chi l’ha diffuso perché io, la Giunta e la maggioranza di governo, al contrario di chi si è affrettato a darci dei bugiardi in modo sbrigativo, molto vago, senza leggere i documenti e con contenuti non corretti, non abbiamo nulla da nascondere e stiamo lavorando anche in questa delicata situazione con assoluta trasparenza. Questa situazione di bilancio e le sue conseguenze sono state illustrate in diverse occasioni da me e dal vicesindaco Luca Stanca in occasione di sedute di consiglio comunale, conferenze stampa, comunicazioni tramite i canali dell’ente e soprattutto in tre serate aperte al pubblico organizzate tra febbraio e marzo a Milano 2, Segrate Centro e San Felice. Incontri che hanno avuto una partecipazione motivata di segratesi di diverse fasce d’età. Ci sono stati interventi, commenti, domande e giudizi. Ma che qualcuno dicesse che ci stavamo inventando tutto, di fronte ai numeri certi e alla matematica, questo non è mai capitato.

Ma forse ciò che però più mi rammarica è che in tutti questi mesi non ci sia stato un solo rappresentante delle forze d’opposizione che di fronte a cifre incontrovertibili segnalate alla Corte dei Conti, abbia per un attimo lasciato da parte la battaglia per il potere, non so in che altro modo definirla, e abbia provato a offrire il proprio contributo. La situazione finanziaria del Comune di Segrate che è emersa dal passato ci ha davvero portati a un passo dal tracollo, e allora sì che sarebbero stati guai ben più seri, ma sembra che anche chi predica in continuazione la partecipazione e la collaborazione tra le parti per il bene dei cittadini questo non importi.

Un futuro migliore per i segratesi e i nostri figli, invece, a me sembra l’unico vero obiettivo che deve essere sempre inseguito sempre con determinazione. Con onestà, trasparenza e energia.

Le mafie esistono

Oggi è la Giornata Mondiale della Memoria delle vittime di mafia.

Ieri, poche ore dopo l’incontro a Locri tra i familiari delle vittime delle mafie e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono comparse sui muri dell’arcivescovado, di una scuola e del comune di Locri, pesanti minacce contro Don Luigi Ciotti e il Vescovo monsignor Francesco Oliva.

Questa giornata non è retorica. Le mafie esistono ancora, hanno solo mutato forma, rendendosi meno visibili e più subdole, infiltrate, nella società, nella finanza, in politica.

Noi a Segrate non ci limitiamo a qualche parola di circostanza in tema di legalità.

Il 20 giugno 2016, il consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’adesione di Segrate ad Avviso Pubblico, l’Associazione che conta più di 300 Amministrazioni pubbliche che combattono attivamente le mafie, attraverso trasparenza e buona politica, sui temi dell’ambiente, territorio, pianificazione urbanistica, appalti, contratti, servizi e aziende pubbliche, beni confiscati, giovani e cultura. Il 3 ottobre l’Ufficio di Presidenza di Avviso Pubblico ha dato il benestare alla nostra adesione.

Il futuro a Segrate riserva molte sfide su cui bisogna tenere gli occhi aperti. Non ci distrarremo, vigileremo sulla correttezza della nostra politica. Ognuno deve fare la sua parte per debellare il parassitismo delle mafie: noi siamo pronti a fare la nostra.

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