Facciano pure

 

Sono state giornate di minacce.

Mi hanno scritto 14 esponenti della precedente maggioranza, quella che amministrò Segrate fino a giugno 2015. Si dichiarano amaramente sorpresi per il fatto che li ho chiamati in causa per i debiti fuori bilancio che una indagine interna ha recentemente fatto emergere. Sostengono che queste irregolarità contabili, avvenute a partire dal 2010, sono in realtà colpa dell’attuale amministrazione che è in carica da un anno e mezzo. Se entro dopodomani non provvederò a rettifiche e scuse sulla stampa e i social network, vengono adombrate querele e richieste di risarcimenti.

Mi ha poi scritto l’ex vicesindaco, Manuela Mongili. Chiede a me e al presidente del Consiglio Comunale di convocare il Consiglio perché i consiglieri possano ascoltare le sue precisazioni in ordine al ritiro delle deleghe e ai fatti che vi hanno dato causa. Se non accadrà, minaccia di diffondere un lungo documento dove ripercorre una serie di vicende, dalla procedura della convenzione Boffalora alla revoca del suo incarico, sottolineando in particolare il ruolo e il peso che nelle decisioni ha avuto il segretario cittadino del PD.

Risponderò alle due lettere con la dovuta cortesia e ignorerò le minacce.

Sui debiti fuori bilancio c’è una dettagliata relazione che è stata inviata alla Corte dei Conti, alla quale ho fatto seguire una mia nota assicurando piena collaborazione perché venga fatta chiarezza sui fatti e sulle responsabilità.

All’ex vicesindaco ricordo che sono sempre stato favorevole alla massima trasparenza; mi rammarico che l’avv. Mongili usi come strumento di pressione la minaccia di pubblicizzare anche il contenuto di mie conversazioni e telefonate, ma da quando ho iniziato questa avventura so perfettamente che la mia vita è un po’ meno privata e tutto quello che dico e faccio può essere portato alla conoscenza e al giudizio dei miei concittadini.

Facciano pure.

Straccio e acquaragia per continuare a non dimenticare

La rievocazione della Shoah che facciamo in modo più intenso nel Giorno della Memoria è ogni volta un momento faticoso e doloroso per la mente e per il cuore. La Shoah rappresenta l’apice tra le assurde e molteplici crudeltà che la razza umana ha compiuto su se stessa e ci assedia da vicino con i suoi eventi che si svolsero anche qui, in Italia, a Milano, in anni che i più anziani hanno vissuto.

Non è facile raccontarla ai più giovani che conoscono forse meglio altre più recenti violenze e sofferenze. Ci aiutano, oltre ai libri di storia, la narrativa scritta e quella cinematografica.
Tra i libri, “Se questo è un uomo” di Primo Levi rimane l’esempio insuperabile di limpida e coinvolgente scrittura. Oppure il libro​ “Che razza di ebreo sono io” di Bruno Segre, che martedì 31 presentiamo a Segrate alle ore 18.30 al Centro Verdi.

Anche la cinematografia continua ad affrontare con esiti straordinari un tema così complesso. Ne sono un esempio tre film degli anni ’90: “Schindler’s List” di Spielberg, “La vita è bella” di Roberto Benigni e “Train de vie” di Radu Mihăileanu che ci hanno dato tre modi diversi ma tutti coinvolgenti per raccontare e far ricordare.
C’è un film più recente che viene ancora proiettato in qualche sala. E’ “Il figlio di Saul” diretto dall’ungherese László Nemes, premio Oscar 2016 quale miglior film in lingua straniera.

A non dimenticare ci aiuta anche la stupidità.
L’artista tedesco Gunter Deming ha realizzato più di 56.000 “pietre d’inciampo” che sono state distribuite per tutta l’Europa. Sono delle targhe metalliche a ricordo di vittime della Shoah che vengono poste sul pavimento stradale nelle vie dove abitava chi venne arrestato e deportato nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Sei di queste targhe sono state poste in sei diverse vie di Milano la scorsa settimana. Quella a ricordo di Dante Coen, un commerciante ebreo deportato ad Auschwitz nel 1944 che abitava in via Plinio, dopo un paio di giorni è stata imbrattata con vernice nera.

E’ stata subito ripulita con straccio e acquaragia dalla figlia Ornella che ancora vive a Milano.

Straccio e acquaragia per continuare a non dimenticare.

Terremoto nel Centro Italia, la forza di Pieve Torina

 

 

Scrivo da Pieve Torina, paese in provincia di Macerata, duramente colpito dal terremoto. Era una paese di 1450 abitanti. Molte case sono rimaste in piedi perché erano state costruite bene ed hanno resistito. Ma le pareti non sono più perpendicolari al terreno, il terremoto le ha spostate di decine di centimetri e molti tetti si sono piegati o sono crollati.
Il 93% delle abitazioni sono inagibili, le attività commerciali sono tutte chiuse e metà della popolazione vive in riviera a 70 chilometri di distanza; l’altra metà è rimasta e vive in un camper, roulotte o casette di fortuna. Sono soprattutto contadini, rimasti a salvare gli allevamenti di suini, bovini e pollame per i quali il paese è rinomato.


Sono venuto qui con alcuni volontari della Protezione Civile per portare giochi per bambini raccolti dalle scuole cittadine e in occasione della recente festa di via Gramsci, grazie al contributo dei commercianti. Un piccolo segno della nostra vicinanza. Non so dire se mi abbia colpito di più la sensazione di distruzione del terremoto che si respira, o se la tenacia degli abitanti di Pieve e del loro bravo sindaco Alessandro Gentilucci che non si scoraggia e fa di tutto per mantenere unita la sua comunità. Esperienze come queste mi aiutano a capire le reali priorità e magari a ridimensionare i nostri piccoli e grandi problemi quotidiani. Non significa che bisogna sedersi sugli allori, ma che dobbiamo renderci conto più spesso delle fortune che abbiamo.


Ho imparato molto oggi dalla forza di volontà di questa gente. Un ringraziamento va alla Protezione Civile, ai Vigili del fuoco, all’Esercito e ai tanti volontari che silenziosamente ogni giorno fanno un lavoro incredibile per proteggere e ricostruire questo pezzo di Italia.

Paolo

Adesso voglio vedere se ridi ancora

unnamedDal 1999 l’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha scelto il 25 novembre come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore della Repubblica Dominicana.

C’è chi sostiene che il femminicidio sia un fatto inesistente, che esistano solo gli omicidi: persone che uccidono altre persone per i più svariati motivi. Non è un parere isolato, ma contrasta almeno con due dati di fatto. Il primo dato sono i numeri: in Italia, dove gli omicidi sono calati drasticamente nell’ultimo ventennio, i delitti di cui sono vittime le donne, maturati in ambito familiare o delle relazioni personali, sono circa un quarto del totale. Solo ieri l’ultimo brutale a Seveso, qui vicino a noi. Sono quindi una categoria consistente, statisticamente da assumere come categoria a sé stante.

Il secondo dato è la banalità e la ferocia con cui vengono consumate queste tragedie e in generale gli atti di violenza contro le donne.

Adesso voglio vedere se ridi ancora”. Così ha detto un uomo, condannato in questi giorni a 18 anni di carcere, mente dava fuoco alla sua compagna, incinta di otto mesi.

Le guerre, le sofferenze e la ferocia, sono nella cronaca quotidiana. Ma questa banalità del male, questi atti di violenza, di maltrattamenti e persecutori che vedono le donne vittime “privilegiate” nella nostra società, senza importanti distinzioni di ceto e di formazioni culturale, ci obbligano a intervenire. E la prima forma di prevenzione è non negare il problema, ma parlarne il più possibile, come facciamo oggi.

Un futuro per la Boffalora


Passo dopo passo e con grande senso di responsabilità nei confronti di tutta la cittadinanza stiamo cercando di risolvere anche i problemi delle famiglie di Cascina Boffalora. Ieri sera in consiglio comunale abbiamo adottato il Programma Integrato di Intervento denominato “Milano 4 you 2016” che aggiorna il precedente PII “Cascina Boffalora”, diminuendone drasticamente le volumetrie e aumentandone enormemente la qualità urbanistica, alleggerendo da costruzioni l’intera porzione nord dell’area, che potrà connettersi al Parco delle Cascine di Pioltello e prevedendo la risoluzione delle criticità degli abitanti.

E’ una vittoria per la nostra amministrazione, che ha affrontato un percorso serio, senza urlare, guardando al futuro, compiuto in stretta collaborazione con la maggioranza consiliare, con gli uffici del Comune che ringrazio per il grande lavoro svolto e con gli operatori proponenti. Questo è un intervento immobiliare che nasce sulle rovine del primo datato 2004, che non abbiamo certamente voluto e votato noi, ce lo siamo trovati a dover gestire come tante altre magagne legate al territorio. Lo stiamo facendo e lo continueremo a fare senza indugi come promesso ai segratesi responsabilmente e concretamente come è nel nostro stile.

Bene, avanti così.

Con Matteo Renzi per la Cassanese bis

img-20160927-wa0041Stamattina ho accompagnato Matteo Renzi durante la sua visita al San Raffaele. E’ stata l’occasione per parlargli delle questioni più urgenti della nostra città e in particolare della Cassanese bis. La viabilità speciale è una grande occasione per la nostra città e la sua realizzazione libererà le maggiori aree residenziali di Segrate da gran parte del traffico di passaggio, ma i lavori non sono ancora iniziati a causa di incredibili lentezze e di ostacoli burocratici.

Il premier, che ha ben presente che lo sblocco della Cassanese bis farà decollare i lavori del mega centro commerciale Westfield Milan con il conseguente grande investimento privato in una opera enorme che porterà occupazione e sviluppo, mi ha riconfermato il suo appoggio e il suo interessamento.

L’incontro di stamattina con Renzi è solo l’ultimo di una serie ormai lunghissima di iniziative che abbiamo preso per sbloccare la Cassanese bis e conseguentemente i lavori del Westfield. Noi vogliamo che il grande impatto ambientale sul nostro territorio del Westfield si trasformi in benefici di occupazione e sia soprattutto l’occasione per uno sviluppo sostenibile della viabilità locale: Cassanese bis, nuova Stazione Ferroviaria, prolungamento della MM4, completamento della rete ciclabile cittadina in collegamento con Milano e gli altri comuni vicini.

Tutto col gioco, niente per gioco

img_4018Si è conclusa da poche ore la festa cittadina 2016. Tre giorni di divertimento, sorrisi, musica, balli, risate di bambini, profumi, sapori, solidarietà.
Riempie il cuore vedere la nostra città così viva e spensierata. Il desiderio è che lo sia sempre, tutti i giorni dell’anno e il mio impegno quotidiano è orientato a questo.

Dietro a tutto questo però c’è un grande lavoro di squadra che non si vede, fatto di riunioni, discussioni, rinunce, confronti a volte duri, ma che fanno crescere.

Per questo voglio ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la riuscita della festa, tenendo duro fino all’ultimo, rinunciando a ore di sonno, anche quando ci consigliavano di annullare gli eventi per il meteo ballerino. Grazie quindi ai dipendenti del Comune, alle associazioni, alle forze dell’ordine, alla protezione civile, agli sponsor e a voi cittadini che avete partecipato in tantissimi.

Siamo motivati a fare ancora meglio il prossimo anno, imparando dai successi ma soprattutto dagli errori.
E’ bello ricominciare il lunedì mattina così. Buona nuova settimana a tutti.

Incontro con Umberto Ambrosoli

ambrosoliCari amici,
vorrei invitarvi giovedì 22 settembre dalle 18.30 al Centro Verdi di via XXV Aprile a Segrate ad incontrare Umberto Ambrosoli e parlare con lui dei suoi libri “Ostinazione civile. Idee e storie di una rigenerazione civica” e “Coraggio. Storie di gente comune. Storie di legalità“. Inoltre nel corso della serata la Sala Studio del Centro Verdi di via XXV Aprile sarà intitolata a suo padre, Giorgio Ambrosoli.

Un appuntamento che servirà a tutti per immergerci nella virtù appassionata dell’attivismo civico, nella buona politica, nel coraggio di mettersi al servizio della collettività con onestà e trasparenza e di affrontare anche rischi e pericoli in nome del bene della propria comunità.

La sala studio del Centro Verdi, frequentata e vissuta quotidianamente da centinaia di ragazzi, portando il nome del grande Giorgio Ambrosoli non solo ne onorerà la memoria, ma sarà richiamo costante per i giovani, per i cittadini tutti e le generazioni future al suo splendido esempio di altissimo senso del dovere e di assoluta integrità morale.

Noi che viviamo in un eterno 11 settembre

dsc_1674Sono passati 15 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001. Da allora viviamo come in un eterno 11 settembre, di ansie, di paure, di incertezze per il futuro.

Molti di noi lo ricordano come l’attentato alle Torri Gemelle, le Twin Towers di New York, che fu l’evento più clamoroso. Ma la storia di quel giorno fu assai più complessa: furono quattro gli aerei che vennero dirottati quella mattina in partenza da quattro diversi aeroporti della costa orientale degli Stati Uniti. Due colpirono appunto le Torri Gemelle, un terzo si abbattè sul Pentagono, il quarto cadde in un campo in Pennsylvania dopo che i passeggeri che avevano saputo di quello che era accaduto a New York cercarono di sopraffare i dirottatori.

Le vittime degli attentati furono quasi tremila, tra chi perse la vita negli impatti e quanti morirono a seguito del crollo delle Torri. In gran parte erano civili, ma persero la vita ben 343 vigili del fuoco, 72 agenti delle forze dell’ordine e 55 militari.

Fu un evento di un terrificante impatto non solo sull’opinione pubblica mondiale, ma anche sull’economia e sulla vita di tutti i giorni. Da allora sono state aumentate le misure di sicurezza nei viaggi aerei e nel passaggio di molte frontiere. E’ stato un evento che ha segnato la storia del nostro secolo. Si può senz’altro dire che da allora la nostra vita non è stata più la stessa.
Sono passati quindici anni. I ragazzi che sono nati quell’anno stanno ora iniziando le scuole superiori e forse lo hanno già trovato o lo troveranno sui loro libri di storia.

Se ne può parlare come il primo attacco all’Occidente dopo tantissimi anni. L’ondata terroristica che l’11 settembre 2011 colpì gli Stati Uniti è continuata insanguinando anche l’Europa e sempre più vicino a noi: ricordo gli attentati sui treni di Madrid nel 2004 (191 morti e duemila feriti); gli attentati sulla metropolitana di Londra nel 2005 (56 morti e 700 feriti) e negli ultimi due anni la strage della redazione del Charlie Hebdo a Parigi e ancora i 130 morti nelle strade di Parigi (la strage del Bataclan), l’attentato all’aeroporto di Bruxelles del marzo scorso e solo due mesi fa la strage del lungomare di Nizza, a pochi chilometri dei nostri confini.
Questa scia di morte che ci appare insensata, incomprensibile e purtroppo non si può dire che non arrivi a colpirci ancora più da vicino.

Nel ricordare gli eventi del 2001 e nel rimarcare la nostra solidarietà al popolo e al governo degli Stati Uniti, voglio anche ricordare come grande merito della democrazia nordamericana sia quello di salvaguardare i propri valori. Ha detto il presidente Obama in questa ricorrenza: “La paura del terrorismo non deve stravolgere i nostri valori. E non possiamo seguire chi vorrebbe dividerci o reagire in una maniera che intacchi il tessuto della nostra società“.

Solo in questa maniera potremo finalmente uscire da questo 11 settembre iniziato, e mai terminato, ben 15 anni fa.

Mettiamoci in gioco!

festaLa Festa cittadina di settembre è l’evento più importante dell’anno: non esistono più frazioni e quartieri ma solo un’unica Segrate. Ci si ritrova tutti insieme anche se si abita in zone opposte della città.

Il grande lavoro di razionalizzazione e ottimizzazione della spesa pubblica, intrapreso nel nostro primo anno di amministrazione, non poteva escludere la voce delle feste. Il taglio del budget è stato importante e ha comportato una riduzione di circa il 70% rispetto allo scorso anno. Ma invece di abbatterci davanti alle difficoltà abbiamo affrontato la sfida con stimoli rinnovati. Anche grazie al prezioso lavoro degli uffici abbiamo costruito un evento che punta alla sostanza e che non ha nulla da invidiare all’ottima SegratExpo 2015.

Il terribile terremoto che ha colpito le popolazioni del Centro Italia ci ha portato a eliminare ulteriormente i fronzoli e a concentrarci su quello che conta davvero: il coinvolgimento e la condivisione. Senza rinunciare al divertimento ci saranno quindi anche numerose occasioni di solidarietà, per destinare risorse a chi ne ha bisogno. Quest’anno i fuochi d’artificio non si vedranno in cielo, ma tra di noi.

Mettiamoci in gioco!” è il motto di SegratExpo 2016: significa che la festa la costruiamo insieme. Più energia metteremo tutti durante l’evento e più bello sarà. Sono sicuro che Segrate saprà sprigionare una grande vitalità. Vi aspetto per divertirci tutti insieme e anche per regalare un po’ di speranza di futuro a chi sta vivendo momenti di difficoltà.

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