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Carlo Maria Martini: la bellezza che salva il mondo

Il salmo 118 recita “lampada per i miei passi è la tua parola e luce sul mio cammino”: è il mio pensiero più intimo, questo testo mi è tanto caro che vorrei fosse l’unica cosa scritta sulla mia tomba.  – Carlo Maria Martini

Avevo poco più di vent’anni quando Padre Carlo Maria Martini indirizzò nelle case di noi milanesi la lettera che, nella mia esperienza, ha meglio sintetizzato il suo insegnamento di Pastore: “Quale bellezza salverà il mondo?”

La domanda, raccolta da “L’idiota” di Dostoevskij, ovviamente non si riferiva alla bellezza esteriore, quanto alla “bellezza tanto antica e tanto nuova” di Sant’Agostino che ogni innamorato scopre nella persona amata per la quale si mette in gioco.

Padre Martini ci esortava a scoprire la bellezza di ciò che è vero e giusto nella vita perché solo questa bellezza può rapire veramente i nostri cuori e rivolgerli a qualcosa di più grande.

Oggi la notizia della scomparsa del Cardinale mi riempie il cuore di tristezza. Siamo tutti un po’ più soli e spaventati, come i discepoli descritti nella lettera pastorale spedita nell’anno del Giubileo, “La Madonna del sabato santo”, quando Padre Martini scriveva così: “I discepoli del sabato santo portano in sé la memoria di quanto hanno vissuto col maestro. Ma si tratta di un ricordo carico di nostalgia e fonte di tristezza perché quanto era stato sperato e atteso con lui e per lui appare irrimediabilmente perduto“.

Così di fronte al mistero della morte non riesco a non chiedermi: dov’è la bellezza che salva?

Non ho dubbi sulla via che Padre Martini ha voluto indicarci, fino alla fine, nonostante il lungo e faticoso decorso della sua malattia: “Chi ama la sua vita, la perde; chi la rinchiude nell’egoismo, la spreca; ma chi la dona, la salverà sempre. Se uno mi vuole servire, dice Gesù, mi segua; e intendeva: mi segua fino in fondo, fino là dove giungerò, fino alla croce. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà” (Le età della vita, 2010).

Padre Martini vorrebbe che facessimo nostre le parole dei discepoli di Emmaus: “Signore, rimani con noi perché si fa sera, e il giorno già volge al declino. Signore, nelle Tue mani consegniamo la sua e la nostra vita“.

Ma non è facile, vorrei non provare tutta questa paura. Anche sant’Ambrogio, nella preghiera che parla della beatitudine finale in cui tutti ci ritroveremo, con la quale si concludeva il suo libro “Il coraggio della Passione“, implorava: “Ti supplico, non separarmi dopo la morte da coloro che ho amato sulla terra. Ti supplico, Signore, permetti che si ritrovino con me coloro che ho amato e che lassù abbia la gioia della loro presenza, della quale sono stato privato troppo presto qui sulla terra“.

Caro Padre Carlo Maria, perdona questa mia debolezza. Tu che dal cielo ora vegli su di noi, donaci di essere fedeli nella fede, incrollabili nella speranza, ardenti di carità nel tuo insegnamento, umili, semplici e miti nella tua parola. Tu, Cardinale amatissimo, sai bene come abbiamo un estremo bisogno di gioia, di speranza, di pace. Aiutaci a seminare intorno a noi la tua gioia, la tua speranza, la tua pace. Illumina il nostro cammino finché non ci troveremo di nuovo tutti insieme attorno all’unica Bellezza capace di salvare il mondo.

La terra dei cachi

Correggetemi se sbaglio.

Alcuni magistrati intercettano per errore il Presidente della Repubblica. Anche se in queste intercettazioni non c’è nulla di penalmente rilevante e il Quirinale dichiara che “sono autentici falsi“,  pare contengano affermazioni pesanti su alcuni attori della politica e della magistratura italiana.

Uno dei Pm dell’inchiesta infatti conferma l’esistenza di quelle telefonate, specificando però che non sono presenti negli atti depositati perché “non sono minimamente rilevanti” ai fini processuali.

Tuttavia, invece di cestinare le registrazioni, si pensa bene di tenerle custodite in un cassetto.

Un cassetto che forse non è stato ben chiuso, dal momento che ora queste stesse registrazioni sono state lette da alcuni giornalisti.

E ora i paladini della giustizia chiedono che Napolitano renda pubbliche queste intercettazioni per togliersi “dall’imbarazzo di un ricatto“.

E’ uno scherzo, vero?

“Lo streaming dei consigli comunali? E’ inutile”

Non l’ho detto io, ma il primo cittadino di Segrate su La Gazzetta della Martesana, che, dopo la sparata del suo assessore Zanoli a Famiglia Cristiana su “l’agricoltura che inquina“, forse si è sentito impegnato in una sfida a dichiarazioni memorabili.

Difficile pensare che si tratti davvero dello stesso Adriano Alessandrini che nemmeno tre mesi fa a Segrate Oggi aveva raccontato che aveva potuto seguire la “Leopoldina” organizzata da Segrate Nostra proprio grazie alla diretta streaming sul sito.

Nel 2010 una mozione firmata dai consiglieri Monti, Ciapini, Mongili e Ferrante e sostenuta da tutta la minoranza aveva chiesto che le sedute del Consiglio Comunale di Segrate venissero videoregistrate, diffuse via internet e archiviate sul sito del comune.

La maggioranza aveva votato contro e la mozione era stata respinta.

Anche allora le motivazioni addotte dai consiglieri di centro destra per spiegare la loro ostilità alla rete erano state le più fantasiose: “Sul sito del Comune non c’è spazio“, “Vogliamo farlo con gli strumenti giusti e facendo in modo che questi siano costi calcolati“, “Abbiamo il dubbio che possa essere strumentalizzato un intervento, una parte d’intervento: chi naviga o utilizza il web, sa benissimo oggi come viene usato il web“.

Alla fine era stato anche detto: “Noi ci stiamo attrezzando per fare in modo che ci sia anche questo tipo di strumento”.

A distanza di quasi due anni nulla è accaduto mentre altri Consigli Comunali, recentemente quello di Pioltello, al costo di pochi euro si sono messi in rete grazie a semplicissime webcam ed hanno consentito ai propri cittadini di seguire anche da casa e rivedere i lavori del consiglio.

E questa settimana è arrivata la dichiarazione del sindaco: “Già adesso di pubblico ce n’è poco. Penso anche a tutelare alcuni consiglieri da brutte figure. Lo trovo inutile, tanti interventi non sono affatto costruttivi“.

A me sembra abbastanza evidente che invece si tratta di un problema di poca simpatia per la trasparenza da parte della maggioranza, come è dimostrato anche dal rifiuto di mettere sul sito del comune i redditi di assessori e consiglieri.

E poi uno dice l’antipolitica

La notizia arriva dal Lazio e viene raccontata da Sergio Rizzo sulle pagine del Corriere della Sera.

Qualche settimana fa, il capogruppo dei consiglieri radicali della regione Lazio ha pubblicato sul sito internet il bilancio del proprio gruppo. Il documento mostra come, più che stipendi e diarie, la spesa maggiore siano i contributi ai gruppi consiliari che, nel caso dei radicali, ammontano nel 2011 ad una cifra di ben 422.128 euro. Considerando che il gruppo dei radicali è composto da solo due membri, questo comporta che ogni consigliere regionale avrebbe percepito in un anno circa 200mila euro. Il totale versato dalla regione Lazio al mantenimento del consiglio regionale sarebbe di 15 milioni di euro. All’anno.

Si scopre poi dall’analisi di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica che le altre regioni non sono molto da meno.

In Lombardia, ad esempio, la previsione 2012 indica 1 milione e 675 mila euro di contributo per il finanziamento dei gruppi, da sommare a 2 milioni e 106 mila euro di “formazione e comunicazione”, a oltre 8 milioni di euro per personale e segreterie dei componenti dell’ufficio di presidenza e dei gruppi,e a 2 milioni e passa di contributi per i dipendenti. Il totale fa quasi 14 milioni”. Seguono Sicilia e Piemonte. Le più “virtuose” sono Val d’Aosta e Toscana. Di quattro regioni, però, non si conoscono le voci di bilancio corrispondenti: sono Campania, Basilicata, Abruzzo e Calabria.

Ricordo però un servizio delle Iene che indicava gli assessori regionali della Calabria come i meglio retribuiti d’Italia. Ma anche al Nord non si scherza: il presidente della provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, riceve ogni mese uno stipendio di 25.620 euro lordi, circa 12.000 netti, e rilascia interviste dicendosi convinto di meritarli tutti.

Il gioco è sempre lo stesso: i contribuenti pagano mentre Stato, Comuni e Regioni sprecano. Meccanismo inaccettabile in tempi normali, diabolico in tempi di crisi. Come si può chiedere sacrifici ai cittadini quando l’apparato della Pubblica Amministrazione sperpera queste cifre?

Una soluzione? La trasparenza. I compensi ai politici sono soldi pubblici e i cittadini devono sapere come vengono spesi, con chiarezza. Già avviene per i dirigenti: i loro compensi per legge sono visibili sui siti dell’ente che li retribuisce. Per i politici invece la chiarezza è un optional. Secondo il sito della Regione Lombardia, Formigoni riceve una indennità di 4.096 € lordi al mese. Non è certo un granché. Sono le inchieste giornalistiche a farci sapere che altre voci (diaria fissa, rimborso spese trasporto e varie) gli consentono di contare su una busta paga che può raggiungere i 14.000€.

E Segrate? Indennità e gettoni di presenza sono fissati da leggi nazionali. Le spese di rappresentanza e le spese per le autovetture sono sul sito del comune.

Invece la proposta di rendere pubblici i redditi dei politici è stata più volte proposta ma è sempre stata respinta dalla maggioranza.

Ho cercato di dare il buon esempio rendendo pubblica la mia scheda economica (quanto guadagno, sia per il mio lavoro che come amministratore pubblico, cosa possiedo) e così pure il dettaglio delle mie spese elettorali.

Finora nessuno a Segrate mi ha imitato.

Eppure se la così detta “casta” non intende rinunciare a evidenti privilegi e si sottopone con la massima trasparenza al giudizio di coloro ai quali ha chiesto voto e fiducia, non vedo come possa chiedere ai cittadini di pagare più tasse ed fare ulteriori sacrifici.

Non è bene che l’uomo sia solo

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.

In questi giorni la discussa condanna a 21 anni di carcere di Breivik, il killer di Utøya scuote le coscienze e muove tanti interessanti dibattiti. Ed è un risveglio terribile soprattutto per noi cristiani che siamo stati educati a riflettere sul perdono e raramente sulla giustizia. Perché parlare di giustizia ci mette direttamente in gioco.

Qual è la giustizia di Dio?

Il carcere è l’espressione violenta di una giustizia vendicativa“, una volta mi aveva detto il cappellano di San Vittore.

Chi ha conosciuto il carcere in Italia sa che in cella si può guardare solo per terra, perché non si vede l’orizzonte. Il carcerato non conosce neppure rumori o odori. C’è ben poco di umano nelle carceri italiane. Eppure nelle nostre carceri si toccano gli estremi confini della vita di un uomo. Si tocca quanto possiamo fare sia di male che di bene.

Cristo sulla croce ci da una misura, un insegnamento di giustizia: una giustizia che non è vendicativa.

Tu che hai subito il male scioglilo dentro di te! Perché facendo altro male allungheresti solo la catena“. Non è passività al male, non è rifiutarsi di dare risposta al male, bensì rispondere con una forza maggiore: il bene. L’insegnamento di Cristo ci invita con coraggio a superare scribi e farisei conducendoci verso una giustizia della redenzione. L’insegnamento per il malfattore è chiaro: per riparare il male fatto sii benefattore!

A questo ci invita Gesù. Hai sbagliato? Mettiti al servizio del prossimo. E’ una giustizia che non sgrava dalle colpe, ma che investe di una responsabilità maggiore.

Difficile pensare che un carcerato italiano esca migliore dalla prigione. I più al contrario vi rientrano dopo pochissimo. In barba all’articolo 27 della costituzione che parla di giustizia rieducativa.

Quale rieducazione può essere fatta in una cella di tre metri per quattro con altri sei detenuti?

Da qualche anno io ho trovato un mio metodo. Ogni volta che guardo la TV o sfoglio un giornale, ho imparato ad accostarmi ai fatti di cronaca con atteggiamento critico. Nessuno sa cosa c’è dietro la vita di una persona. Nessuno conosce la sua coscienza.

Non giudicate“, ma “cercate innanzitutto la Sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in più“.

Segrate: affari in campo

Famiglia Cristiana indica la città di Segrate come l’esempio nazionale della completa urbanizzazione del territorio.

Nell’articolo, uscito oggi, ci sono spettacolari dichiarazioni dell’assessore Zanoli, secondo cui a Segrate occorre urbanizzare tutto il territorio perché “l’agricoltura inquina” e perché “abbiamo bisogno di raggiungere la massa critica di 50 mila abitanti per non farci assorbire da Milano“.

Come suggerisce Ugo De Berti, la dichiarazione di Zanoli sui 50 mila abitanti, “Se fosse vera sarebbe grave. Se fosse una bugia, gravissima“.

Il territorio di Segrate è pieno di contraddizioni: vi sono quartieri residenziali esemplari come Milano 2, San Felice, il Villaggio Ambrosiano e ci sono aziende importanti che hanno fatto di Segrate una delle città più ricche d’Italia. Ma in tutta Segrate non c’è un centro storico dove sia stato realizzata un’area pedonale o a traffico limitato e non c’è una tangenziale: la Cassanese e la Rivoltana, che stannno diventando gli sbocchi su Milano della Brebemi, passano davanti alla nostre case.

Ma la cosa peggiore è la progressiva completa sparizione dei terreni agricoli; lo scorso febbraio la maggioranza di centrodestra che amministra Segrate da quasi vent’anni ha votato un Piano del Governo del Territorio assurdo. Su 17 kmq di territorio è rimasto solo poco più di 1,5 kmq di terreno agricolo e boschivo e il PGT prevede di urbanizzarlo quasi tutto. Non si capisce perchè vogliono davvero costruire tutta Segrate nei prossimi cinque anni. Resteranno due piccolissime zone agricole, una a Redecesio di fronte alla dogana e una verso Pioltello dove c’è la Lucchini Artoni e dove in mezzo passerà il prolungamento di Viale Europa. Una follia, incomprensibile, con tutti i cantieri aperti, le tante case in vendita.

Aggiungo che le modalità di tutela ambientale previste dal PGT (cessione di aree alla proprietà pubblica e mantenimento a verde) hanno comunque il risultato che i terreni oggetti di trasformazione perderanno la destinazione agricola e per circa il 50% verranno utilizzati a fini edilizi (per il 30% per le costruzioni private e pertinenze, per il 20% per servizi pubblici e pertinenze); ciò significa comunque il definitivo irrimediabile consumo di suolo della nostra città.

Ho scritto una lettera al Governatore della Libia

Sì, in effetti non ho scritto nessuna lettera al Governatore della Libia, che forse oggi neanche esiste.

Ma un po’ più vicino, ad un paio di uffici del Comune di Segrate (urbanistica e tributi). Perché rientra tra le prerogative di un consigliere comunale, perché i dati richiesti sono quindi certamente utili all’espletamento del mio mandato di consigliere e perché mi sembra un tema che dovrebbe interessare tutti.

La premessa. Lo scorso 10 luglio il Consiglio Comunale ha discusso, senza approvarla, la mozione n. 4 a firma dei consiglieri Carrieri e Cattorini ad oggetto: “Censimento degli edifici sfitti ed inutilizzati“.

Nel corso della discussione era emersa da parte di tutti, maggioranza compresa, che pure alla fine votò contro la mozione, la richiesta di riportare la mozione in commissione per approfondimenti.

La conoscenza di dati statistici sulla consistenza e l’utilizzo del patrimonio edilizio esistente sul territorio comunale dovrebbe essere comunque con ogni evidenza un dato di estremo interesse al fine della programmazione della gestione del territorio.

Nel frattempo la giunta si è addormentata. Ma poiché le banche dati in possesso dell’Amministrazione Comunale, ed in particolare quelli riferiti ad ICI/IMU sono certamente utili per estrapolare elementi significativi, ho posto tre semplici domande.

  1. Quale risulta essere, con precisione o approssimativamente, il numero delle unità abitative (case, appartamenti o ville comunque denominate) esistenti sul territorio.
  2. Quante di tali unità abitative risulterebbero essere abitate o comunque utilizzate.
  3. Il numero delle unità abitative complessive previste nei nuovi insediamenti (Rovagnasco via Olgetta, Santa Monica, Village Stazione, Centro Parco Roma, Centro Parco San Rocco, Redecesio, Novegro…), quante sono state già completate e abitabili, quante risultano essere già abitate, quante in via di completamento.

La mia sensazione è che permanga a Segrate una ingente quantità di appartamenti invenduti oltre che di edifici commerciali e capannoni industriali che non vengono occupati anche a causa della perdurante crisi economica con la prospettiva che i nuovi volumi dei quali il PGT prevede la realizzazione andrebbero ad occupare inutilmente preziosi spazi a destinazione potenzialmente agricola.

Ma la politica non può essere fatta solo con le sensazioni.

Sappia la sinistra cosa fa la destra

Perché dopo una delle più fallimentari prove di governo del centro-destra che si siano mai registrate le opposizioni non riescono a beneficarne o ne beneficiano in misura così ridotta?

Io un’idea ce l’avrei.

Il responsabile Economia del Partito Democratico, Stefano Fassina, le scorse settimane ha rilasciato un’intervista in cui ha spiegato cosa farebbe oggi il Pd se fosse al governo, e ha presentato il suo decalogo con i dieci comandamenti del Partito democratico.

Non serve essere esperti di diritto del lavoro per respingere la proposta Fassina al mittente per almeno due ragioni:

  1. Spezza la società in due, tra chi è già assunto e chi è precario, mentre oggi il tema è la soluzione del conflitto generazionale.
  2. È uno specchietto per le allodole, perché non si può un giorno dire “governo con Casini” e il giorno dopo fare queste proposte, perché una esclude necessariamente l’altra.

Non so voi, ma io sono stufo di questo tipo di dirigenti che con la mano sinistra fanno finta di non sapere cosa fa la mano destra.

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