Monthly Archives: dicembre 2012

Un bambino, dove il solo fatto di esistere è già un’estasi

Strage di bambini nel Connecticut. Da quel che si apprende sarebbero morti 20 bambini, tra i 5 e i 10 anni. Si tratta di un atto disumano.

“Preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»”.

Io penso che tutto il Vangelo sia sintetizzato da questo abbraccio, dato a “un bambino, dove il solo fatto di esistere è già un’estasi” (Emily Dickinson).

Quale bellezza salverà il mondo?“, si chiedeva in una sua lettera pastorale il Cardinale Martini.

Sarà una bellezza che porrà al centro di ogni progetto, della chiesa e della società, della famiglia e della comunità, i piccoli, i deboli, i nostri bambini.

Intervista su ambiente, aria, territorio, agricoltura e mobilità.

Il periodico Quindici news mi ha spedito alcune domande su ambiente, aria, territorio, agricoltura e mobilità. Ho potuto rispondere with a little help from my friends di Segrate Nostra (Gianluca e Marco).

L’intervista è uscita questa settimana, potete trovarla qui in formato pdf.

1) Ambiente, territorio: come è cambiato dal punto di vista ambientale, negli ultimi 10 anni

E’ cambiato parecchio soprattutto nei termini della quasi totale scomparsa dell’agricoltura dai campi del territorio, via via convertiti in maniera massiccia, in ogni quartiere, in edificabili. A questo si assommano l’incremento di traffico veicolare di passaggio e interno, la quasi sistematica distruzione di vecchie cascine (abbattendole o confinandole), il mantenimento di alcune attività industriali presso aree abitate (come la Lucchini Artoni). E nulla si è fatto per ridurre i voli dell’aereoporto di Linate, i cui decolli avvengono sul territorio segratese, che anzi si direbbero incrementati nonostante le promesse (oltretutto appaiono del tutto trascurati gli antichi divieti di costruzione sotto le rotte). Si aggiunga che gli esperimenti urbanistici di tre quartieri segratesi sorti negli anni ’60-’70 (Milano 2, San Felice e Villaggio Ambrosiano) non solo non hanno avuto seguito ma non sono stati quasi per nulla valorizzati nei loro aspetti più notevoli, tra cui quelli ambientali e viabilistici. Assai grave il passaggio della BREBEMI – presso San Felice, Novegro e Tregarezzo – forse non evitabile ma per certo mitigabile mediante opportune costruzioni in trincea, che non saranno eseguite per grave disinteresse dell’Amministrazione.

Queste sono le maggiori criticità sotto il profilo ambientale del nostro territorio, ormai quasi del tutto urbanizzato, che arriva a confondersi con la periferia milanese.

Fortunatamente, come si dice più oltre, si è quasi ultimata la rete di piste ciclabili, per veri anni “sospesa” e poco manutenuta, tuttavia priva dei fondamentali agganci con Milano.

Mentre nell’ultimo decennio l’attenzione “ambientale” tende ad essere limitata al solo “controllo del verde”: le aree verdi private o quelle pubbliche realizzate ex novo come (insufficiente) compensazione dei nuovi insediamenti.

2) Ambiente, aria: che aria si “respira” a Segrate

Purtroppo l’aria che si respira a Segrate è la stessa che si respira a Milano e nei comuni limitrofi: ciò in quanto l’intensa urbanizzazione, caldeggiata dall’Amministrazione comunale negli ultimi anni e prevista anche nel nuovo PGT, ha di fatto creato una saldatura dell’abitato segratese con quello del Comune di Milano.

I collegamenti con Milano per i residenti, pur se migliorati con gli anni, non sono ancora ottimali, sia per la mancanza di corsie preferenziali per i mezzi di trasporto su gomma sia per lo stato pietoso in cui ancora oggi versa la fermata dei treni di Segrate.

Il traffico di passaggio su Rivoltana e Cassanese non fa che peggiorare la situazione; in più l’Amministrazione non ha quasi mai preso in considerazione i fermi delle auto che il Comune di Milano o altri comuni dell’hinterland hanno attuato.

3)   Ambiente, mobilità: come sta andando il car sharing? Il Bicibus? Quali iniziative per arrivare nel 2015 a 100km di percorsi pedonali e ciclabili?

Negli ultimi anni l’Amministrazione comunale ha certamente avuto maggiore attenzione alla mobilità “dolce”: sono state costruite molte nuove piste ciclabili e sono stati creati due collegamenti che permettono ai ciclisti di superare la via Cassanese da nord a sud.

Tuttavia, al momento manca una visione di insieme della mobilità tramite bicicletta, che è vista ancora più come mezzo di passeggio domenicale che come un modo di spostarsi nella provincia in modo realmente alternativo all’automobile. Ciò è provato dall’assenza di collegamenti con i comuni limitrofi, soprattutto nell’asse est-ovest (Milano-Pioltello): avviene così che chi voglia andare a lavorare in bicicletta a Milano trovi la pista ciclabile lungo la Cassanese che inizia a Rovagnasco e si interrompe a Lavanderie, mentre in verso opposto non esiste nulla. Così pure, nella stessa direttrice, avviene per la pista ciclabile a sud del Centro Parco, che si interrompe bruscamente ad un semaforo al limitare di Redecesio.

Anche per raggiungere la metropolitana di Vimodrone la pista ciclabile, volendo partire dal centro di Segrate, è più volte interrotta costringendo i ciclisti a pedalare troppo spesso in mezzo alle auto.

4)   Ambiente, agricoltura: salvaguardare le aziende agricole o farle “indirizzare” verso la produzione di ambiente?

In questo campo, a Segrate non siamo all’anno zero, ma addirittura all’anno “meno uno”. Ciò grazie alla politica della giunta Alessandrini che, con il PGT approvato nel 2012, è riuscita a trasformare quasi per intero quel poco di terreno agricolo che ancora esisteva in aree edificabili. Niente aziende agricole quindi sul territorio segratese: i cittadini, per acquistare prodotti a chilometro zero devono rivolgersi nei comuni intorno.

Inoltre c’è stata poca attenzione alle vecchie cascine che erano ancora attive fino a qualche anno fa: buona parte sono state abbattute per fare condomini (una per tutte: la cascina Lirone) e solo un paio sono state recuperate in parte a fini di utilità sociale.

Goodbye, Reality!

Goodbye LeninFanta-politica. Le primarie e Bersani, le dimissioni di Monti, il ritorno (l’ennesimo) in campo di Berlusconi. Gli avvenimenti surreali di questi ultimi giorni mi hanno portato alla mente un film delizioso, e altrettanto surreale, diretto dal regista tedesco Wolfgang Becker nel 2003, Goodbye, Lenin!.

Caduta in coma dopo aver assistito al pestaggio del figlio Alex, la fervida sostenitrice della DDR Christiane si risveglia dopo pochi mesi dalla Caduta del Muro di Berlino, e dell’oramai ex Unione Sovietica. Per non aggravare il suo già precario stato di salute con ulteriori shock, Alex non racconta alla madre quanto accaduto negli ultimi mesi, “preservando” la normalità della DDR all’interno di una stanza del proprio appartamento.

Una pantomima, una recita, un film nel film, in cui Alex, con la complicità di amici e vicini, realizza finti telegiornali con finte notizie sull’eccellente stato di salute del regime, recupera vecchi giornali, mette insieme un “santuario” di prodotti e cimeli dell’oramai superata Germania Est. Fare finta che nulla sia cambiato, cancellare con un colpo di spugna la realtà, quella vera e anche un po’ nuda e cruda, che si affaccia e svetta con prepotenza sui vecchi palazzi del lato orientale di Berlino…

…la fantomatica cancellazione di tasse. I ristoranti e le pizzerie pieni zeppi di clienti. L’imbroglio dello spread. In una parentesi di realtà durata appena un anno, si chiudono di nuovo gli occhi, si inventa una realtà alternativa, ci si anestetizza dicendo che tutto va bene, tutto tornerà a posto, volemose bene.

«Che strano, non è cambiato niente».

«Perché, doveva cambiare qualcosa?»

(Christiane e Alex – Goodbye, Lenin! (2003) di W. Becker)

Le infinite possibilità di esistere

Le infinite possibilitàAlighiero Boetti è uno degli artisti che meglio ha incarnato nelle proprie opere la necessità del cambiamento.

Grazie ai temi affrontati, Boetti sapeva raccontare le complessità del mondo, superando anche quelle barriere di un universo culturale che sembrava chiuso da confini insormontabili, come quello dell’Afghanistan, dove Boetti ha vissuto e prodotto molti dei suoi lavori.

I temi toccati, infatti, – i confini e il loro superamento, il caos, la complessità, la mescolanza di linguaggi e culture – sono oggi riflessioni che la società moderna deve abbracciare per potersi rilanciare.

Era solito affermare: “Scrivere è un piacere. Ci sono parole che uccidono, parole che fanno un male tremendo, parole come sassi, parole leggerissime, parole reali come in numeri. Ma se vuoi veramente qualcosa mettilo per iscritto“.

Fino al 22 marzo 2013, lo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano ospita una personale di Alighiero Boetti. Fateci un salto, ne vale la pena.

Nel frattempo potete godervi qualche anteprima anche su Repubblica.it

Noi siamo quelli che fanno politica sorridendo

Sarà una risata che vi seppelliràCon “un sorriso”. Così terminano tutti i messaggi di Matteo Renzi che abbiamo letto nei mesi di preparazione alla sfida delle primarie. Un saluto che era diventato tanto caratteristico da farne un tratto distintivo.

Anche noi, nelle nostro comunicazioni abbiamo imparato a concludere con il sorriso. Anche per distinguerci dai molti personaggi politici che non ridono mai e che non sanno quanto sono noiosi quelli che non sanno ridere e che anzi sono sempre arrabbiati, alla ricerca dell’avversario, del nemico da indicare come il vero colpevole di ogni disastro.

E’ stato talmente bello il nostro sorriso che se ne sono accorti in tantissimi che riconoscevano in quella firma la caratteristica di uno stile, arrivando, in alcuni casi, anche a prenderci bonariamente in giro.

Le primarie sono passate ma noi non abbiamo intenzione di smettere di divertirci perchè la politica va vissuta con determinazione, impegno ma anche con gioia e allegria. Tommaso Moro, non a caso il santo protettore dei politici, diceva nelle sue preghiere: «Beati quello che sanno ridere di se stessi, perché non finiranno mai di ridere».

Mi vengono in mente due sorrisi diversi ma altrettanto stupendi. Quello di un documentario politico e poetico che ho visto qualche anno fa, “Primavera in Kurdistan” che narra del viaggio di alcuni curdi dal Nord dell’Iraq verso il confine con la Turchia. Una cosa costituiva il filo conduttore del film: il volto sorridente delle donne curde. Andate a recuperarlo, se vi capita.

E poi il sorriso di Giovanni Falcone, nella cui biografia si legge che «era un giudice, ma soprattutto un uomo, un uomo allegro. Dotato di una risata che gli illuminava il viso. E quando rideva, la sua allegria, che era allegria e freschezza d’animo, voglia di vivere, lo prendeva tutto, fino a scuoterlo nel profondo. I suoi baffi ridevano, il suo naso rideva, i suoi occhi ridevano, felici. La sua anima sorrideva».

Troppi nostri politici, locali e nazionali, non sanno ridere. Troviamo, ad esempio nelle loro pagine di Facebook, tante dichiarazioni livorose venate da rancore. Sembra mancare loro la capacità di uscire dal proprio angolo, dalla propria parte per mettersi nei panni dei molti cittadini che la pensano diversamente. Poi quando ottengono risultati scadenti, arrivano a negare l’evidenza, o peggio, arrivano a sostenere che gli elettori sono stati stupidi o li hanno fraintesi, invece di chiedersi dove hanno sbagliato. Ecco invece un’altra qualità di Matteo Renzi che abbiamo imparato a apprezzare quando, nel discorso nella sera della sconfitta alle primarie ha detto: “Ho perso io“. Dimostrando di saperci mettere la faccia e di sapere guardare negli occhi e sorridere non solo nel momento dell’entusiasmo ma anche in quello della delusione e della sconfitta.

Così, se ci chiedono chi siamo noi che abbiamo sostenuto Matteo Renzi, penso che possiamo rispondere: siamo quelli che fanno politica sorridendo.

Il 2 dicembre scorso a Milano c’è stato l’incontro del coordinamento provinciale del Comitato Per Matteo Renzi; è stato bello vedere che sui volti dei volontari, nonostante le ore di lavoro e la delusione per la sconfitta, c’erano il sorriso e la felicità del trovarsi assieme. Sconfitti ma allegri e pronti a ricominciare.

Mi sembra che a sostenere Matteo si sia riunita tanta gente che vuole affrontare la politica senza rabbia, il mondo ne è già pieno. Che vuole continuare l’impegno nella politica con tenacia, determinazione e soprattutto con il sorriso. Ci sembra un bel modo per provare a cambiare la politica italiana.

Un sorriso (ovviamente).

Separati alla nascita ;-)

“E qualcosa rimane,

fra le pagine chiare e fra le pagine scureeee…”

“E con le mani amooore, per le mani ti prenderooooò

e senza dire parole nel mio cuore ti porterò,  e non avrò paura se non sarò bella come dici tu

ma voleremo in cielo in carne ed ossa, non torneremo piuuuuuuuuuù…”

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