Monthly Archives: ottobre 2013

Squallore stazione

IMG_9520La stazione di Segrate (o “fermata”, come anche viene chiamata) è utilizzata da molti segratesi in quanto le linee S5 ed S6 assicurano dalle 7 di mattina a mezzanotte ogni 15 minuti il passaggio di un convoglio che in pochi minuti consente di raggiungere il centro di Milano.

Non mancano però le note dolenti: il parcheggio è insufficiente e nei giorni feriali si rischia di non trovare posto. I servizi sono inesistenti: niente biglietteria (i biglietti a Segrate si possono acquistare solo in Comune e in alcune rivendite a Segrate Centro e San Felice), niente gabinetti, nessuna possibilità di aspettare il treno al caldo. L’illuminazione non è un granché e alla sera l’ambiente è tutt’altro che rassicurante. Da anni (l’impianto è attivo da fine 2004) l’area della stazione è un cantiere incompiuto ed anche le banchine non sono un esempio di qualità.
Tutto questo nonostante che le linee programmatiche 2010-2015 del sindaco indichino al punto 3 “Segrate si muove sempre più veloce” come obiettivo di mandato “per una mobilità sempre più moderna e veloce” la riqualificazione della stazione ferroviaria perché diventi “il fulcro del sistema di trasporto cittadino”.

Di fronte all’attivismo dimostrato dall’Amministrazione comunale in altri campi, soprattutto in urbanistica, l’abbandono cui appare lasciata la nostra stazione è inaccettabile. Per questo Segrate Nostra solleverà la questione in Consiglio Comunale con un’interrogazione corredata da alcune foto significative. Contemporaneamente io presenterò in regione un’interrogazione anche al competente assessore lombardo in quanto il trasporto regionale, comprese le linee suburbane che si fermano a Segrate è gestito da Trenord, una compartecipata Regione Lombardia – Trenitalia.

L’auspicio è che questo intervento su due fronti riesca a produrre in breve tempo qualche buon risultato.

«Segrate Nostra e Pd insieme sono il primo partito in città»

Il Folio, 29ott13, intervistaGrazie a Roberto Pegorini di Segrate in Folio per questa bella intervista.

Capogruppo di Segrate Nostra, nonché consigliere regionale del Patto Civico di Ambrosoli. Sicuramente Paolo Micheli è uno degli uomini politici più in vista di Segrate. Iniziamo a stuzzicarlo e vediamo come reagisce.

Quando si dimette da consigliere comunale?

«La questione del doppio incarico è un falso problema, visto che non ho doppio stipendio. Ho rinunciato da subito al gettone di presenza che percepisco come consigliere comunale. E le mie dimissioni, al contrario di quanto asserito da qualcuno, non dipendono neppure da chi entrerebbe al mio posto perché sono persone che stimo e che hanno la mia totale fiducia. Chi me le chiede sta solo facendo il gioco di Alessandrini e questo favore, al sindaco, non lo faccio perché è chiaro che con me in aula l’opposizione è più forte».

Ma come fa a conciliare il doppio impegno?

«Tranquillamente. L’impegno in Regione è gravoso, ma non viene intaccato da quello per le cose di casa e viceversa. Anzi. Dedico il cento per cento del mio tempo alla politica e su alcune tematiche il mio ruolo segratese mi permette di avere una prospettiva migliore rispetto agli altri colleghi dei Pirellone. Ad esempio, ora stiamo affrontando la questione dell’amianto e il mio punto di vista, partendo dall’esperienza avuta con il caso della Serravalle, credo sia migliore e maggiormente informato».

Perché Segrate Nostra ha rifiutato la fusione con i cugini di Insieme per Segrate?

«Abbiamo discusso a lungo al nostro interno e si è ritenuto di andare avanti per la nostra strada».

Risposta un po’ vaga… Me la argomenta maggiormente?

«Ci sono problemi personali. Abbiamo fatto una proposta ragionevole di coordinamento delle due liste civiche, ma la leader di Insieme per Segrate, Paola Monti, l’ha rifiutata. A quel punto abbiamo deciso di proseguire per la nostra strada».

In realtà Paola Monti sostiene che molte scelte che lei fa non sono per il bene di Segrate Nostra, ma per fare risaltare solo la sua persona…

«In campagna elettorale dissi che non avrei speso un euro e neppure un minuto per parlare male o rispondere a tutti coloro che potenzialmente si schieravano in opposizione ad Alessandrini e alla sua coalizione. Presi questo impegni e ho intenzione di portarlo avanti anche adesso. Non intendo replicare oltre alle provocazioni di Paola o di altri».

A volte non le pare di esagerare in aula a presentare interrogazioni, mozioni e interpellanze? Alcune sembrano un po’ pretestuose.

«No. Il consiglio comunale si incontra una volta al mese per queste questioni ed è l’unico momento che hanno le forze di minoranza per esprimere opinioni e condividere idee. È un momento che ci teniamo stretto».

Va bene, ma l’interpellanza sul convegno degli Ufo… Non sarebbe bastato chiedere al sindaco se avesse avuto o meno un costo per le casse pubbliche?

«Con l’interpellanza ci viene data una risposta ufficiale. A voce si può dire qualunque cosa. Le chiacchiere fatte nei corridoi non hanno alcun peso. E comunque  mi pare che i nostri interventi riguardino sempre questioni pesanti e importanti che hanno interesse sulla vita dei segratesi».

In questa sua avventura politica riconosce di aver commesso qualche errore?

«A volte mi chiedo se il processo che ora sta portando ad aggregare le forze del centrosinistra non dovesse essere utilizzato anche per le precedenti amministrative dove invece ci siamo scontrati. Ma una risposta che mi conforta me l’hanno data i segratesi che mi hanno votato permettendomi di diventare consigliere regionale».

Quindi, nessun errore?

«Diciamo che se avessi saputo che la mozione con cui chiedevamo il ritiro del Pgt avrebbe portato il sindaco a querelarci, come di fatto è successo, non avrei chiesto ad altri consiglieri di firmarla, ma l’avrei portata avanti da solo. Mi spiace di averli coinvolti».

Come è andata la seconda edizione del convegno “Se fossi sindaco, io…” ormai diventato famoso come “Leopoldina” che si è tenuto sabato scorso?

«Direi proprio bene. La cosa più notevole è che la prima edizione era partita come una cosa quasi interna a Segrate Nostra, mentre questa volta ha visto la partecipazione di tutta la politica segratese. Un momento di discussione riconosciuto anche dalle altre forze di minoranza e di maggioranza che erano presenti tra il pubblico. Molto interessante è anche stato l’intervento-confronto tra il segretario cittadino del Pd Dario Giove e del candidato alla guida futura, Damiano Dalerba. E mi piace sottolineare anche un sms del sindaco Alessandrini che ci ha augurato buon lavoro».

C’è un intervento che l’ha particolarmente colpita?

«Più di uno. Diciamo che i cinque minuti del professor Gianluca Poldi sull’educazione sono stati notevoli». 

Concretamente cosa sta facendo in Regione per Segrate?

«Più cose. Ad esempio mi è appena arrivata la risposta sul caso trivelle in Martesana. E poi ho fatto alcune interrogazioni sulla Viabilità speciale di Segrate per capire l’impegno che vuole mettere la Regione sul tema. In questo senso sono in continuo contatto con l’assessore regionale Del Tenno. E vorrei aggiungere una cosa su questo argomento».

Prego.

«Ho scritto ad Alessandrini e all’assessore Lazzari rendendomi disponibile a fare da tramite con i vertici regionali su questioni che interessano il nostro territorio».

Le hanno risposto?

«Per il momento no».

Prossimo passo che farà al Pirellone per la nostra città?

«Un’interrogazione sulla stazione ferroviaria e sul suo stato di degrado. So che Trenord è in mano alla Regione, quindi qualcosa almeno all’interno della struttura, la potrebbe fare».

Torniamo alle questioni prettamente segratesi: allora il centrosinistra andrà compatto alle prossime amministrative?

«Le ultime elezioni regionali hanno detto una cosa chiara: Il Pd e le forze che si identificano in Segrate Nostra unite sono la maggioranza in città. E su quest’asse dobbiamo andare a costruire l’alleanza che punterà alle prossime amministrative. Naturalmente coinvolgendo anche le altre realtà di centrosinistra come Sel».

Lei è un renziano convinto e si è anche schierato apertamente a favore del sindaco di Firenze. Ma come concilia questa sua posizione con il fatto che non è iscritto al Pd?

«La forza di Matteo Renzi è proprio questa. Abbraccia più mondi che non voterebbero il Pd e non sono iscritti al partito. Ad esempio Anna Scavuzzo, capogruppo a Milano degli arancioni del sindaco Pisapia. E anche io faccio parte di queste persone. Credo che un Pd che tornasse alle origini convincerebbe persone come me a prendere in considerazione l’ipotesi di tesserarsi».

A Segrate serviranno le primarie per trovare il candidato sindaco del centrosinistra?

«Considero le primarie uno strumento di partecipazione straordinaria e le applicherei in ogni circostanza. Chiaro però che se si convergerà su un unico candidato non serviranno».

Pronto a correre?

«In questo momento la mia candidatura non è in campo».

Le risulta ce ne siano altre?

«No».

Cosa ne pensa del fatto che il gruppo degli Indipendenti, ex Pdl, abbiano aperto al centrosinistra?

«Segrate Nostra non siederà allo stesso tavolo degli Indipendenti. Non è una questione personale, ma politica».

Quindi al Pd direte: o noi o loro?

«Un tema che penso non si porrà neppure».

E dei continui battibecchi in maggioranza che idea ha?

«Chi vince ha diritto di governare. Ora però il primo partito in aula non era neppure presente alle elezioni. Chiaro che si trovino in difficoltà con il Pdl. Comunque se hanno le gambe camminino pure, altrimenti si facciano da parte».

In fatto di litigi anche voi dell’opposizione però…

«A me sembra che siamo migliorati anche sotto questo aspetto. E dal congresso del Pd mi aspetto molto per il futuro».

Alessandrini arriverà a fine mandato?

«Mi auguro di no».

Ma pensa che…?

«Che non ci arriverà. Credo che in primavera si andrà a votare. Con un Pd nuovo e forte, e un centrosinistra coeso, chiederemo con insistenza ad Alessandrini le dimissioni. Abbiamo già ottenuto quelle di Zanoli. Ora il nostro lavoro va completato».

Quando non si semplifica

micheli regione 9 aprile 2013Questo provvedimento non ci convince poiché interviene su ambiti diversi, dagli impianti idroelettrici, alla gestione dei rifiuti, fino all’impatto ambientale, con il rischio di nascondere risvolti pesanti sulla pelle dei cittadini, tuttavia concretamente stimabili soltanto nel giro di parecchi anni“.

Così sono intervenuto martedì in Aula durante la discussione di un pdl molto tecnico che ha modificato tre differenti leggi.

Nel merito, ho sollevato in particolare due osservazioni.

Sugli impianti idroelettrici, si è cercato di dare un segnale favorevole all’agricoltura senza però riuscirci, se è vero che l’introduzione della previsione del DMV (Deflusso Minimo Vitale) avrà effetti sostanziosi nel corso di decenni, di pari passo con il costituire nuove convenzioni.

Sui rifiuti, poi, fa specie che l’assessore sostenga come con questa legge si “metta un paletto contro gli arrivi da altre regioni e pazienza se non facciamo sussidiarietà“. Certo è una posizione che avrà il consenso di molti cittadini, ma significa che la Lombardia continua a considerare i rifiuti un problema e non una opportunità, diversamente da Austria, Germania, Olanda, Spagna che li considerano una ricchezza e che solo quest’anno hanno registrato affari per centinaia di milioni di euro con il trattamento di quelli provenienti dall’Italia.

Noi evidentemente restiamo ben lontani da questi traguardi, anche culturali.

È comunque a fronte di tali perplessità che il nostro voto finale sul progetto di legge è stato di astensione.

Ci mancava il gas

trivelleTempo fa avevo chiesto chiarimenti in Regione sulle indagini di ricerca di gas metano in Martesana dopo le ipotesi allarmistiche prospettate anche dai media locali, secondo i quali il territorio in un futuro prossimo potrebbe essere bucherellato dalle trivelle della società Mac Oil Spa.

Martedì è arrivata la risposta scritta da parte degli uffici del Pirellone che descrivono nel dettaglio le due fasi delle indagini:

«Il programma dei lavori di ricerca “Melzo” è suddiviso in due fasi delle quali la prima è finalizzata a studi indagini e valutazioni compresi l’acquisizione e l’interpretazione di dati sismici per una lunghezza di 15 chilometri – si legge nel documento -, mentre la seconda risulta subordinata alla conferma, da parte degli esiti della prima fase, della presenza di situazioni geominerarie meritevoli di approfondimento con la previsione eventuale della perforazione di uno o due pozzi esplorativi».

Dalla Regione anche delucidazioni sulla procedura della Valutazione di impatto ambientale:

«La prima fase del programma di lavori è esclusa da Via, in quanto non prevede impatti significativi sul territorio come da decreto regionale 1256 del 2012. Infatti gli studi e le valutazioni necessarie saranno condotte mediante l’elaborazione delle informazioni oggi reperibili anche presso precedenti operatori minerari, mentre l’indagine geofisica, qualora si rendesse necessaria, sarà effettuata con il metodo “vibroseis” senza movimenti di terra e senza l’utilizzo di esplosivi per energizzare il terreno».

Lo stesso decreto regionale esclude da ogni attività d’indagine le aree dei parchi regionali e dei siti di interesse comunitario presenti all’interno del perimetro del permesso di ricerca. Inoltre l’eventuale effettuazione dei lavori di perforazione di uno o due pozzi è condizionata al risultato positivo delle indagini condotte nella prima fase, ed è comunque subordinata a Via regionale e al raggiungimento di una nuova intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico per l’autorizzazione alla trivellazione. Problematiche squisitamente ambientali e sanitarie, con specifico riferimento al sito individuato e al comune interessato, saranno affrontate in questo ambito.

Non è la prima volta che vengono fatte queste ricerche nell’est Milano. Come ci ha ricordato recentemente il periodico Altraeconomia, già negli anni ’50 l’Agip aprì 18 pozzi tra Brugherio, Lambrate e Cernusco, spingendosi fino a quasi 3.000 metri di profondità, ma tutti i pozzi risultarono sterili. Negli anni ’80 invece Eni trovò idrocarburi nel campo Malossa, tra Cassano d’Adda e Treviglio, dove furono fatte delle trivellazioni profonde oltre 6.000 metri. Staremo a vedere dove porterà questo nuovo tentativo mantenendo i riflettori puntati sulle problematiche ambientali.

Voglio dire però che con la Martesana già martoriata dai lavori della Brebremi e della Tem, almeno le trivellazioni del metano ce le potevano risparmiare.

Convegno sulla montagna

Dopo le riflessioni fatte insieme ad alcuni Sindaci dell’arco alpino, questa tavola è l’occasione per fare il punto sulle politiche di riorganizzazione del territorio: dalla fusione dei piccoli Comuni, alla abolizione delle Province, alla costituzione di un’area trasnazionale delle Alpi.

Venerdì 18 ottobre dalle 11.00 alle 13.00, presso la Sala Gonfalone, Palazzo Pirelli, via Fabio Filzi 22, Milano.

montagna

Il bene comune ha bisogno di te

scuola-politica-ACLI

Il Bene Comune ha bisogno di te” è una scuola diretta ai giovani che vogliano impegnarsi come amministratori politici nei territori. Si tratta di cinque incontri, organizzati tra ottobre e dicembre 2013, in cui cinque relatori qualificati introdurranno al mondo delle istituzioni, dell’impegno politico e dell’attività amministrativa, con una particolare attenzione al ruolo dei Comuni.

Anch’io farò, indegnamente, la mia parte. Sarò giovedì 28 novembre presso il Circolo ACLI di Limbiate a discutere di come si può “Custodire, governare, abitare il territorio“.

Qual è la situazione amianto in Lombardia?

amiantoQuesta mattina davanti a Montecitorio si è tenuta la manifestazione del Coordinamento nazionale amianto.

Un’occasione importante, anche per noi, per fare una riflessione sull’amianto in Lombardia.

Dalle nostre parti la situazione appare buona, almeno dal punto di vista normativo, ma complicata dal punto di vista dei risultati effettivi. Sull’amianto vi sono due leggi regionali: la 17 del 2003 “Norme per il risanamento dell’ambiente, bonifica e smaltimento dell’amianto” e la recente n. 14 del 2012 che ha modificato la 17 in particolare in un punto importante, cioè quello del censimento.

La LR 14 prevedeva che obbligatoriamente entro il 31 Gennaio 2013 i proprietari di edifici o impianti o mezzi di trasporto avrebbero dovuto informare le proprie ASL della presenza di materiali contenenti amianto. Non si tratta di un autodenuncia perché non è un reato avere un edificio contenente amianto, se questo amianto non si disperde nell’ambiente costituendo così un pericolo per la salute, ma è un atto consapevole per permettere agli enti territoriali di poter censire e monitorare un pericoloso cancerogeno sul territorio e conseguentemente tutelare la salute pubblica. La mancata comunicazione espone il proprietario ad una sanzione amministrativa che mi sembra un po’ troppo modesta, va infatti da 100 a 1500 € e c’è una delibera che gradua la sanzione in base all’indice di degrado, applica cioè la sanzione massima se c’è, ad esempio, molto eternit notevolmente degradato, cioè che sta liberando fibre di amianto. Dico che è modesta perché i costi di smaltimento sono molto alti ed immagino che molti proprietari abbiamo comunque preferito non esporsi in modo da non incorrere nell’obbligo della bonifica.

Il Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL) del 22 Dicembre 2005, prevede in Lombardia l’obbligo di bonifica dei materiali contenti amianto entro e non oltre 10 anni dalla pubblicazione del PRAL sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia (BURL). La pubblicazione del PRAL sul BURL è avvenuta in data 17 Gennaio 2006 e, pertanto, la bonifica dovrà essere eseguita entro il 16 Gennaio 2016. Un obiettivo che oggi appare del tutto irraggiungibile.

Devo dire tuttavia che sull’amianto l’attenzione della regione è sicuramente elevata. Il registro dei mesoteliomi, cioè dei tumori dovuti ad amianto, fa ogni anno una relazione di monitoraggio che viene presentata al consiglio regionale; per dare alcuni numeri, dal 2000 al 2012 compreso abbiamo avuto in Lombardia oltre 3500 casi accertati di mesotelioma. Per due terzi ha colpito maschi e l’età media dei colpiti dalla malattia è piuttosto elevata, sia per gli uomini che per le donne è intorno ai 70 anni. Va però segnalato che vi sono stati alcuni decine di casi di persone colpite da mesotelioma piuttosto giovani, con meno di 45 anni; e tra questi purtroppo ce ne sono stati un piccola parte, una ventina di persone, quasi tutti maschi definiti come malati per cause professionali, cioè che certamente lavoravano o vivevano in ambienti con presenza di amianto. Un piccolo numero per le statistiche, tuttavia persone giovani, con famiglie, affetti, un futuro possibile davanti che forse non sarebbero ammalate se in Lombardia non ci fosse già più amianto.

Attualmente le uniche tre discariche autorizzate sono sotto sequestro, una per problemi di reato di corruzione che hanno coinvolto i vertici della Compagnia delle Opere di Bergamo, l’imprenditore Locatelli, e l’ex assessore regionale all’Ecologia Nicoli Cristiani; le altre due per insufficienti misure di sicurezza nel trattamento dei rifiuti di amianto. Teoricamente potrebbero ospitare tutti i composti con amianto lombardi che le stime più recenti valutano in circa 3.000.000 di metri cubi di materiale. Al momento è in corso il tentativo di aprire altre discariche, tentativo che ovviamente è visto con comprensibile ostilità da parte delle popolazioni locali, visto quello che è successo nella altre discariche.

Prospettive: c’è un comitato di aziende che, forse più realista dell’amministrazione regionale, ha lanciato il piano ZERO Amianto in Lombardia – 2020. Il problema sono comunque sempre le discariche e gli incentivi per favorire la rimozione e lo smaltimento di questo pericoloso materiale.

Jabil: interrogazione in Regione

JabilJabil di Cassina De’ Pecchi: ho chiesto aggiornamenti alla Giunta regionale, anche in seguito all’incontro di giovedì scorso in Prefettura, con un’interrogazione che verrà discussa in Aula domani.

Dopo che una concretissima via d’uscita è stata compromessa dalle resistenze di Nokia Siemens Networks all’affitto dell’area di cui è proprietaria, e considerate le novità che potrebbero subentrare, in queste stesse ore vogliamo capire gli sviluppi della vicenda.

Con la mobilità ormai in scadenza, risulta indispensabile che non ci siano ulteriori perdite di tempo per salvaguardare il futuro di questi lavoratori e di un importante patrimonio produttivo e professionale.

Alla Giunta chiediamo dunque conto di come si stia muovendo sulla questione.

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