Monthly Archives: febbraio 2014

Le parole non si possono fermare

sito_comuneIeri ho preso carta e penna e scritto ai miei colleghi consiglieri comunali di Segrate. Argomento, la diatriba con l’assessore al Territorio, Ezio Lazzari, che nel botta e risposta sulla riqualificazione della stazione ferroviaria cittadina mi ha accusato di dire falsità anche in veste di consigliere regionale. Ma soprattutto l’utilizzo del sito istituzionale da parte dell’amministrazione comunale che viene fatto per attaccare gli avversari politici che siedono in aula senza offrire loro la possibilità di replica.

Di seguito alcuni passaggi della missiva.

«Cari colleghi, all’inizio della seduta di consiglio comunale di giovedì 20 febbraio ho chiesto la parola per dire la mia su un fatto personale. Mi riferivo al comunicato stampa diffuso dal Comune, apparso anche sul sito ufficiale dell’amministrazione, tramite il quale l’assessore Lazzari ha detto che mi comporto in modo “disonorevole e disonesto”, in quanto cerco “di raccattare voti raccontando falsità e gettando fango su tutte le persone che lavorano onestamente in Comune”. Il mio intervento in consiglio per meglio chiarire la vicenda non è stato ammesso dal Presidente del consiglio comunale. Non è la prima volta che interventi della minoranza quali emendamenti, mozioni, mozioni d’ordine, questioni pregiudiziali vengano giudicati non ammissibili. Inutilmente, perché le parole non si possono fermare».

Dopo aver denunciato questo tentativo di mettere a tacere le opposizioni, ha evidenziato l’uso improprio che viene fatto del sito istituzionale da parte dell’amministrazione comunale segratese.

«Il comunicato del Comune di Segrate con le dichiarazioni di Lazzari intitolato “Telecamere in stazione: le ennesime falsità di Micheli”, è apparso sulla pagina principale del sito istituzionale. La cosa più importante che il Comune ha ritenuto di dover dire ai cittadini e al mondo in quei giorni sono state: “Le ennesime falsità di Micheli”. Piuttosto sorpreso da tanto onore, ho scritto al segretario comunale per chiedergli spiegazione. Mi ha rimandato al dirigente responsabile della comunicazione che così mi ha scritto: “Gentile consigliere, ogni amministratore risponde delle sue dichiarazioni personalmente seppur all’interno di un comunicato istituzionale. Detto questo posso dirle che l’idem sentire è che per organi dell’amministrazione si intendano sindaco e giunta”. Bene, le dichiarazioni di Lazzari erano virgolettate, ma il titolo e le prime parole del comunicato: “Ancora falsità per raccogliere consensi…”, non sono attribuibili all’assessore, ma sono il testo della nota. Chi ne risponde? Il sindaco? Il segretario? Il dirigente? Il commesso della reception? Insomma, per idem sentire noi consiglieri possiamo essere insultati sul sito del Comune, ma non possiamo replicare. Penso che su questo dovremmo aprire una riflessione».

Ridurre la pressione fiscale sulle famiglie? Cominciamo dal canone Rai

Rai-LogoNel 2013 il governo di Enrico Letta si è avvitato su se stesso nel tentativo di togliere agli italiani la tassazione sulla prima casa. E’ sembrata la guerra ad un nemico insidioso e abilissimo, la caccia ad un pubblico delinquente più sfuggente di Diabolik e Fantomas messi insieme.

Alla fine, sparita l’IMU prima casa, è spuntata la TASI e le previsioni dicono che per chi pagava poco di IMU più o meno pagherà lo stesso; invece chi pagava molto, perché aveva case grandi o importanti, risparmia un po’. Bel risultato.

Secondo me c’è invece una “tassa” che è ben più ingiusta, iniqua e sgradevole delle tasse sulla case, prime o seconde che siano: il Canone Rai.

Il canone è iniquo. Lo devono pagare nella stessa misura tutte le famiglie. Deve versare 113,50 € il povero pensionato che vive da solo ed ha un vecchio tv con decoder (c’è una esenzione: gli ultrasettancinquenni che, da soli o in coppia, hanno un reddito inferiore a ben 6.713,98 all’anno). Versa 113,50 € chi ha anche una seconda casa ed un televisore in ogni stanza.

Il canone è ingiusto. L’evasione dal canone è la più alta d’Europa. E’ stimata intorno al 27% dei tenuti a pagarlo per un valore di circa 550 milioni di euro l’anno.

La caccia all’evasore dà risultati risibili. Nel bilancio 2012 della RAi le entrate “coattive” di canoni arretrati sono state di 18 milioni. L’ingiustizia sta nel fatto che i migliori pagatori sono gli onesti, i deboli, le persone per bene. Ci sono furbi e sfrontati che si vantano della propria evasione.

Il canone è una incombenza sgradevole. Non so quanti siano le famiglie che ricorrono a modalità di pagamento via telefono od internet, ma penso che il pagamento con la tradizionale coda alla posta sia ancora il sistema scelto soprattutto dagli anziani.

Basta.

Il canone rende alla RAI meno di 1 miliardo e settecentomilioni di euro. Sostituiamolo con un finanziamento statale, come fanno i cugini spagnoli.

Sarebbe un bel segnale di novità e rimettiamo in giro un po’ di giustizia fiscale.

Cooperazione agricola: una buona legge che sostiene reddito e occupazione, a tutela del territorio

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La cooperazione agricola è una caratteristica strutturale presente e importante nel nord Italia. E una legge che ne preveda il rafforzamento attraverso il sostegno al reddito agricolo e all’occupazione, in particolare quella giovanile, senza dimenticare la difesa del territorio, trova naturalmente tutto il nostro appoggio.

Risulta fondamentale adoperarsi affinché mantenga un significato economico quell’ambito di attività agricole che nelle nostre valli, nelle nostre montagne, nelle nostre aree fluviali presidiano il territorio: esse sono l’occhio e molto spesso anche il braccio di intervento preventivo contro frane, smottamenti, alluvioni e allagamenti.

E agevolare, come fa questa legge, aree di cooperazione che razionalizzano la raccolta, la distribuzione e la trasformazione dei prodotti agricoli significa sostenerne il valore e dare quindi fiato ad attività rilevanti anche dal punto di vista della tutela ambientale.

In tutto ciò, al fine di raggiungere dimensioni e competitività atte ai mercati globali, occorre promuovere aggregazioni di secondo grado e consorzi di cooperative. E vanno avviati anche processi di innovazione degli strumenti societari cooperativi per rispondere ai nuovi scenari socio-economici.

Stop al consumo del suolo anche in Martesana

martesanaIn Lombardia negli ultimi anni si è consumato troppo suolo e i 900 comuni che hanno già approvato i loro Pgt hanno previsto di dilapidarne molto altro, tanto che la popolazione in regione potrebbe aumentare di un milione e mezzo di abitanti nei prossimi cinque anni. A rischio edificazione c’è una porzione di territorio di 414 milioni di metri quadrati, l’equivalente di 414mila campi da calcio.

Anche la Martesana non è esente da questo pericolo. Ci sono comuni come quello di Cernusco sul Naviglio che hanno azzerato il consumo del suolo, ma altri che restano legati alle logiche del cemento. La dimostrazione più evidente è il Pgt di Segrate che prevede ben sette ambiti di trasformazione, ovvero l’urbanizzazione sulle sette ultime aree agricole cittadine che nei prossimi anni potrebbero lasciare il posto a palazzi, facendo aumentare la popolazione da 35mila a 50mila residenti.

I Pgt dei comuni già approvati prevedono così tante nuove case che la loro popolazione complessivamente dovrebbe aumentare di oltre un milione di nuovi abitanti, passando cioè da 6.400.000 a 7.500.000. Questo dato, rapportato su tutta la popolazione lombarda, racconta che nei prossimi cinque anni si potrebbe passare da 10 a 11,5 milioni di abitanti, a un ritmo di 300mila nuovi lombardi ogni 12 mesi. Questo vuol dire quattro volte in più rispetto al tasso di crescita registrato dai trend statistici.

Quartieri fantasma come il segratese Milano Santa Monica potrebbero non essere più una mosca bianca.

I comuni lombardi prevedono di mettere a disposizione terreni per costruire quattro volte oltre la necessità. Basta vedere i cimiteri di case inabitate e gli scheletri di palazzi iniziati e non finiti che ci sono oggi. Bisogna allora fornire ai comuni gli strumenti normativi per poter tornare indietro, evitando di sacrificare e rendere improduttivo il terreno agricolo ancora disponibile.

Perché l’urgenza è anche quella di evitare che campi attualmente coltivati vengano abbandonati a loro stessi.famiglia_cristiana

Quando un’amministrazione comunale prevede nel proprio Pgt che un terreno agricolo diventi edificabile, lo rende automaticamente improduttivo. Perché il proprietario, anche per tramite del costruttore, cosa fa? Interrompe subito le coltivazioni con un danno incalcolabile per l’agricoltura. Per questo la riforma della legge 12 deve partire dal fatto che il consumo di suolo deve diventare un’eccezione. Essendo poi il suolo un bene comune dovrebbe essere gestito in condivisione perché i grandi insediamenti, i servizi pubblici come scuole e ospedali, ricadono ben oltre i confini del singolo comune. Bisogna mettere un freno all’uso spregiudicato del suolo, puntando sulla rigenerazione urbana attraverso la redditività dei terreni agricoli, la semplificazione delle pratiche per la riqualificazione del tessuto esistente e un sostegno ai comuni nella pianificazione strategica del territorio.

Come Patto Civico con Ambrosoli Presidente abbiamo studiato diverse soluzioni per incentivare il riuso delle aree dismesse: ad esempio incrementare gli oneri se si consuma suolo agricolo ed elevare il reddito dei terreni ricavabile dagli usi agricoli fino a renderlo più remunerativo dei fenomeni speculativi da rendita fondiaria.

In altri termini bisogna intervenire la rotta sostenendo l’attività imprenditoriale delle aziende agricole anche nelle sue molte possibili applicazioni multifunzionali, quali ad esempio agriturismi, cascine didattiche e prodotti a km zero.

Stop al consumo di suolo: queste le nostre proposte

consumosuoloIl consumo di suolo deve diventare un’eccezione. Bisogna mettere un freno all’uso spregiudicato del suolo puntando sulla rigenerazione urbana attraverso la redditività dei terreni agricoli, la semplificazione delle pratiche per la riqualificazione del tessuto esistente e un sostegno ai comuni nella pianificazione strategica del territorio.

E’ questo il messaggio che ho lanciato lanciato ieri insieme al consigliere regionale Jacopo Scandella durante la presentazione delle proposte di riforma complessiva della legge regionale urbanistica (L.R. 12/2005) frutto del lavoro svolto tra l’ottobre 2013 e il gennaio 2014 da un gruppo di lavoro ad hoc al quale hanno collaborato esperti della materia urbanistica e professionisti del settore.

Al 31 gennaio, abbiamo ancora un 20% dei comuni lombardi i quali non si sono dotati di un PGT. Se consideriamo poi i 900 comuni che hanno approvato dei PGT, questi prevedono così tante nuove case che la loro popolazione complessivamente dovrebbe aumentare di più di un milione di nuovi abitanti, passare cioè da 6.400.000 a 7.500.000. Rapportata su tutta la popolazione lombarda, significa che essa dovrebbe passare da 10 a 11,5 milioni di abitanti, nel giro di un quinquennio; un ritmo di 300.000 abitanti all’anno!

Questo vuol dire cioè quattro volte in più del tasso di crescita (70.000 mila abitanti anno) registrato dai trend statistici: i comuni lombardi prevedono perciò di mettere a disposizione terreni per costruire quattro volte la necessità. Una cosa che con le nostre proposte vorremmo assolutamente evitare. Basta vedere ‘cimiteri’ di case inabitate: come nei cimiteri, in tutta la Lombardia vediamo gli scheletri delle case, iniziate e non finite, oppure finite ma abitate solo in parte. E basta rendere improduttivo il terreno agricolo ancora disponibile. Bisogna dare ai comuni, grandi e piccoli, gli strumenti normativi per poter tornare indietro.

consumo_suoloCondivido quanto ha detto Jacopo Scandella: “I dati ufficiali forniti dalla regione parlano chiaro: 414 milioni di metri quadrati è la superficie di territorio lombardo che 1126 comuni lombardi già prevedono nei loro PGT (approvati al 11 dicembre) di trasformare nei prossimi anni in terreno edificato. È pari alla superficie della provincia di Monza e Brianza, più del doppio dell’intero comune di Milano. Urge correggere il tiro di 30 anni di politiche regionali sbagliate che hanno distrutto la nostra regione. Oggi mettiamo a segno un punto politico importante. Accogliamo positivamente l’improvvisa accelerazione della Giunta che ha deciso di anticipare a domani la presentazione del proprio testo di legge, previsto inizialmente per marzo. Attendiamo di vedere cosa propongono, al momento prendiamo atto che, dopo tanti annunci, si avrà finalmente un testo con cui confrontarci nel gruppo di lavoro della Commissione territorio. Ci auguriamo che domani Maroni non presenti un articolato fotocopia del testo di legge depositato dalla Lega nell’ottobre scorso, un testo di facciata che presenta una proposta di riforma poco credibile. Quando questa maggioranza parla di consumo di suolo utilizza slogan che poi non trovano riscontro nei contenuti: non sarebbe la prima volta che la lista delle eccezioni inserite all’ultimo con emendamenti stravolgono il testo originario. A questo si aggiunge, inoltre, un’altra grande preoccupazione legata alla spaccatura della maggioranza la quale sino a quando non troverà la quadra al suo interno rallenterà l’iter di discussione e di approvazione della riforma”.

L’elemento che differenzia il testo di riforma di Pd e Patto civico con quello della maggioranza è lo strumento della pianificazione per area vasta. Il suolo è bene comune e come tale deve essere gestito in condivisione: i grandi insediamenti, i servizi pubblici come scuole ed ospedali il consumo di nuovo suolo hanno effetti che ricadono ben oltre i confini del singolo comune.

LE PROPOSTE DI PD E PATTO CIVICO

1. Meno burocrazia ma regole chiare e tempi certi

Gli strumenti di pianificazione, a tutti i livelli, devono essere maggiormente coordinati, per evitare pericolose lacune o ridondanti sovrapposizioni. Su questi presupposti Pd e Patto Civico propongono di:

Eliminare l’obbligo del Documento di piano. Il modello di governo del territorio introdotto dalla Legge Regionale 12/2005 riconosce al livello comunale ed al P.G.T. un’amplissima autonomia nella gestione e trasformazione del territorio, sia edificato che non. Tale autonomia si sostanza nel Documento di Piano che ne contiene le linee strategiche e gli obiettivi. L’obbligo di dotarsi di un Documento di Piano potrebbe essere limitato ai Comuni di maggiori dimensioni o ad ambiti territoriali omogenei che coinvolgano più Comuni. Per tutti gli altri rimarrebbe la facoltà di adottare il Documento di Piano quando lo ritenessero opportuno e necessario.

Eliminare l’obbligo per i Comuni di dotarsi del Regolamento Edilizio. Il Regolamento Edilizio comunale (RE) si sovrappone troppo spesso ad altri due documenti: il Piano delle Regole ed il Regolamento Locale di Igiene. Inoltre gran parte della materia trattata dal RE è disciplinata dalla normativa di settore: dall’abbattimento delle barriere architettoniche alla normativa antincendio, dalla sicurezza nei cantieri al risparmio energetico, ecc. La normativa di settore si modifica velocemente rendendo obsoleti i RE che ne riproducono larghe parti.

Cancellare la disciplina delle “Attività edilizie specifiche” relativa alla realizzazione dei parcheggi (sulla cui disciplina interviene la pianificazione comunale), degli edifici di culto e al recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti, disciplina complessa e farraginosa, oggetto di molte interpretazioni e di moltissimi contenziosi, demandando, se del caso, alla pianificazione comunale il compito di gestire la fase transitoria a salvaguardia delle risorse già impegnate.

2. Una nuova pianificazione di Area vasta

La normativa regionale vigente decentra tutte le decisioni insediative al singolo comune, anche quando queste hanno evidenti impatti negativi (su traffico, inquinamento, economia locale, ecc.) sui comuni confinanti. Autorizzare grandi insediamenti come centri commerciali, poli logistici o altro, è una scelta che deve coinvolgere l’ambito territoriale e non solo il Comune nel quale insiste questo intervento: sarà necessario incentivare una programmazione di area vasta. Forme di pianificazione e programmazione associata sono essenziali in una regione dove più del 70% dei comuni è sotto la soglia dei 5.000 abitanti, e dove molti hanno difficoltà da soli a sviluppare tutto quanto la legge prevede per il PGT. L’attuale norma non si esprime al riguardo. Non si tratta di riproporre semplicisticamente i piani intercomunali, ma di promuovere modalità di ragionamento diverse, che permettano ai piccoli comuni di sostituire il piano comunale, almeno sugli aspetti più strategici.

3. Azzerare il consumo di suolo

Il consumo di suolo deve diventare l’eccezione. Il dato riferito a maggio 2013 dimostra come la proiezione di crescita della popolazione lombarda sia sovradimensionata rispetto al reale. I Pgt redatti da 900 comuni su 1544 prevedono infatti per i prossimi 5 anni una crescita potenziale di 1,5 milioni di abitanti.

Deve diventare operativo il concetto di consumo zero, rispetto al quale eventuali deroghe sono da considerarsi come vere e proprie eccezioni limitate e regolate attraverso un sistema chiaro di condizionalità e compensazioni. Le decisioni sul consumo di suolo devono essere prese nell’ambito di un tavolo di area vasta che veda coinvolti più comuni favorendo così anche l’adozione di forme di programmazione o pianificazione associata.

Diverse le soluzioni per incentivare il riuso delle aree dismesse:

– incremento degli oneri se si consuma suolo agricolo più efficace rispetto alla normativa vigente sostanzialmente ininfluente nell’applicazione pratica.

– Elevare il reddito ricavabile dagli usi agricoli fino a renderlo più remunerativo dei fenomeni speculativi da rendita fondiaria. In altri termini bisogna intervenire sostenendo l’attività imprenditoriale delle aziende agricole anche nelle sue molte possibili applicazioni multifunzionali quali ad esempio agriturismi, cascine didattiche e prodotti a km zero.

Sul trasferimento del Centro di Fragilità di via Fantoli

aslRegione Lombardia affida alle ASL il ruolo di regia degli interventi sulla fragilità, ma ASL Città di Milano invece di potenziare gli organici e di migliorare la logistica delle sedi dei servizi presenti sul territorio, trasferisce il Punto Fragilità di via Fantoli 7 in una sede lontana e difficile da raggiungere con i mezzi pubblici come via Oglio.

Condivido la preoccupazione dei cittadini in quanto questa scelta priva un territorio come quello dei quartieri Ponte Lambro, Ungheria, Mecenate e Forlanini di un punto di riferimento importantissimo per gli anziani fragili di questa zona.

Disagi e difficoltà ad operare che si presentano anche per operatori dei servizi e del volontariato, presenti sul territorio e che seguono le centinaia di anziani assistiti in questi quartieri.

Esprimo perciò tutto il mio sostegno al presidente della Commissione politiche sociali di Milano, Marco Cormio e alla sua richiesta, subito inoltrata alla Direzione ASL, per congelare questo trasferimento e per avviare il lavoro di individuazione di spazi comunali in zona viale Ungheria dove unificare il lavoro degli operatori ASL e del Comune di Milano e così migliorare l’offerta di prestazioni ai cittadini e rafforzare i punti di riferimento a disposizione delle persone con bisogno di assistenza.

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