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Lettera al direttore del Corriere della Sera

boooHo voluto rispondere all’articolo sull’affaire Boffalora apparso sulle pagine del Corriere stamattina con una lettera al direttore.

In merito all’articolo a firma di Dario Di Vico “Cambia il sindaco e si ferma l’Eco City da 350 milioni”, è necessario precisare due aspetti che a mio avviso non sono stati adeguatamente approfonditi.

Il primo riguarda la situazione urbanistica di Segrate, una città di 35.000 abitanti dove vi sono più di un migliaio di appartamenti ad oggi invenduti, per buona parte inseriti in operazioni immobiliari che la crisi economica ha fermato.

Sto parlando di Segrate Village, il quartiere presso la stazione di Segrate, di Redecesio Est, di Centroparco e di altri ancora. Inoltre è già stata autorizzata dalla precedente amministrazione la realizzazione di un nuovo quartiere potenzialmente per circa 3000 nuovi abitanti, nella parte sud di Segrate, zona Idroscalo.

Insomma, perdurando la crisi del settore immobiliare, non esiste alcuna ragione sensata per far progettare a Segrate ancora un altro intervento, quello auspicato dal vostro articolo (abitazioni per altri 4000 residenti, oltre a edifici commerciali e di servizi) per il quale è stata richiesta una procedura specifica non connessa a una integrale revisione del quadro pianificatorio urbanistico e ambientale al quale stiamo lavorando da due mesi.
Va sottolineato inoltre che la storia passata della vicenda immobiliare della Boffalora ha lasciato una situazione di disagio dei cittadini segratesi coinvolti che si trascina da una decina d’anni e ha finora prodotto la realizzazione di alcuni palazzoni privi di servizi e urbanizzazioni. Alcuni appartamenti sono vuoti, ci vivono in tutto un centinaio di famiglie che sono oberate da spese condominiali altissime per la precarietà degli impianti centralizzati.

L’obiettivo della mia amministrazione è quello di riportare qualità’ e soprattutto condizioni di vita civili per i cittadini.

Per intervenire in una situazione così critica e compromessa abbiamo il dovere di approfondire tutti gli elementi seguendo una tempistica di buon senso che ci permetta di analizzare e prevedere gli effetti cumulativi e secondari che operazioni di tale calibro comportano. Non stiamo parlando di due o tre edifici, ma di una proposta di oltre 150.000 mq di nuova edificazione.

Per questo stiamo lavorando per garantire un completamento dell’intervento che assicuri servizi adeguati al nuovo quartiere. Contestualmente è necessario ripensare al progetto, riducendo le volumetrie rispetto a quelle del progetto originario che in dieci anni non è mai decollato e si mostra oggi contrariamente da quanto descritto ormai superato anche per le esigenze di qualità e sostenibilità.

Su questo abbiamo aperto un confronto con l’operatore che speriamo voglia impegnarsi nel risolvere questa brutta ferita nel territorio della mia città.

Il secondo aspetto riguarda la presunta lentezza della burocrazia che ostacola i buoni imprenditori. Il progetto “Milano 4 you” è stato adottato dalla precedente amministrazione il 28 maggio, tre giorni prima delle elezioni. La mia giunta è entrata in carica ai primi di luglio. Abbiamo discusso il progetto e dato una risposta in poco più di due mesi nonostante siamo coinvolti, oltre che negli altri progetti immobiliari, nella realizzazione del Westfield Milan, il più grande centro commerciale d’Europa che, burocrazia romana permettendo, dovrebbe decollare l’anno prossimo. Gli investimenti immobiliari complessivi che gravitano su Segrate sono già nell’ordine di due – tre miliardi di euro e non c’è nessuna lentezza da parte nostra.

Infine due precisazioni.

Il colloquio tra l’amministrazione comunale e i veri interlocutori, Phoenix e Vegagest, non si è interrotto. Se gli investitori presenteranno un progetto più ragionevole che risolva i problemi dei residenti saremo ben lieti di riprendere a discutere.

Per ultimo: sono sindaco di una coalizione di centro sinistra ove il PD è preponderante ma personalmente vengo da un’esperienza, sia a Segrate che in consiglio regionale, di lista civica.

Saluto cordialmente e colgo l’occasione per invitare lei e il dott. Di Vico a venire a visitare la mia bella città.

Paolo Micheli

Un paio di riflessioni sulla questione Boffalora

boffaboffaChi oggi cavalca l’onda dell’emotività dei residenti sono i rappresentanti dei partiti o delle aree politiche che hanno creato, rendendola sempre più complicata, l’intricata e per certi versi drammatica vicenda del progetto immobiliare Milano Santa Monica (già Cascina Boffalora). Sto parlando di Forza Italia, della Lega Nord e di PartecipAzione. Il gruppo Alessandrini per Segrate trattando l’argomento fa sempre riferimento al mio predecessore, il cui nome è stampato in modo indelebile, nel 2004 come assessore e dal 2005 come sindaco, in tutti i capitoli della storia del Piano Boffalora. Chi in queste ore s’indigna per le scelte (responsabili) della nuova amministrazione rappresenta quindi chi ha creato questo “buco nero” nel territorio di Segrate e ora chiede a noi di risolverlo ancora una volta sostanzialmente con gli stessi contenuti.

Il progetto ribattezzato Milano 4 you prevede la stessa cubatura complessiva di quelli precedenti. Ha una minor quota di residenziale, ma la Slp (superficie lorda di pavimento) è la medesima del progetto iniziale del 2004, della convenzione del 2005, dell’accordo transattivo del 2011 (quello che chiuse la vicenda delle fideiussioni emesse da un istituto che non poteva emetterle, quella che, allora, avrebbe potuto imporre interventi più importanti a favore dei residenti) e della modifica datata 2012 che non ha cambiato l’iniziativa immobiliare dallo stato in cui la vediamo oggi. Milano 4 you offre certamente delle innovazioni rispetto al passato e nel corso della trattativa abbiamo ottenuto la disponibilità su alcuni temi importanti, compresi impegni riguardo la sistemazione dei problemi degli attuali residenti. Impegni che nella bozza di convenzione adottata il 28 maggio scorso (due giorni prima delle elezioni) non erano presenti ed espressamente esclusi. Su una cosa però i proponenti non hanno fatto passi indietro: sulla volumetria complessiva del piano. Solo negli ultimi giorni si sono detti disposti ad accettare un’ipotesi di rinuncia alla parte residua di edilizia convenzionata, ovviamente quella su cui il guadagno è minore.

Quindi chi oggi fa il paladino dei residenti è in sostanziale conflitto di interessi, in quanto chiede che l’attuale maggioranza avvalli e faccia proprio quanto loro hanno creato e di cui sono politicamente responsabili: un progetto che in dieci anni non è mai decollato e ha lasciato una porzione del territorio di Segrate in un grave e pericoloso stato d’abbandono.

I proponenti dunque volevano l’intera torta, ma in che modo hanno cercato di portarsela a casa? E qui arriviamo alla seconda anomalia. Vorrei usare un termine pesante, ma utilizzerò un sinonimo: forti pressioni. I promotori di Milano 4 you hanno fatto delle pressioni straordinariamente forti per convincere il Comune di Segrate usando due leve.

La prima (gravissima) sono stati i problemi delle famiglie già residenti. Senza pudore sono arrivati perfino a presentarsi all’incontro di sabato mattina con i condomini della Boffalora sparando a zero contro l’amministrazione comunale. La seconda (leva) è stata l’utilizzo delle scadenze ravvicinate. Ne cito tre. La fine di maggio, il 19 novembre e la fine di dicembre. I promotori fin dalla loro presentazione hanno fissato e continuano a fissare date e scadenze. Insomma a porre all’amministrazione degli ultimatum. Il Comune dovrebbe dire di sì, trovare accordi e deliberare entro quel giorno altrimenti tutto salterebbe e i residenti ne farebbero le spese.

Domanda: ma da dove saltano fuori queste date? Certamente non da termini di legge, non da procedure regolamentate, non dalla Banca d’Italia. Sono invece fissate dagli stessi proponenti.
La Red che agisce per delega di Vegagest che gestisce il fondo Aster che ha la proprietà del terreno ma non si sa di chi sia perché è un fondo chiuso. Sono loro stessi quindi che stabiliscono queste scadenze e che le vorrebbero imporre.

In un recentissimo incontro con i residenti della Boffalora, i rappresentanti di Red non hanno lesinato critiche a me e all’amministrazione. Il motivo è evidente: con le volumetrie che chiedono i ricavi sarebbero di circa 600 milioni di euro, con previsione di utili decisamente importanti. Siamo dunque di fronte a un grande investimento. E i proprietari del fondo Aster e Vegagest sanno benissimo che l’area, così com’è oggi, vale decisamente meno di quello potrebbe valere se venisse valorizzata da un accordo con il Comune.

Concludo trattando un aspetto tecnicamente fondamentale, quello della Valutazione Ambientale Strategica. A chi interessa solo la sostanza questo potrà apparire un dettaglio, ma non lo è affatto. Con la delibera 138 la giunta non ha approvato il PII Milano 4 you, ma non lo ha rigettato; lo ha sospeso, testualmente, “fino alla definizione delle scelte pianificatorie riferite all’ambito in esito alla procedura di variante al PGT e della connessa VAS”. Su questo piano la VAS va fatta, preferibilmente all’interno del nuovo PGT. I nostri legali ritengono che non fare la VAS esporrebbe il progetto a ricorsi che avrebbero considerevole consistenza. Ricorsi che potrebbero essere fatti dal Comune di Pioltello, dal quale sono arrivate molte riserve sull’intervento, o da qualunque altro ente pubblico o privato sufficientemente legittimato a farlo. Noi stiamo semplicemente cercando di fare le cose per bene senza svendere il territorio come ha fatto la precedente amministrazione.

Paolo

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