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Giornata del ricordo, 10 febbraio 2016

ricordo5Domenica scorsa sui Rai 3 è stata trasmessa una puntata di “Correva l’anno” con il commento di Paoli Mieli, dedicato alla Giornata del Ricordo, al ricordo della diaspora giuliano – dalmata, a ciò che avvenne nelle terre dell’Istria, dell’entroterra carsico di Gorizia e Trieste, nella Dalmazia e nelle isole dalmate nell’ultimo periodo della seconda guerra mondiale e negli anni successivi.
Fu un periodo complesso, travagliato, che vide le popolazione di lingua e tradizione italiana oggetto di azioni di rappresaglia, di deportazioni, di uccisioni di massa, di fosse comuni, corpi gettati in mare o nelle famigerate foibe. Fu inizialmente un periodo i guerra, dove gli atti di violenza furono commesse da ogni parte coinvolta, soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, ma che per l’Italia e gli italiani fu particolarmente doloroso perché gran parte della popolazione italiana dovette abbandonare quelle terre. Una emigrazione che continuò per tutti gli anni 50 e che riguardò, è stato calcolato, 350.000 persone.

Sono terre che io conosco e che fanno parte della mia tradizione famigliare.
C’è una zia di mio padre la cui famiglia, Bacic, era originaria della Dalmazia, dell’isola di Lussino. Mio padre andò in vacanza su quelle isole fin dagli anni sessanta e poi portò me bambino negli anni ottanta.
Anche la famiglia di mia moglie ha una radice che viene da quelle zone, da Cittanova, nell’Istria.
Il ricordo dei luoghi, della tradizione è rimasto. C’è un parente, il cugino Tonietto, emigrato negli Stati Uniti forse sessant’anni fa che ancora oggi ci scrive da Long Island in dialetto veneto americanizzato.
C’è un ristorante in Liguria, a Moneglia, che si chiama Assirto come un’osteria che c’era a Lussinpiccolo quando l’isola di Lussino era italiana.

ricordo3Penso di poter dire una cosa. Per quanto quei luoghi facciano parte della tradizione famigliare, di quello che è avvenuto, dell’emigrazione, della fuga da quei luoghi si è sempre sentito parlare poco. Forse la mia esperienza è poco significativa ma quello che conta è che per molti anni nella storiografia ufficiale, sulla stampa più diffusa, nell’opinione pubblica c’è stato un gran silenzio.
La trasmissione di Paolo Mieli (consiglio a chi può di scaricarla e sentirla) racconta come, quando e perché avvenne. Non sta a me farne qui un riassunto.
Dico soltanto che fu una grande ingiustizia che l’Italia ufficiale ci ha messo sessant’anni, dal 1945 al 2005 a rimediare.
E’ soltanto nel marzo del 2004 con la legge 92 infatti che fu istituito il Giorno del Ricordo, destinato a conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».
La prima giornata fu festeggiata l’anno successivo, nel 2005; la data del 10 febbraio è il giorno in cui, nel 1947, fu firmato il trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia.

Tra le persone che con orgoglio, perseveranza e tenacia hanno mantenuto vivo il ricordo di questa storia, gridando più forte del rumore del silenzio c’è il nostro concittadino Piero Tarticchio, artista grafico e giornalista, pubblicista e soprattutto scrittore a cui dobbiamo tutti grande rispetto.
Nel suo ultimo libro, La capra vicino al cielo, Tarticchio celebra non solo il ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo, ma anche la misericordia, che in quest’anno giubilare ha un significato ancora più potente.

Senza la memoria la nostra vita non sarebbe niente. Per questo è importate celebrare il 10 febbraio, ma sopratutto avere accesa ogni giorno dentro di noi la fiaccola del ricordo di ciò che siamo e da dove proveniamo in ogni momento della nostra vita.

Il mio sostegno a Beppe Sala

salaMilano DEVE restare al centro sinistra: nella città culla della Lega e del berlusconismo deve continuare l’esperienza di tutela del territorio, della salute, della mobilità sostenibile del quinquennio Pisapia.

Il modo migliore perché tutto questo non venne vanificato è presentare una coalizione guidata dall’uomo Expo, da Beppe Sala.

Un manager prestato alla politica, un uomo vincente che tra mille difficoltà si è fatto carico della gestione di un evento, Expo Milano 2015, che moltissimi avevano decretato sarebbe stato un disastro.

Invece Sala con mano ferma ha guidato Expo verso un successo strepitoso, facendola diventare il simbolo del rilancio dell’Italia e soprattutto dell’immagine di Milano in Europa e nel mondo.

Il successo di Expo, che ha richiesto capacità non solo gestionali ma anche relazionali e di comunicazione, ha dimostrato che Sala ha le capacità per governare Milano e la Città Metropolitana, con le sue complessità ma anche con le sue enormi potenzialità.

Le primarie di questo fine settimana sono il primo passo: forza Beppe!

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