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Adesso voglio vedere se ridi ancora

unnamedDal 1999 l’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha scelto il 25 novembre come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore della Repubblica Dominicana.

C’è chi sostiene che il femminicidio sia un fatto inesistente, che esistano solo gli omicidi: persone che uccidono altre persone per i più svariati motivi. Non è un parere isolato, ma contrasta almeno con due dati di fatto. Il primo dato sono i numeri: in Italia, dove gli omicidi sono calati drasticamente nell’ultimo ventennio, i delitti di cui sono vittime le donne, maturati in ambito familiare o delle relazioni personali, sono circa un quarto del totale. Solo ieri l’ultimo brutale a Seveso, qui vicino a noi. Sono quindi una categoria consistente, statisticamente da assumere come categoria a sé stante.

Il secondo dato è la banalità e la ferocia con cui vengono consumate queste tragedie e in generale gli atti di violenza contro le donne.

Adesso voglio vedere se ridi ancora”. Così ha detto un uomo, condannato in questi giorni a 18 anni di carcere, mente dava fuoco alla sua compagna, incinta di otto mesi.

Le guerre, le sofferenze e la ferocia, sono nella cronaca quotidiana. Ma questa banalità del male, questi atti di violenza, di maltrattamenti e persecutori che vedono le donne vittime “privilegiate” nella nostra società, senza importanti distinzioni di ceto e di formazioni culturale, ci obbligano a intervenire. E la prima forma di prevenzione è non negare il problema, ma parlarne il più possibile, come facciamo oggi.

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