25 aprile 2018: coraggio, memoria, libertà

Alcuni giorni fa è stato riportato da giornali e programmi televisivi ciò che è successo due domeniche fa (il 15 aprile) in una chiesa di Castellaràno, provincia di Reggio nell’Emilia: un perdono richiesto per un antico fatto di sangue, un perdono richiesto ed accettato.

Meris Corghi, figlia del partigiano Giuseppe Corghi che il 13 aprile 1945 uccise Rolando Rivi, un giovanissimo seminarista, ha chiesto perdono per il gesto del padre ai parenti della vittima, nel corso di una cerimonia religiosa celebrata da Monsignor Camisasca, vescovo di Reggio Emilia. Strette di mano, abbracci e lacrime hanno sancito la richiesta e l’accettazione del perdono che Monsignor Camisasca ha definito “un miracolo”.
«Non sapevo nulla fino a poco tempo fa – ha raccontato Meris – Piano piano sono arrivata a ricostruire tutto. E dopo un profondo percorso personale che mi ha trasformata, ho sentito di fare questo gesto. La mia missione di oggi è quella di restituire le responsabilità e di rendere pace a mio padre”.

Questo episodio di perdono richiesto e accettato mi ha molto colpito. Se penso anche solo alla nostra storia più recente, mi vien da dire che sono molti, moltissimi quelli che dovrebbero chiedere, o farsi carico di chiedere perdono. Sono pochissimi quelli che lo fanno ed è molto difficile anche accettare la richiesta di perdono.
Quella che è avvenuto a Castellaràno, secondo me, è stato un episodio bello, importante. Eppure c’è stato chi su questa storia ci ha ricamato male. C’è stato chi ha colto al volo l’occasione per reiterare il cosiddetto revisionismo della Resistenza non solo per raccontarne gli episodi meno nobili, gli episodi oscuri, ma perfino per arrivare a parlarne male, a denigrare tutto e infine in un coro crescente a tirare fuori le note più nostalgiche del tipo “Si stava meglio quando…”
No! Quando si arriva a questo io dico “NON CI STO! Non ci sto, non ci possiamo stare!”

In Italia l’ultima guerra, con il suo carico di distruzioni, lutti, eccidi, violenze e rancori, non c’è arrivata per caso. C’è arrivata dopo un ventennio di negazione della democrazia e dei diritti più elementari, della irreggimentazione di ogni aspetto della vita nazionale, della manipolazione del consenso con la censura e l’eliminazione di ogni dissenso. Sorprende sentir dire, ancora oggi, da qualche parte, che il Fascismo ebbe alcuni meriti, ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione. Perché razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi rispetto al suo modo di pensare, ma diretta e inevitabile conseguenza. Volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza, retorica bellicista, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale, l’intervento in guerra contro uno schieramento che sembrava prossimo alla sconfitta, furono diverse facce dello stesso prisma.

Sono in molti, di gran lunga più autorevoli di me, a dire che siamo un paese che tende a non avere memoria del proprio passato. Eppure tutte le famiglie dovrebbero avere i ricordi tramandati di quel che è avvenuto 70 anni fa. Un piccolo esempio nella mia famiglia: mi è stato raccontato che il fratello maggiore di mia nonna era un artigiano, faceva il vetrinista, disegnava le insegne delle vetrine dei negozi e aveva un incarico nell’associazione di categoria professionale. Questo mio prozio rifiutò di prendere la tessera del PNF (partito nazionale fascista) e fu esautorato, fu messo in disparte, perché durante il periodo fascista chi osava dissentire, chi osava resistere, che veniva indicato come nemico interno, veniva emarginato e perseguitato con la perdita del lavoro se non della vita.

Eppure c’è chi ha resistito, come Giacomo Matteotti, come i fratelli Rosselli, come Sandro Pertini, come i fratelli Cervi, come Eugenio Curiel, come il nostro Arcide Cristei che fu ammazzato a diciannove anni, disarmato e forse senza aver mai preso in mano un fucile.

E per la morte di Arcide Cristei nessuno ha mai chiesto perdono.

Viva il 25 Aprile, viva la Resistenza, viva l’Italia!

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