Cambiamento

Il governo che ci aspetta

Bella serata ieri nella sede del PD promossa dal nuovo segretario Francesco Di Chio. Col neo senatore Eugenio Comincini che è stato per un decennio sindaco di Cernusco abbiamo parlato della complicata situazione politica di questi giorni.

Io ne ho parlato dal mio punto di vista di amministratore locale che si trova comunque a confrontarsi con aspettative della cittadinanza che non sono molto diverse da quelle con qui si confronta il senatore Comincini a Roma.

Ho espresso la mia preoccupazione che il nuovo governo Lega M5S, se si farà, non mantenga i difficili impegni di bilancio statale, rendendo così inutile la fatica immane che il PD ha fatto per portare l’Italia fuori dalla crisi.

Fatica che come abbiamo visto non solo non è stata premiata ma che ha segnato un pesantissimo calo di consensi. Questa non è una novità. In Italia, ma anche quasi dappertutto, la memoria degli elettori è molto corta.

La crisi del 2008 è sui libri di storia e vi resterà. Sono andato a rileggere i numeri di questa crisi. Tra il 2008 e il 2010 il commercio mondiale diminuì del 30%. La disoccupazione in Italia in quegli anni è raddoppiata, nel momento peggiore sono stati persi un milione di posti di lavoro. Il numero dei poveri è aumentato del 140%. In Italia tra il 2008 e il 2015 sono fallite 82.000 imprese e il picco dei fallimenti, 15.000 in un anno, non è stato all’inizio della crisi, è stato nel 2014, praticamente l’altro ieri.

In questa crisi il PD si è trovato a sostenere la gran parte del “lavoro sporco“: rimettere in ordine i conti, fare riforme di risanamento e quindi impopolari. Molto impopolari ma indispensabili per portare questo paese con i suoi enormi squilibri fuori dalla peggiore crisi economica degli ultimi decenni.

Dico questo con una preoccupazione che sento anche sulla mia pelle, sulla pelle di noi che stiamo amministrando Segrate.

Anche noi stiamo risanando i conti e non è per niente detto che questo venga percepito elettoralmente come un merito, anche se nelle elezioni comunali c’è una diversa attenzione ai risultati e alle persone.

E’ però evidente che con il bilancio tenuto “sotto tutela” dal piano decennale di risanamento dai debiti accumulati dalla precedente amministrazione, non è facile assicurare il benessere di tutta la comunità tutelando innanzitutto chi sta alla base della piramide sociale e ancor più chi è ai margini, a tutti i margini che la nostra società crea e mantiene.

Non è facile, e la cosa è resa più complicata dalle sfide che proprio in questo terreno vengono alla sinistra da parte delle nuove forze politiche oggi vincitrici.

Un esempio: il reddito di cittadinanza.

Il M5S proponendo il reddito di cittadinanza ha saputo far intravedere un sogno che è piaciuto e che ha fatto impallidire le proposte concrete, mirate e finanziabili come il reddito di inclusione messo in campo dal governo Gentiloni.

Da amministratore locale, di fronte alla sfida del “reddito di cittadinanza” la mia idea è questa: usare proprio questo termine in modo da annacquare il collegamento tra reddito di cittadinanza e M5S. Ne ho parlato il 14 aprile negli “stati generali della maggioranza” a Cascina Ovi, proponendo il reddito comunale di cittadinanza, che anticiperà, integrerà, affiancherà il reddito di inclusione oggi esistente o quello statale di cittadinanza che apparirà se e nella misura in cui l’eventuale nuovo governo troverà i finanziamenti per farlo. Il reddito comunale di cittadinanza lo sta già facendo il sindaco di Parma, Pizzarotti ed è un obiettivo verso il quale con l’assessore Barbara Bianco stiamo riflettendo e non da soli, ma in riflessione comune con la sindaca e la giunta di Peschiera Borromeo.

Un secondo tema che mi coinvolge come sindaco sul quale la sinistra viene messa in difficoltà è la sicurezza.

La destra ha saputo rendere invisa l’idea di stare dalla parte degli ultimi soprattutto dipingendo gli immigrati come un insieme di persone in gran parte pericolose, delinquenti e convincendo tutti, anche noi, che siamo deboli, indifesi, in pericolo, come siamo in pericolo costante e crescente di fronte a furti, rapine, truffe.

Parliamo di Segrate; i numeri dicono che furti, rapine e aggressioni negli ultimi anni sono state in costante diminuzione; ma la percezione di sicurezza non è aumentata, e non c’è dubbio che sarà anche qui a Segrate tra due anni uno dei temi forti del centrodestra.

Aumentare la sicurezza percepita è quindi uno degli obiettivi anche di un’amministrazione di sinistra.

Noi lo stiamo facendo con il piano della telesorveglianza oltre che con intese non semplici con le polizie locali dei comuni vicini per assicurare interventi sul territorio a 24H. Con una città che si sente sicura è certamente più facile fare accoglienza, aiutare tutti come ci impone l’art 3 della Costituzione che dice che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Proprio questo articolo della Costituzione ci ricorda che c’è un terzo tema (e qui mi fermo) sul quale una amministrazione di centrosinistra viene sfidata, ed è la tutela delle minoranze socio-familiari sulle quali gli ultimi governi si sono spesi, con difficoltà.

Anche su questo aspetto le amministrazioni di centrosinistra si trovano in concorrenza, si trovano addirittura a essere superate: penso alla recente decisione, forse una forzatura, di cui si è assunta la responsabilità la sindaca M5S di Torino, Chiara Appendino, a fronte di una complessa registrazione in materia di stato civile (un bambino con due mamme).

Sento dire in continuazione che destra e sinistra sono due termini superati, che risalgono al secolo scorso. Non è vero.

Essere solidali con chi ci sta vicino e con chi è più lontano, salvaguardare l’ambiente e il territorio anche se rappresenta un costo e un limite allo sviluppo, preferire le frontiere aperte anziché i muri e le barriere, tutelare la base sociale chiedendo solidarietà a chi sta meglio, avere attenzione per gli emarginati, le minoranze, gli ultimi. Avere tutto questo come linea guida, sempre, vuol dire essere di sinistra, a Roma come a Segrate.

Carlo Conti

E’ come quando al posteggio trovi l’auto nuova rigata e di bigliettini neanche l’ombra. A me ha fatto lo stesso effetto. Mi sono incazzato e mi sono sentito amareggiato e frustrato.

Sento già il battere delle dita sulle tastiere: “Sindaco, metti le telecamere e prendiamo questi inutili idioti“. Vero, e grazie ai lavori di posa della fibra ottica ne installeremo di nuove il prima possibile ai varchi e nei punti sensibili della città, proprio per prevenire anche questi fastidiosi vandalismi. Ma le telecamere da sole non bastano.

Questi perfetti inutili idioti che imbrattano, spaccano, incendiano e sporcano sono i nostri figli. Allora ripartiamo da loro. Spieghiamo ai più giovani che la pensilina di via Cellini è di tutti: mia, tua, nostra. Che come capitato a me se la vedi sporca e rotta ti arrabbi, perché è come se qualcuno venisse a scrivere sui mobili di camera mia o se buttasse a terra cartacce nel mio salotto. Educhiamoli a vivere in modo corretto la città. Diamo loro l’esempio e gli spazi giusti dove possano esprimersi. Che se sono annoiati e ciondolano in giro alla ricerca del prossimo danno da combinare un poco è anche colpa nostra.

Amministratori sotto tiro

Secondo l’ultimo rapporto di Avviso Pubblico, nel 2016, ogni 19 ore un amministratore locale, cioè un sindaco o un assessore o un consigliere, ha ricevuto minacce, violenza, atti intimidatori in genere.
Un fenomeno che dilaga in tutto il territorio nazionale: lo scorso anno ha coinvolto 18 Regioni, 77 Province e 295 Comuni.
Dietro ai numeri ci sono le persone, con le loro storie.
Preoccupa non solo il dato quantitativo, ma anche quello qualitativo: in Italia la violenza si sta diffondendo come modalità comune di gestione dei conflitti. E poi arriva anche la tecnologia a dare un “volto moderno” alle minacce: i social network rappresentano un mezzo sempre più utilizzato da chi punta a intimidire.

La rabbia e la paura derivanti dalla crisi economica, dalla perdita di occupazione, dalla mancanza di un reddito, dall’arrivo sui territori di migranti, sono tutti elementi che mettono in subbuglio le comunità e che vedono negli amministratori locali i primi soggetti chiamati a confrontarsi con questo scenario. Sovente mancano i mezzi e le risorse, così l’emergenza prende il posto della programmazione e del controllo, perché molti vogliono ottenere subito quanto richiedono. Cosa spesso impossibile da realizzare: i tagli ai trasferimenti verso i Comuni e un’eredità pesante dal passato impongono a molte amministrazioni la necessità di ridimensionare i servizi alla cittadinanza.

Nei Paesi anglosassoni gli amministratori vengono definiti “Civil Servant“, servitori dello Stato: una formula che attribuisce un significato e un valore più ampio di un semplice esercizio amministrativo locale. E’ un modo bello per raccontare tutti gli uomini dello Stato che con coraggio e passione civile animano con il loro lavoro e la loro presenza responsabile i territori. Senza questo piccolo esercito di eroi quotidiani il nostro Paese sarebbe più debole e ostaggio della paura.

E allora, noi cosa possiamo fare?
Allora “bisogna aiutare a far ritrovare la fiducia nelle istituzioni. Questo richiede buona volontà da entrambe le parti: da parte delle istituzioni e da parte dei nostri concittadini, rendendosi conto che, nelle istituzioni, c’è quello che la società esprime. Quindi occorre avere una consapevolezza maggiore, contribuire e collaborare anche alla vita istituzionale” (Sergio Mattarella, intervista a La Civiltà Cattolica, 16 febbraio 2017).

Anche l’Idroscalo deve essere trasparente

Una gelateria e un carrettino ambulante da gelataio. Di questo si è interessato, stando alle notizie di stampa, l’assessore alla Città Metropolitana con delega al Bilancio Franco D’Alfonso.

Roba da poco in apparenza e niente di concreto, solo conversazioni tra l’assessore e due personaggi risultati in seguito poco raccomandabili.

Vi sono però alcuni dettagli della conversazione riportata dalla stampa che sembrano sgradevolmente opachi.

L’assessore dapprima indica agli interlocutori la strada migliore per ottenere l’aggiudicazione di un bando pubblico e poi fa loro sapere di essere in cerca di voti di preferenza alle prossime elezioni regionali.

Può darsi sia solo una caduta di stile. Quello che mi infastidisce è che la vicenda riguarda l’Idroscalo il mare (segratese) dei milanesi, una struttura che soffre particolarmente per la insufficienza di risorse anche solo per l’ordinaria gestione e che proprio per questa andrebbe valorizzata in modo trasparente nelle sue potenzialità economiche. Gelaterie comprese.

Lasciare la nostra città un po’ migliore di come l’abbiamo trovata

Un anno e mezzo fa, quando ho cominciato questa esperienza amministrativa, sapevo che non sarebbe stato facile per le precarie condizioni in cui versano gli enti locali. Le innumerevoli criticità del bilancio comunale che sono emerse nel tempo però hanno superato di gran lunga ogni pessimistica previsione. Per questo sono molto arrabbiato e amareggiato, perché non è certamente lasciando decine di milioni di debiti e i conti allo sbando che si governa il bene Comune. Ma non ci siamo dati per vinti. Anzi, siamo ancora più convinti che i segratesi ci abbiano eletto proprio per questo, non solo per tutelare il territorio dalle speculazioni, ma anche e soprattutto per tornare a una sana normalità di gestione della cosa pubblica. In tutti questi mesi nonostante le difficoltà ci siamo rimboccati le maniche per trovare una soluzione: responsabilmente nei tre anni e mezzo che ci restano di mandato metteremo a posto anche i conti, proponendo come fanno i buoni padri di famiglia una gestione finanziaria sostenibile, oculata e che preveda entrate e uscite certe; contenimenti della spesa e riduzione degli sprechi. Ciò che faremo sarà solo a tutela della cittadinanza e di chi dopo di noi verrà ad amministrare la nostra Segrate, con un solo obiettivo: lasciare la nostra città un po’ migliore di come l’abbiamo trovata.

Ieri sera in Consiglio Comunale abbiamo avviato la prima parte della manovra di riequilibrio, faticosa ma doverosa. Ringrazio per questo tutta la maggioranza e chi in queste settimane e in questi giorni sta lavorando con grande dedizione e serietà. Al contrario di chi ancora irresponsabilmente va in giro dicendo con volantini che mi raffigurano come Pinocchio con le orecchie d’asino che la situazione di bilancio che stiamo raccontando ce la siamo inventata, che è frutto della nostra incapacità di amministrare. Un volantino che sono certo farà più male a chi l’ha diffuso perché io, la Giunta e la maggioranza di governo, al contrario di chi si è affrettato a darci dei bugiardi in modo sbrigativo, molto vago, senza leggere i documenti e con contenuti non corretti, non abbiamo nulla da nascondere e stiamo lavorando anche in questa delicata situazione con assoluta trasparenza. Questa situazione di bilancio e le sue conseguenze sono state illustrate in diverse occasioni da me e dal vicesindaco Luca Stanca in occasione di sedute di consiglio comunale, conferenze stampa, comunicazioni tramite i canali dell’ente e soprattutto in tre serate aperte al pubblico organizzate tra febbraio e marzo a Milano 2, Segrate Centro e San Felice. Incontri che hanno avuto una partecipazione motivata di segratesi di diverse fasce d’età. Ci sono stati interventi, commenti, domande e giudizi. Ma che qualcuno dicesse che ci stavamo inventando tutto, di fronte ai numeri certi e alla matematica, questo non è mai capitato.

Ma forse ciò che però più mi rammarica è che in tutti questi mesi non ci sia stato un solo rappresentante delle forze d’opposizione che di fronte a cifre incontrovertibili segnalate alla Corte dei Conti, abbia per un attimo lasciato da parte la battaglia per il potere, non so in che altro modo definirla, e abbia provato a offrire il proprio contributo. La situazione finanziaria del Comune di Segrate che è emersa dal passato ci ha davvero portati a un passo dal tracollo, e allora sì che sarebbero stati guai ben più seri, ma sembra che anche chi predica in continuazione la partecipazione e la collaborazione tra le parti per il bene dei cittadini questo non importi.

Un futuro migliore per i segratesi e i nostri figli, invece, a me sembra l’unico vero obiettivo che deve essere sempre inseguito sempre con determinazione. Con onestà, trasparenza e energia.

Le mafie esistono

Oggi è la Giornata Mondiale della Memoria delle vittime di mafia.

Ieri, poche ore dopo l’incontro a Locri tra i familiari delle vittime delle mafie e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono comparse sui muri dell’arcivescovado, di una scuola e del comune di Locri, pesanti minacce contro Don Luigi Ciotti e il Vescovo monsignor Francesco Oliva.

Questa giornata non è retorica. Le mafie esistono ancora, hanno solo mutato forma, rendendosi meno visibili e più subdole, infiltrate, nella società, nella finanza, in politica.

Noi a Segrate non ci limitiamo a qualche parola di circostanza in tema di legalità.

Il 20 giugno 2016, il consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’adesione di Segrate ad Avviso Pubblico, l’Associazione che conta più di 300 Amministrazioni pubbliche che combattono attivamente le mafie, attraverso trasparenza e buona politica, sui temi dell’ambiente, territorio, pianificazione urbanistica, appalti, contratti, servizi e aziende pubbliche, beni confiscati, giovani e cultura. Il 3 ottobre l’Ufficio di Presidenza di Avviso Pubblico ha dato il benestare alla nostra adesione.

Il futuro a Segrate riserva molte sfide su cui bisogna tenere gli occhi aperti. Non ci distrarremo, vigileremo sulla correttezza della nostra politica. Ognuno deve fare la sua parte per debellare il parassitismo delle mafie: noi siamo pronti a fare la nostra.

Adesso voglio vedere se ridi ancora

unnamedDal 1999 l’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha scelto il 25 novembre come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore della Repubblica Dominicana.

C’è chi sostiene che il femminicidio sia un fatto inesistente, che esistano solo gli omicidi: persone che uccidono altre persone per i più svariati motivi. Non è un parere isolato, ma contrasta almeno con due dati di fatto. Il primo dato sono i numeri: in Italia, dove gli omicidi sono calati drasticamente nell’ultimo ventennio, i delitti di cui sono vittime le donne, maturati in ambito familiare o delle relazioni personali, sono circa un quarto del totale. Solo ieri l’ultimo brutale a Seveso, qui vicino a noi. Sono quindi una categoria consistente, statisticamente da assumere come categoria a sé stante.

Il secondo dato è la banalità e la ferocia con cui vengono consumate queste tragedie e in generale gli atti di violenza contro le donne.

Adesso voglio vedere se ridi ancora”. Così ha detto un uomo, condannato in questi giorni a 18 anni di carcere, mente dava fuoco alla sua compagna, incinta di otto mesi.

Le guerre, le sofferenze e la ferocia, sono nella cronaca quotidiana. Ma questa banalità del male, questi atti di violenza, di maltrattamenti e persecutori che vedono le donne vittime “privilegiate” nella nostra società, senza importanti distinzioni di ceto e di formazioni culturale, ci obbligano a intervenire. E la prima forma di prevenzione è non negare il problema, ma parlarne il più possibile, come facciamo oggi.

Incontro con Umberto Ambrosoli

ambrosoliCari amici,
vorrei invitarvi giovedì 22 settembre dalle 18.30 al Centro Verdi di via XXV Aprile a Segrate ad incontrare Umberto Ambrosoli e parlare con lui dei suoi libri “Ostinazione civile. Idee e storie di una rigenerazione civica” e “Coraggio. Storie di gente comune. Storie di legalità“. Inoltre nel corso della serata la Sala Studio del Centro Verdi di via XXV Aprile sarà intitolata a suo padre, Giorgio Ambrosoli.

Un appuntamento che servirà a tutti per immergerci nella virtù appassionata dell’attivismo civico, nella buona politica, nel coraggio di mettersi al servizio della collettività con onestà e trasparenza e di affrontare anche rischi e pericoli in nome del bene della propria comunità.

La sala studio del Centro Verdi, frequentata e vissuta quotidianamente da centinaia di ragazzi, portando il nome del grande Giorgio Ambrosoli non solo ne onorerà la memoria, ma sarà richiamo costante per i giovani, per i cittadini tutti e le generazioni future al suo splendido esempio di altissimo senso del dovere e di assoluta integrità morale.

Noi che viviamo in un eterno 11 settembre

dsc_1674Sono passati 15 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001. Da allora viviamo come in un eterno 11 settembre, di ansie, di paure, di incertezze per il futuro.

Molti di noi lo ricordano come l’attentato alle Torri Gemelle, le Twin Towers di New York, che fu l’evento più clamoroso. Ma la storia di quel giorno fu assai più complessa: furono quattro gli aerei che vennero dirottati quella mattina in partenza da quattro diversi aeroporti della costa orientale degli Stati Uniti. Due colpirono appunto le Torri Gemelle, un terzo si abbattè sul Pentagono, il quarto cadde in un campo in Pennsylvania dopo che i passeggeri che avevano saputo di quello che era accaduto a New York cercarono di sopraffare i dirottatori.

Le vittime degli attentati furono quasi tremila, tra chi perse la vita negli impatti e quanti morirono a seguito del crollo delle Torri. In gran parte erano civili, ma persero la vita ben 343 vigili del fuoco, 72 agenti delle forze dell’ordine e 55 militari.

Fu un evento di un terrificante impatto non solo sull’opinione pubblica mondiale, ma anche sull’economia e sulla vita di tutti i giorni. Da allora sono state aumentate le misure di sicurezza nei viaggi aerei e nel passaggio di molte frontiere. E’ stato un evento che ha segnato la storia del nostro secolo. Si può senz’altro dire che da allora la nostra vita non è stata più la stessa.
Sono passati quindici anni. I ragazzi che sono nati quell’anno stanno ora iniziando le scuole superiori e forse lo hanno già trovato o lo troveranno sui loro libri di storia.

Se ne può parlare come il primo attacco all’Occidente dopo tantissimi anni. L’ondata terroristica che l’11 settembre 2011 colpì gli Stati Uniti è continuata insanguinando anche l’Europa e sempre più vicino a noi: ricordo gli attentati sui treni di Madrid nel 2004 (191 morti e duemila feriti); gli attentati sulla metropolitana di Londra nel 2005 (56 morti e 700 feriti) e negli ultimi due anni la strage della redazione del Charlie Hebdo a Parigi e ancora i 130 morti nelle strade di Parigi (la strage del Bataclan), l’attentato all’aeroporto di Bruxelles del marzo scorso e solo due mesi fa la strage del lungomare di Nizza, a pochi chilometri dei nostri confini.
Questa scia di morte che ci appare insensata, incomprensibile e purtroppo non si può dire che non arrivi a colpirci ancora più da vicino.

Nel ricordare gli eventi del 2001 e nel rimarcare la nostra solidarietà al popolo e al governo degli Stati Uniti, voglio anche ricordare come grande merito della democrazia nordamericana sia quello di salvaguardare i propri valori. Ha detto il presidente Obama in questa ricorrenza: “La paura del terrorismo non deve stravolgere i nostri valori. E non possiamo seguire chi vorrebbe dividerci o reagire in una maniera che intacchi il tessuto della nostra società“.

Solo in questa maniera potremo finalmente uscire da questo 11 settembre iniziato, e mai terminato, ben 15 anni fa.

Giornata Internazionale della Donna

montalciniIl futuro del pianeta dipende dalla possibilità di dare a tutte le donne l’accesso all’istruzione e alla leadership. È alle donne, infatti, che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace“.

Ho scelto le parole della grande scienziata Rita Levi Montalcini per celebrare l’8 marzo, perché il compito della donna nel mondo è un ruolo portante come quello della scienza nel progresso della civiltà. Se è giusto celebrare la dolcezza e la tenerezza che contraddistinguono il gentil sesso e rendono il mondo un luogo meno ostile, è ora di concentrarsi anche sulla concretezza di ciò che il futuro deve prospettare alle donne.

Dobbiamo sempre più impegnarci tutti affinché la parità di trattamento sul lavoro, la sicurezza e la protezione da ogni tipo di violenza siano valori universali. Una società in cui la donna è libera è una società libera.

Sono orgoglioso di essere sindaco di una giunta e di un consiglio comunale ove la presenza femminile è importante come mai è stata nella nostra città.

Buona festa della donna.

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