Cambiamento

Amministratori sotto tiro

Secondo l’ultimo rapporto di Avviso Pubblico, nel 2016, ogni 19 ore un amministratore locale, cioè un sindaco o un assessore o un consigliere, ha ricevuto minacce, violenza, atti intimidatori in genere.
Un fenomeno che dilaga in tutto il territorio nazionale: lo scorso anno ha coinvolto 18 Regioni, 77 Province e 295 Comuni.
Dietro ai numeri ci sono le persone, con le loro storie.
Preoccupa non solo il dato quantitativo, ma anche quello qualitativo: in Italia la violenza si sta diffondendo come modalità comune di gestione dei conflitti. E poi arriva anche la tecnologia a dare un “volto moderno” alle minacce: i social network rappresentano un mezzo sempre più utilizzato da chi punta a intimidire.

La rabbia e la paura derivanti dalla crisi economica, dalla perdita di occupazione, dalla mancanza di un reddito, dall’arrivo sui territori di migranti, sono tutti elementi che mettono in subbuglio le comunità e che vedono negli amministratori locali i primi soggetti chiamati a confrontarsi con questo scenario. Sovente mancano i mezzi e le risorse, così l’emergenza prende il posto della programmazione e del controllo, perché molti vogliono ottenere subito quanto richiedono. Cosa spesso impossibile da realizzare: i tagli ai trasferimenti verso i Comuni e un’eredità pesante dal passato impongono a molte amministrazioni la necessità di ridimensionare i servizi alla cittadinanza.

Nei Paesi anglosassoni gli amministratori vengono definiti “Civil Servant“, servitori dello Stato: una formula che attribuisce un significato e un valore più ampio di un semplice esercizio amministrativo locale. E’ un modo bello per raccontare tutti gli uomini dello Stato che con coraggio e passione civile animano con il loro lavoro e la loro presenza responsabile i territori. Senza questo piccolo esercito di eroi quotidiani il nostro Paese sarebbe più debole e ostaggio della paura.

E allora, noi cosa possiamo fare?
Allora “bisogna aiutare a far ritrovare la fiducia nelle istituzioni. Questo richiede buona volontà da entrambe le parti: da parte delle istituzioni e da parte dei nostri concittadini, rendendosi conto che, nelle istituzioni, c’è quello che la società esprime. Quindi occorre avere una consapevolezza maggiore, contribuire e collaborare anche alla vita istituzionale” (Sergio Mattarella, intervista a La Civiltà Cattolica, 16 febbraio 2017).

Anche l’Idroscalo deve essere trasparente

Una gelateria e un carrettino ambulante da gelataio. Di questo si è interessato, stando alle notizie di stampa, l’assessore alla Città Metropolitana con delega al Bilancio Franco D’Alfonso.

Roba da poco in apparenza e niente di concreto, solo conversazioni tra l’assessore e due personaggi risultati in seguito poco raccomandabili.

Vi sono però alcuni dettagli della conversazione riportata dalla stampa che sembrano sgradevolmente opachi.

L’assessore dapprima indica agli interlocutori la strada migliore per ottenere l’aggiudicazione di un bando pubblico e poi fa loro sapere di essere in cerca di voti di preferenza alle prossime elezioni regionali.

Può darsi sia solo una caduta di stile. Quello che mi infastidisce è che la vicenda riguarda l’Idroscalo il mare (segratese) dei milanesi, una struttura che soffre particolarmente per la insufficienza di risorse anche solo per l’ordinaria gestione e che proprio per questa andrebbe valorizzata in modo trasparente nelle sue potenzialità economiche. Gelaterie comprese.

Lasciare la nostra città un po’ migliore di come l’abbiamo trovata

Un anno e mezzo fa, quando ho cominciato questa esperienza amministrativa, sapevo che non sarebbe stato facile per le precarie condizioni in cui versano gli enti locali. Le innumerevoli criticità del bilancio comunale che sono emerse nel tempo però hanno superato di gran lunga ogni pessimistica previsione. Per questo sono molto arrabbiato e amareggiato, perché non è certamente lasciando decine di milioni di debiti e i conti allo sbando che si governa il bene Comune. Ma non ci siamo dati per vinti. Anzi, siamo ancora più convinti che i segratesi ci abbiano eletto proprio per questo, non solo per tutelare il territorio dalle speculazioni, ma anche e soprattutto per tornare a una sana normalità di gestione della cosa pubblica. In tutti questi mesi nonostante le difficoltà ci siamo rimboccati le maniche per trovare una soluzione: responsabilmente nei tre anni e mezzo che ci restano di mandato metteremo a posto anche i conti, proponendo come fanno i buoni padri di famiglia una gestione finanziaria sostenibile, oculata e che preveda entrate e uscite certe; contenimenti della spesa e riduzione degli sprechi. Ciò che faremo sarà solo a tutela della cittadinanza e di chi dopo di noi verrà ad amministrare la nostra Segrate, con un solo obiettivo: lasciare la nostra città un po’ migliore di come l’abbiamo trovata.

Ieri sera in Consiglio Comunale abbiamo avviato la prima parte della manovra di riequilibrio, faticosa ma doverosa. Ringrazio per questo tutta la maggioranza e chi in queste settimane e in questi giorni sta lavorando con grande dedizione e serietà. Al contrario di chi ancora irresponsabilmente va in giro dicendo con volantini che mi raffigurano come Pinocchio con le orecchie d’asino che la situazione di bilancio che stiamo raccontando ce la siamo inventata, che è frutto della nostra incapacità di amministrare. Un volantino che sono certo farà più male a chi l’ha diffuso perché io, la Giunta e la maggioranza di governo, al contrario di chi si è affrettato a darci dei bugiardi in modo sbrigativo, molto vago, senza leggere i documenti e con contenuti non corretti, non abbiamo nulla da nascondere e stiamo lavorando anche in questa delicata situazione con assoluta trasparenza. Questa situazione di bilancio e le sue conseguenze sono state illustrate in diverse occasioni da me e dal vicesindaco Luca Stanca in occasione di sedute di consiglio comunale, conferenze stampa, comunicazioni tramite i canali dell’ente e soprattutto in tre serate aperte al pubblico organizzate tra febbraio e marzo a Milano 2, Segrate Centro e San Felice. Incontri che hanno avuto una partecipazione motivata di segratesi di diverse fasce d’età. Ci sono stati interventi, commenti, domande e giudizi. Ma che qualcuno dicesse che ci stavamo inventando tutto, di fronte ai numeri certi e alla matematica, questo non è mai capitato.

Ma forse ciò che però più mi rammarica è che in tutti questi mesi non ci sia stato un solo rappresentante delle forze d’opposizione che di fronte a cifre incontrovertibili segnalate alla Corte dei Conti, abbia per un attimo lasciato da parte la battaglia per il potere, non so in che altro modo definirla, e abbia provato a offrire il proprio contributo. La situazione finanziaria del Comune di Segrate che è emersa dal passato ci ha davvero portati a un passo dal tracollo, e allora sì che sarebbero stati guai ben più seri, ma sembra che anche chi predica in continuazione la partecipazione e la collaborazione tra le parti per il bene dei cittadini questo non importi.

Un futuro migliore per i segratesi e i nostri figli, invece, a me sembra l’unico vero obiettivo che deve essere sempre inseguito sempre con determinazione. Con onestà, trasparenza e energia.

Le mafie esistono

Oggi è la Giornata Mondiale della Memoria delle vittime di mafia.

Ieri, poche ore dopo l’incontro a Locri tra i familiari delle vittime delle mafie e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono comparse sui muri dell’arcivescovado, di una scuola e del comune di Locri, pesanti minacce contro Don Luigi Ciotti e il Vescovo monsignor Francesco Oliva.

Questa giornata non è retorica. Le mafie esistono ancora, hanno solo mutato forma, rendendosi meno visibili e più subdole, infiltrate, nella società, nella finanza, in politica.

Noi a Segrate non ci limitiamo a qualche parola di circostanza in tema di legalità.

Il 20 giugno 2016, il consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’adesione di Segrate ad Avviso Pubblico, l’Associazione che conta più di 300 Amministrazioni pubbliche che combattono attivamente le mafie, attraverso trasparenza e buona politica, sui temi dell’ambiente, territorio, pianificazione urbanistica, appalti, contratti, servizi e aziende pubbliche, beni confiscati, giovani e cultura. Il 3 ottobre l’Ufficio di Presidenza di Avviso Pubblico ha dato il benestare alla nostra adesione.

Il futuro a Segrate riserva molte sfide su cui bisogna tenere gli occhi aperti. Non ci distrarremo, vigileremo sulla correttezza della nostra politica. Ognuno deve fare la sua parte per debellare il parassitismo delle mafie: noi siamo pronti a fare la nostra.

Adesso voglio vedere se ridi ancora

unnamedDal 1999 l’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha scelto il 25 novembre come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore della Repubblica Dominicana.

C’è chi sostiene che il femminicidio sia un fatto inesistente, che esistano solo gli omicidi: persone che uccidono altre persone per i più svariati motivi. Non è un parere isolato, ma contrasta almeno con due dati di fatto. Il primo dato sono i numeri: in Italia, dove gli omicidi sono calati drasticamente nell’ultimo ventennio, i delitti di cui sono vittime le donne, maturati in ambito familiare o delle relazioni personali, sono circa un quarto del totale. Solo ieri l’ultimo brutale a Seveso, qui vicino a noi. Sono quindi una categoria consistente, statisticamente da assumere come categoria a sé stante.

Il secondo dato è la banalità e la ferocia con cui vengono consumate queste tragedie e in generale gli atti di violenza contro le donne.

Adesso voglio vedere se ridi ancora”. Così ha detto un uomo, condannato in questi giorni a 18 anni di carcere, mente dava fuoco alla sua compagna, incinta di otto mesi.

Le guerre, le sofferenze e la ferocia, sono nella cronaca quotidiana. Ma questa banalità del male, questi atti di violenza, di maltrattamenti e persecutori che vedono le donne vittime “privilegiate” nella nostra società, senza importanti distinzioni di ceto e di formazioni culturale, ci obbligano a intervenire. E la prima forma di prevenzione è non negare il problema, ma parlarne il più possibile, come facciamo oggi.

Incontro con Umberto Ambrosoli

ambrosoliCari amici,
vorrei invitarvi giovedì 22 settembre dalle 18.30 al Centro Verdi di via XXV Aprile a Segrate ad incontrare Umberto Ambrosoli e parlare con lui dei suoi libri “Ostinazione civile. Idee e storie di una rigenerazione civica” e “Coraggio. Storie di gente comune. Storie di legalità“. Inoltre nel corso della serata la Sala Studio del Centro Verdi di via XXV Aprile sarà intitolata a suo padre, Giorgio Ambrosoli.

Un appuntamento che servirà a tutti per immergerci nella virtù appassionata dell’attivismo civico, nella buona politica, nel coraggio di mettersi al servizio della collettività con onestà e trasparenza e di affrontare anche rischi e pericoli in nome del bene della propria comunità.

La sala studio del Centro Verdi, frequentata e vissuta quotidianamente da centinaia di ragazzi, portando il nome del grande Giorgio Ambrosoli non solo ne onorerà la memoria, ma sarà richiamo costante per i giovani, per i cittadini tutti e le generazioni future al suo splendido esempio di altissimo senso del dovere e di assoluta integrità morale.

Noi che viviamo in un eterno 11 settembre

dsc_1674Sono passati 15 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001. Da allora viviamo come in un eterno 11 settembre, di ansie, di paure, di incertezze per il futuro.

Molti di noi lo ricordano come l’attentato alle Torri Gemelle, le Twin Towers di New York, che fu l’evento più clamoroso. Ma la storia di quel giorno fu assai più complessa: furono quattro gli aerei che vennero dirottati quella mattina in partenza da quattro diversi aeroporti della costa orientale degli Stati Uniti. Due colpirono appunto le Torri Gemelle, un terzo si abbattè sul Pentagono, il quarto cadde in un campo in Pennsylvania dopo che i passeggeri che avevano saputo di quello che era accaduto a New York cercarono di sopraffare i dirottatori.

Le vittime degli attentati furono quasi tremila, tra chi perse la vita negli impatti e quanti morirono a seguito del crollo delle Torri. In gran parte erano civili, ma persero la vita ben 343 vigili del fuoco, 72 agenti delle forze dell’ordine e 55 militari.

Fu un evento di un terrificante impatto non solo sull’opinione pubblica mondiale, ma anche sull’economia e sulla vita di tutti i giorni. Da allora sono state aumentate le misure di sicurezza nei viaggi aerei e nel passaggio di molte frontiere. E’ stato un evento che ha segnato la storia del nostro secolo. Si può senz’altro dire che da allora la nostra vita non è stata più la stessa.
Sono passati quindici anni. I ragazzi che sono nati quell’anno stanno ora iniziando le scuole superiori e forse lo hanno già trovato o lo troveranno sui loro libri di storia.

Se ne può parlare come il primo attacco all’Occidente dopo tantissimi anni. L’ondata terroristica che l’11 settembre 2011 colpì gli Stati Uniti è continuata insanguinando anche l’Europa e sempre più vicino a noi: ricordo gli attentati sui treni di Madrid nel 2004 (191 morti e duemila feriti); gli attentati sulla metropolitana di Londra nel 2005 (56 morti e 700 feriti) e negli ultimi due anni la strage della redazione del Charlie Hebdo a Parigi e ancora i 130 morti nelle strade di Parigi (la strage del Bataclan), l’attentato all’aeroporto di Bruxelles del marzo scorso e solo due mesi fa la strage del lungomare di Nizza, a pochi chilometri dei nostri confini.
Questa scia di morte che ci appare insensata, incomprensibile e purtroppo non si può dire che non arrivi a colpirci ancora più da vicino.

Nel ricordare gli eventi del 2001 e nel rimarcare la nostra solidarietà al popolo e al governo degli Stati Uniti, voglio anche ricordare come grande merito della democrazia nordamericana sia quello di salvaguardare i propri valori. Ha detto il presidente Obama in questa ricorrenza: “La paura del terrorismo non deve stravolgere i nostri valori. E non possiamo seguire chi vorrebbe dividerci o reagire in una maniera che intacchi il tessuto della nostra società“.

Solo in questa maniera potremo finalmente uscire da questo 11 settembre iniziato, e mai terminato, ben 15 anni fa.

Giornata Internazionale della Donna

montalciniIl futuro del pianeta dipende dalla possibilità di dare a tutte le donne l’accesso all’istruzione e alla leadership. È alle donne, infatti, che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace“.

Ho scelto le parole della grande scienziata Rita Levi Montalcini per celebrare l’8 marzo, perché il compito della donna nel mondo è un ruolo portante come quello della scienza nel progresso della civiltà. Se è giusto celebrare la dolcezza e la tenerezza che contraddistinguono il gentil sesso e rendono il mondo un luogo meno ostile, è ora di concentrarsi anche sulla concretezza di ciò che il futuro deve prospettare alle donne.

Dobbiamo sempre più impegnarci tutti affinché la parità di trattamento sul lavoro, la sicurezza e la protezione da ogni tipo di violenza siano valori universali. Una società in cui la donna è libera è una società libera.

Sono orgoglioso di essere sindaco di una giunta e di un consiglio comunale ove la presenza femminile è importante come mai è stata nella nostra città.

Buona festa della donna.

Giornata del ricordo, 10 febbraio 2016

ricordo5Domenica scorsa sui Rai 3 è stata trasmessa una puntata di “Correva l’anno” con il commento di Paoli Mieli, dedicato alla Giornata del Ricordo, al ricordo della diaspora giuliano – dalmata, a ciò che avvenne nelle terre dell’Istria, dell’entroterra carsico di Gorizia e Trieste, nella Dalmazia e nelle isole dalmate nell’ultimo periodo della seconda guerra mondiale e negli anni successivi.
Fu un periodo complesso, travagliato, che vide le popolazione di lingua e tradizione italiana oggetto di azioni di rappresaglia, di deportazioni, di uccisioni di massa, di fosse comuni, corpi gettati in mare o nelle famigerate foibe. Fu inizialmente un periodo i guerra, dove gli atti di violenza furono commesse da ogni parte coinvolta, soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, ma che per l’Italia e gli italiani fu particolarmente doloroso perché gran parte della popolazione italiana dovette abbandonare quelle terre. Una emigrazione che continuò per tutti gli anni 50 e che riguardò, è stato calcolato, 350.000 persone.

Sono terre che io conosco e che fanno parte della mia tradizione famigliare.
C’è una zia di mio padre la cui famiglia, Bacic, era originaria della Dalmazia, dell’isola di Lussino. Mio padre andò in vacanza su quelle isole fin dagli anni sessanta e poi portò me bambino negli anni ottanta.
Anche la famiglia di mia moglie ha una radice che viene da quelle zone, da Cittanova, nell’Istria.
Il ricordo dei luoghi, della tradizione è rimasto. C’è un parente, il cugino Tonietto, emigrato negli Stati Uniti forse sessant’anni fa che ancora oggi ci scrive da Long Island in dialetto veneto americanizzato.
C’è un ristorante in Liguria, a Moneglia, che si chiama Assirto come un’osteria che c’era a Lussinpiccolo quando l’isola di Lussino era italiana.

ricordo3Penso di poter dire una cosa. Per quanto quei luoghi facciano parte della tradizione famigliare, di quello che è avvenuto, dell’emigrazione, della fuga da quei luoghi si è sempre sentito parlare poco. Forse la mia esperienza è poco significativa ma quello che conta è che per molti anni nella storiografia ufficiale, sulla stampa più diffusa, nell’opinione pubblica c’è stato un gran silenzio.
La trasmissione di Paolo Mieli (consiglio a chi può di scaricarla e sentirla) racconta come, quando e perché avvenne. Non sta a me farne qui un riassunto.
Dico soltanto che fu una grande ingiustizia che l’Italia ufficiale ci ha messo sessant’anni, dal 1945 al 2005 a rimediare.
E’ soltanto nel marzo del 2004 con la legge 92 infatti che fu istituito il Giorno del Ricordo, destinato a conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».
La prima giornata fu festeggiata l’anno successivo, nel 2005; la data del 10 febbraio è il giorno in cui, nel 1947, fu firmato il trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia.

Tra le persone che con orgoglio, perseveranza e tenacia hanno mantenuto vivo il ricordo di questa storia, gridando più forte del rumore del silenzio c’è il nostro concittadino Piero Tarticchio, artista grafico e giornalista, pubblicista e soprattutto scrittore a cui dobbiamo tutti grande rispetto.
Nel suo ultimo libro, La capra vicino al cielo, Tarticchio celebra non solo il ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo, ma anche la misericordia, che in quest’anno giubilare ha un significato ancora più potente.

Senza la memoria la nostra vita non sarebbe niente. Per questo è importate celebrare il 10 febbraio, ma sopratutto avere accesa ogni giorno dentro di noi la fiaccola del ricordo di ciò che siamo e da dove proveniamo in ogni momento della nostra vita.

Il mio sostegno a Beppe Sala

salaMilano DEVE restare al centro sinistra: nella città culla della Lega e del berlusconismo deve continuare l’esperienza di tutela del territorio, della salute, della mobilità sostenibile del quinquennio Pisapia.

Il modo migliore perché tutto questo non venne vanificato è presentare una coalizione guidata dall’uomo Expo, da Beppe Sala.

Un manager prestato alla politica, un uomo vincente che tra mille difficoltà si è fatto carico della gestione di un evento, Expo Milano 2015, che moltissimi avevano decretato sarebbe stato un disastro.

Invece Sala con mano ferma ha guidato Expo verso un successo strepitoso, facendola diventare il simbolo del rilancio dell’Italia e soprattutto dell’immagine di Milano in Europa e nel mondo.

Il successo di Expo, che ha richiesto capacità non solo gestionali ma anche relazionali e di comunicazione, ha dimostrato che Sala ha le capacità per governare Milano e la Città Metropolitana, con le sue complessità ma anche con le sue enormi potenzialità.

Le primarie di questo fine settimana sono il primo passo: forza Beppe!

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