Politica

Per un’Europa come Milano

Con Silvia Roggiani al convegno organizzato dal PD di Segrate “Una nuova Europa”

Appartengo a una generazione che è cresciuta mentre l’Europa cresceva. Avevo diciott’anni quando fu firmato il trattato di Maastricht, sull’entusiasmo della riunificazione delle due Germanie e non sto a ricordare cosa avesse significato e significhi tuttora quella riunificazione. Gli anni ’90 erano anche i primi anni dell’Erasmus; io non vi ho partecipato, ma mio fratello fece un semestre ad Helsinki. I miei primi stipendi li ho presi in Euro. L’idea di rinunciare a tutto questo mi lascia allibito.
Non mi metto a discutere di regole e grandi principi economici. Prendo atto che i componenti della attuale maggioranza di governo non hanno mai smesso di parlare di uscita dall’euro. In lista alle europee per la Lega c’è quella avvocato Donato, che è presidente dell’associazione Progetto Eurexit. Eur – exit.
Grillo e i suoi sulla guerra all’Unione Europea chiedendo l’uscita dall’euro, se non dalla stessa UE, ci hanno fatto una scorpacciata di consensi e una conseguente scalata elettorale.
Faccio fatica a capire come sia sicuramente meglio per una nazione avere una moneta debole anziché una delle monete più forte, stabili e apprezzate del pianeta. Soprattutto per una nazione, l’Italia, che ha uno dei peggiori rapporti al mondo tra debito pubblico e prodotto interno lordo. In questa classifica (che indica il rischio che abbiamo di rimpiangere il 2012 e Mario Monti), in Europa siamo superati solo dalla Grecia e al mondo anche dal Libano, dallo Yemen e, tra le nazioni di un certo peso, solo dal Giappone.
Il Giappone è molto, molto diverso da noi. Un esempio; i più accaniti sostenitori nostalgici della precedente amministrazione di Segrate si affannano ogni giorno a diffondere in Rete foto di rifiuti domestici che quotidianamente, implacabilmente vengono abbandonati nei cestini o di cartacce buttate a terra (ovviamente nel giro di qualche ora tutto viene raccolto e ripulito); diffondono quelle foto a sostegno della tesi che quando “c’era Lui” i rifiuti venivano raccolti da Lui o dal suo assessore prima ancora che toccassero il suolo.
Sei anni fa sono stato in Giappone. Per le strade di Tokyo non ci sono cestini. Sono stati eliminati come misura di sicurezza dopo gli attentati del 1995 e da allora nessun giapponese per bene butta rifiuti per terra. Se un turista fa cadere la carta di una caramella, il primo giapponese che passa la raccoglie e la mette in tasca per buttarla via.
Il Giappone è diverso dall’Italia non solo per questo, ma anche perché in Giappone la soglia dell’IVA è l’8%, da noi è il 22; il Giappone ha un sistema giudiziario efficientissimo; il risparmio privato è sei volte quello italiano, i crediti inesigibili sono in percentuale un decimo dei nostri.
Non paragoniamoci col Giappone o con lo Yemen. Il nostro debito pubblico è il più rischioso del mondo. Ho fatto solo qualche esame di economia, ma immagino che se paghiamo così poco di interessi è perché abbiamo l’euro, perché siamo nella UE e perché abbiamo avuto politici lungimiranti come Romano Prodi.
Io voglio un’Italia che cresce in un’Europa che cresce. Per me e per le mie figlie. Segnalare una iniziativa che stiamo preparando come amministrazione comunale e che ha una lettura europeista.
Vi ricordate l’attentato al mercatino di Natale che c’è stato a Strasburgo?
E’ l’ultimo a matrice islamica avvenuto in Europa, l’11 dicembre scorso, l’11 dicembre 2018. Verso le 20 di sera un uomo, un 29enne nato a Strasburgo, armato con una pistola e un coltello entrò in un mercatino di Natale e iniziò a sparare contro la folla ferendo una ventina di persone. Tre morirono subito, altri due nei giorni successivi. L’Europarlamento, impegnato nella sessione plenaria, venne chiuso così come tutto il centro della città. Il presidente dell’europarlamento Tajani tenne aperta la seduta fino alle 3 di notte quando i deputati, il personale e i giornalisti del Parlamento europeo furono finalmente fatti uscire.
Tra i due feriti che morirono dopo ore di agonia c’era un giovane italiano, Antonio Megalizzi, un giornalista di 28 anni che era stato colpito da un proiettile alla testa; le sue condizioni era apparse da subito disperate.
Antonio era un italiano-europeo. Era uno dei conduttori di Europhonica, uno dei format radiofonici di RadUni, associazione che raggruppa radio universitarie italiane. Era arrivato a Strasburgo qualche giorno prima dell’attacco per seguire l’attività dell’Europarlamento nell’ultima sessione plenaria dell’anno.
La famiglia Megalizzi è originaria di Reggio Calabria, ma pochi mesi dopo la nascita di Antonio si è trasferì a Trento, dove il giovane viveva. Dopo l’università a Verona, Antonio si era specializzato in studi internazionali all’Università di Trento e stava seguendo un master sulle istituzioni europee. Era un giovane appassionato di giornalismo, di politica, era un europeista convinto.
Nel marzo del 2017 aveva scritto su Facebook:
Gli euroscettici sono come quelli che nei film horror decidono di dividersi e staccarsi dal gruppo. Ce li avete presente? Finiscono sempre mangiati da un mostro, con noi spettatori che urliamo inutilmente di non farlo“.
Questo era Antonio Megalizzi.
Il 19 maggio, tra due settimane esatte, Segrate dedicherà ad Antonio Megalizzi il grande spazio verde all’ingresso della città, di fronte all’aeroplanino e alla Moschea, tra la Cassanese e via Fratelli Cervi.
La famiglia Megalizzi è stata invitata e ha accettato e in onore di Antonio daremo a quello spazio un’impronta europea; vi abbiamo piantato di recente degli alberi e ne assegneremo uno ad ogni nazione dell’Unione. Per ora Gran Bretagna compresa.
Concludo con un invito. Mettiamo sui nostri balconi e davanzali la bandiera europea. So che Francesco Di Chio ne ha distribuite tra gli iscritti. Anche Segrate Nostra ha preso una iniziativa simile, facendo un banchetto elettorale a Centroparco. Penso che l’idea europea abbia bisogno di un sostegno così visibile e coinvolgente. Facciamolo.
Viva l’Europa!

La memoria è il più potente vaccino contro gli abissi della Storia

Sono nato nel 1974. Ho conosciuto la guerra fredda, il rischio di un conflitto e quelli purtroppo scoppiati anche in paesi a noi vicini, ma non ho mai vissuto una guerra. Ho avuto la fortuna di vivere nel periodo più pacifico della storia d’Europa. 74 anni di assenza di conflitti, a parte quello triste e cruento dell’ex Jugoslavia che ha segnato tanti della mia generazione.
Io non so cosa significhi vivere sulla propria pelle le privazioni di una guerra: la fame, i bombardamenti, la morte dei tanti a cui vuoi bene. E non conosco, perché non l’ho vissuta, una dittatura. Non so cosa significhi vivere in un Paese che da un giorno a un altro vara le leggi razziali in grado di modificare e stravolgere la vita quotidiana.
Leggi che fanno diventare improvvisamente il tuo vicino, il negoziante che ogni giorno ti vende il pane, il tuo maestro, ma anche i tuoi genitori e te stesso, cittadini diversi, cittadini emarginati, cittadini privati di libertà di base, di diritti, di possibilità che noi consideriamo scontate, cittadini discriminati e infine catturati e mandati nei campi di sterminio.
Io non ho conosciuto questo orrore, come gran parte di voi. Ma c’è sempre il rischio che i volti bui della Storia riappaiano. L’unico modo per evitarlo è conoscerla, la Storia è tramandarla, perché con l’alternarsi delle generazioni tutto viene stemperato e gradualmente dimenticato. Rimane solo nei libri. Ma non basta.
Bisogna entrare in quelle pagine e farle parlare. Condivido il viaggio della Memoria organizzato da ANPI Milano tra il 3-6 maggio nei lager nazisti. Ritornare nei luoghi, ritrovare i portoni dove i nazisti hanno strappato mamme padri e bambini, salire nei vagoni per capire come hanno viaggiato per giorni infernali e infiniti, entrare nei campi di sterminio stringendoci a loro, nelle loro paure, nelle loro angosce, nel loro infinito amore per i cari dai quali erano stati separati, mostrando tutta la crudeltà inconcepibile di una macchina della morte messa a punto dai nazisti per cancellare la vita di milioni di persone. Spero che siano in tanti a partecipare.
La memoria è il più potente vaccino contro gli abissi della Storia.
Per questo celebriamo il 25 aprile. Non per i nostri “veci”, come dicono gli alpini. E forse neanche per i loro figli. Ma per i figli dei figli. Per quelli che corrono il rischio di sentirsi tanto lontani da quegli eventi da sentirsene immuni.
C’è oggi in Italia un’onda più forte che in passato, che sostiene indifferenza se non distacco verso il 25 Aprile. Si sente sostenere che la Resistenza fu per lo più l’impegno di pochi cui moltissimi si aggregarono a giochi fatti. Eppure ci fu una resistenza al fascismo che fu diffusa, civile, disarmata e persistente.
Tra tanti vorrei fare due esempi, uno mio personale, un altro che fa parte della storia della nostra città.
Il primo: gli scout. In breve, fondato in Inghilterra nel 1907, lo scoutismo apparve in Italia pochi anni dopo, intorno al 1910 in Liguria e Toscana e si diffuse rapidamente in molte regioni. Con l’avvento del fascismo e la conseguente nascita dell’Opera Nazionale Balilla come organizzazione giovanile, lo scoutismo fu osteggiato e tra il 1927 e 1928 venne messo fuori legge. Ufficialmente i gruppi vennero sciolti, ma alcuni continuarono l’attività in segreto. I casi più famosi, “il Lupercale” di Roma e le “Aquile randagie” di Milano. Questi gruppi continuarono a incontrarsi in luoghi isolati, a stampare giornalini, a far vivere di nascosto l’esperienza scout a ragazzi durante tutto il periodo fascista, spesso con la protezione della Chiesa, di molti parroci e vescovi, uno per tutti: a Milano, il monsignor Giovanni Battista Montini. Durante la guerra, gli scout milanesi si organizzarono nell’Oscar (una sigla che si ritiene volesse dire Opera scout cattolica aiuto ricercati), permettendo a oltre 2000 ebrei, dissidenti e perseguitati politici (tra questi anche il giornalista Indro Montanelli) di fuggire in Svizzera.
Anche questa fu resistenza, civile, prolungata, disarmata. Non senza vittime: ci fu chi venne ucciso come il diciannovenne Peppino Candiani, mentre accompagnava fuggitivi. Altri furono arrestati, fucilati, morirono nel lager tedeschi.
E’ una storia, quella della “giungla silente” dello scoutismo italiano clandestino durante gli anni del fascismo che ha qualche ricordo anche a Segrate. L’ex sindaco Gianfranco Rosa ad esempio racconta di aver fatto parte, durante la guerra, di un gruppetto di ragazzini che nel paese di Landriano, dove viveva, fecero attività scout con tanto di notti in tenda, su iniziativa di un sacerdote. Non solo: nella parrocchia del paese erano stati nascosti degli ebrei, degli artisti, che per ricompensa decorarono le vetrate della chiesa. In paese molti, se non tutti sapevano ma fecero la loro parte nel resistere al nemico e alla dittatura.
Un altro nostro concittadino, Arrigo Zecchi, racconta di essere stato, da ragazzino, uno scout clandestino, un’Aquila Randagia.
Il secondo esempio, quello che riguarda la nostra città, si aggiunge al ricordo del valoroso Arcide Cristei, nato a Segrate, qui sepolto dopo essere stato ucciso da partigiano appena diciannovenne nelle montagne tra la Valsassina e la Val Brembana, e la cui tomba anche oggi abbiamo omaggiato.
Questo secondo esempio ci è stato reso noto dal libro “Via Borioli 18”, scritto da Armida Pomè e Cristina Colli, madre e figlia, che racconta le vicende di alcune famiglie di lavandai, tra quelle che quasi un secolo fa fondarono il nostro quartiere di Lavanderie. Lungo quelle pagine di cronache famigliari c’è un passaggio finora inedito. Vi si racconta che durante la guerra, nelle comunità di Lavanderie e Redecesio, alcuni partigiani si erano rifugiati nelle case dove vivevano famiglie sfollate da Milano. Tra questi partigiani, viene fatto il nome di Achille Lesmo (nel libro chiamato Achille Zerbi) citato in un documento storico come “vice commissario della 8^ divisione partigiana Fiume Adda”.
C’è scritto in “Via Borioli 18″: “Achille (…) era una staffetta con il compito di trovare viveri da portare ai partigiani che si erano rifugiati sulle montagne. Abitava in casa del fratello Carlo che era in parte occupata dai tedeschi (…); per fortuna i soldati non si accorsero mai di nulla. (…) In paese tutti conoscevano Achille e lo aiutavano avvisandolo quando percepivano qualche pericolo. Suo compagno di avventure era un tale Sandro Pertini, un giovane in gamba e politicamente entusiasta che sarebbe diventato uno dei più amati presidenti della Repubblica Italiana“.
Anche queste righe raccontano come il popolo italiano, diffusamente e anche qui a Segrate, seppe reagire alla barbarie con una reazione coraggiosa e corale. Vi furono le avanguardie che, prendendo le armi, costituirono le formazioni partigiane.
Vi furono i militari italiani che, come a Cefalonia, si ribellarono al giogo tedesco, pagando un altissimo tributo di sangue, o che combatterono accanto ai nuovi alleati, nel nome degli ideali, ritrovati, di libertà e democrazia.
Vi furono quei seicentomila e più soldati che rifiutarono di servire l’oppressore sotto il governo di Salò, molti vennero passati per le armi o torturati, tanti altri deportati nei campi di prigionia in Germania.
Vi furono gli operai che scioperarono nelle fabbriche, gli intellettuali che diffusero clandestinamente le idee di libertà, le donne che diedero vita a una vera e propria rete di sussistenza per partigiani, perseguitati e combattenti.
Vi furono uomini liberi che sbarcarono nell’Italia occupata e versarono il loro sangue anche per la nostra libertà. A questi caduti, provenienti da nazioni lontane, rivolgiamo un pensiero riconoscente. Il loro sangue è quello dei nostri fratelli.
Perché lo facevano? Coraggio, ideologia, principi morali, senso del dovere, disillusione, pietas umana, senso comune… Tante e diverse furono le storie, tante e diverse le motivazioni.
L’insieme di tutta questa “ostinazione civile”, come oggi la chiamerebbe Umberto Ambrosoli, fu la Resistenza.
Oggi il vociare della cronaca politica ci inchioda sulla quotidianità di commenti fatti di materialità, di ricerca di facile consenso, senza valori e senza umanità, con ripetuti insulti che istigano alla mala educazione e al disimpegno anche nei confronti del 25 Aprile. E invece noi siamo qui, oggi a Segrate, con la nostra ostinazione civile, a dedicare una mattina del nostro tempo a farci carico della responsabilità di celebrare la memoria della Resistenza e dell’immane tragedia che fu la Seconda Guerra Mondiale. Se guardiamo quello che ci circonda a volte viene da pensare che far prevalere questa nostra responsabilità resta un sogno, ma ai sogni, come di recente ha detto Papa Francesco, dobbiamo credere e impegnarci. Daranno ancora un senso al nostro futuro e un traguardo “sognato” alla nostra vita.
Concludo ricordando un nome: Giuseppe Tortorella, il partigiano “Gip”, fratello del più famoso Aldo, che viveva da molti anni qui a Segrate ed è scomparso l’anno scorso. Un comunicato dell’ANPI ha ricordato che Gip fu arrestato il 20 dicembre 1944, rimase per ben 20 giorni nelle mani dei torturatori fascisti, fu processato il 13 gennaio 1945 dal Tribunale Militare e subì una condanna a 30 anni interrotta dalla Liberazione.

Ricordando anche lui, diciamo: Mai più fascismo, mai più guerra.
Auguri per il 25 aprile. Viva l’Italia!

A tutte le bambine e i bambini nel loro primo giorno di scuola

A tutte le bambine e i bambini nel loro primo giorno di scuola, e in generale ai nostri ragazzi piccoli e grandi che inseguono i loro sogni.

Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni

Chi conosce questa frase? Di quale libro fa parte? Vi do un indizio. Parla di un bambino di legno, con il naso lungo lungo. E di una balena.
Esatto, Pinocchio, dello scrittore Carlo Collodi. Quello che dice queste parole è il grillo parlante, l’amico piccolo di Pinocchio che gli parla sempre in un orecchio, per dirgli di non fare stupidaggini.
Questo consiglio che il grillo parlante dà a Pinocchio cosa significa?
Tutti noi abbiamo dei sogni e dei desideri. Qualcuno di voi vuole diventare forse un calciatore, qualcuna una ballerina, qualcuno vuole andare nello spazio, qualcuno vuole guidare una macchina veloce o andare a cavallo. Qualcuno vuole comprare una casa gigante sul mare o in montagna per la propria famiglia. C’è qualcuno che vuole diventare sindaco di Segrate come me?
E’ bello avere un sogno, è la cosa più bella della vita. Ma il grillo parlante ci dice di stare attenti: nessun sogno è facile da raggiungere. Bisogna faticare, lavorare, deve passare del tempo. Non fidatevi mai di chi vi dice che potete avere quello che volete senza fare fatica.
La scuola vi serve a questo. Anche se a volte fare i compiti o ascoltare la lezione vi sembrerà faticoso o noioso, dovete sapere che è fondamentale per riuscire ad arrivare ai vostri sogni. Ogni giorno che passerete in classe sarà un piccolo passo verso i vostri sogni.
Più farete fatica, più i vostri sogni si potranno realizzare.
Vi auguro quindi un buon inizio di scuola, questo sarà uno dei giorni più belli della vostra vita.
Da oggi inizierete a costruire chi sarete da grandi.
Faccio quindi un in bocca al lupo a tutte le maestre e i maestri, che avranno il difficile compito di aiutarvi e di insegnarvi a fare fatica per realizzare i vostri sogni.

Buona scuola a tutti!

Sulla salute dei nostri bambini non si discute

Questa mattina ho inviato una lettera ai dirigenti scolastici dei tre istituti cittadini e a tutti i gestori dei servizi educativi per l’infanzia. Ho voluto fare chiarezza sul tema dei vaccini, visto che il Governo purtroppo ha ancora le idee molto confuse e ciò è molto grave.

Per quanto mi riguarda non ci sono se e ma: i bambini da zero a 6 anni che frequentano le scuole di Segrate, così come stabilisce la Legge del 31 luglio 2017, devono essere obbligatoriamente vaccinati.

In qualità di responsabile della salute pubblica dei cittadini, ho il dovere di evitare che i bambini che frequentano le strutture della nostra città possano correre un qualsiasi rischio legato all’inosservanza degli obblighi vaccinali previsti dalle norme pienamente vigenti, dato che non possono esere modificate da circolari o emendamenti ancora non approvati dai due rami del Parlamento. Pertanto ho invitato vivamente chi ha la responsabilità di far rispettare la legge, in particolare non ammettendo alla frequenza di servizi educativi per l’infanzia e di scuole dell’infanzia i bambini non vaccinati.

Ripeto: su questa materia sarò intransigente anche a costo di emettere ordinanze ad hoc. Sulla salute dei nostri bambini e su ciò che afferma la medicina non si discute.

L’onestà andrà di bolina

A quanto pare l’onestà ha preso il largo. Il parlamentare grillino Andrea Mura non si è mai presentato al lavoro in Parlamento. 96% di assenze. Pagato profumatamente dai cittadini italiani per andare in barca a vela ai Caraibi e fare le vacanze tutto l’anno. Sembra assurdo, ma all’epoca dei governi dei social network accade anche questo. Ci ricordiamo in campagna elettorale quando i vari Di Maio, Di Battista e compagnia, vomitando insulti sulla casta, spergiuravano di essere diversi e migliori di tutti. Ci ricordiamo il lavoro incessante e certosino della Casaleggio Associati per selezionare le migliaia di currucula pervenute alle parlamentarie. “I nostri controlli sono severissimi, a differenza degli altri partiti noi i parlamentari li scegliamo onesti“. Infatti si è visto: il Movimento 5 Stelle tra gli altri ha portato in parlamento massoni, furbacchioni che non restituivano la quota al fondo per il microcredito, indagati per riciclaggio, condannati in primo grado e da oggi anche incalliti vacanzieri. Poco importa che siano espulsi dal partito: il M5S li ha eletti e ora lo stipendio glielo dobbiamo comunque pagare noi tutti. Insomma, gli onesti non sono poi così diversi dagli altri partiti.

Ma non finisce qui. Ieri sui giornali leggo anche che il carabiniere Scafarto ha chiesto ufficialmente scusa alla famiglia Renzi ammettendo di aver costruito prove false per danneggiare l’ex premier nella vicenda Consip. Incredibile, sono senza parole. Si è ormai instaurata una realtà parallela fatta di fake news e sputtanamenti gratuiti. Quel che è più grave, è che la cosidetta “rete degli onesti” sembra ignorare completamente la pericolosità di questo clima. Pensiamo alla quantità di insulti e falsità con cui è stata condotta l’ultima campagna elettorale. Promesse di grandi cambiamenti e sconvolgimenti, finalmente la gente onesta comanda, finalmente leggi nuove, distruggiamo tutto e ricostruiamo. Invece scopriamo che gli stessi ministri di questo governo reputano quello di Minniti agli esteri “un buon lavoro”, la riforma sulla Buona Scuola “da non stravolgere”, la Fornero “difficile da toccare”, il reddito di cittadinanza e la flat tax “di difficile applicazione”. L’elettorato gialloverde cosa pensa di tutto ciò? Io mi rivolgo a loro, senza insulti e senza pregiudizi. Ma non vi rendete conto che vi hanno preso in giro? L’indignazione sui social è una cosa, l’onestà vera e il duro lavoro sono tutt’altra cosa.

Il fresco profumo di libertà

…la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Cosa significa per me fare politica? Significa guardare la mattina le mie figlie prima di uscire di casa e pensare che quello che deciderò sul lavoro, giorno per giorno, contribuirà al loro futuro. Bisogna quindi scegliere attentamente le proprie battaglie e da che parte stare.

Io nella battaglia della politica ho deciso di stare dalla parte di Paolo Borsellino.

Con Matteo Renzi per la Cassanese bis

img-20160927-wa0041Stamattina ho accompagnato Matteo Renzi durante la sua visita al San Raffaele. E’ stata l’occasione per parlargli delle questioni più urgenti della nostra città e in particolare della Cassanese bis. La viabilità speciale è una grande occasione per la nostra città e la sua realizzazione libererà le maggiori aree residenziali di Segrate da gran parte del traffico di passaggio, ma i lavori non sono ancora iniziati a causa di incredibili lentezze e di ostacoli burocratici.

Il premier, che ha ben presente che lo sblocco della Cassanese bis farà decollare i lavori del mega centro commerciale Westfield Milan con il conseguente grande investimento privato in una opera enorme che porterà occupazione e sviluppo, mi ha riconfermato il suo appoggio e il suo interessamento.

L’incontro di stamattina con Renzi è solo l’ultimo di una serie ormai lunghissima di iniziative che abbiamo preso per sbloccare la Cassanese bis e conseguentemente i lavori del Westfield. Noi vogliamo che il grande impatto ambientale sul nostro territorio del Westfield si trasformi in benefici di occupazione e sia soprattutto l’occasione per uno sviluppo sostenibile della viabilità locale: Cassanese bis, nuova Stazione Ferroviaria, prolungamento della MM4, completamento della rete ciclabile cittadina in collegamento con Milano e gli altri comuni vicini.

Che cosa fate voi per gli altri?

servireSull’ultimo numero di Servire, rivista scout per educatori, c’è questo bell’articolo di Anna Scavuzzo, che è quasi un Manifesto per chi come me, si è affacciato al mondo della politica.
Ve lo ripropongo per intero.

Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più insistente e urgente domanda della vita è: “Che cosa fate voi per gli altri?”
Martin Luther King, Il sogno della non violenza. Pensieri

Anna Scavuzzo

Anna Scavuzzo

Abbiamo fin qui ragionato di una scelta di servizio vissuta con consapevolezza politica e di una scelta politica vissuta come la forma più alta della carità, per dirla con Paolo IV, primariamente perché approfondire la relazione fra servizio e politica è anche obiettivo educativo: nel percorso di maturazione di ciascuno è importante individuare ciò che trasforma un atto di carità – nobile, alto, vitale – in un’azione politica. O, perlomeno, traguardarne gli aspetti politici che ne conseguono o lo rendono necessario. L’esemplarità della nostra condotta, delle nostre scelte, delle nostre azioni, è per noi tratto distintivo, che qualifica ciò che siamo, che ci permette di dare una forma alla nostra identità di cristiani impegnati in politica.

I cristiani, che hanno parte attiva nello sviluppo economico – sociale e propugnano giustizia e carità, siano convinti di contribuire molto alla prosperità del genere umano e alla pace del mondo. In tali attività, sia che agiscano come singoli che come associati, siano esemplari.
Costituzione Gaudium et Spes, n. 73, 1965.

Parimenti importante è prender coscienza di ciò che mettiamo a fondamento dell’attività politica, che per un cristiano – e per uno scout – affonda le sue radici nell’invito a essere pietre vive della nostra società, lievito e sale; in ambito politico in senso stretto talvolta essa si scontra, o perlomeno si incontra, con scelte politiche altrui che hanno diversa origine e matrice, a cui si ha il dovere di portare rispetto e da considerarsi nel merito di ciò che propongono. Ci si trova talvolta a collaborare con persone provenienti da contesti diversi, eppure impegnate insieme a noi per un obiettivo comune.

Amministrare, legiferare, governare, impegnarsi per fare il bene, non solo evocarlo. Perseguire il bene comune comporta competenza, tenacia e capacità di concretizzare ciò che ci sta a cuore. Resistendo alle lusinghe dei facili consensi e uscendo dall’equivoco che confonde un buon politico con un buon oratore. La dimensione del servizio richiede anche una capacità di azione che non può prescindere dall’azione politica: tanto la politica quanto il servizio, laddove vissuti con serietà, non si accontentano di belle parole. E questi presupposti di competenza, tenacia e concretezza devono valere nel servizio, anche in quello educativo.

Affrontare il rapporto tra politica e servizio aiuta anche a mettere in crisi la ridondante retorica di una politica fatta di slogan: parole evocative di un’idealità che si arena per l’incapacità di tradurre l’afflato ideale in una prassi che porti attuazione e concretezza. L’interdipendenza fra pensiero e azione ha bisogno di essere un altro dei tratti fondamentali – a nostro giudizio – del nostro spendersi per il bene comune, fuor di retorica, reggendo anche alla prova dei fatti. In questa riflessione si innesta il tema della responsabilità e della capacità di decidere: l’azione politica non può – a nostro
avviso – configurarsi come denuncia e opposizione, ma deve mostrare la capacità di scegliere e di attuare un percorso, costruendo consenso intorno alla proposta, assumendosi la responsabilità di guidare la costruzione di una mediazione significativa che non snaturi il progetto, correndo il rischio di commettere qualche errore. “A che serve avere le mani pulite se le si tiene in tasca“, diceva don Lorenzo Milani, non certo riferendosi a tangenti e mazzette, quanto piuttosto stigmatizzando i saccenti professionisti della chiacchiera – anche politica – che non sbagliano mai, perché mai fanno alcunché. E hanno le mani pulite, non si immischiano con gli affari degli uomini, non provano a risolvere un problema e si limitano a filosofeggiare di come si dovrebbe fare. Di certo non sbaglieranno, ma tanto l’ignavia quanto il velleitarismo che non arriva mai a realizzare nulla sono una iattura per il decisore politico.

Guardiamo alla dimensione politica dei nostri Clan: possiamo distinguere coloro che si dilungano in un mero parlare di politica senza essere in grado di lasciare una traccia, un segno e di costruire un cambiamento, da quanti hanno la capacità di pensare e agire, di ragionare, discernere e prendere posizione, assumendosi la responsabilità – e l’onere – di tradurre in azioni le proprie parole. Ai ragazzi – e non solo a loro! – serve intuire e forse anche affrontare questa possibile contraddizione che svilisce la scelta politica laddove ne faccia soltanto argomento di speculazione filosofica.

E da ultimo, vorrei proporre una riflessione sul concetto di potere, che può richiamare un’idea di controllo, di possesso, quanto un’idea di possibilità: è un tema che ci mette di fronte una parola inusuale nei nostri contesti educativi, ma che è alla base di ogni riflessione seria e onesta sulla politica nelle sue diverse manifestazioni.
Avere ed esercitare potere con responsabilità, essere capaci di resistere alle lusinghe e alle tentazioni, saper tenere a bada il proprio ego di fronte al rischio del desiderio di onnipotenza o per lo meno di fronte all’ingordigia che il potere alimenta.

Sarebbe ipocrita pensare che la dimensione del servizio non sia toccata da questi rischi. E’ sufficiente aver imboccato un anziano, aiutato una persona disabile o anche affrontato un percorso educativo in una delle nostre unità per rendersi conto che la tentazione di anteporre sé all’altro è sempre in agguato e il potere che si può esercitare sull’altro è tutt’altro che ininfluente. Ci si sente potenti, si ha in mano il cuore e la vita di un’altra persona, si prova la vertigine di contare qualcosa e di poter giudicare o almeno influenzare la vita di un’altra persona.
Da insegnante mi accorgo che l’asimmetria fra insegnante e allievo, come quella fra chi fa un servizio e chi lo riceve, come quella fra decisore politico ed elettore (che in campagna elettorale ribalta i rapporti di forza) può essere mal interpretata, al punto da ferire e umiliare l’altro in modo brutale, al punto da farci ubriacare e perdere il senso della misura nelle cose che facciamo o diciamo.

Tanto la politica quanto il servizio ci pongono la questione del potere e della sua gestione. Senso di responsabilità e capacità di affrontare ambizione e narcisismo sono aspetti indispensabili del nostro agire tanto in un contesto politico quanto in un contesto di servizio.

Cordoglio per la scomparsa di Giorgio Visintin

ANPISe ne è andato nella notte tra lunedì e martedì uno degli ultimi partigiani combattenti della Martesana. Giorgio Visintin, segratese classe 1929, fu grande protagonista della Resistenza. Diversi gli arresti che subì e cinque le catture a cui sfuggì durante la guerra per contrastare il nazifascismo nei dintorni di Gorizia e Trieste, sua città d’origine.

Sasso, o Tempesta, o Lupo i nomi di battaglia che utilizzò durante le azioni di guerriglia antifascista aggregato alla brigata Garibaldi-Trieste o alla divisione Garibaldi-Natisone.

Dopo la Liberazione diventò testimone dei soprusi e della barbarie subite. Il suo diario di guerra, pubblicato nel 2003, per mole di documentazione e immagini, è considerato di grande rilevanza per la ricostruzione del periodo inerente all’occupazione dei nazifascisti. È stato il fondatore dell’Anpi di Segrate.

È a personaggi come il mio concittadino Giorgio Visintin che noi italiani dovremo sempre essere riconoscenti e grati. Se viviamo in democrazia è anche merito loro.

MM2 fino a Trezzo, un’opera necessaria

MetropolitanaDa Gessate a Trezzo sull’Adda in metropolitana. Circa otto chilometri di rotaie che potrebbero in futuro materializzarsi sull’asse ferroviario della Martesana. È stato presentato ieri in Commissione Territorio della Regione lo studio di fattibilità per il prolungamento della linea MM2. Una proposta che ha già avuto il benestare di tutti i comuni limitrofi interessati a decongestionare il traffico verso Milano e verso il parcheggio di intrerscambio di Gessate. Nuove fermate con aree sosta annesse a Inzago, Basiano-Masate, Trezzano Rosa-Pozzo d’Adda e capolinea a Trezzo.

Tre le proposte sul tavolo studiate insieme al Politecnico di Milano: 1. Prosecuzione dell’attuale sistema su ferro per tutti gli 8 chilometri al costo di 171 milioni di euro e tre anni di lavori. 2. Realizzazione, lungo il medesimo tracciato, di una strada dedicata a mezzi su gomma alimentati a corrente elettrica con costo di 70 milioni e due anni di cantieri. 3. Prolungamento della metropolitana da Gessate a Inzago e quindi la prosecuzione del tracciato su gomma in sede riservata. In questo caso il costo dell’opera sarebbe di 101.130.000 euro e lavori per tre anni.

Il prolungamento della metropolitana, sia su ferro che con un trasporto simile e più economico su gomma, sarebbe un’opera pubblica importante per la Martesana, in particolare per liberare da auto e camion la Padana Superiore, oggi sempre più trafficata dopo l’apertura della Brebemi e il potenziamento delle colleghe Cassanese e Rivoltana. Dunque applaudo all’iniziativa necessaria e urgente alla quale lavorerò per una sua rapida realizzazione. Progetto che, però, dovrebbe correre di pari passo anche con la modernizzazione della maggior parte delle stazioni all’aperto di questa linea: vecchie e ancora piene di barriere architettoniche. Per questo nell’ottica della Città metropolitana milanese, che vorremmo a livello degli standard delle grandi realtà europee, sarà importante il confronto su questo tema con l’amministrazione comunale di Milano, oltre alla candidatura a questo nuovo ente, già avanzata come Coordinamento delle liste civiche ecologiste e solidali della Martesana, di una persona come il sindaco di Cassano d’Adda, Roberto Maviglia, che conosce alla perfezione queste problematiche.

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