Regione Lombardia

La Lega ha tradito gli agricoltori lombardi

suolo_lombardoLa Lega ha abbandonato gli agricoltori. Con una pessima legge che nei fatti contraddice il suo stesso titolo, non riducendo il consumo di suolo, Maroni e la sua maggioranza mettono a rischio migliaia di ettari di terreni verdi e coltivabili per dare spazio a ulteriori cementificazioni.

Questa mi sembra sia la sintesi dopo l’approvazione a maggioranza della contestatissima legge sul consumo di suolo, contro la quale si sono espresse anche le associazioni ambientaliste e dei comuni.

Abbiamo fatto ostruzionismo, li abbiamo tenuti inchiodati in Aula per due giorni interi, riuscendo alla fine a imporre qualche piccolo miglioramento. Ma nella sostanza nulla è cambiato. E il nostro è stato un voto contrario.

Questa nuova legge è davvero pericolosa. Siccome gli attuali Piani di governo del territorio dei comuni lombardi contengono complessivamente aree ancora edificabili per 550 milioni di metri quadrati, pari a tre nuove città di Milano, è facilmente comprensibile come nei prossimi 30 mesi, il periodo transitorio individuato dalla norma, ci sarà una corsa a garantirsi il diritto di costruire.

Di tutt’altro aveva bisogno la Lombardia, anche alla luce dei recenti disastri ascrivibili proprio al dissesto idrogeologico e all’eccesso di urbanizzazione. Uno stop immediato a nuovo consumo di suolo e investimenti seri sulla rigenerazione urbana come volano per l’edilizia.

Questa maggioranza, invece, ha confezionato un bel regalo per la lobby del cemento, a danno dei lombardi, dell’agricoltura, dello stato di salute del nostro territorio e della qualità di vita di tutti.

Licenziamenti IBM: porterò in Regione il caso

IBM-segrateLunedì 17 novembre, presso la sede di Assolombarda a Milano, si è tenuto tra Ibm Italia, Assolombarda e il Coordinamento nazionale delle RSU IBM e le organizzazioni sindacali FIM Fiom e UILM un incontro che ha di fatto formalizzato l’avvio di una nuova procedura di mobilità che prevede 285 licenziamenti riguardanti dirigenti (60), quadri e impiegati (225), distribuiti in tutti i settori aziendali.

Ben 199 di questi dipendenti oggi sono impiegati nella sede di Segrate della multinazionale dell’informatica.

Sono molto preoccupato da questi nuovi licenziamenti: siamo di fronte a un’altra tappa del ridimensionamento della presenza di IBM in Italia e a un altro fronte occupazionale che si apre nell’Est Milano. Esprimo la mia vicinanza ai dipendenti che stanno vivendo momenti di grande apprensione e incertezza per il loro futuro e mi farò carico nell’immediato di portare la loro situazione all’attenzione delle opportune sedi istituzionali regionali.

Maltempo: in Lombardia allarme dissesto. Maroni cambi la legge sul consumo di suolo

esondazioneIeri la pioggia ha messo in ginocchio la Lombardia, facendo risuonare l’ennesimo campanello d’allarme sulla fragilità di molte parti del nostro territorio. C’è da chiedersi cosa aspetti ancora il presidente Maroni a prenderne atto e a imprimere una svolta netta alla legge sul consumo di suolo, nell’ottica di uno stop necessario e urgente alle nuove edificazioni.

Sono più di 900 i comuni della nostra regione che presentano un rischio idrogeologico. Fa specie che nel testo attualmente in discussione il tema non sia nemmeno sfiorato. E risulta davvero paradossale che nel Documento economico finanziario si rivendichino azioni a tutela del suolo agricolo e per l’azzeramento del suo consumo quando la legge che questa maggioranza ha proposto sta andando esattamente in direzione opposta.

Maroni e il centrodestra fanno come sempre un po’ di propaganda, confezionando una normativa inefficace rispetto agli scopi dichiarati e addirittura pericolosa. E intanto la Lombardia si ritrova sott’acqua. Non resta da auspicare che, almeno di fronte ai disastri di questi giorni, si cambi finalmente registro.

Consumo di suolo: la legge così non va

mangiasuoloLa legge che la maggioranza ci ha presentato ieri non riduce il consumo di suolo, mancando totalmente l’obiettivo per cui era nata.
Affrontare una riduzione del consumo di suolo è questione seria e urgente.

Questa legge rischia di essere sostanzialmente inutile e addirittura di incentivare l’urbanizzazione. Andrebbe riconsiderata in profondità. Ma almeno la maggioranza accetti di modificare il testo in alcuni punti, a partire da meccanismi di leva fiscale che favoriscano la rigenerazione penalizzando le nuove costruzioni e dall’esclusione dei terreni esterni al tessuto urbano consolidato.

C’è una settimana di tempo per lavorare in tal senso. Altrimenti ci si rivede martedì in Aula con i nostri oltre mille emendamenti.

Perché siamo contrari a questo progetto di legge sul consumo di suolo

micheli_consiglioIl testo del mio intervento in Consiglio Regionale durante la discussione della legge sul consumo di Suolo.

Gentili colleghi, il progetto di legge 140 sul consumo di suolo, approvato con un’evidente forzatura al regolamento in Commissione V e mai discusso in altre commissioni (come l’VIII, di cui faccio parte) ci non trova la nostra approvazione. Il testo è oggettivamente un arretramento rispetto alla prima formulazione del progetto di legge presentato dall’assessore Beccalossi la primavera scorsa che, seppur migliorabile, costituiva un passo importante verso la concreta possibilità di intervenire nella limitazione del consumo di suolo in Lombardia, sia attraverso misure di contenimento dei processi di urbanizzazione in atto, sia sostenendo politiche per il riuso e la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente.

Il PdL 140, al di là delle finalità dichiarate, di fatto non rende praticabile nessuna politica di limitazione efficace dei processi di consumo di suolo, che sono ancora intensi (malgrado la crisi del settore edilizio), di indirizzo degli strumenti urbanistici verso politiche sostenibili di riqualificazione e rigenerazione urbana.

I limiti della proposta di legge appaiono evidenti a partire dalle definizioni inserite nell’art. 2.

Innanzitutto si usano due termini: superficie e suolo come apparentemente equivalenti, quando di fatto non lo sono, neppure nelle finalità che rivestono nel testo. Il primo viene impiegato quando sono in gioco quantità misurabili: si parla infatti di superficie agricola e di superficie urbanizzata. Il secondo entra in funzione in un più astratto contesto ambientalistico: “consumo di suolo, bilancio ecologico del suolo…”. Quest’ultimo sarebbe la differenza tra superficie agricola che viene cementificata, e superficie urbanizzata che viene “restituita” all’uso agricolo. Un piccolo gioco di prestigio consentito dal termine “superficie” per sua natura strettamente bi-dimensionale; mentre lo stesso non è vero per il termine “suolo”. È facile cambiare etichetta e destinazione a una superficie; molto, molto difficile fare lo stesso per una determinata porzione di suolo. Al di sotto di una superficie urbanizzata si può trovare di tutto, come stanno purtroppo a testimoniare lo scandalo del quartiere Santa Giulia a Milano, e delle bonifiche in corso. La strada che occorre, perché un terreno formalmente liberato dalla qualifica “urbanizzato” possa essere effettivamente restituito all’uso agricolo, è lunga, a volte lunghissima e comunque onerosa. Giocare su questo equivoco significa incrementare la quantità di aree delle quali in ultima analisi non si saprà poi che fare, stanti i costi necessari per una reale riqualificazione; aree destinate a incrementare gli spazi degradati.

Inaccettabile è anche la definizione di “Superficie agricolache non considera quei terreni effettivamente utilizzati per attività agricole nella situazione “di fatto”, ma solo le aree come tali indicate dal Piano di Governo del Territorio vigente. Mentre tutti quei terreni liberi che, per quanto ancora naturali o utilizzati per attività agricole, vengono destinati dal PGT a una futura trasformazione urbana vengono considerati come suoli “già urbanizzati”.

Se le definizioni contenute del PdL mostrano aspetti evidenti di criticità, l’inconsistenza delle politiche messe in campo dalla proposta di legge viene confermata nei passaggi successivi. La scelta di rimandare al Piano Territoriale Regionale, in corso di revisione, la determinazione delle soglie del consumo di suolo, nonché la definizione dei criteri e degli indirizzi operativi che dovranno essere applicati per il suo contenimento, significa non aver ancora chiaro nell’ambito della legge quali politiche dovranno essere utilizzate per affrontare e contenere i processi di urbanizzazione del territorio. La stessa priorità attribuita alle azioni di riuso e di rigenerazione urbana mi pare quanto mai vaga, dal momento che si prevede che i PGT potranno comunque prevedere nuove aree urbanizzabili qualora venga dimostrata l’impossibilità, tecnica ed economica, di riqualificare aree già edificate. E’ chiara la debolezza di un tale passaggio, cui non sono tra l’altro connesse sanzioni in caso di trasgressione della prescrizione. Non si capisce come le amministrazioni e gli uffici comunali possano concretamente verificare la praticabilità economica e tecnica di tutti gli interventi di riuso e rigenerazione, che dipendono in prevalenza dall’intervento e dalle convenienze private. E’ inevitabile che tale situazione costituirà un alibi cui si appelleranno molte amministrazioni per giustificare la scelta, più semplice e conveniente, di rispondere a eventuali bisogni insediativi ancora attraverso nuove urbanizzazioni di suoli agricoli.

Incomprensibile l’obbligo di attuazione preliminare di tutte le previsioni di espansione e trasformazione vigenti all’entrata in vigore della legge. Ciò vuol dire che si potranno consumare nuovi suoli quando avremo consumato totalmente quelli già previsti nei PGT ad oggi approvati. I dati sulle potenzialità edificatorie contenute nei nuovi PGT sono preoccupanti: le aree libere che potrebbero essere coinvolte in processi di urbanizzazione superano ampiamente i 55.000 ettari, una superficie grande tre volte la città di Milano.

Di questo stiamo parlando, qui, ora in quest’aula, della possibilità di evitare che una buona parte, la parte non ancora giuridicamente compromessa di un’area grande tre volte la città di Milano venga risparmiato dalla speculazione edilizia; una superficie tre volte la città di Milano che nei prossimi tre anni è facile prevedere diventerà oggetto di piani attuativi, che diventeranno autorizzazioni a costruire, in modo che quei terreni, persi per l’agricoltura restino lì in attesa del momento giusto per fabbricarci sopra e nel frattempo saranno valorizzati, commercializzati, ipotecati.

Inoltre, come se non bastasse si conferma, secondo un’impostazione inaccettabile, la possibilità di escludere alcune categorie di interventi pubblici o di interesse sovra comunale, come i centri commerciali, dalla contabilità del consumo di suolo.

Così, mentre in altri Paesi si stanno mettendo in campo politiche integrate di contenimento del consumo del suolo, che comprendono la regolazione degli usi del suolo, il sostegno agli interventi di riuso e rigenerazione urbana, meccanismi di compensazione ecologica e dispositivi di fiscalità locale, la legge lombarda si limita a prefigurare l’applicazione di un controllo puramente quantitativo del consumo di suolo: le soglie comunali di consumo di suolo ripropongono le stesse logiche di contingentamento quantitativo dei suoli urbanizzabili applicati senza grandi risultati nello scorso decennio dai PTCP provinciali, senza una programmazione di area vasta che tenga veramente conto di quelle che sono le situazioni e le necessità non dei singoli comuni ma dell’ambito territoriale nel suo insieme.

Si rinuncia inoltre a rafforzare in maniera significativa l’incremento del costo di costruzione nel caso di urbanizzazione dei suoli agricoli. Scompare o quasi l’applicazione della leva fiscale come strumento per ridurre le assai elevate convenienze economiche determinate dalla rendita urbana nella trasformazione dei suoli agricoli (faccio un esempio: nella mia città, a est di Milano, un terreno che passa da agricolo a edificabile, incrementa di 500 volte il suo valore). Nel nuovo PdL si fissai a un misero 5% l’incremento obbligatorio del costo di costruzione (nel PDL di maggio della Lega questo valore era fissato al 70%!), ma nel contempo si elimina la specificazione che tale contributo venga applicato ai suoli agricoli “di fatto” rendendo in tal modo implicito che verrà richiesto solo nella trasformazione urbana di suoli a destinazione agricola nel piano (e cioè evidentemente mai, salvo varianti).

Infine le norme transitorie. Ci si chiede se quando questa legge verrà applicata servirà ancora a qualcosa.

Nella parte conclusiva dell’art.3 si legge: «In ogni caso, gli strumenti comunali di governo del territorio non possono disporre nuove previsioni comportanti ulteriore consumo del suolo sino a che non siano state del tutto attuate le previsioni di espansione e trasformazione vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge». Più oltre (art.5 comma 6): «la presentazione dell’istanza […] dei piani attuativi conformi o in variante connessi alle previsioni di PGT vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge deve intervenire entro 36 mesi da tale ultima data».

Come tradurre in italiano questo testo dalla sintassi faticosa? Esso in sostanza dice agli amministratori locali: avete 3 anni e mezzo di tempo per dare via libera a tutti i progetti di edificazione che fanno parte delle vostre pianificazioni e non sono ancora stati realizzati. Un’opportunità irresistibile, specie in tempi di crisi e di patto di stabilità, considerando l’importanza che gli oneri di urbanizzazione rivestono per le entrate comunali… Una sollecitazione potente ad un’ulteriore cementificazione, con un probabile aumento nel numero di costruzioni non portate a termine o inoccupate per mancanza di domanda; nonché nel numero di fallimenti di imprenditori avventurosi o incauti.

Cari colleghi, affrontare il consumo di suolo è una questione seria e urgente. Questa legge, al di là delle dichiarazioni sui giornali, rischia di essere sostanzialmente inutile e di avere effetti nocivi e incentivanti sui processi urbanizzativi. Questa legge va riconsiderata in profondità, eliminando i passaggi contraddittori che prima ho evidenziato. L’ideale per noi sarebbe partiamo dal PDL proposto dall’Assessore Beccalossi a febbraio, che aveva un buon testo, certo emendabile, ma almeno condivisibile nei principi.

Ma se non si vuole ripartire da lì, siamo disponibili a fare la nostra parte per migliorare il testo. Vi dico solo tre titoli sui quali in questa settimana possiamo lavorare insieme:

  1. esclusione dei terreni al di fuori del tessuto urbano consolidato
  2. aumento degli oneri dal 5% al 100%
  3. l’esclusione delle opere di interesse sovra comunale dalla contabilità del consumo di suolo

Se si ragionerà attorno a questi punti, siamo disposti a ritirare molti emendamenti. Ripartiamo da qui, abbiamo una settimana per lavorare, difendiamo insieme il suolo della Lombardia. Buon lavoro a tutti.

Consumo di suolo: domani battaglia vera in aula, questa legge va ritirata

stampaMentre La Stampa pubblica una utile infografica con i numeri del consumo di suolo in Italia, in cui si scopre una volta di più che Regione Lombardia NON è messa bene, domani approda in Aula la legge #mangiasuolo, contro la quale Patto Civico e PD si preparano a dare battaglia con oltre mille emendamenti.

Questo testo contraddice il suo stesso titolo, andando in tutt’altra direzione rispetto alla salvaguardia dei terreni ancora non costruiti. Continuiamo quindi a contestarne l’impianto generale. E lo facciamo, anche a fronte dello sgarbo istituzionale senza precedenti consumato dalla maggioranza in commissione, in modo ostruzionistico. Convinti che una buona legge capace di contrastare davvero l’occupazione di suolo agricolo e verde debba partire da una prospettiva diversa, prevedendo innanzitutto incentivi per la rigenerazione urbana.

Tra i vari emendamenti chiediamo che si inseriscano per esempio dei meccanismi semplici per penalizzare fiscalmente le nuove edificazioni su territorio verde e favorire invece le ristrutturazioni. Ma il guaio è che non ci sono singoli punti critici, è l’impostazione stessa dell’intera norma a essere sbagliata. A partire dal fatto che non si interviene in alcun modo sui residui in pancia ai PGT. La qual cosa tradotta in numeri significa 55 mila ettari di potenziali nuove edificazioni. Che questa legge non blocca né frena. La maggioranza abbia il coraggio di ritirarla e di ripartire almeno dal progetto originario, presentato dall’assessore Beccalossi la primavera scorsa.

 

Stamina era una truffa

Metodo Stamina - Audizione del prof. Davide Vannoni presso il comitato scientifico dell' ISSOra che un decreto del Ministero della Salute ne ha chiuso definitivamente la sperimentazione, possiamo tranquillamente affermare che il metodo Stamina era una truffa, non era una cura e non era un trattamento.

Il primo pensiero va ai malati e alle loro famiglie, la cui sacrosanta sete di speranza è stata strumentalizzata e purtroppo alimentata con illusioni.

Questa brutta vicenda ha tanto da insegnare a chi si occupa di politica: non è possibile piegare la scienza alle esigenze del consenso elettorale, perché in questa maniera si fanno danni alle ragioni stesse della salute, al sistema sanitario e al sistema della ricerca.

#IoCiSuolo: difendiamo il territorio dalla cementificazione

Pubblichiamo le foto del nostro suolo!

scarpe

Il suolo: il bene più prezioso che abbiamo. Ciò su cui poggiamo i nostri piedi, su cui viviamo nelle nostre case, su cui coltiviamo le nostre speranze. Cosa succederebbe se qualcuno provasse a distruggerlo?

Purtroppo, stiamo correndo questo rischio: il progetto di legge presentato in Regione Lombardia dal centrodestra permetterebbe nuove edificazioni per 600 milioni di m²: una superficie grande 3 volte la città di Milano.

Dobbiamo fermare questo scempio. Dobbiamo difendere il nostro territorio. Dobbiamo farlo tutti insieme: cittadini, politici, società civile.

Per questo motivo, vi chiedo di partecipare a #IoCiSuolo, pubblicando sui Social Media – Facebook, Instagram, Twitter – una foto dei vostri piedi sul suolo su cui vivete. Città o campagna, fiume, lago o montagna: facciamo vedere che al nostro territorio ci teniamo, e che lo proteggeremo ad ogni costo.

 

No all’aument​o dei voli oltre Expo

linateIntervenire sul Governo affinché siano evitate ulteriori decisioni calate dall’alto e si torni a puntare sulla valorizzazione di Malpensa, anche attraverso il contenimento dei voli su Linate.

Questo, in sintesi, è il senso della mozione che ho presentato martedì pomeriggio in Consiglio Regionale, approvata con un solo voto contrario.

Sappiamo tutti che un aeroporto come quello di Linate è innanzitutto un servizio primario e una risorsa. E’ una risorsa anche occupazionale per il territorio. Quando fu potenziata Malpensa e con il trasferimento di servizi e quindi di personale, vi furono, ad esempio per i dipendenti SEA grossi problemi, cassa integrazione e altro.

Linate è un aeroporto cittadino ed è quindi sotto molti aspetti una comodità. In vista dell’Expo che, ricordiamolo, inizia tra sei mesi, il potenziamento di Linate è del tutto logico. Il sito dell’Expo è quasi equidistante dai due aeroporti milanesi, Linate e Malpensa, come tempo di spostamento in auto; Malpensa è molto più agevole per chi userà i mezzi pubblici per raggiungere immediatamente l’Expo ma ci auguriamo, come certamente accadrà, che i visitatori dell’Expo si fermeranno a esplorare, conoscere, gustare le bellezze naturali e artistiche della nostra regione e tutte le declinazioni del made in Italy e del made in Lombardia.

Perciò nessuna opposizione a qualche sacrificio per il successo dell’Expo.

Tuttavia Linate, come abbiamo detto, è un aeroporto cittadino, che vuol dire proprio che gli aerei in decollo passano appena sopra le abitazioni di Novegro che è proprio a ridosso dell’aerostazione e, superata la ferrovia, passano sopra Redecesio per poi seguire i vari corridoi di rotta che tante volte sono stati cambiati per diluire per quanto possibile il disagio del rumore, che si avverte subito e dell’inquinamento atmosferico che va ad aumentare quello prodotto a terra. I comuni maggiormente coinvolti sono Segrate, Pioltello, Vimodrone, Cernusco, Cologno oltre alla fascia est di Milano e ovviamente S.Donato Milanese che fa, come dire, il pieno degli atterraggi.

I problemi di questa convivenza con l’aeroporto sono immagino a tutti ben noti e chiari.

L’inquinamento sonoro. Ultimamente un gruppo di abitanti della frazione di Redecesio ha dato vita a una richiesta di danni collettiva contro la SEA per ottenere ampi rimborsi ai danni fisici, principalmente sordità, psicologici e materiali, cioè la necessità di insonorizzare meglio che altrove le abitazioni.

L’inquinamento dell’aria. I turboreattori che muovono gli aerei bruciano cherosene ed emettono quantità rilevanti di residui d’idrocarburi, ossidi di zolfo, particolato… Non so se lo avete notato, ma gli aerei non sono dotati da marmitte catalitica; ci sono diverse valutazioni ma penso si possa affermare che un aereo, specie al decollo, inquina quanto qualche migliaio di auto catalizzate.

Rischio sicurezza. L’8 ottobre scorso è stato il 13^ anniversario della strage di Linate, 118 morti. Un MD87della compagnia scandinava SAS fu urtato da un piccolo aereo Cesna e si schiantò contro un capannone deposito bagagli. L’abitato di Novegro era, in linea d’aria, 300 metri più avanti.

Questo per dire che ci sono concreti motivi per cui chi abita nella vicinanza di un aeroporto si preoccupa dell’aumento di traffico.

L’aumento di movimenti aerei, come dice la mozione, è stato autorizzato da un decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti che del 1 ottobre scorso che, facendo riferimento a Expo 2015, abroga precedenti limitazioni al numero giornaliero e agli scali di destinazione o provenienza lasciando come limite la “definita capacità operativa dello scale di Linate“.

Ed è qui che ci preoccupiamo davvero.

Perché andando a leggere la Decisione della Commissione Europea del 21 dicembre 2000 sulle Norme italiane sulla ripartizione del traffico all’interno del sistema aeroportuale di Milano, al titolo VIII, art. 34, c’è scritto che la capacità fisica teorica massima dell’aeroporto di Linate è di 32 movimenti l’ora. Attualmente il limite è 18 in quanto la capacità aerea complessiva del sistema milanese (Malpensa, Linate, Orio al Serio) è fissato in 120 movimenti l’ora e ne sono stati assegnati 70 a Malpensa, 32 a Orio al Serio e solo i 18 rimanenti a Linate.

Una decisione del 2001 che mi sembra più politica che tecnica. Una decisione che può quindi facilmente cambiare, sottraendo capacità di movimenti, ad esempio proprio a Malpensa, l’aeroporto sul cui rilancio tutta la Lombardia conta decisamente.

Per questo il Consiglio Regionale ha votato quasi all’unanimità la mia mozione che dice no all’aumento dei voli da Linate oltre Expo.

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