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Nuvole scure all’orizzonte

Guardo con estrema preoccupazione a quello che è successo al Quirinale in queste ore. Chi si diceva strenuo difensore della “Costituzione più bella del mondo e quindi intoccabile” sta lavorando nel completo non rispetto della storia costituzionale della nostra democrazia. Le pressioni esterne che sta ricevendo il Presidente della Repubblica sono preoccupanti. Per fortuna Sergio Mattarella sta dimostrando un grande senso dello Stato e una prudenza da vero statista. Non si era mai visto prima un governo politico che esprime un premier tecnico, o “un professorone” come direbbe qualcuno. Un premier che peraltro non avrà alcuna libertà d’azione, in quanto è apparso sulla scena quando tutto è già stato deciso (programma, squadra di governo) e verrà deciso da altri (nomine di tutti i maggiori enti statali). Sarà un mero esecutore di ordini di forze politiche di cui lui stesso anni fa si era detto “non simpatizzante”. Preoccupa inoltre che questo nuovo fantomatico “premier del cambiamento” abbia compilato un curriculum vitae in modo tutt’altro che chiaro e professionale, fatto altamente screditante in ambienti di alto profilo accademico, a cui Conte si vanta di appartenere. Insomma, non si stanno seguendo di certo i presupposti di assoluta onestà e trasparenza con cui ci hanno bombardati in campagna elettorale.

Ma quel che più preoccupa è il futuro di questo paese che già vive un presente fragile. Cosa di buono può produrre un programma di governo che non risponde a nessuna regola scientifica, matematica ed economica? So bene di cosa parlo, dal momento che quasi tutto il mio mandato di sindaco è segnato dalla fatica di risistemare il bilancio comunale che ho ereditato, un bilancio squilibrato e ingiusto per le generazioni future, un bilancio basato sui debiti. Il mio consenso politico ne risentirà sicuramente, ma posso dire di aver agito secondo le regole di equilibrio e responsabilità: questo è il vero cambiamento. Dove sta il cambiamento invece nel programma di un governo che punta a tornare indietro di trent’anni, in quegli anni ‘80 che hanno dato inizio all’esplosione del debito pubblico di cui ancora paghiamo le conseguenze? Sia Lega che i pentastellati puntano rabbiosamente ad aumentare il debito, rispolverando quell’assistenzialismo in salsa patriottica che abbiamo già conosciuto in questo paese.

L’idea è insomma spendere ancora una montagna di soldi pubblici, per ottenere consenso immediato nel presente, lasciando il conto da pagare a chi viene dopo. Come pensare di aiutare un tossicodipendente che faticosamente da anni cerca di uscire dal tunnel, offrendogli un’altra dose per farlo stare subito meglio. L’Italia si stava finalmente rialzando, come i dati ufficiali ISTAT confermano, dopo un percorso lungo e faticoso. Perché solo con la fatica, la competenza e il lavoro duro ci si rialza. Purtroppo molti hanno invece scelto di fare dietrofront, di credere negli alberi di monete del gatto e la volpe. Nazioni come Grecia, Argentina e Venezuela ci insegnano cosa vuol dire “giocare” con il bilancio statale. Ma a quanto pare, anche la storia è un’inutile scienza da professoroni. Non ci resta che sperare fortemente che un governo guidato da curriculum discutibili, quando non completamente bianchi, si renda conto al più presto della differenza tra propaganda e realtà. Per noi, ma soprattutto per i nostri figli che in questo paese dovranno viverci ancora a lungo.

Noi saremo comunque qui con gli occhi sempre aperti, a fare una sana e forte opposizione, per difendere i valori di scienza, uguaglianza e progresso in cui crediamo. Auguro buon lavoro a Sergio Mattarella, in pochi vorrebbero essere al suo posto in questo momento. Come lui stesso ha detto: “Nemmeno Mr Wolf riuscirebbe a risolvere questi problemi”.

25 aprile 2018: coraggio, memoria, libertà

Alcuni giorni fa è stato riportato da giornali e programmi televisivi ciò che è successo due domeniche fa (il 15 aprile) in una chiesa di Castellaràno, provincia di Reggio nell’Emilia: un perdono richiesto per un antico fatto di sangue, un perdono richiesto ed accettato.

Meris Corghi, figlia del partigiano Giuseppe Corghi che il 13 aprile 1945 uccise Rolando Rivi, un giovanissimo seminarista, ha chiesto perdono per il gesto del padre ai parenti della vittima, nel corso di una cerimonia religiosa celebrata da Monsignor Camisasca, vescovo di Reggio Emilia. Strette di mano, abbracci e lacrime hanno sancito la richiesta e l’accettazione del perdono che Monsignor Camisasca ha definito “un miracolo”.
«Non sapevo nulla fino a poco tempo fa – ha raccontato Meris – Piano piano sono arrivata a ricostruire tutto. E dopo un profondo percorso personale che mi ha trasformata, ho sentito di fare questo gesto. La mia missione di oggi è quella di restituire le responsabilità e di rendere pace a mio padre”.

Questo episodio di perdono richiesto e accettato mi ha molto colpito. Se penso anche solo alla nostra storia più recente, mi vien da dire che sono molti, moltissimi quelli che dovrebbero chiedere, o farsi carico di chiedere perdono. Sono pochissimi quelli che lo fanno ed è molto difficile anche accettare la richiesta di perdono.
Quella che è avvenuto a Castellaràno, secondo me, è stato un episodio bello, importante. Eppure c’è stato chi su questa storia ci ha ricamato male. C’è stato chi ha colto al volo l’occasione per reiterare il cosiddetto revisionismo della Resistenza non solo per raccontarne gli episodi meno nobili, gli episodi oscuri, ma perfino per arrivare a parlarne male, a denigrare tutto e infine in un coro crescente a tirare fuori le note più nostalgiche del tipo “Si stava meglio quando…”
No! Quando si arriva a questo io dico “NON CI STO! Non ci sto, non ci possiamo stare!”

In Italia l’ultima guerra, con il suo carico di distruzioni, lutti, eccidi, violenze e rancori, non c’è arrivata per caso. C’è arrivata dopo un ventennio di negazione della democrazia e dei diritti più elementari, della irreggimentazione di ogni aspetto della vita nazionale, della manipolazione del consenso con la censura e l’eliminazione di ogni dissenso. Sorprende sentir dire, ancora oggi, da qualche parte, che il Fascismo ebbe alcuni meriti, ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione. Perché razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi rispetto al suo modo di pensare, ma diretta e inevitabile conseguenza. Volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza, retorica bellicista, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale, l’intervento in guerra contro uno schieramento che sembrava prossimo alla sconfitta, furono diverse facce dello stesso prisma.

Sono in molti, di gran lunga più autorevoli di me, a dire che siamo un paese che tende a non avere memoria del proprio passato. Eppure tutte le famiglie dovrebbero avere i ricordi tramandati di quel che è avvenuto 70 anni fa. Un piccolo esempio nella mia famiglia: mi è stato raccontato che il fratello maggiore di mia nonna era un artigiano, faceva il vetrinista, disegnava le insegne delle vetrine dei negozi e aveva un incarico nell’associazione di categoria professionale. Questo mio prozio rifiutò di prendere la tessera del PNF (partito nazionale fascista) e fu esautorato, fu messo in disparte, perché durante il periodo fascista chi osava dissentire, chi osava resistere, che veniva indicato come nemico interno, veniva emarginato e perseguitato con la perdita del lavoro se non della vita.

Eppure c’è chi ha resistito, come Giacomo Matteotti, come i fratelli Rosselli, come Sandro Pertini, come i fratelli Cervi, come Eugenio Curiel, come il nostro Arcide Cristei che fu ammazzato a diciannove anni, disarmato e forse senza aver mai preso in mano un fucile.

E per la morte di Arcide Cristei nessuno ha mai chiesto perdono.

Viva il 25 Aprile, viva la Resistenza, viva l’Italia!

Sportello lavoro a Segrate: ho incontrato il ministro Poletti

Oggi a Segrate non vogliamo parlare di lavoro, ma portare lavoro.

Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia, invece per molti è ancora un tormento, il tormento di non averlo, come diceva Adriano Olivetti.

L’Italia è stata colpita del 2008 dalla più grande crisi economica mondiale dai tempi della Grande Depressione, una crisi che ha messo in ginocchio milioni di cittadini e di imprese.

La palude drammatica in cui siamo stati bloccati per anni, ci ha impedito di onorare l’articolo 1 della nostra Costituzione: l’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro.

Ma se siamo qui oggi, è perché qualcosa sta cambiando. I dati ISTAT parlano chiaro: da mesi il segno dell’occupazione è positivo, è tornato a crescere.

Questo non significa che vada tutto bene, ma è un segnale finalmente positivo, che ci permette di guardare con una nuova speranza il 2018.

Qualcosa sta cambiando, perché dopo i danni dell’esplosione della bolla finanziaria, provocata da chi doveva tutelare i nostri risparmi e invece se li è giocati d’azzardo, ora si torna a parlare di investimenti, di lavoro vero, di numeri reali.

Oggi Segrate è orgogliosa di essere capofila di un progetto ambizioso e importante non solo per il territorio milanese, ma per tutta la Lombardia e l’Italia. Un grande alleanza di comuni dell’hinterland che permetterà ai nostri cittadini di accedere a migliaia di posti di lavoro, grazie alle realtà produttive e commerciali che si stanno insediando sul nostro territorio: cito ad esempio il grande mall che arriverà nel 2020 nella nostra città nell’area dell’ex dogana, ma anche le aziende che hanno deciso di investire nella nostra zona come è accaduto di recente nella vicina Pioltello.

I nostri comuni, tramite lo Sportello Lavoro che apriremo qui a Segrate, aiuteranno i cittadini a intercettare la grande offerta di lavoro, incrociandola con la domanda, fornendo indicazioni e supporto sui corsi e sulla formazione, grazie alla grande professionalità e competenza nel settore di Afol Metropolitana.

C’è ancora molta strada da fare, l’orizzonte non è mai fermo. Ma una cosa è certa: ci siamo rialzati e abbiamo ricominciato a camminare.

Ringrazio ancora tutti i sindaci che hanno deciso di aderire o aderiranno per aiutare le loro comunità, e tutti gli enti che sostengono questo progetto: Governo, Valentina Aprea con Regione Lombardia e Corri Milano Corri – Elena Buscemi con Città Metropolitana di Milano.

Chiarezza sulle tariffe degli asili nido comunali

Basta con le strumentalizzazioni e gli allarmismi, facciamo chiarezza sulle nuove tariffe degli asili nido comunali. Il costo dei nidi tra quelli dei Servizi a domanda individuale (mense scolastiche, trasporti, ecc) NON si basa si basa sul reddito, ma sulle fasce ISEE. Cos’è l’ISEE? E’ un indicatore che valuta la situazione economica dei nuclei familiari che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata. L’ISEE quindi solo in parte ha a che fare con il reddito da lavoro che tutti conosciamo, ovvero l’ammontare annuo dei nostri guadagni. Un ISEE di 33.000 euro non equivale affatto a un reddito di 33.000 euro. Sul calcolo ISEE intervengono infatti molteplici fattori. Quali? E’ calcolato sulla base dei redditi da lavoro di tutti i componenti famigliari, sul patrimonio mobiliare e immobiliare (se si paga un mutuo, un affitto), sullo stato dei conti correnti e sulle caratteristiche del nucleo familiare: numero di figli a carico ed eventuali disabilità, ecc. Insomma, l’ISEE fotografa la condizione economica di una famiglia in modo certo. Per calcolarlo ci si può rivolgere gratuitamente a un qualsiasi Centro di Assistenza Fiscale. L’invito, quindi, che rivolgo a tutti coloro che devono iscrivere un figlio al nido o devono pagare un Servizio a domanda individuale, è di fare l’ISEE, altrimenti si verrà inseriti automaticamente nella fascia più alta delle tariffe e allora sì che potrebbero presentarsi problemi. Una procedura che, ad esempio, tutti gli studenti fanno ogni anno per iscriversi all’Università.

Quasi tutte le rette rimangono invariate e spesso più basse dei comuni a noi vicini, mentre le fasce ISEE più ricche hanno subito un aumento che le allinea comunque ai costi dei Comuni vicini, rimanendo in alcuni casi anche più basse. Quindi niente politiche folli e draconiane fuori dal mondo. Quest’anno abbiamo introdotto una nuova fascia ISEE da 33.000,01 euro a 45.000,00 per puntualizzare ancora di più la tariffazione e aumentarne l’equità. Attualmente le fasce ISEE sono 13. Gli aumenti coinvolgono SOLO le ultime due fasce ISEE, la 12^ e la 13^, ovvero coloro che hanno un ISEE superiore a 33.000,01 euro. Ripeto reddito ISEE. Abbiamo quindi difeso i redditi più bassi: per tutte le altre 11 fasce ISEE le tariffe e gli eventuali sconti per frequenze part-time e per fratelli restano INVARIATE. Sento dire: “Ma allora conviene più il nido privato“. Probabilmente per chi ha un reddito ISEE maggiore di 45.000 euro. Però è bene ribadire anche un altro concetto: tutti i cittadini di Segrate (anche chi non ha figli) concorrono pagando le tasse alla spesa dei nidi comunali e più in generale alla spesa di tutti i Servizi a domanda individuale, perché le rette non coprono l’intero costo del servizio che viene pagato in toto dal Comune. Quindi in linea di principio è corretto che chi ha le possibilità economiche per farlo, finanzi il servizio senza pesare sulla collettività (così come chi decide di iscrivere i propri figli nei nidi di Segrate ma risiede in una altra città). Ognuno poi è libero di fare le proprie valutazioni economiche, mettendo sul piatto anche il fatto che la qualità dei nostri nidi pubblici è eccellente.

Arriviamo al perché dell’aumento. Lo abbiamo raccontato in diverse occasioni e incontri pubblici e lo ribadisco ancora una volta: abbiamo ereditato una situazione finanziaria del Comune disastrosa che mai avremmo pensato di trovare. Stiamo cercando di evitare il dissesto, che avrebbe conseguenze molto serie per la città, chiedendo alla Corte dei Conti di dilazionare i quasi 17 milioni di euro di debiti lasciati dalle precedenti amministrazioni. Una manovra che abbiamo avviato con spirito di servizio, assumendoci comunque responsabilità che NON SONO NOSTRE, con drastici tagli della spesa, riorganizzazioni dei servizi e, ahinoi, con aumenti delle imposte che solo un pazzo proporrebbe se non fosse costretto. Si sarebbe potuto fare in altro modo? No. E i tanti presunti maghi che oggi raccontano il contrario dichiarando che siamo noi gli incapaci, sono gli stessi che hanno infilato Segrate e i segratesi in questa drammatica situazione. Noi agiremo diversamente, lasceremo a chi verrà dopo di noi i conti in ordine, garantendo loro la possibilità di attuare le politiche promesse ai cittadini.

Mi raccomando, richiedete tutti l’ISEE per tempo, è gratuito e vi eviterà spese non necessarie.

Facciano pure

 

Sono state giornate di minacce.

Mi hanno scritto 14 esponenti della precedente maggioranza, quella che amministrò Segrate fino a giugno 2015. Si dichiarano amaramente sorpresi per il fatto che li ho chiamati in causa per i debiti fuori bilancio che una indagine interna ha recentemente fatto emergere. Sostengono che queste irregolarità contabili, avvenute a partire dal 2010, sono in realtà colpa dell’attuale amministrazione che è in carica da un anno e mezzo. Se entro dopodomani non provvederò a rettifiche e scuse sulla stampa e i social network, vengono adombrate querele e richieste di risarcimenti.

Mi ha poi scritto l’ex vicesindaco, Manuela Mongili. Chiede a me e al presidente del Consiglio Comunale di convocare il Consiglio perché i consiglieri possano ascoltare le sue precisazioni in ordine al ritiro delle deleghe e ai fatti che vi hanno dato causa. Se non accadrà, minaccia di diffondere un lungo documento dove ripercorre una serie di vicende, dalla procedura della convenzione Boffalora alla revoca del suo incarico, sottolineando in particolare il ruolo e il peso che nelle decisioni ha avuto il segretario cittadino del PD.

Risponderò alle due lettere con la dovuta cortesia e ignorerò le minacce.

Sui debiti fuori bilancio c’è una dettagliata relazione che è stata inviata alla Corte dei Conti, alla quale ho fatto seguire una mia nota assicurando piena collaborazione perché venga fatta chiarezza sui fatti e sulle responsabilità.

All’ex vicesindaco ricordo che sono sempre stato favorevole alla massima trasparenza; mi rammarico che l’avv. Mongili usi come strumento di pressione la minaccia di pubblicizzare anche il contenuto di mie conversazioni e telefonate, ma da quando ho iniziato questa avventura so perfettamente che la mia vita è un po’ meno privata e tutto quello che dico e faccio può essere portato alla conoscenza e al giudizio dei miei concittadini.

Facciano pure.

Straccio e acquaragia per continuare a non dimenticare

La rievocazione della Shoah che facciamo in modo più intenso nel Giorno della Memoria è ogni volta un momento faticoso e doloroso per la mente e per il cuore. La Shoah rappresenta l’apice tra le assurde e molteplici crudeltà che la razza umana ha compiuto su se stessa e ci assedia da vicino con i suoi eventi che si svolsero anche qui, in Italia, a Milano, in anni che i più anziani hanno vissuto.

Non è facile raccontarla ai più giovani che conoscono forse meglio altre più recenti violenze e sofferenze. Ci aiutano, oltre ai libri di storia, la narrativa scritta e quella cinematografica.
Tra i libri, “Se questo è un uomo” di Primo Levi rimane l’esempio insuperabile di limpida e coinvolgente scrittura. Oppure il libro​ “Che razza di ebreo sono io” di Bruno Segre, che martedì 31 presentiamo a Segrate alle ore 18.30 al Centro Verdi.

Anche la cinematografia continua ad affrontare con esiti straordinari un tema così complesso. Ne sono un esempio tre film degli anni ’90: “Schindler’s List” di Spielberg, “La vita è bella” di Roberto Benigni e “Train de vie” di Radu Mihăileanu che ci hanno dato tre modi diversi ma tutti coinvolgenti per raccontare e far ricordare.
C’è un film più recente che viene ancora proiettato in qualche sala. E’ “Il figlio di Saul” diretto dall’ungherese László Nemes, premio Oscar 2016 quale miglior film in lingua straniera.

A non dimenticare ci aiuta anche la stupidità.
L’artista tedesco Gunter Deming ha realizzato più di 56.000 “pietre d’inciampo” che sono state distribuite per tutta l’Europa. Sono delle targhe metalliche a ricordo di vittime della Shoah che vengono poste sul pavimento stradale nelle vie dove abitava chi venne arrestato e deportato nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Sei di queste targhe sono state poste in sei diverse vie di Milano la scorsa settimana. Quella a ricordo di Dante Coen, un commerciante ebreo deportato ad Auschwitz nel 1944 che abitava in via Plinio, dopo un paio di giorni è stata imbrattata con vernice nera.

E’ stata subito ripulita con straccio e acquaragia dalla figlia Ornella che ancora vive a Milano.

Straccio e acquaragia per continuare a non dimenticare.

Terremoto nel Centro Italia, la forza di Pieve Torina

 

 

Scrivo da Pieve Torina, paese in provincia di Macerata, duramente colpito dal terremoto. Era una paese di 1450 abitanti. Molte case sono rimaste in piedi perché erano state costruite bene ed hanno resistito. Ma le pareti non sono più perpendicolari al terreno, il terremoto le ha spostate di decine di centimetri e molti tetti si sono piegati o sono crollati.
Il 93% delle abitazioni sono inagibili, le attività commerciali sono tutte chiuse e metà della popolazione vive in riviera a 70 chilometri di distanza; l’altra metà è rimasta e vive in un camper, roulotte o casette di fortuna. Sono soprattutto contadini, rimasti a salvare gli allevamenti di suini, bovini e pollame per i quali il paese è rinomato.


Sono venuto qui con alcuni volontari della Protezione Civile per portare giochi per bambini raccolti dalle scuole cittadine e in occasione della recente festa di via Gramsci, grazie al contributo dei commercianti. Un piccolo segno della nostra vicinanza. Non so dire se mi abbia colpito di più la sensazione di distruzione del terremoto che si respira, o se la tenacia degli abitanti di Pieve e del loro bravo sindaco Alessandro Gentilucci che non si scoraggia e fa di tutto per mantenere unita la sua comunità. Esperienze come queste mi aiutano a capire le reali priorità e magari a ridimensionare i nostri piccoli e grandi problemi quotidiani. Non significa che bisogna sedersi sugli allori, ma che dobbiamo renderci conto più spesso delle fortune che abbiamo.


Ho imparato molto oggi dalla forza di volontà di questa gente. Un ringraziamento va alla Protezione Civile, ai Vigili del fuoco, all’Esercito e ai tanti volontari che silenziosamente ogni giorno fanno un lavoro incredibile per proteggere e ricostruire questo pezzo di Italia.

Paolo

Idroscalo: qualcosa si muove

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All’orizzonte si staglia finalmente una possibilità concreta: il mare di Milano, il riscatto dell’Idroscalo.

L’estate scorsa ho scritto una lettera a riguardo al Corriere della Sera, la potete leggere qui: http://goo.gl/CyDDVS.
Ieri ho avuto il piacere di ospitare nella nostra città Beppe Sala, il numero uno di Expo e candidato sindaco a Milano, un uomo che i progetti li porta a termine. Anche Beppe lo sa perfettamente: l’Idroscalo non è un problema della periferia, ma una risorsa di enorme potenziale per Segrate, per Milano e per tutta la Lombardia. Un’oasi di pace, sport, divertimento, natura, ora confinata ai margini della città metropolitana, ma che si integrerà perfettamente nella nuova Grande Milano, attraverso il corridoio verde del Parco Forlanini. Un luogo che già attira eventi prestigiosi come i mondiali di canoa, ma che può diventare un vero punto di riferimento internazionale.


Bisogna crederci e unire le forze. E io e Beppe insieme ci crediamo.

Facciamo il punto sull’intermodale

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Ecco l’intervista che ho rilasciato al mensile Metropolis Notizie.

1- Vorremmo fare il punto sul progetto dell’intermodale (TERALP). Da dove nasce, chi l’ha voluto e cosa comporta?

Chiarisco innanzitutto che l’intervento di ampliamento dell’intermodale di Segrate è un tassello di un grande progetto internazionale.
Teralp è la sigla abbreviata della Società “Terminal Alptransit srl” costituita nel novembre 2013 da FS Logistica (gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) insieme alla svizzera Hupac.
Alptransit è il nome di un grande progetto che la Svizzera ha approvato nel corso degli anni ’90 con leggi nazionali e tre referendum popolari. Uno di questi referendum ha fatto mettere nella Costituzione svizzera l’obbligo di trasferire le merci dalla strada alla ferrovia.
Il progetto prevede di realizzare un passaggio ferroviario ad alta velocità attraverso le Alpi e si sta concretizzando principalmente nella realizzazione di due nuovi tunnel ferroviari detti “di base” in quanto corrono al di sotto degli esistenti tunnel del San Gottardo e del Lötschberg diminuendo l’attuale pendenza del tragitto e consentendo quindi una maggiore velocità dei treni.
Il nuovo tunnel del San Gottardo, che è quello che riguarda la Lombardia e quindi Milano e Segrate, verrà inaugurato tra un mese, il 1 giugno; con una lunghezza complessiva di 57km è il tunnel ferroviario più lungo del mondo.
Oltre ai tunnel il progetto Alptransit prevede l’adeguamento dei binari e una gran serie di opere collaterali con un costo complessivo superiore ai 30 miliardi di Franchi Svizzeri raccolti mediante una aumento dei dazi sul carburante e per il 55% da una nuova tassa sul traffico pesante. Alptransit ha previsto anche di finanziare opere fino a 150 km al di fuori della Svizzera per evitare effetti imbuto ai confini.
Nel maggio 2012 a Lugano fu sottoscritto nel corso di un convegno sull’AlpTransit un ‘memorandum of understanding’ fra Hupac, Cemat e Fs con l’adesione dell’assessorato regionale lombardo alle Infrastrutture.
Ne è seguita, il 17 dicembre 2012, la firma di una Dichiarazione di Intenti fra i Governi Italiano e Svizzero che si sono impegnati a completare in Italia il progetto Alptransit con l’ammodernamento delle linee esistenti e altre opere strutturali. Tra queste opere sono previsti interventi sui terminali nel Nord Italia di Novara, Alessandria, Milano Smistamento (che in realtà è tutto nel territorio comunale di Segrate), Brescia e Piacenza.
In sostanza sono stati progettati ampliamenti sugli scali ferroviari per ampliare la capacità intermodale, cioè lo scambio di merci ferro/gomma, cioè dai treni a camion per la distribuzione sul territorio delle merci in arrivo o il conferimento di quelle in partenza.
L’intermodale di Segrate dovrebbe essere il più importante nell’area lombarda, con una capacità di traffico a regime di quasi 400.000 Unità di Trasporto Intermodale (UTI, più comunemente detti container), pari alla somma di quelli di Brescia e Piacenza.
In conclusione, l’intero progetto è importante e porterà benefici ambientali a tutta l’area a nord di Milano che si alleggerirà del traffico pesante attualmente diretto in Svizzera.
Tali benefici saranno però pagati ambientalmente da Segrate per l’aumento di traffico di mezzi pesanti; ricordo che il nostro territorio è attraversato dalle due provinciali Cassanese e Rivoltana già intensamente trafficate e che sono ora anche lo sbocco verso la Tangenziale Est della Brebemi; inoltre Segrate deve fare in conti con la prossima apertura del mega centro commerciale Westfield che sarà il più grande d’Europa. L’intermodale aggiungerà ulteriore inquinamento, rumore, disagio.
Da qui la nostra forte contrarietà al progetto.

2- Da poco tale progetto è stato ridimensionato grazie alla mozione presentata dalle opposizioni e approvata da tutti. Non doveva essere proposta dalla sinistra piuttosto?

La mozione presentata dalla minoranza, erede di quel centro destra che ha amministrato Segrate dal 1993 al 2015, è stata approvata solo dopo essere integrata da un emendamento della maggioranza di centrosinistra che ha evidenziato le responsabilità della precedente amministrazione guidata dall’ex sindaco Alessandrini.
Due esempi: il progetto Teralp Segrate è stato inserito nel Programma Regionale di Mobilità e Trasporti – PRMT della Regione Lombardia; il comune di Segrate è stato invitato a due conferenze di Valutazione sul PRMT che si sono tenute nel luglio 2014 e a maggio 2015; erano l’occasione per far presente la nostra posizione contraria ma Segrate ha disertato le conferenze.
E’ stata pure disertata la seconda decisiva Conferenza istruttoria per la Valutazione di Impatto Ambientale dell’intermodale che si è tenuta il 26 maggio 2015; la precedente amministrazione si è limitata a spedire una lettera i cui contenuti sono stati del tutto disattesi nel successivo decreto regionale.
E’ evidente che il centrodestra presentando la mozione cercava una foglia di fico per coprire le proprie “disattenzioni”. Il primo firmatario della mozione, l’arch. Airato, fino a giugno 2015 era uno dei funzionari comunali corresponsabili delle procedure: messo alle strette ha detto che il 26 maggio amministratori e funzionari erano tutti impegnati in un’altra importantissima riunione. Ridicolo.

3- Ora cosa prevede il progetto quindi? Qual è il futuro dell’intermodale?

Quale sia il futuro dell’intermodale non posso saperlo. Noi faremo quello che ha stabilito l’emendamento alla mozione: escluderemo l’ampliamento dell’intermodale dal PGT e cercheremo in ogni modo di ridurne portata e mitigarne le conseguenze. Certamente siamo come Davide contro Golia ma battaglie di questa portata per la difesa del territorio sono il nostro impegno quotidiano.

Laudato sì, l’enciclica che parla alla politica

naturPapa Francesco continua nella sua rivoluzione profonda e silenziosa, abbracciando sempre più concretamente il nostro tempo.

Nell’enciclica “Laudato sì”, Francesco si riferisce ad “ecologia” non nel significato generico e spesso superficiale di una qualche tematica “verde”, ma in quello ben più profondo di ecosistema. Cioè al sistema complesso dell’ambiente Terra nei suoi tre componenti: quello inanimato (il suolo e il sottosuolo, l’aria, l’acqua), il vivente (vegetale e animale, uomo compreso) e quello sociale che comprende l’attività umana in tutte le sue componenti. Non solo: il discorso di papa Francesco fa riferimento ad una “ecologia integrale” che corrisponde ad una visione unificata di fenomeni e problemi ambientali come il riscaldamento globale, l’inquinamento, l’esaurimento delle risorse, la deforestazione, ecc., con questioni che normalmente non sono associate all’agenda ecologica in senso stretto, come la vivibilità del luogo, ristretto o ampio, personale o collettivo, in cui viviamo, come la bellezza degli spazi urbani e perfino come il sovraffollamento dei luoghi abitati dall’uomo.

Ancora di più, l’attenzione ai legami e alle relazioni consente di utilizzare l’ecologia integrale anche per leggere il rapporto con il proprio corpo o le dinamiche sociali e istituzionali a tutti i livelli. Il paragrafo 142 inizia così: «Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana». Si può quindi parlare di una dimensione sociale dell’ecologia, o meglio di una vera e propria «ecologia sociale [che] è necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione»

Passando per la comunità locale. Quindi c’è qui una precisa indicazione, una esortazione perché anche la comunità locale abbia attenzione per la dimensione sociale dell’ecologia, nel significato che ho appena ricordato che comprende l’attenzione all’ambiente, la vivibilità dei luoghi e la loro bellezza ed anche lo stato di salute delle istituzioni.

Il messaggio per chi si trova ad amministrare una comunità locale mi sembra abbastanza preciso.  Io penso che per raccogliere questo messaggio occorra in primo luogo una sensibilità personale che sia una base sulla quale costruire la sensibilità politica e la conseguente azione amministrativa.

Occorre una sensibilità personale, vera. Occorre un rispetto per la natura, per l’ambiente pensato non solo all’oggi, ma al domani. Come sapete ho una figlia di quasi due anni, per cui pensare all’ambiente di domani, del suo domani, mi è straordinariamente facile.

E’ chiaro che anche se fossi il più ambientalista dei sindaci italiani non sarebbe di per sé sufficiente per assicurare a mia figlia e a tutti i suoi coetanei un ambiente non dico migliore ma almeno non troppo peggiore di quello di oggi.

Ma la lotta per la salvaguardia dell’ambiente funziona solo se tutti fanno la loro parte. Nemmeno il presidente degli Stati Uniti da solo riuscirebbe a rendere l’ambiente migliore; occorre la collaborazione, la decisione, la forte determinazione di molti; tutti devono fare la propria parte perché la Terra sia più bella e più abitabile.

Papa Francesco ha lanciato con la Laudato sì questa forte esortazione per la difesa dell’ambiente ed è facile pensare che anche questo sia il segnale di una crescente preoccupazione. In effetti i segnali del degrado e dei cambiamenti ambientali ci sono.

I ghiacciai delle nostre montagne diventano sempre più magri e le immagini che si vedono, nel confronto tra quello che erano anche poche decine di anni fa e come si sono ridotti nell’ultima estate sono impressionanti. Qualche impressione concreta ce l’ho anche io, confrontando il ricordo che ho dei ghiacciai alpini quando andavo da ragazzino in campeggio con i miei in Val d’Aosta e quello che si vede adesso. E questa nostra esperienza visiva locale, amplifica quello che si vede e si legge delle grandi aree ghiacciate del pianeta; la Groenlandia che sta perdendo il suo manto di ghiaccio, i poli dove viene alla luce ghiaccio risalente a migliaia di anni fa. Il pianeta si scalda. E’ già successo in passato, ci dicono i climatologhi, ma adesso il pianeta si sta scaldando troppo velocemente a causa dell’attività umana.

«Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente» (paragrafo 26)

La risposta sta nel risparmio energetico, che per un sindaco è un impegno a volte semplice, a volte assai complesso, che può andare dall’utilizzare lampade a minor consumo oppure a intervenire sulla trentina di edifici comunali in modo da renderli meno energivori. Un esempio, in assoluto l’edificio più sprecone tra gli immobili di proprietà comunali è la cosiddetta Casa del volontariato di Lavanderie dove ha sede la Misericordia. E’ il primo su cui dovremo intervenire.

Un altro aspetto del problema ambientale, meno noto e meno visibile del riscaldamento globale sono le cosiddette Isole di Plastica.

Se ne è parlato di nuovo in occasione del vertice di Parigi sul clima. A proposito vorrei ricordare il gruppo di quindici pellegrini di diverse età e nazionalità, guidati da Yeb Sano, filippino che ha rappresentato il suo paese in molte conferenze mondiali sul clima, che lo scorso ottobre hanno fatto tappa a Segrate dove hanno raccontato i motivi del loro viaggio a piedi da Roma a Parigi e cioè fare pressione con il clamore mediatico della loro iniziativa sui governanti del mondo perché raggiungessero il miglior accordo possibile. Per inciso, i Pellegrini, quasi tutti di diverse nazionalità, avevano nello zaino l’enciclica Laudato sì di papa Francesco.

Tornando alle Isole di Plastica, come forse sapete si sono formate in aree oceaniche a causa dei grandi vortici che radunano i rifiuti che galleggiano sulla superficie o negli strati più superficiali del mare. Quelle più estese sono sei, due nell’oceano Pacifico, due nell’Atlantico e due nell’Indiano, sono enormi, le loro dimensioni variano dalla grandezza della penisola iberica a quella dell’Australia e sono formate da centinaia di migliaiai di tonnellate di plastica, in gran parte ridotta a filamenti microscopici, ma sempre plastica  che cresce all’incirca di una nuova tonnellata al giorno.

Questo esempio di degrado dell’ambiente che si manifesta con l’inquinamento da rifiuti, corrisponde ad un impegno abbastanza preciso nell’amministrazione di una città: aumentare il riciclo, il recupero dei rifiuti sia nella quantità che nella qualità.

Non è semplicemente un discorso tecnico, è soprattutto un discorso di educazione, di formazione, di creare una sensibilità diffusa. Attualmente Segrate ha un risultato di circa il 60% di Raccolta Differenziata. Un nostro obiettivo è portarci al risultato dei comuni più ricicloni; ci sono comuni delle dimensioni di Segrate che riciclano più dell’80% dei rifiuti urbani. Abbiamo molto da fare.

C’è un ultimo aspetto dell’ecologia integrale di cui parla l’enciclica, che vedo importante nel mio programma amministrativo, ed è il risparmio nel consumo di suolo, cioè la trasformazione dei terreni coltivati e del terreno incolto (boschi, zone umide nei quali la natura vegetale ed animale si esprime liberamente) e in terreni urbanizzati, cioè costruiti o comunque messi al servizio delle abitazioni e degli edifici commerciali e industriali.

Ridurre il consumo di suolo è uno dei grandi impegni miei personali e quindi della mia amministrazione ed anche se abbiamo la difficoltà di contrastare efficacemente ciò che era stato programmato prima di noi su questo stiamo veramente combattendo. In meno di un anno questa amministrazione è stato oggetto di almeno una decina di ricorsi alla giustizia amministrativa da parte di ditte immobiliari, di proprietari di terreni che vorrebbero costruire dove noi vorremmo impedirglielo.

E’ chiaro che le cause sia amministrative (il TAR) che civili sono un rischio per il comune; sono comunque costi di avvocati e potrebbero esservi penalità se si uscisse sconfitti. Fino ad ora però ci stiamo difendendo bene e intendiamo continuare così.

 

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