Ci mancava il gas

trivelleTempo fa avevo chiesto chiarimenti in Regione sulle indagini di ricerca di gas metano in Martesana dopo le ipotesi allarmistiche prospettate anche dai media locali, secondo i quali il territorio in un futuro prossimo potrebbe essere bucherellato dalle trivelle della società Mac Oil Spa.

Martedì è arrivata la risposta scritta da parte degli uffici del Pirellone che descrivono nel dettaglio le due fasi delle indagini:

«Il programma dei lavori di ricerca “Melzo” è suddiviso in due fasi delle quali la prima è finalizzata a studi indagini e valutazioni compresi l’acquisizione e l’interpretazione di dati sismici per una lunghezza di 15 chilometri – si legge nel documento -, mentre la seconda risulta subordinata alla conferma, da parte degli esiti della prima fase, della presenza di situazioni geominerarie meritevoli di approfondimento con la previsione eventuale della perforazione di uno o due pozzi esplorativi».

Dalla Regione anche delucidazioni sulla procedura della Valutazione di impatto ambientale:

«La prima fase del programma di lavori è esclusa da Via, in quanto non prevede impatti significativi sul territorio come da decreto regionale 1256 del 2012. Infatti gli studi e le valutazioni necessarie saranno condotte mediante l’elaborazione delle informazioni oggi reperibili anche presso precedenti operatori minerari, mentre l’indagine geofisica, qualora si rendesse necessaria, sarà effettuata con il metodo “vibroseis” senza movimenti di terra e senza l’utilizzo di esplosivi per energizzare il terreno».

Lo stesso decreto regionale esclude da ogni attività d’indagine le aree dei parchi regionali e dei siti di interesse comunitario presenti all’interno del perimetro del permesso di ricerca. Inoltre l’eventuale effettuazione dei lavori di perforazione di uno o due pozzi è condizionata al risultato positivo delle indagini condotte nella prima fase, ed è comunque subordinata a Via regionale e al raggiungimento di una nuova intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico per l’autorizzazione alla trivellazione. Problematiche squisitamente ambientali e sanitarie, con specifico riferimento al sito individuato e al comune interessato, saranno affrontate in questo ambito.

Non è la prima volta che vengono fatte queste ricerche nell’est Milano. Come ci ha ricordato recentemente il periodico Altraeconomia, già negli anni ’50 l’Agip aprì 18 pozzi tra Brugherio, Lambrate e Cernusco, spingendosi fino a quasi 3.000 metri di profondità, ma tutti i pozzi risultarono sterili. Negli anni ’80 invece Eni trovò idrocarburi nel campo Malossa, tra Cassano d’Adda e Treviglio, dove furono fatte delle trivellazioni profonde oltre 6.000 metri. Staremo a vedere dove porterà questo nuovo tentativo mantenendo i riflettori puntati sulle problematiche ambientali.

Voglio dire però che con la Martesana già martoriata dai lavori della Brebremi e della Tem, almeno le trivellazioni del metano ce le potevano risparmiare.

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