E poi uno dice l’antipolitica

La notizia arriva dal Lazio e viene raccontata da Sergio Rizzo sulle pagine del Corriere della Sera.

Qualche settimana fa, il capogruppo dei consiglieri radicali della regione Lazio ha pubblicato sul sito internet il bilancio del proprio gruppo. Il documento mostra come, più che stipendi e diarie, la spesa maggiore siano i contributi ai gruppi consiliari che, nel caso dei radicali, ammontano nel 2011 ad una cifra di ben 422.128 euro. Considerando che il gruppo dei radicali è composto da solo due membri, questo comporta che ogni consigliere regionale avrebbe percepito in un anno circa 200mila euro. Il totale versato dalla regione Lazio al mantenimento del consiglio regionale sarebbe di 15 milioni di euro. All’anno.

Si scopre poi dall’analisi di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica che le altre regioni non sono molto da meno.

In Lombardia, ad esempio, la previsione 2012 indica 1 milione e 675 mila euro di contributo per il finanziamento dei gruppi, da sommare a 2 milioni e 106 mila euro di “formazione e comunicazione”, a oltre 8 milioni di euro per personale e segreterie dei componenti dell’ufficio di presidenza e dei gruppi,e a 2 milioni e passa di contributi per i dipendenti. Il totale fa quasi 14 milioni”. Seguono Sicilia e Piemonte. Le più “virtuose” sono Val d’Aosta e Toscana. Di quattro regioni, però, non si conoscono le voci di bilancio corrispondenti: sono Campania, Basilicata, Abruzzo e Calabria.

Ricordo però un servizio delle Iene che indicava gli assessori regionali della Calabria come i meglio retribuiti d’Italia. Ma anche al Nord non si scherza: il presidente della provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, riceve ogni mese uno stipendio di 25.620 euro lordi, circa 12.000 netti, e rilascia interviste dicendosi convinto di meritarli tutti.

Il gioco è sempre lo stesso: i contribuenti pagano mentre Stato, Comuni e Regioni sprecano. Meccanismo inaccettabile in tempi normali, diabolico in tempi di crisi. Come si può chiedere sacrifici ai cittadini quando l’apparato della Pubblica Amministrazione sperpera queste cifre?

Una soluzione? La trasparenza. I compensi ai politici sono soldi pubblici e i cittadini devono sapere come vengono spesi, con chiarezza. Già avviene per i dirigenti: i loro compensi per legge sono visibili sui siti dell’ente che li retribuisce. Per i politici invece la chiarezza è un optional. Secondo il sito della Regione Lombardia, Formigoni riceve una indennità di 4.096 € lordi al mese. Non è certo un granché. Sono le inchieste giornalistiche a farci sapere che altre voci (diaria fissa, rimborso spese trasporto e varie) gli consentono di contare su una busta paga che può raggiungere i 14.000€.

E Segrate? Indennità e gettoni di presenza sono fissati da leggi nazionali. Le spese di rappresentanza e le spese per le autovetture sono sul sito del comune.

Invece la proposta di rendere pubblici i redditi dei politici è stata più volte proposta ma è sempre stata respinta dalla maggioranza.

Ho cercato di dare il buon esempio rendendo pubblica la mia scheda economica (quanto guadagno, sia per il mio lavoro che come amministratore pubblico, cosa possiedo) e così pure il dettaglio delle mie spese elettorali.

Finora nessuno a Segrate mi ha imitato.

Eppure se la così detta “casta” non intende rinunciare a evidenti privilegi e si sottopone con la massima trasparenza al giudizio di coloro ai quali ha chiesto voto e fiducia, non vedo come possa chiedere ai cittadini di pagare più tasse ed fare ulteriori sacrifici.

Lascia un commento

Your email address will not be published. Please enter your name, email and a comment.