Laudato sì, l’enciclica che parla alla politica

naturPapa Francesco continua nella sua rivoluzione profonda e silenziosa, abbracciando sempre più concretamente il nostro tempo.

Nell’enciclica “Laudato sì”, Francesco si riferisce ad “ecologia” non nel significato generico e spesso superficiale di una qualche tematica “verde”, ma in quello ben più profondo di ecosistema. Cioè al sistema complesso dell’ambiente Terra nei suoi tre componenti: quello inanimato (il suolo e il sottosuolo, l’aria, l’acqua), il vivente (vegetale e animale, uomo compreso) e quello sociale che comprende l’attività umana in tutte le sue componenti. Non solo: il discorso di papa Francesco fa riferimento ad una “ecologia integrale” che corrisponde ad una visione unificata di fenomeni e problemi ambientali come il riscaldamento globale, l’inquinamento, l’esaurimento delle risorse, la deforestazione, ecc., con questioni che normalmente non sono associate all’agenda ecologica in senso stretto, come la vivibilità del luogo, ristretto o ampio, personale o collettivo, in cui viviamo, come la bellezza degli spazi urbani e perfino come il sovraffollamento dei luoghi abitati dall’uomo.

Ancora di più, l’attenzione ai legami e alle relazioni consente di utilizzare l’ecologia integrale anche per leggere il rapporto con il proprio corpo o le dinamiche sociali e istituzionali a tutti i livelli. Il paragrafo 142 inizia così: «Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana». Si può quindi parlare di una dimensione sociale dell’ecologia, o meglio di una vera e propria «ecologia sociale [che] è necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione»

Passando per la comunità locale. Quindi c’è qui una precisa indicazione, una esortazione perché anche la comunità locale abbia attenzione per la dimensione sociale dell’ecologia, nel significato che ho appena ricordato che comprende l’attenzione all’ambiente, la vivibilità dei luoghi e la loro bellezza ed anche lo stato di salute delle istituzioni.

Il messaggio per chi si trova ad amministrare una comunità locale mi sembra abbastanza preciso.  Io penso che per raccogliere questo messaggio occorra in primo luogo una sensibilità personale che sia una base sulla quale costruire la sensibilità politica e la conseguente azione amministrativa.

Occorre una sensibilità personale, vera. Occorre un rispetto per la natura, per l’ambiente pensato non solo all’oggi, ma al domani. Come sapete ho una figlia di quasi due anni, per cui pensare all’ambiente di domani, del suo domani, mi è straordinariamente facile.

E’ chiaro che anche se fossi il più ambientalista dei sindaci italiani non sarebbe di per sé sufficiente per assicurare a mia figlia e a tutti i suoi coetanei un ambiente non dico migliore ma almeno non troppo peggiore di quello di oggi.

Ma la lotta per la salvaguardia dell’ambiente funziona solo se tutti fanno la loro parte. Nemmeno il presidente degli Stati Uniti da solo riuscirebbe a rendere l’ambiente migliore; occorre la collaborazione, la decisione, la forte determinazione di molti; tutti devono fare la propria parte perché la Terra sia più bella e più abitabile.

Papa Francesco ha lanciato con la Laudato sì questa forte esortazione per la difesa dell’ambiente ed è facile pensare che anche questo sia il segnale di una crescente preoccupazione. In effetti i segnali del degrado e dei cambiamenti ambientali ci sono.

I ghiacciai delle nostre montagne diventano sempre più magri e le immagini che si vedono, nel confronto tra quello che erano anche poche decine di anni fa e come si sono ridotti nell’ultima estate sono impressionanti. Qualche impressione concreta ce l’ho anche io, confrontando il ricordo che ho dei ghiacciai alpini quando andavo da ragazzino in campeggio con i miei in Val d’Aosta e quello che si vede adesso. E questa nostra esperienza visiva locale, amplifica quello che si vede e si legge delle grandi aree ghiacciate del pianeta; la Groenlandia che sta perdendo il suo manto di ghiaccio, i poli dove viene alla luce ghiaccio risalente a migliaia di anni fa. Il pianeta si scalda. E’ già successo in passato, ci dicono i climatologhi, ma adesso il pianeta si sta scaldando troppo velocemente a causa dell’attività umana.

«Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente» (paragrafo 26)

La risposta sta nel risparmio energetico, che per un sindaco è un impegno a volte semplice, a volte assai complesso, che può andare dall’utilizzare lampade a minor consumo oppure a intervenire sulla trentina di edifici comunali in modo da renderli meno energivori. Un esempio, in assoluto l’edificio più sprecone tra gli immobili di proprietà comunali è la cosiddetta Casa del volontariato di Lavanderie dove ha sede la Misericordia. E’ il primo su cui dovremo intervenire.

Un altro aspetto del problema ambientale, meno noto e meno visibile del riscaldamento globale sono le cosiddette Isole di Plastica.

Se ne è parlato di nuovo in occasione del vertice di Parigi sul clima. A proposito vorrei ricordare il gruppo di quindici pellegrini di diverse età e nazionalità, guidati da Yeb Sano, filippino che ha rappresentato il suo paese in molte conferenze mondiali sul clima, che lo scorso ottobre hanno fatto tappa a Segrate dove hanno raccontato i motivi del loro viaggio a piedi da Roma a Parigi e cioè fare pressione con il clamore mediatico della loro iniziativa sui governanti del mondo perché raggiungessero il miglior accordo possibile. Per inciso, i Pellegrini, quasi tutti di diverse nazionalità, avevano nello zaino l’enciclica Laudato sì di papa Francesco.

Tornando alle Isole di Plastica, come forse sapete si sono formate in aree oceaniche a causa dei grandi vortici che radunano i rifiuti che galleggiano sulla superficie o negli strati più superficiali del mare. Quelle più estese sono sei, due nell’oceano Pacifico, due nell’Atlantico e due nell’Indiano, sono enormi, le loro dimensioni variano dalla grandezza della penisola iberica a quella dell’Australia e sono formate da centinaia di migliaiai di tonnellate di plastica, in gran parte ridotta a filamenti microscopici, ma sempre plastica  che cresce all’incirca di una nuova tonnellata al giorno.

Questo esempio di degrado dell’ambiente che si manifesta con l’inquinamento da rifiuti, corrisponde ad un impegno abbastanza preciso nell’amministrazione di una città: aumentare il riciclo, il recupero dei rifiuti sia nella quantità che nella qualità.

Non è semplicemente un discorso tecnico, è soprattutto un discorso di educazione, di formazione, di creare una sensibilità diffusa. Attualmente Segrate ha un risultato di circa il 60% di Raccolta Differenziata. Un nostro obiettivo è portarci al risultato dei comuni più ricicloni; ci sono comuni delle dimensioni di Segrate che riciclano più dell’80% dei rifiuti urbani. Abbiamo molto da fare.

C’è un ultimo aspetto dell’ecologia integrale di cui parla l’enciclica, che vedo importante nel mio programma amministrativo, ed è il risparmio nel consumo di suolo, cioè la trasformazione dei terreni coltivati e del terreno incolto (boschi, zone umide nei quali la natura vegetale ed animale si esprime liberamente) e in terreni urbanizzati, cioè costruiti o comunque messi al servizio delle abitazioni e degli edifici commerciali e industriali.

Ridurre il consumo di suolo è uno dei grandi impegni miei personali e quindi della mia amministrazione ed anche se abbiamo la difficoltà di contrastare efficacemente ciò che era stato programmato prima di noi su questo stiamo veramente combattendo. In meno di un anno questa amministrazione è stato oggetto di almeno una decina di ricorsi alla giustizia amministrativa da parte di ditte immobiliari, di proprietari di terreni che vorrebbero costruire dove noi vorremmo impedirglielo.

E’ chiaro che le cause sia amministrative (il TAR) che civili sono un rischio per il comune; sono comunque costi di avvocati e potrebbero esservi penalità se si uscisse sconfitti. Fino ad ora però ci stiamo difendendo bene e intendiamo continuare così.

 

One Response to Laudato sì, l’enciclica che parla alla politica
  1. Pugliese Limentani Rispondi

    Spero fermamente che i fatti siano al livello delle parole…
    BUON LAVORO!

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