“Lo streaming dei consigli comunali? E’ inutile”

Non l’ho detto io, ma il primo cittadino di Segrate su La Gazzetta della Martesana, che, dopo la sparata del suo assessore Zanoli a Famiglia Cristiana su “l’agricoltura che inquina“, forse si è sentito impegnato in una sfida a dichiarazioni memorabili.

Difficile pensare che si tratti davvero dello stesso Adriano Alessandrini che nemmeno tre mesi fa a Segrate Oggi aveva raccontato che aveva potuto seguire la “Leopoldina” organizzata da Segrate Nostra proprio grazie alla diretta streaming sul sito.

Nel 2010 una mozione firmata dai consiglieri Monti, Ciapini, Mongili e Ferrante e sostenuta da tutta la minoranza aveva chiesto che le sedute del Consiglio Comunale di Segrate venissero videoregistrate, diffuse via internet e archiviate sul sito del comune.

La maggioranza aveva votato contro e la mozione era stata respinta.

Anche allora le motivazioni addotte dai consiglieri di centro destra per spiegare la loro ostilità alla rete erano state le più fantasiose: “Sul sito del Comune non c’è spazio“, “Vogliamo farlo con gli strumenti giusti e facendo in modo che questi siano costi calcolati“, “Abbiamo il dubbio che possa essere strumentalizzato un intervento, una parte d’intervento: chi naviga o utilizza il web, sa benissimo oggi come viene usato il web“.

Alla fine era stato anche detto: “Noi ci stiamo attrezzando per fare in modo che ci sia anche questo tipo di strumento”.

A distanza di quasi due anni nulla è accaduto mentre altri Consigli Comunali, recentemente quello di Pioltello, al costo di pochi euro si sono messi in rete grazie a semplicissime webcam ed hanno consentito ai propri cittadini di seguire anche da casa e rivedere i lavori del consiglio.

E questa settimana è arrivata la dichiarazione del sindaco: “Già adesso di pubblico ce n’è poco. Penso anche a tutelare alcuni consiglieri da brutte figure. Lo trovo inutile, tanti interventi non sono affatto costruttivi“.

A me sembra abbastanza evidente che invece si tratta di un problema di poca simpatia per la trasparenza da parte della maggioranza, come è dimostrato anche dal rifiuto di mettere sul sito del comune i redditi di assessori e consiglieri.

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