Moneyball e il dilemma di Segrate Nostra

Ieri sera ho visto Moneyball. È un bel film del 2011 diretto da Bennett Miller. È basato sul libro Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game di Michael Lewis sulla squadra di baseball Oakland Athletics e sul loro general manager Billy Beane. Il film è stato candidato in sei categorie dei Premi Oscar 2012, tra cui miglior film e miglior attore protagonista per Brad Pitt.

Se avete tempo andate a vederlo, altrimenti ve lo racconto io qui.

Il film parla una squadra di baseball che ha appena perso ai playoff perché ci sono squadre più grandi e più ricche con cui non può competere. L’allenatore della squadra, che sa che nel baseball viene ricordato solo chi vince, va dal proprietario della squadra e gli chiede più soldi e giocatori più forti. È stufo di non poter mai competere davvero. Il proprietario non glieli dà.

Ma prima di iniziare la nuova stagione ha l’incontro che cambierà la sua vita: con un giovane economista che gli spiega che il segreto delle buone scelte nel baseball è nello studio scientifico dei numeri e delle statistiche. Il manager lo arruola e comincia a costruire una nuova squadra come gli suggerisce il ragazzo.

La squadra vince, batte ogni record e arriva così ai playoff: ma qui incontra una squadra grande, ricca e fortissima, e perde. E lui, mentre tutti gli dicono che è bravo, che ha fatto cose meravigliose, è deluso e incazzato. Voleva vincere, perché se non vinci non esisti.

È un film che dice che si possono fare rivoluzioni e vincere, ma fino a un certo punto: poi se la tua rivoluzione non è forte abbastanza il tuo potenziale rivoluzionario viene in parte sconfitto e in parte assorbito.

Ok, adesso pensate a chi cerca di costruire una politica nuova per Segrate. Ci sono partiti ingessati e governati da personaggi arcaici che hanno solo un’idea, dividersi il potere, ma che hanno risorse e soldi per vincere. Arriva una squadra nuova che non ha le risorse ma intuisce con studi scientifici e competenze moderne che si può essere competitivi grazie alla rete, grazie al suo linguaggio, grazie all’aggregazione, grazie alle sue persone e al suo entusiasmo.

E gioca il campionato, e nel suo piccolo vince: nel senso che esiste, occupa uno spazio, guadagna numeri, viene riconosciuta e compete con altre squadre titolate.

Ed è questo il punto del film a cui siamo arrivati: la cosa che stiamo cercando di capire con Segrate Nostra è proprio questa: se la rivoluzione è forte abbastanza da farcela fino alla fine e vincere oppure no.

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