Non è bene che l’uomo sia solo

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.

In questi giorni la discussa condanna a 21 anni di carcere di Breivik, il killer di Utøya scuote le coscienze e muove tanti interessanti dibattiti. Ed è un risveglio terribile soprattutto per noi cristiani che siamo stati educati a riflettere sul perdono e raramente sulla giustizia. Perché parlare di giustizia ci mette direttamente in gioco.

Qual è la giustizia di Dio?

Il carcere è l’espressione violenta di una giustizia vendicativa“, una volta mi aveva detto il cappellano di San Vittore.

Chi ha conosciuto il carcere in Italia sa che in cella si può guardare solo per terra, perché non si vede l’orizzonte. Il carcerato non conosce neppure rumori o odori. C’è ben poco di umano nelle carceri italiane. Eppure nelle nostre carceri si toccano gli estremi confini della vita di un uomo. Si tocca quanto possiamo fare sia di male che di bene.

Cristo sulla croce ci da una misura, un insegnamento di giustizia: una giustizia che non è vendicativa.

Tu che hai subito il male scioglilo dentro di te! Perché facendo altro male allungheresti solo la catena“. Non è passività al male, non è rifiutarsi di dare risposta al male, bensì rispondere con una forza maggiore: il bene. L’insegnamento di Cristo ci invita con coraggio a superare scribi e farisei conducendoci verso una giustizia della redenzione. L’insegnamento per il malfattore è chiaro: per riparare il male fatto sii benefattore!

A questo ci invita Gesù. Hai sbagliato? Mettiti al servizio del prossimo. E’ una giustizia che non sgrava dalle colpe, ma che investe di una responsabilità maggiore.

Difficile pensare che un carcerato italiano esca migliore dalla prigione. I più al contrario vi rientrano dopo pochissimo. In barba all’articolo 27 della costituzione che parla di giustizia rieducativa.

Quale rieducazione può essere fatta in una cella di tre metri per quattro con altri sei detenuti?

Da qualche anno io ho trovato un mio metodo. Ogni volta che guardo la TV o sfoglio un giornale, ho imparato ad accostarmi ai fatti di cronaca con atteggiamento critico. Nessuno sa cosa c’è dietro la vita di una persona. Nessuno conosce la sua coscienza.

Non giudicate“, ma “cercate innanzitutto la Sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in più“.

4 Responses to Non è bene che l’uomo sia solo
  1. Emmecì Rispondi

    L’aspetto inquietante è quello di un uomo dichiarato perfettamente lucido che non pensa di avere sbagliato.
    Rieducazione possibile? Comprensione possibile? Scarcerazione possibile?
    Mah…
    Emmecì

  2. Bruno Gatto Rispondi

    Difficile non giudicare e non condannare alla separazione dal genere umano uno come Breivik, soprattutto se a farlo è lo “Stato” che, per definizione, rappresenta tutti, credenti (di qualunque religione) e non credenti.
    Difficile ancor di più nei confronti di una persona che non è pentita di quello che ha fatto, ma lo rivendica come un grande atto di “umanità”.
    Difficile infine mettersi nella testa dei parenti delle vittime e pensare che tutti, ma proprio tutti, accettino il perdono come unica via d’uscita da una vicenda come questa.

  3. Ugo Rispondi

    Sì, la giustizia di Dio. Speriamo allora che Breivik non sia pure cattolico… altrimenti brucerebbe nel fuoco della geenna. Per l’eternità.

  4. Paolo Rispondi

    “Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”: anche nella Bibbia si afferma che la riconciliazione deve essere voluta concretamente e attuata in modo altrettanto concreto.

    Il tema mi sembra sia cercare di non vedere la giustizia come un criterio di equità nello scambio sociale, ma come una virtù interiore, da coltivare e alla quale educare e educarsi. Di qui le fragilità e le contraddizioni nel giudicare casi estremi come quello del killer di Utøya.

    Anch’io mi chiedo se sarei veramente capace di pensare Breivik come persona da rispettare, promuovere ed educare. Mi rimane comunque difficile ammettere che si vanta delle atrocità che ha compiuto sia in tutto per tutto un mio simile.

    Ma “chi sbaglia resta uomo”, ripeteva il Card. Martini. Come dire che se diminuiamo il livello di “umanità” del colpevole, introduciamo una discriminazione che già in partenza nega la giustizia. Di conseguenza, leggi e istituzioni penali potrebbero dirsi veramente umane se operassero in funzione dell’affermazione e dello sviluppo della dignità del colpevole.

    L’obiettivo è il recupero, non la pena in sé.

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