La strada giusta verso l’Europa Unita è quella di Volt

La globalizzazione e le tecnologie hanno creato un mondo molto diverso da quello che conoscevamo qualche anno fa. Fino a ieri scendevamo dal fruttivendolo sotto casa, oggi andiamo ai banchi delle grandi catene multinazionali, domani non dovremo neanche uscire di casa, frutta e verdura fresca ci suoneranno direttamente al citofono.

Il lavoro sta cambiando, i punti di riferimento stanno cambiando.
Tutto sta cambiando molto velocemente: solo la politica è rimasta indietro.
L’Europa unita ci ha regalato 70 anni di pace e sviluppo senza precedenti storici. 70 anni fa i padri fondatori avevano una visione: basta sprecare energie a farsi la guerra, ma unire invece le risorse e le forze. Una visione di lungo periodo, un programma.
Oggi non vedo più un programma, una visione, un futuro. Si vive alla giornata. La moneta unica dei tecnici non è bastata a creare un continente unito. Molti sono rimasti indietro. L’Europa è grande e ricca di diversità, non possiamo pretendere che tutti capiscano un solo linguaggio.

E’ il momento di ripensare ad una vera Europa Unita, che tenga conto della realtà e delle differenze. Non si può garantire uno standard di vita elevato solo a chi ha 2 lauree, un master e un erasmus alle spalle e vive in centro a Parigi, Milano o Vienna. Le condizioni di partenza sono ancora troppo differenti da una regione all’altra, non tutti hanno le stesse possibilità e questo non è giusto. C’è molto in gioco nelle prossime elezioni europee, alle quali tanti cittadini si avvicinano con un senso di smarrimento e frustrazione, dimenticando la nostra storia e i contributi che insieme possiamo dare per affrontare i problemi di oggi e per riaccendere le speranze del domani.

È tempo di costruire un’Europa diversa, un’Europa libera e forte che non lasci indietro nessuno. Se crediamo nella pace, dobbiamo lavorare sodo per questo. Tutti devono avere le stesse possibilità di costruire la propria vita. Non importa se sei nato in Grecia, in Portogallo, in Ungheria o in Italia. Tutti meritano le stesse opportunità in materia di istruzione, assistenza sanitaria, posti di lavoro. Se non ci prendiamo cura delle persone lasciate indietro, altre si prenderanno cura di loro. Altre persone come i nazionalisti, che ci riporteranno dritti verso un passato che ritenevamo aver lasciato alle spalle. Abbiamo già visto questa storia, abbiamo già visto cosa è successo in un’Europa divisa. Il nazionalismo è ignoranza: noi europei siamo tutti fratelli e sorelle, e inevitabilmente condivideremo tutti il medesimo destino.

Per questo ho deciso di sostenere la campagna di Volt, partendo dall’esperienza maturata nel Consiglio Regionale della Lombardia e da Sindaco, patriotticamente e simpaticamente perché Volt nasce in parte anche da Segrate, la mia città, e sostanzialmente perché i temi e gli obiettivi del movimento sono indispensabili all’Italia e all’Europa per affermare la nascita degli Stati Uniti d’Europa. L’UE diventi EU, l’Unione Europea diventi Europa Unita. Unita nel dialogo con le grandi potenze economiche mondiali, unita nell’aiutare i più deboli, unita nell’affrontare le sfide del futuro.

E’ tempo di cambiare il ritornello stanco che ci sentiamo ripetere da anni: “Ce lo chiede l’Europa”. Ma noi cosa chiediamo all’Europa? E soprattutto: che cosa possiamo dare all’Europa perché l’Europa trovi se stessa? La missione del prossimo Parlamento Europeo sarà di rinsaldare i legami tra l’Europa e i suoi cittadini e di eliminare l’immagine di una goffa tecnocrazia. Se vogliamo combattere il nazionalismo, il Parlamento Europeo deve essere un’assemblea transnazionale capace di emozionare. Torniamo ad amare l’Europa. Non è il momento per grandi piani istituzionali, è il momento di un lavoro paziente vicino alla gente.

La politica è l’unico mezzo per provare a cambiare quello che non va, continuare a lamentarsi dicendo che le cose non funzionano, pensare che niente possa cambiare e che i politici sono tutti uguali sono ragionamenti che non mi appartengono. Con l’impegno, la responsabilità e la speranza possiamo cambiare il nostro domani. Insieme.

A tutte le bambine e i bambini nel loro primo giorno di scuola

A tutte le bambine e i bambini nel loro primo giorno di scuola, e in generale ai nostri ragazzi piccoli e grandi che inseguono i loro sogni.

Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni

Chi conosce questa frase? Di quale libro fa parte? Vi do un indizio. Parla di un bambino di legno, con il naso lungo lungo. E di una balena.
Esatto, Pinocchio, dello scrittore Carlo Collodi. Quello che dice queste parole è il grillo parlante, l’amico piccolo di Pinocchio che gli parla sempre in un orecchio, per dirgli di non fare stupidaggini.
Questo consiglio che il grillo parlante dà a Pinocchio cosa significa?
Tutti noi abbiamo dei sogni e dei desideri. Qualcuno di voi vuole diventare forse un calciatore, qualcuna una ballerina, qualcuno vuole andare nello spazio, qualcuno vuole guidare una macchina veloce o andare a cavallo. Qualcuno vuole comprare una casa gigante sul mare o in montagna per la propria famiglia. C’è qualcuno che vuole diventare sindaco di Segrate come me?
E’ bello avere un sogno, è la cosa più bella della vita. Ma il grillo parlante ci dice di stare attenti: nessun sogno è facile da raggiungere. Bisogna faticare, lavorare, deve passare del tempo. Non fidatevi mai di chi vi dice che potete avere quello che volete senza fare fatica.
La scuola vi serve a questo. Anche se a volte fare i compiti o ascoltare la lezione vi sembrerà faticoso o noioso, dovete sapere che è fondamentale per riuscire ad arrivare ai vostri sogni. Ogni giorno che passerete in classe sarà un piccolo passo verso i vostri sogni.
Più farete fatica, più i vostri sogni si potranno realizzare.
Vi auguro quindi un buon inizio di scuola, questo sarà uno dei giorni più belli della vostra vita.
Da oggi inizierete a costruire chi sarete da grandi.
Faccio quindi un in bocca al lupo a tutte le maestre e i maestri, che avranno il difficile compito di aiutarvi e di insegnarvi a fare fatica per realizzare i vostri sogni.

Buona scuola a tutti!

Sulla salute dei nostri bambini non si discute

Questa mattina ho inviato una lettera ai dirigenti scolastici dei tre istituti cittadini e a tutti i gestori dei servizi educativi per l’infanzia. Ho voluto fare chiarezza sul tema dei vaccini, visto che il Governo purtroppo ha ancora le idee molto confuse e ciò è molto grave.

Per quanto mi riguarda non ci sono se e ma: i bambini da zero a 6 anni che frequentano le scuole di Segrate, così come stabilisce la Legge del 31 luglio 2017, devono essere obbligatoriamente vaccinati.

In qualità di responsabile della salute pubblica dei cittadini, ho il dovere di evitare che i bambini che frequentano le strutture della nostra città possano correre un qualsiasi rischio legato all’inosservanza degli obblighi vaccinali previsti dalle norme pienamente vigenti, dato che non possono esere modificate da circolari o emendamenti ancora non approvati dai due rami del Parlamento. Pertanto ho invitato vivamente chi ha la responsabilità di far rispettare la legge, in particolare non ammettendo alla frequenza di servizi educativi per l’infanzia e di scuole dell’infanzia i bambini non vaccinati.

Ripeto: su questa materia sarò intransigente anche a costo di emettere ordinanze ad hoc. Sulla salute dei nostri bambini e su ciò che afferma la medicina non si discute.

5 milioni di ragioni

Ho calcolato che ogni mese partono 10.000 aerei da Linate. Un anno ha 12 mesi, io ho 43 anni, nella mia vita di cittadino segratese ho visto e sentito partire circa 5 milioni di aerei.‬
‪Eppure è difficile affermare che l’aeroporto di Linate sia solo l’aeroporto dei segratesi: è soprattutto l’aeroporto di Milano, se non di tutta la Lombardia.‬
‪Ecco spiegato perché da Sindaco della mia città ora vorrei che l’aeroporto che ha visto partire 5 milioni di voli negli ultimi 43 anni e che si trova a Segrate porti anche onori, e non solo oneri, per le casse della mia città.‬
‪Chiedo solo tre semplici cose alle altre istituzioni.‬
‪Che ci vengano pagate tutte le tasse aeroportuali, nazionali e regionali, soprattutto quelle arretrate che non ci sono mai state versate.
Che ci vengano pagati tutti gli oneri di urbanizzazione per l’ingrandimento della struttura aeroportuale che inizierà a breve e che renderà ancora più bello l’aeroporto. ‬
‪Che le multe elevate sul sedime dell’aeroporto che si trova nel territorio di Segrate siano destinate a rendere la nostra città più vivibile e sicura.
‪È tutto così semplice, o no?
E per avere risposte positive su queste richieste sto mettendo lo stesso impegno col quale ho portato finalmente a Segrate la realizzazione della Cassanese bis.

Un uomo che ci salverà.

Lo sapete che per andare in molte parti del Brasile oppure per visitare altri paesi del Sudamerica oppure africani o asiatici può essere necessario presentare un certificato di vaccinazione contro la febbre gialla, una malattia virale trasmessa da zanzare?

Sul sito governativo salute.gov.it/portale/temi/vaccinaz_profil_mondoMalattie.jsp c’è l’elenco delle vaccinazioni richieste e consigliate, paese per paese. Tutto il mondo si vaccina.

Il dibattito sulle vaccinazioni e sulla loro obbligatorietà è oggi più acceso più che mai. Lo seguo con attenzione ma non entro più che tanto nel merito scientifico. Non penso di avere sufficiente competenza e conoscenze, non è il mio ramo.

Mi fido dei progressi della scienza e della tecnica che ci stanno dando un benessere senza paragoni. Mi fido della medicina italiana che nonostante i tagli e le difficoltà è, statisticamente, una delle migliori al mondo.

L’Italia è patria di premi Nobel per le scienze e la medicina, di scienziati e luminari, di Istituti di ricerca all’avanguardia come il nostro San Raffaele dove insegna e fa ricerca il virologo di fama internazionale Roberto Burioni, segratese, uno “che non vale uno“, ma due, tre, quattro, dieci, cento, mille. Uno che dovremmo ringraziare perché ci salva la vita sconfiggendo pericolosi virus e soprattutto perché combatte il virus killer dell’ignoranza in particolare laddove dilaga: sui social network. Gente che “la matematica è un’opinione“, “da piccola mi immunizzavo visitando mio cugino malato“, “la politica viene prima della scienza”, “mettiamo in quarantena i bambini vaccinati“, “dieci vaccini sono inutili e talvolta dannosi” e altre fregnacce simili.

In questi giorni a Roberto Burioni è stata augurata la morte, sono arrivate violente minacce, insulti irripetibili ed è stato oggetto di un fotomontaggio che lo rappresenta imbavagliato nella celebre situazione di Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse (e poi assassinato brutalmente).

Ho visto gran parte del parlamento italiano votare a favore del “Metodo Di Bella” e consiglio regionale lombardo affrontare con una inchiesta il “Metodo Stamina”. Non mi sorprende quindi che vi siano i no vax. Prendo atto che esistono queste convinzioni, non le condivido e le giudico pericolose per la salute pubblica.

Soprattutto non accetto che si arrivi ad aggressioni così forti come quelle che vengono continuamente indirizzate al professor Burioni. Sono indignato perché colpiscono un’eccellenza italiana che ci dà lustro nel mondo, un uomo competente e appassionato del suo lavoro. Un uomo che ci salverà. Un uomo al quale la nostra città deve dare sostegno e pubblico riconoscimento.

Chiedo quindi a chi crede nella scienza di supportare questo riconoscimento, anche semplicemente condividendo questo post, perché sovrasti il frastuono della non scienza che ha avuto fin troppo spazio nel nostro civile e civilizzato paese.

E’ notizia di stamattina che il professor Burioni ha deciso o sta valutando di interrompere le sue vacanze al mare a causa delle circostanziate minacce che continua a subire e trovo incredibile che le istituzioni, e mi riferisco al governo e alle forze politiche che lo sostengano, stiano ipocritamente e comodamente in silenzio lasciando solo il professor Burioni nella difesa della verità scientifica.

L’onestà andrà di bolina

A quanto pare l’onestà ha preso il largo. Il parlamentare grillino Andrea Mura non si è mai presentato al lavoro in Parlamento. 96% di assenze. Pagato profumatamente dai cittadini italiani per andare in barca a vela ai Caraibi e fare le vacanze tutto l’anno. Sembra assurdo, ma all’epoca dei governi dei social network accade anche questo. Ci ricordiamo in campagna elettorale quando i vari Di Maio, Di Battista e compagnia, vomitando insulti sulla casta, spergiuravano di essere diversi e migliori di tutti. Ci ricordiamo il lavoro incessante e certosino della Casaleggio Associati per selezionare le migliaia di currucula pervenute alle parlamentarie. “I nostri controlli sono severissimi, a differenza degli altri partiti noi i parlamentari li scegliamo onesti“. Infatti si è visto: il Movimento 5 Stelle tra gli altri ha portato in parlamento massoni, furbacchioni che non restituivano la quota al fondo per il microcredito, indagati per riciclaggio, condannati in primo grado e da oggi anche incalliti vacanzieri. Poco importa che siano espulsi dal partito: il M5S li ha eletti e ora lo stipendio glielo dobbiamo comunque pagare noi tutti. Insomma, gli onesti non sono poi così diversi dagli altri partiti.

Ma non finisce qui. Ieri sui giornali leggo anche che il carabiniere Scafarto ha chiesto ufficialmente scusa alla famiglia Renzi ammettendo di aver costruito prove false per danneggiare l’ex premier nella vicenda Consip. Incredibile, sono senza parole. Si è ormai instaurata una realtà parallela fatta di fake news e sputtanamenti gratuiti. Quel che è più grave, è che la cosidetta “rete degli onesti” sembra ignorare completamente la pericolosità di questo clima. Pensiamo alla quantità di insulti e falsità con cui è stata condotta l’ultima campagna elettorale. Promesse di grandi cambiamenti e sconvolgimenti, finalmente la gente onesta comanda, finalmente leggi nuove, distruggiamo tutto e ricostruiamo. Invece scopriamo che gli stessi ministri di questo governo reputano quello di Minniti agli esteri “un buon lavoro”, la riforma sulla Buona Scuola “da non stravolgere”, la Fornero “difficile da toccare”, il reddito di cittadinanza e la flat tax “di difficile applicazione”. L’elettorato gialloverde cosa pensa di tutto ciò? Io mi rivolgo a loro, senza insulti e senza pregiudizi. Ma non vi rendete conto che vi hanno preso in giro? L’indignazione sui social è una cosa, l’onestà vera e il duro lavoro sono tutt’altra cosa.

Nuvole scure all’orizzonte

Guardo con estrema preoccupazione a quello che è successo al Quirinale in queste ore. Chi si diceva strenuo difensore della “Costituzione più bella del mondo e quindi intoccabile” sta lavorando nel completo non rispetto della storia costituzionale della nostra democrazia. Le pressioni esterne che sta ricevendo il Presidente della Repubblica sono preoccupanti. Per fortuna Sergio Mattarella sta dimostrando un grande senso dello Stato e una prudenza da vero statista. Non si era mai visto prima un governo politico che esprime un premier tecnico, o “un professorone” come direbbe qualcuno. Un premier che peraltro non avrà alcuna libertà d’azione, in quanto è apparso sulla scena quando tutto è già stato deciso (programma, squadra di governo) e verrà deciso da altri (nomine di tutti i maggiori enti statali). Sarà un mero esecutore di ordini di forze politiche di cui lui stesso anni fa si era detto “non simpatizzante”. Preoccupa inoltre che questo nuovo fantomatico “premier del cambiamento” abbia compilato un curriculum vitae in modo tutt’altro che chiaro e professionale, fatto altamente screditante in ambienti di alto profilo accademico, a cui Conte si vanta di appartenere. Insomma, non si stanno seguendo di certo i presupposti di assoluta onestà e trasparenza con cui ci hanno bombardati in campagna elettorale.

Ma quel che più preoccupa è il futuro di questo paese che già vive un presente fragile. Cosa di buono può produrre un programma di governo che non risponde a nessuna regola scientifica, matematica ed economica? So bene di cosa parlo, dal momento che quasi tutto il mio mandato di sindaco è segnato dalla fatica di risistemare il bilancio comunale che ho ereditato, un bilancio squilibrato e ingiusto per le generazioni future, un bilancio basato sui debiti. Il mio consenso politico ne risentirà sicuramente, ma posso dire di aver agito secondo le regole di equilibrio e responsabilità: questo è il vero cambiamento. Dove sta il cambiamento invece nel programma di un governo che punta a tornare indietro di trent’anni, in quegli anni ‘80 che hanno dato inizio all’esplosione del debito pubblico di cui ancora paghiamo le conseguenze? Sia Lega che i pentastellati puntano rabbiosamente ad aumentare il debito, rispolverando quell’assistenzialismo in salsa patriottica che abbiamo già conosciuto in questo paese.

L’idea è insomma spendere ancora una montagna di soldi pubblici, per ottenere consenso immediato nel presente, lasciando il conto da pagare a chi viene dopo. Come pensare di aiutare un tossicodipendente che faticosamente da anni cerca di uscire dal tunnel, offrendogli un’altra dose per farlo stare subito meglio. L’Italia si stava finalmente rialzando, come i dati ufficiali ISTAT confermano, dopo un percorso lungo e faticoso. Perché solo con la fatica, la competenza e il lavoro duro ci si rialza. Purtroppo molti hanno invece scelto di fare dietrofront, di credere negli alberi di monete del gatto e la volpe. Nazioni come Grecia, Argentina e Venezuela ci insegnano cosa vuol dire “giocare” con il bilancio statale. Ma a quanto pare, anche la storia è un’inutile scienza da professoroni. Non ci resta che sperare fortemente che un governo guidato da curriculum discutibili, quando non completamente bianchi, si renda conto al più presto della differenza tra propaganda e realtà. Per noi, ma soprattutto per i nostri figli che in questo paese dovranno viverci ancora a lungo.

Noi saremo comunque qui con gli occhi sempre aperti, a fare una sana e forte opposizione, per difendere i valori di scienza, uguaglianza e progresso in cui crediamo. Auguro buon lavoro a Sergio Mattarella, in pochi vorrebbero essere al suo posto in questo momento. Come lui stesso ha detto: “Nemmeno Mr Wolf riuscirebbe a risolvere questi problemi”.

Il governo che ci aspetta

Bella serata ieri nella sede del PD promossa dal nuovo segretario Francesco Di Chio. Col neo senatore Eugenio Comincini che è stato per un decennio sindaco di Cernusco abbiamo parlato della complicata situazione politica di questi giorni.

Io ne ho parlato dal mio punto di vista di amministratore locale che si trova comunque a confrontarsi con aspettative della cittadinanza che non sono molto diverse da quelle con qui si confronta il senatore Comincini a Roma.

Ho espresso la mia preoccupazione che il nuovo governo Lega M5S, se si farà, non mantenga i difficili impegni di bilancio statale, rendendo così inutile la fatica immane che il PD ha fatto per portare l’Italia fuori dalla crisi.

Fatica che come abbiamo visto non solo non è stata premiata ma che ha segnato un pesantissimo calo di consensi. Questa non è una novità. In Italia, ma anche quasi dappertutto, la memoria degli elettori è molto corta.

La crisi del 2008 è sui libri di storia e vi resterà. Sono andato a rileggere i numeri di questa crisi. Tra il 2008 e il 2010 il commercio mondiale diminuì del 30%. La disoccupazione in Italia in quegli anni è raddoppiata, nel momento peggiore sono stati persi un milione di posti di lavoro. Il numero dei poveri è aumentato del 140%. In Italia tra il 2008 e il 2015 sono fallite 82.000 imprese e il picco dei fallimenti, 15.000 in un anno, non è stato all’inizio della crisi, è stato nel 2014, praticamente l’altro ieri.

In questa crisi il PD si è trovato a sostenere la gran parte del “lavoro sporco“: rimettere in ordine i conti, fare riforme di risanamento e quindi impopolari. Molto impopolari ma indispensabili per portare questo paese con i suoi enormi squilibri fuori dalla peggiore crisi economica degli ultimi decenni.

Dico questo con una preoccupazione che sento anche sulla mia pelle, sulla pelle di noi che stiamo amministrando Segrate.

Anche noi stiamo risanando i conti e non è per niente detto che questo venga percepito elettoralmente come un merito, anche se nelle elezioni comunali c’è una diversa attenzione ai risultati e alle persone.

E’ però evidente che con il bilancio tenuto “sotto tutela” dal piano decennale di risanamento dai debiti accumulati dalla precedente amministrazione, non è facile assicurare il benessere di tutta la comunità tutelando innanzitutto chi sta alla base della piramide sociale e ancor più chi è ai margini, a tutti i margini che la nostra società crea e mantiene.

Non è facile, e la cosa è resa più complicata dalle sfide che proprio in questo terreno vengono alla sinistra da parte delle nuove forze politiche oggi vincitrici.

Un esempio: il reddito di cittadinanza.

Il M5S proponendo il reddito di cittadinanza ha saputo far intravedere un sogno che è piaciuto e che ha fatto impallidire le proposte concrete, mirate e finanziabili come il reddito di inclusione messo in campo dal governo Gentiloni.

Da amministratore locale, di fronte alla sfida del “reddito di cittadinanza” la mia idea è questa: usare proprio questo termine in modo da annacquare il collegamento tra reddito di cittadinanza e M5S. Ne ho parlato il 14 aprile negli “stati generali della maggioranza” a Cascina Ovi, proponendo il reddito comunale di cittadinanza, che anticiperà, integrerà, affiancherà il reddito di inclusione oggi esistente o quello statale di cittadinanza che apparirà se e nella misura in cui l’eventuale nuovo governo troverà i finanziamenti per farlo. Il reddito comunale di cittadinanza lo sta già facendo il sindaco di Parma, Pizzarotti ed è un obiettivo verso il quale con l’assessore Barbara Bianco stiamo riflettendo e non da soli, ma in riflessione comune con la sindaca e la giunta di Peschiera Borromeo.

Un secondo tema che mi coinvolge come sindaco sul quale la sinistra viene messa in difficoltà è la sicurezza.

La destra ha saputo rendere invisa l’idea di stare dalla parte degli ultimi soprattutto dipingendo gli immigrati come un insieme di persone in gran parte pericolose, delinquenti e convincendo tutti, anche noi, che siamo deboli, indifesi, in pericolo, come siamo in pericolo costante e crescente di fronte a furti, rapine, truffe.

Parliamo di Segrate; i numeri dicono che furti, rapine e aggressioni negli ultimi anni sono state in costante diminuzione; ma la percezione di sicurezza non è aumentata, e non c’è dubbio che sarà anche qui a Segrate tra due anni uno dei temi forti del centrodestra.

Aumentare la sicurezza percepita è quindi uno degli obiettivi anche di un’amministrazione di sinistra.

Noi lo stiamo facendo con il piano della telesorveglianza oltre che con intese non semplici con le polizie locali dei comuni vicini per assicurare interventi sul territorio a 24H. Con una città che si sente sicura è certamente più facile fare accoglienza, aiutare tutti come ci impone l’art 3 della Costituzione che dice che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Proprio questo articolo della Costituzione ci ricorda che c’è un terzo tema (e qui mi fermo) sul quale una amministrazione di centrosinistra viene sfidata, ed è la tutela delle minoranze socio-familiari sulle quali gli ultimi governi si sono spesi, con difficoltà.

Anche su questo aspetto le amministrazioni di centrosinistra si trovano in concorrenza, si trovano addirittura a essere superate: penso alla recente decisione, forse una forzatura, di cui si è assunta la responsabilità la sindaca M5S di Torino, Chiara Appendino, a fronte di una complessa registrazione in materia di stato civile (un bambino con due mamme).

Sento dire in continuazione che destra e sinistra sono due termini superati, che risalgono al secolo scorso. Non è vero.

Essere solidali con chi ci sta vicino e con chi è più lontano, salvaguardare l’ambiente e il territorio anche se rappresenta un costo e un limite allo sviluppo, preferire le frontiere aperte anziché i muri e le barriere, tutelare la base sociale chiedendo solidarietà a chi sta meglio, avere attenzione per gli emarginati, le minoranze, gli ultimi. Avere tutto questo come linea guida, sempre, vuol dire essere di sinistra, a Roma come a Segrate.

25 aprile 2018: coraggio, memoria, libertà

Alcuni giorni fa è stato riportato da giornali e programmi televisivi ciò che è successo due domeniche fa (il 15 aprile) in una chiesa di Castellaràno, provincia di Reggio nell’Emilia: un perdono richiesto per un antico fatto di sangue, un perdono richiesto ed accettato.

Meris Corghi, figlia del partigiano Giuseppe Corghi che il 13 aprile 1945 uccise Rolando Rivi, un giovanissimo seminarista, ha chiesto perdono per il gesto del padre ai parenti della vittima, nel corso di una cerimonia religiosa celebrata da Monsignor Camisasca, vescovo di Reggio Emilia. Strette di mano, abbracci e lacrime hanno sancito la richiesta e l’accettazione del perdono che Monsignor Camisasca ha definito “un miracolo”.
«Non sapevo nulla fino a poco tempo fa – ha raccontato Meris – Piano piano sono arrivata a ricostruire tutto. E dopo un profondo percorso personale che mi ha trasformata, ho sentito di fare questo gesto. La mia missione di oggi è quella di restituire le responsabilità e di rendere pace a mio padre”.

Questo episodio di perdono richiesto e accettato mi ha molto colpito. Se penso anche solo alla nostra storia più recente, mi vien da dire che sono molti, moltissimi quelli che dovrebbero chiedere, o farsi carico di chiedere perdono. Sono pochissimi quelli che lo fanno ed è molto difficile anche accettare la richiesta di perdono.
Quella che è avvenuto a Castellaràno, secondo me, è stato un episodio bello, importante. Eppure c’è stato chi su questa storia ci ha ricamato male. C’è stato chi ha colto al volo l’occasione per reiterare il cosiddetto revisionismo della Resistenza non solo per raccontarne gli episodi meno nobili, gli episodi oscuri, ma perfino per arrivare a parlarne male, a denigrare tutto e infine in un coro crescente a tirare fuori le note più nostalgiche del tipo “Si stava meglio quando…”
No! Quando si arriva a questo io dico “NON CI STO! Non ci sto, non ci possiamo stare!”

In Italia l’ultima guerra, con il suo carico di distruzioni, lutti, eccidi, violenze e rancori, non c’è arrivata per caso. C’è arrivata dopo un ventennio di negazione della democrazia e dei diritti più elementari, della irreggimentazione di ogni aspetto della vita nazionale, della manipolazione del consenso con la censura e l’eliminazione di ogni dissenso. Sorprende sentir dire, ancora oggi, da qualche parte, che il Fascismo ebbe alcuni meriti, ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione. Perché razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi rispetto al suo modo di pensare, ma diretta e inevitabile conseguenza. Volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza, retorica bellicista, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale, l’intervento in guerra contro uno schieramento che sembrava prossimo alla sconfitta, furono diverse facce dello stesso prisma.

Sono in molti, di gran lunga più autorevoli di me, a dire che siamo un paese che tende a non avere memoria del proprio passato. Eppure tutte le famiglie dovrebbero avere i ricordi tramandati di quel che è avvenuto 70 anni fa. Un piccolo esempio nella mia famiglia: mi è stato raccontato che il fratello maggiore di mia nonna era un artigiano, faceva il vetrinista, disegnava le insegne delle vetrine dei negozi e aveva un incarico nell’associazione di categoria professionale. Questo mio prozio rifiutò di prendere la tessera del PNF (partito nazionale fascista) e fu esautorato, fu messo in disparte, perché durante il periodo fascista chi osava dissentire, chi osava resistere, che veniva indicato come nemico interno, veniva emarginato e perseguitato con la perdita del lavoro se non della vita.

Eppure c’è chi ha resistito, come Giacomo Matteotti, come i fratelli Rosselli, come Sandro Pertini, come i fratelli Cervi, come Eugenio Curiel, come il nostro Arcide Cristei che fu ammazzato a diciannove anni, disarmato e forse senza aver mai preso in mano un fucile.

E per la morte di Arcide Cristei nessuno ha mai chiesto perdono.

Viva il 25 Aprile, viva la Resistenza, viva l’Italia!

Carlo Conti

E’ come quando al posteggio trovi l’auto nuova rigata e di bigliettini neanche l’ombra. A me ha fatto lo stesso effetto. Mi sono incazzato e mi sono sentito amareggiato e frustrato.

Sento già il battere delle dita sulle tastiere: “Sindaco, metti le telecamere e prendiamo questi inutili idioti“. Vero, e grazie ai lavori di posa della fibra ottica ne installeremo di nuove il prima possibile ai varchi e nei punti sensibili della città, proprio per prevenire anche questi fastidiosi vandalismi. Ma le telecamere da sole non bastano.

Questi perfetti inutili idioti che imbrattano, spaccano, incendiano e sporcano sono i nostri figli. Allora ripartiamo da loro. Spieghiamo ai più giovani che la pensilina di via Cellini è di tutti: mia, tua, nostra. Che come capitato a me se la vedi sporca e rotta ti arrabbi, perché è come se qualcuno venisse a scrivere sui mobili di camera mia o se buttasse a terra cartacce nel mio salotto. Educhiamoli a vivere in modo corretto la città. Diamo loro l’esempio e gli spazi giusti dove possano esprimersi. Che se sono annoiati e ciondolano in giro alla ricerca del prossimo danno da combinare un poco è anche colpa nostra.

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