Shalom don Stefano

Fare il sindaco, a Segrate in particolare, è un compito molto complicato, ma penso che fare il parroco lo sia ancora di più.

Ho la fortuna di essere amico di molti sacerdoti, tutte persone straordinarie, che ammiro, e mi sono reso conto di quanto sia impegnativa la loro missione di vita. Non solo sono, sorretti dalla fede, esempi di vita cristiana (e noi peccatori sappiamo quanto sia difficile seguire la retta via), ma se hanno ricevuto l’incarico di una parrocchia devono essere anche molto altro.

Don Stefano ha saputo comunicare il messaggio evangelico e ancor più ha saputo ascoltare, accogliere, insegnare. Come gli altri parroci ha dovuto essere anche un amministratore, organizzatore, interlocutore delle istituzioni. Come prevosto di Segrate ha avuto anche il compito di coordinare gli altri parroci cittadini. Don Stefano in questi tredici anni che ha dedicato alla nostra città ha fatto tutto questo con sorridente energia, con pacato convincimento. Ho per lui affetto e rispetto e sono grato per la simpatia di cui mi ha sempre onorato.

Il rilancio della festa di San Rocco e la straordinaria rivitalizzazione dell’oratorio estivo sono i fatti concreti e consolidati del suo entusiasmo pastorale. Il progetto della casa Mamre, che lascia da completare al suo successore, luogo di servizi e di accoglienza, è un segnale forte del suo coraggio e della sua cristiana determinazione. Soprattutto lascia una comunità che si raccoglie intorno alla parrocchia e un gruppo di animatori e operatori pastorali che in don Stefano hanno trovato una guida ammirevole e indimenticabile.

A don Stefano il mio plauso e il mio ringraziamento.

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