agricoltura

Cooperazione agricola: una buona legge che sostiene reddito e occupazione, a tutela del territorio

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La cooperazione agricola è una caratteristica strutturale presente e importante nel nord Italia. E una legge che ne preveda il rafforzamento attraverso il sostegno al reddito agricolo e all’occupazione, in particolare quella giovanile, senza dimenticare la difesa del territorio, trova naturalmente tutto il nostro appoggio.

Risulta fondamentale adoperarsi affinché mantenga un significato economico quell’ambito di attività agricole che nelle nostre valli, nelle nostre montagne, nelle nostre aree fluviali presidiano il territorio: esse sono l’occhio e molto spesso anche il braccio di intervento preventivo contro frane, smottamenti, alluvioni e allagamenti.

E agevolare, come fa questa legge, aree di cooperazione che razionalizzano la raccolta, la distribuzione e la trasformazione dei prodotti agricoli significa sostenerne il valore e dare quindi fiato ad attività rilevanti anche dal punto di vista della tutela ambientale.

In tutto ciò, al fine di raggiungere dimensioni e competitività atte ai mercati globali, occorre promuovere aggregazioni di secondo grado e consorzi di cooperative. E vanno avviati anche processi di innovazione degli strumenti societari cooperativi per rispondere ai nuovi scenari socio-economici.

PTCP: dalla Provincia di Milano un attentato alle aree agricole.

ptcpDa un paio di giorni, c’è una ragione in più per auspicare che le province vengano soppresse: il nuovo Piano territoriale di coordinamento approvato da quella di Milano lascia davvero senza parole. Si fanno scelte che vanno contro la difesa dei terreni agricoli e che si fondano su insensate logiche di espansione edilizia.

Non si salvaguardano le zone agricole all’interno dei parchi, anche contrariamente alle indicazioni che la stessa Regione Lombardia ha espresso l’anno scorso nel suo parere. E tantomeno si salvaguardano quelle all’esterno, con il rischio che ampie superfici da Gorgonzola a Lacchiarella, da Segrate a Melegnano, subiscano trasformazioni in senso edilizio, come previsto dai singoli Pgt comunali.

Si realizza così un vero attentato a quel poco che resta di verde del nostro territorio. Non salva il Ptcp l’unica nota positiva, ottenuta grazie al centrosinistra, ovvero la costituzione del Parco sovracomunale della Martesana, rispetto alla quale auspichiamo ora che si attuino con celerità gli adempimenti necessari. Per il resto, a maggior ragione se i provvedimenti assunti sono di questo tenore, non avremo certo nostalgia delle Province.

Presidente Maroni: guardi cosa succede a Segrate!

maroni_robertoIl presidente Maroni ha definito: “Scelta significativa, impegnativa e politicamente rilevante” la delibera adottata venerdì dalla Giunta Regionale sul commercio con la decisione di non consentire l’autorizzazione a quelle varianti degli strumenti urbanistici del Piano di governo del territorio che trasformano le aree agricole in aree destinate alla realizzazione di grandi centri commerciali.

Peccato che a Segrate, proprio sul confine con Milano, la stalla sia stata chiusa quando i buoi erano già scappati.

L’amministrazione comunale di Segrate, con una procedura che, a seguito di una mia segnalazione, è stata fortemente criticata anche dagli uffici dell’Assessore Beccalossi, ha trasformato in edificabile un’area di 25.000 mq che invece il PGT approvato dal Consiglio Comunale aveva classificato tra le Aree a verde di riqualificazione ecologica.

Su questa area “agricola” è già iniziata la realizzazione di un complesso commerciale con un parcheggio di oltre 1400 posti macchina.

Chiedo al Presidente e all’Assessore Beccalossi di passare dalle parole ai fatti e di intervenire immediatamente per fermare questo oltraggio all’agricoltura lombarda.

Subito la calamità naturale per il tornado di sabato. Ma senza i ritardi come per le piogge di primavera

grandineA calamità naturale si aggiunge calamità naturale, in Lombardia. E mentre ancora Regione Lombardia non ha completato la procedura per la richiesta legata al maltempo dei mesi scorsi che ha messo in ginocchio l’agricoltura lombarda, un altro evento atmosferico pesante ha colpito una parte dei territori regionali.

Sabato mattina, all’alba, una tempesta di vento, pioggia e grandine si è scatenata sulle aree dei comuni della bassa bresciana, del cremonese e della zona di Viadana, nel mantovano. Il tornado ha devastato stalle, campi di mais e di soia, divelto tetti e raso al suolo interi raccolti di cereali, foraggi, pomodori, frutta e ortaggi. Senza contare gli arbusti caduti e i danni ad alcuni impianti fotovoltaici.

Insomma, dalle piogge intense della scorsa primavera a oggi, tra Brescia, Cremona e Mantova si è compromessa definitivamente la situazione.

Abbiamo quindi chiesto un intervento formale all’assessore regionale all’Agricoltura Fava affinché affronti tempestivamente questa nuova emergenza e in particolare vengano individuati i territori danneggiati dagli eventi atmosferici eccezionali e garantite le provvidenze di sostegno previste dal decreto legislativo sugli interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole per favorire la ripresa dell’attività produttiva.

Ma che non si faccia come per la richiesta di stato di calamità naturale seguita ai danni delle piogge primaverili: infatti il Governo ha fatto sapere che Regione Lombardia non ha ancora completato la procedura e l’assessore regionale ha effettivamente confermato che mancano ancora alcuni dati.

Ci ricordiamo ancora le urla di Fava quando sosteneva che la Regione aveva fatto la sua parte, era tutto a posto e incolpava il Governo di ritardi nell’iter. Ora, invece, emerge la verità: a Roma non possono fare nulla se Milano non consegna tutta la documentazione richiesta.

Nel tempo di lettura di questo post 80 m² di terreno agricolo lombardo sono andati persi

micheli regione 9 aprile 2013Stamattina sono intervenuto in aula consiliare per spiegare perché avrei votato la proroga di un anno della legge di consumo di suolo, ma con molta insoddisfazione.

L’ho votata perché sul testo in commissione è stato fatto un importante lavoro condiviso che va riconosciuto. E questa volta i meccanismi sanzionatori sono, a quanto mi sembra, particolarmente efficaci. L’ho votata perché è davvero impossibile non dare la proroga per non penalizzare non le amministrazioni, ma le imprese e i cittadini.

Sono però insoddisfatto perché si è già persa una prima occasione per fermare il consumo di suolo che una legge malfatta, la legge 12 del 2005 sul Governo del territorio, sta provocando.

I dati che mi ha passato la Direzione Territorio non sono completi, ma i PGT finora approvati dai comuni lombardi prevedono la costruzione di nuove case sufficienti ad ospitare in Lombardia più di un altro milione di persone. Un milione di persone in più in Lombardia nel quinquennio della validità dei PGT, cioè grossomodo entro il 2016-2017. Una previsione chiaramente irrealizzabile, la dimostrazione del fallimento della legge 12 che dovrebbe essere uno strumento di programmazione ma non programma un bel niente.

Ma il problema non sta tanto nelle previsioni irrealizzabili, ma nei danni già realizzati. I terreni che i comuni lombardi hanno destinato a nuove urbanizzazione sono in grandissima parte terreni agricoli, terreni produttivi della fertile pianura padana e delle nostre colline. E questi terreni sono già persi per l’agricoltura, perché il loro aumento di valore li ha resi subito appetibili. Quasi sempre già durante la fase della impostazione, adozione e approvazione dei PGT, quasi sempre quei terreni sono passati di mano, dalle proprietà agricole alle società immobiliari, ai fondi di investimento, a piccoli o grandi speculatori. E cosa hanno fatto i nuovi proprietari? Hanno allontanato l’attività agricola, un ostacolo all’uso edilizio del terreno e, in attesa dei piani attuativi, l’uso agricolo è stato bloccato o reso precario.
Non so dire con precisione di quante migliaia di ettari stiamo parlando, ma sono certamente una enormità, perché non stiamo parlando di un’area che ospita una nuova città di Milano, ma con i criteri attuali dei quartieri giardino, abbiamo un uso sproporzionato del suolo, costruzioni con verde urbano intorno, verde al servizio degli abitanti, verde che però non rende più nulla in termini agricoli ma che anzi è un costo per la collettività.

Questo accade in tutta la Lombardia; nell’elenco dei comuni che ho ricevuto dalla Direzione Territorio, ad esempio in provincia di Milano ce ne sono solo cinque o sei che hanno rinunciato a consumare suolo, mentre ci sono località, come Segrate dove abito, dove è stato reso edificabile tutto e ripeto tutto l’ultimo milione di metri quadri di terreno agricolo che ancora esiste su un comune di 17 milioni di metri quadri.

Io dico che tutto questo va fermato finché siamo in tempo. Per questo mi aspettavo che questa legge contenesse subito una moratoria all’uso di nuovo suolo agricolo sia per i Comuni che devono approvare i PGT ma anche dei comuni che già hanno approvato i PGT e dove i piani attuativi non sono ancora partiti, complice la crisi economica.

Facciamo davvero subito una vera programmazione regionale sull’uso del suolo e sull’espansione edilizia. Riportiamo i terreni che sono al di fuori di una crescita ragionata subito all’agricoltura lombarda. Rendiamo obbligatorio utilizzare invece i terreni già dismessi che sono già loro probabilmente sufficienti ai nuovi bisogni abitativi. C’è stato un convegno sul consumo di suolo organizzato a fine della scorsa legislatura dall’ex consigliere Francesco Prina, dove il problema economico del riutilizzo delle aree dismesse è stato studiato: non è uno svantaggio per le imprese edilizie, anzi al contrario.

Salviamo subito i terreni agricoli, non tra un sei mesi o un anno quando per migliaia di ettari sarà troppo tardi.

Un ultimo dato statistico, basandoci sulla media degli ultimi anni, nel tempo di lettura di questo post circa ottanta metri quadri di terreno agricolo lombardo è stato perso.

Fermiamo subito questo scempio.

Agricoltura lombarda in ginocchio: il problema non è tecnico, è politico

La reazione nervosa ai limiti dell’offensivo dell’assessore Fava mi lascia allibito.

Abbiamo avuto nel Nordovest la primavera complessivamente più fredda e piovosa degli ultimi 40-50 anni. In marzo è caduto il triplo di pioggia del normale ed anche in aprile e maggio le precipitazioni hanno superato del 50/60 % tutte le medie precedenti. Per trovare una primavera così fresca bisogno tornare indietro di almeno vent’anni; le temperature di maggio sono state di quasi 5°C sotto la norma. Ancora più pesante la situazione nel milanese dove da marzo, in nemmeno tre mesi, sono caduti 630 mm di pioggia, cioè più di tre quarti della pioggia che cade di norma in un anno, mentre normalmente a Milano la stagione più piovosa è l’autunno.

Di fronte a questi dati noti a tutti e a un’agricoltura lombarda in ginocchio, l’assessore Fava ha aspettato venerdì 24 maggio per contattare il Ministero delle Politiche Agricole e ora se la prende con me, adducendo motivazioni di procedure tecniche, raccolte dati ecc.

Il problema non è tecnico, è politico. L’assessore ha atteso troppo a mostrare la concreta presenza della regione agli agricoltori lombardi. Continuo a ritenere necessario che l’Assessore riferisca in Consiglio su ciò che sta facendo e soprattutto in intesa con la presidenza della Commissione Consiliare Agricoltura convochi al più presto la commissione invitando i rappresentanti dell’agricoltura lombarda per un aggiornamento diretto della situazione. Personalmente ho contattato Copagri di Milano-Monza Brianza e le loro prime valutazioni parlano di una riduzione del 50% della produzione dei frumenti, con pesanti ricadute di costi sulle aziende zootecniche, in conseguenza di una situazione meteorologica avversa che dura ormai da mesi.

Stato di calamità dell’agricoltura lombarda

agricolturaSono lieto di sapere che l’assessore Fava abbia scritto al Ministro Di Girolamo segnalandole lo stato di calamità dell’agricoltura lombarda. Lo ha fatto, se intepreto bene le sue dichiarazioni, venerdì scorso, 24 maggio, dopo i primi solleciti della minoranza.

Continuo a ritenere necessario che l’Assessore riferisca in Consiglio su ciò che sta facendo e soprattutto in intesa con la presidenza della Commissione Consiliare Agricoltura convochi al più presto la commissione invitando i rappresentanti dell’agricoltura lombarda per un aggiornamento diretto della situazione.

Personalmente ho contattato Copagri di Milano-Monza Brianza e le loro prime valutazioni parlano di una riduzione del 50% della produzione dei frumenti, con pesanti ricadute di costi sulle aziende zootecniche, in conseguenza di una situazione metereologica avversa che dura ormai da mesi.

Anche in Lombardia consumo zero di suolo

lombardiaIl contenimento del consumo di suolo è diventato un tema forte soprattutto in Lombardia perchè le cifre parlano chiaro e dicono due cose. La prima è che la superficie agricola lombarda è scesa sotto la soglia simbolica di un milione di ettari e continua a perdere molte migliaia di ettari all’anno a causa dell’urbanizzazione. La seconda è che i PGT finora approvati dai comuni lombardi prevedano così tante nuove case che per utilizzarle tutte la popolazione della regione dovrebbe raddoppiare, passando da 10 a 20 milioni di abitanti.

Siamo alla follia, ma soprattutto siamo alla dimostrazione che la legge regionale 12, la Legge per il Governo del Territorio è del tutto inadeguata, non fa nessuna programmazione vincolante.

A Segrate, dove da tre anni sono consigliere comunale di minoranza, la maggioranza di centro destra ha adottato un PGT che prevede di urbanizzare l’ultimo kmq di territorio comunale (su un totale di 17 kmq) rimasto a destinazione agricola. E’ anche per questo, per questa mia drammatica esperienza personale che sto vivendo, che il mio programma di consigliere regionale prevede di fermare i PGT dei comuni che stanno prevedendo consumi di suolo eccessivi, immotivati, devastanti. Segrate non è l’eccezione: troppi comuni vendono edificabilità per fare cassa, per governare il presente distruggendo il futuro.

Ma c’è una speranza. Il programma di Umberto Ambrosoli sull’ambiente parla chiaramente di green economy e di forte contenimento del consumo di suolo.

Il mio impegno in questa direzione è fuori discussione e sarà forte ed urgente.

Intervista su ambiente, aria, territorio, agricoltura e mobilità.

Il periodico Quindici news mi ha spedito alcune domande su ambiente, aria, territorio, agricoltura e mobilità. Ho potuto rispondere with a little help from my friends di Segrate Nostra (Gianluca e Marco).

L’intervista è uscita questa settimana, potete trovarla qui in formato pdf.

1) Ambiente, territorio: come è cambiato dal punto di vista ambientale, negli ultimi 10 anni

E’ cambiato parecchio soprattutto nei termini della quasi totale scomparsa dell’agricoltura dai campi del territorio, via via convertiti in maniera massiccia, in ogni quartiere, in edificabili. A questo si assommano l’incremento di traffico veicolare di passaggio e interno, la quasi sistematica distruzione di vecchie cascine (abbattendole o confinandole), il mantenimento di alcune attività industriali presso aree abitate (come la Lucchini Artoni). E nulla si è fatto per ridurre i voli dell’aereoporto di Linate, i cui decolli avvengono sul territorio segratese, che anzi si direbbero incrementati nonostante le promesse (oltretutto appaiono del tutto trascurati gli antichi divieti di costruzione sotto le rotte). Si aggiunga che gli esperimenti urbanistici di tre quartieri segratesi sorti negli anni ’60-’70 (Milano 2, San Felice e Villaggio Ambrosiano) non solo non hanno avuto seguito ma non sono stati quasi per nulla valorizzati nei loro aspetti più notevoli, tra cui quelli ambientali e viabilistici. Assai grave il passaggio della BREBEMI – presso San Felice, Novegro e Tregarezzo – forse non evitabile ma per certo mitigabile mediante opportune costruzioni in trincea, che non saranno eseguite per grave disinteresse dell’Amministrazione.

Queste sono le maggiori criticità sotto il profilo ambientale del nostro territorio, ormai quasi del tutto urbanizzato, che arriva a confondersi con la periferia milanese.

Fortunatamente, come si dice più oltre, si è quasi ultimata la rete di piste ciclabili, per veri anni “sospesa” e poco manutenuta, tuttavia priva dei fondamentali agganci con Milano.

Mentre nell’ultimo decennio l’attenzione “ambientale” tende ad essere limitata al solo “controllo del verde”: le aree verdi private o quelle pubbliche realizzate ex novo come (insufficiente) compensazione dei nuovi insediamenti.

2) Ambiente, aria: che aria si “respira” a Segrate

Purtroppo l’aria che si respira a Segrate è la stessa che si respira a Milano e nei comuni limitrofi: ciò in quanto l’intensa urbanizzazione, caldeggiata dall’Amministrazione comunale negli ultimi anni e prevista anche nel nuovo PGT, ha di fatto creato una saldatura dell’abitato segratese con quello del Comune di Milano.

I collegamenti con Milano per i residenti, pur se migliorati con gli anni, non sono ancora ottimali, sia per la mancanza di corsie preferenziali per i mezzi di trasporto su gomma sia per lo stato pietoso in cui ancora oggi versa la fermata dei treni di Segrate.

Il traffico di passaggio su Rivoltana e Cassanese non fa che peggiorare la situazione; in più l’Amministrazione non ha quasi mai preso in considerazione i fermi delle auto che il Comune di Milano o altri comuni dell’hinterland hanno attuato.

3)   Ambiente, mobilità: come sta andando il car sharing? Il Bicibus? Quali iniziative per arrivare nel 2015 a 100km di percorsi pedonali e ciclabili?

Negli ultimi anni l’Amministrazione comunale ha certamente avuto maggiore attenzione alla mobilità “dolce”: sono state costruite molte nuove piste ciclabili e sono stati creati due collegamenti che permettono ai ciclisti di superare la via Cassanese da nord a sud.

Tuttavia, al momento manca una visione di insieme della mobilità tramite bicicletta, che è vista ancora più come mezzo di passeggio domenicale che come un modo di spostarsi nella provincia in modo realmente alternativo all’automobile. Ciò è provato dall’assenza di collegamenti con i comuni limitrofi, soprattutto nell’asse est-ovest (Milano-Pioltello): avviene così che chi voglia andare a lavorare in bicicletta a Milano trovi la pista ciclabile lungo la Cassanese che inizia a Rovagnasco e si interrompe a Lavanderie, mentre in verso opposto non esiste nulla. Così pure, nella stessa direttrice, avviene per la pista ciclabile a sud del Centro Parco, che si interrompe bruscamente ad un semaforo al limitare di Redecesio.

Anche per raggiungere la metropolitana di Vimodrone la pista ciclabile, volendo partire dal centro di Segrate, è più volte interrotta costringendo i ciclisti a pedalare troppo spesso in mezzo alle auto.

4)   Ambiente, agricoltura: salvaguardare le aziende agricole o farle “indirizzare” verso la produzione di ambiente?

In questo campo, a Segrate non siamo all’anno zero, ma addirittura all’anno “meno uno”. Ciò grazie alla politica della giunta Alessandrini che, con il PGT approvato nel 2012, è riuscita a trasformare quasi per intero quel poco di terreno agricolo che ancora esisteva in aree edificabili. Niente aziende agricole quindi sul territorio segratese: i cittadini, per acquistare prodotti a chilometro zero devono rivolgersi nei comuni intorno.

Inoltre c’è stata poca attenzione alle vecchie cascine che erano ancora attive fino a qualche anno fa: buona parte sono state abbattute per fare condomini (una per tutte: la cascina Lirone) e solo un paio sono state recuperate in parte a fini di utilità sociale.

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