Bersani

Neanche la Pravda

Ai tempi dell’URSS la Pravda sosteneva che il più grande geyser del mondo fosse in Siberia.

Invece oggi scopriamo che, secondo Dario Giove, Bersani a Segrate ha stravinto (a Segrate, su 2164 votanti:  Renzi 896, Bersani 900, Vendola 262, Puppato 86, Tabacci 22).

Per Dario e tutti gli amici del PD.

Capisco e pratico il tifo sportivo e ho sentito di recente un allenatore dire (o ripetere) che non c’è niente di più bello che vincere per uno a zero per un autogol al novantacinquesimo. E’ vero anche che nelle elezioni si può vincere con il 50% più un voto. Ma il voto di Segrate di domenica scorsa non era un ballottaggio per l’elezione del sindaco, aveva un significato politico più generale di termometro dei sentimenti degli elettori del centrosinistra nella nostra città. Il risultato segratese di 41% a 41% (quattro voti di differenza) ad un primo turno può essere presentato come una vittoria dai sostenitori di Bersani che tutti i sondaggi hanno dato costantemente in vantaggio? Il Giorno Martesana lo ha definito un ex-equo in un articolo dove risulta che, dopo Cernusco s/N e Peschiera Borromeo, il risultato di Segrate è stato per Renzi uno dei migliori della provincia.

A proposito, Pravda vuol dire verità.

Un sorriso.

Intervista doppia tra renziani e bersaniani

Segrate In Folio mi ha proposto un’intervista doppia sulle primarie di coalizione.

A rappresentare Bersani, l’amico Mario Sormani. Riporto le mie risposte, potete leggere qui il resto dell’intervista.

Nome

«Paolo».

Cognome

«Micheli».

Anni

«Trentotto».

Primo partito votato.

«Pds».

In passato folgorato da…

«Nella vita da Carlo Maria Martini. Alla politica mi sono avvicinato con ammirazione verso Romano Prodi».

Perché Renzi?

«Lo conosco e seguo da anni. Ha fatto scelte coraggiose, fin da quando si candidò alla provincia di Firenze. È stato il primo e l’unico sindaco a introdurre lo “stop al consumo di suolo”. Ed è stato anche un capo scout come me, abbiamo amici comuni».

Se vince Bersani?

«Lo voterò e chiederò di votare la coalizione che guiderà».

E se vince Vendola?

«Per il rispetto di genere, almeno come terza forza, penso a Laura Puppato. Brava e simpatica».

Se dico rottamazione?

«Rispondo rinnovamento. C’è in giro un bel desiderio di nuovo. Non mi sembra che sia il momento di ripercorrere le stesse strade, riproporre le stesse facce. L’età non è la cosa più importante, ma non dimentichiamo che grandi nazioni hanno appena avuto leader quarantenni come Cameron e Obama».

Se dico isole Cayman?

«Un’argomentazione contro Renzi tirata per i capelli. Penso che in politica sia meglio confrontarsi su cose più serie. Io almeno faccio fatica a fare il confronto politico amplificando dettagli o pettegolezzi, anche se fanno titolo».

Vorrebbe Bersani come sindaco di Segrate?

«Al posto di Alessandrini? Domani mattina! Dove si firma?»

Le sue tre parole chiave per la politica?

«Impegno, trasparenza, amore per Segrate».

Le Primarie saranno falsate dalle nuove regole?

«Falsate non direi. Certamente sono state rese un po’ più complicate rispetto alle altre volte proprio quando si intravede una competizione vera. Mi spiace soprattutto che siano stati esclusi i sedicenni e i diciassettenni. Penso che sarà, comunque, un altro grande momento di partecipazione democratica ed è bello ricordare che le Primarie sono state introdotte dal Pd ed è un modello che ora seguirà anche il centrodestra».

Un esponente della terza età può votare Renzi?

«Altroché! Chi mi ha contattato per dirmi che sosterrà Renzi ha età ed estrazioni sociali completamente diverse».

Un giudizio su Formigoni.

«Un politico della sua esperienza avrebbe dovuto capire prima che era tempo di farsi da parte, al primo arresto dei suoi collaboratori non all’ennesimo».

Vede già un candidato Pd alla presidenza della Regione?

«In Lombardia è tempo di cambiare. Spero che Ambrosoli voglia e riesca candidarsi per il centrosinistra: c’è bisogno di una persona della sua levatura morale per riportare valori etici in una istituzione scossa da troppi scandali. Altrimenti: Pizzul o Civati».

Berrebbe una birra al tavolo con Bersani?

«Certo e ci farei volentieri quattro chiacchiere. E visto che è originario della provincia di Piacenza,  gli proporrei un bicchiere di Gutturnio delle Cantine Bacchini di Castelvetro Piacentino, paese dove mi sono sposato a settembre».

Cosa ne pensa di Di Pietro?

«Passo. Conosco molta gente che lo stima e immagino il travaglio in un momento delicato della loro storia politica. Ho visto Report e anche la replica Di Pietro. Due considerazioni. La prima: i partiti personali hanno un evidente limite di democrazia interna. La seconda: la trasparenza in politica non è mai troppa. E penso di poterlo dire poiché sono l’unico consigliere di Segrate che ha messo on line la sua situazione economica».

E di Grillo?

«Meglio lui dell’astensionismo. Però l’aggressività del suo linguaggio può essere divertente ma è sempre esagerata e a volte eccessiva. Di Grillo apprezzo l’utilizzo della Rete come mezzo di comunicazione e di scambio di opinione. Però nutro dubbi sulla democrazia completamente digitale: per me la partecipazione alla vita della città richiede socialità e contatto con le persone».

Berlusconi non si candida: ci crede?

«Ormai è inevitabile. Se si riproponesse il Pdl rischierebbe di frantumarsi. La rottamazione sta coinvolgendo anche il centrodestra».

Renzi ha fatto bene ad andare ad Arcore?

«Certo. Aveva chiesto udienza al presidente del consiglio e quando gli è stato offerto un appuntamento non poteva certo star lì a sottilizzare sul luogo».

Cosa le piace di Bersani?

«È una persona intelligente e ha guidato il Pd in un periodo complicato. Assumersi il rischio impopolare di sostenere il governo Monti anziché andare subito alle elezioni, dove magari avrebbe vinto, è stata una scelta coraggiosa».

Cosa, invece, non le piace?

«Mi sembra che all’interno del partito sia rimasto troppo a lungo ostaggio dei soliti nomi che l’hanno portato alla segreteria, Penati compreso».

È prematuro, ma per il dopo Alessandrini, si possono ipotizzare Primarie anche a Segrate?

«Assolutamente sì. Le primarie sono un fatto democratico»

Tra Renzi e Bersani, chi vince?

«Matteo al ballottaggio. E voteranno in tantissimi».

 Scroll to top