cementificazione

Quando penso al consumo di suolo penso alle generazioni future

Quando penso al consumo di suolo, non penso alla definizione che possiamo trovare su Wikipedia. Quando penso al consumo di suolo penso all’ambiente, alle generazioni future e ai nostri desideri.

L’ambiente in cui viviamo, le città e le campagne, le montagne, i boschi, i campi coltivati. Solo nei due anni di questa consigliatura Regionale questo ambiente è cambiato molto. Si era formato nei secoli, sotto il segno della bellezza, dell’armonia, del gusto di vivere, dell’agricoltura di qualità. Valori che erano scontati una volta. In un equilibrio miracoloso fra natura e cultura, in una Lombardia che è tra le più belle regioni del mondo. Negli ultimi decenni abbiamo visto questo orizzonte devastato, da periferie brutte che cancellano il trapasso da città a campagna, con una cementificazione spietata.

Il futuro. nel senso di guardare avanti, alle generazioni future. I problemi dell’ambiente, anzi della società, dipendono dallo sguardo corto di chi crede solo nel proprio profitto immediato, senza porsi come obiettivo il bene comune. In questo Consiglio NON possiamo essere tra questi. Anzi, più passo il mio tempo qui, più mi convinco che fare politica vuol dire investire sul futuro, preoccuparsi della nostra comunità di cittadini, a cominciare dai giovani. Vuol dire puntare sulle generazioni future: come dice un motto scout, “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato

Infine, i desideri. Come me, i cittadini della Lombardia desiderano un futuro migliore, per se stessi, per i figli (io lo desidero per mia figlia, che è nata questa estate), e per i figli di mia figlia. I lombardi desiderano campagne ben coltivate, città bene ordinate, un ambiente sano, un paesaggio improntato all’armonia e alla bellezza. Io penso che all’interno di questa legge ci siano i semi per soddisfare questi desideri, cioè il capitale naturale che è stato sperperato. Però non è ancora abbastanza.

Noi avremmo voluto una legge diversa, che portasse a una moratoria alle assurde volumetrie oggi in pancia ai PGT. Non ce l’abbiamo fatta e non possiamo certamente votare questo testo. Ma il nostro impegno non finisce qui: perché il suolo, come ho spiegato è molto più della sua definizione che si trova su Wikipedia. Il suolo significa ambiente, futuro, desideri. Il suolo siamo noi. Perciò continueremo a lottare democraticamente perché lo stop al consumo di suolo diventi una concreta agenda della politica della nostra Regione.

La Lega ha tradito gli agricoltori lombardi

suolo_lombardoLa Lega ha abbandonato gli agricoltori. Con una pessima legge che nei fatti contraddice il suo stesso titolo, non riducendo il consumo di suolo, Maroni e la sua maggioranza mettono a rischio migliaia di ettari di terreni verdi e coltivabili per dare spazio a ulteriori cementificazioni.

Questa mi sembra sia la sintesi dopo l’approvazione a maggioranza della contestatissima legge sul consumo di suolo, contro la quale si sono espresse anche le associazioni ambientaliste e dei comuni.

Abbiamo fatto ostruzionismo, li abbiamo tenuti inchiodati in Aula per due giorni interi, riuscendo alla fine a imporre qualche piccolo miglioramento. Ma nella sostanza nulla è cambiato. E il nostro è stato un voto contrario.

Questa nuova legge è davvero pericolosa. Siccome gli attuali Piani di governo del territorio dei comuni lombardi contengono complessivamente aree ancora edificabili per 550 milioni di metri quadrati, pari a tre nuove città di Milano, è facilmente comprensibile come nei prossimi 30 mesi, il periodo transitorio individuato dalla norma, ci sarà una corsa a garantirsi il diritto di costruire.

Di tutt’altro aveva bisogno la Lombardia, anche alla luce dei recenti disastri ascrivibili proprio al dissesto idrogeologico e all’eccesso di urbanizzazione. Uno stop immediato a nuovo consumo di suolo e investimenti seri sulla rigenerazione urbana come volano per l’edilizia.

Questa maggioranza, invece, ha confezionato un bel regalo per la lobby del cemento, a danno dei lombardi, dell’agricoltura, dello stato di salute del nostro territorio e della qualità di vita di tutti.

Perché siamo contrari a questo progetto di legge sul consumo di suolo

micheli_consiglioIl testo del mio intervento in Consiglio Regionale durante la discussione della legge sul consumo di Suolo.

Gentili colleghi, il progetto di legge 140 sul consumo di suolo, approvato con un’evidente forzatura al regolamento in Commissione V e mai discusso in altre commissioni (come l’VIII, di cui faccio parte) ci non trova la nostra approvazione. Il testo è oggettivamente un arretramento rispetto alla prima formulazione del progetto di legge presentato dall’assessore Beccalossi la primavera scorsa che, seppur migliorabile, costituiva un passo importante verso la concreta possibilità di intervenire nella limitazione del consumo di suolo in Lombardia, sia attraverso misure di contenimento dei processi di urbanizzazione in atto, sia sostenendo politiche per il riuso e la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente.

Il PdL 140, al di là delle finalità dichiarate, di fatto non rende praticabile nessuna politica di limitazione efficace dei processi di consumo di suolo, che sono ancora intensi (malgrado la crisi del settore edilizio), di indirizzo degli strumenti urbanistici verso politiche sostenibili di riqualificazione e rigenerazione urbana.

I limiti della proposta di legge appaiono evidenti a partire dalle definizioni inserite nell’art. 2.

Innanzitutto si usano due termini: superficie e suolo come apparentemente equivalenti, quando di fatto non lo sono, neppure nelle finalità che rivestono nel testo. Il primo viene impiegato quando sono in gioco quantità misurabili: si parla infatti di superficie agricola e di superficie urbanizzata. Il secondo entra in funzione in un più astratto contesto ambientalistico: “consumo di suolo, bilancio ecologico del suolo…”. Quest’ultimo sarebbe la differenza tra superficie agricola che viene cementificata, e superficie urbanizzata che viene “restituita” all’uso agricolo. Un piccolo gioco di prestigio consentito dal termine “superficie” per sua natura strettamente bi-dimensionale; mentre lo stesso non è vero per il termine “suolo”. È facile cambiare etichetta e destinazione a una superficie; molto, molto difficile fare lo stesso per una determinata porzione di suolo. Al di sotto di una superficie urbanizzata si può trovare di tutto, come stanno purtroppo a testimoniare lo scandalo del quartiere Santa Giulia a Milano, e delle bonifiche in corso. La strada che occorre, perché un terreno formalmente liberato dalla qualifica “urbanizzato” possa essere effettivamente restituito all’uso agricolo, è lunga, a volte lunghissima e comunque onerosa. Giocare su questo equivoco significa incrementare la quantità di aree delle quali in ultima analisi non si saprà poi che fare, stanti i costi necessari per una reale riqualificazione; aree destinate a incrementare gli spazi degradati.

Inaccettabile è anche la definizione di “Superficie agricolache non considera quei terreni effettivamente utilizzati per attività agricole nella situazione “di fatto”, ma solo le aree come tali indicate dal Piano di Governo del Territorio vigente. Mentre tutti quei terreni liberi che, per quanto ancora naturali o utilizzati per attività agricole, vengono destinati dal PGT a una futura trasformazione urbana vengono considerati come suoli “già urbanizzati”.

Se le definizioni contenute del PdL mostrano aspetti evidenti di criticità, l’inconsistenza delle politiche messe in campo dalla proposta di legge viene confermata nei passaggi successivi. La scelta di rimandare al Piano Territoriale Regionale, in corso di revisione, la determinazione delle soglie del consumo di suolo, nonché la definizione dei criteri e degli indirizzi operativi che dovranno essere applicati per il suo contenimento, significa non aver ancora chiaro nell’ambito della legge quali politiche dovranno essere utilizzate per affrontare e contenere i processi di urbanizzazione del territorio. La stessa priorità attribuita alle azioni di riuso e di rigenerazione urbana mi pare quanto mai vaga, dal momento che si prevede che i PGT potranno comunque prevedere nuove aree urbanizzabili qualora venga dimostrata l’impossibilità, tecnica ed economica, di riqualificare aree già edificate. E’ chiara la debolezza di un tale passaggio, cui non sono tra l’altro connesse sanzioni in caso di trasgressione della prescrizione. Non si capisce come le amministrazioni e gli uffici comunali possano concretamente verificare la praticabilità economica e tecnica di tutti gli interventi di riuso e rigenerazione, che dipendono in prevalenza dall’intervento e dalle convenienze private. E’ inevitabile che tale situazione costituirà un alibi cui si appelleranno molte amministrazioni per giustificare la scelta, più semplice e conveniente, di rispondere a eventuali bisogni insediativi ancora attraverso nuove urbanizzazioni di suoli agricoli.

Incomprensibile l’obbligo di attuazione preliminare di tutte le previsioni di espansione e trasformazione vigenti all’entrata in vigore della legge. Ciò vuol dire che si potranno consumare nuovi suoli quando avremo consumato totalmente quelli già previsti nei PGT ad oggi approvati. I dati sulle potenzialità edificatorie contenute nei nuovi PGT sono preoccupanti: le aree libere che potrebbero essere coinvolte in processi di urbanizzazione superano ampiamente i 55.000 ettari, una superficie grande tre volte la città di Milano.

Di questo stiamo parlando, qui, ora in quest’aula, della possibilità di evitare che una buona parte, la parte non ancora giuridicamente compromessa di un’area grande tre volte la città di Milano venga risparmiato dalla speculazione edilizia; una superficie tre volte la città di Milano che nei prossimi tre anni è facile prevedere diventerà oggetto di piani attuativi, che diventeranno autorizzazioni a costruire, in modo che quei terreni, persi per l’agricoltura restino lì in attesa del momento giusto per fabbricarci sopra e nel frattempo saranno valorizzati, commercializzati, ipotecati.

Inoltre, come se non bastasse si conferma, secondo un’impostazione inaccettabile, la possibilità di escludere alcune categorie di interventi pubblici o di interesse sovra comunale, come i centri commerciali, dalla contabilità del consumo di suolo.

Così, mentre in altri Paesi si stanno mettendo in campo politiche integrate di contenimento del consumo del suolo, che comprendono la regolazione degli usi del suolo, il sostegno agli interventi di riuso e rigenerazione urbana, meccanismi di compensazione ecologica e dispositivi di fiscalità locale, la legge lombarda si limita a prefigurare l’applicazione di un controllo puramente quantitativo del consumo di suolo: le soglie comunali di consumo di suolo ripropongono le stesse logiche di contingentamento quantitativo dei suoli urbanizzabili applicati senza grandi risultati nello scorso decennio dai PTCP provinciali, senza una programmazione di area vasta che tenga veramente conto di quelle che sono le situazioni e le necessità non dei singoli comuni ma dell’ambito territoriale nel suo insieme.

Si rinuncia inoltre a rafforzare in maniera significativa l’incremento del costo di costruzione nel caso di urbanizzazione dei suoli agricoli. Scompare o quasi l’applicazione della leva fiscale come strumento per ridurre le assai elevate convenienze economiche determinate dalla rendita urbana nella trasformazione dei suoli agricoli (faccio un esempio: nella mia città, a est di Milano, un terreno che passa da agricolo a edificabile, incrementa di 500 volte il suo valore). Nel nuovo PdL si fissai a un misero 5% l’incremento obbligatorio del costo di costruzione (nel PDL di maggio della Lega questo valore era fissato al 70%!), ma nel contempo si elimina la specificazione che tale contributo venga applicato ai suoli agricoli “di fatto” rendendo in tal modo implicito che verrà richiesto solo nella trasformazione urbana di suoli a destinazione agricola nel piano (e cioè evidentemente mai, salvo varianti).

Infine le norme transitorie. Ci si chiede se quando questa legge verrà applicata servirà ancora a qualcosa.

Nella parte conclusiva dell’art.3 si legge: «In ogni caso, gli strumenti comunali di governo del territorio non possono disporre nuove previsioni comportanti ulteriore consumo del suolo sino a che non siano state del tutto attuate le previsioni di espansione e trasformazione vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge». Più oltre (art.5 comma 6): «la presentazione dell’istanza […] dei piani attuativi conformi o in variante connessi alle previsioni di PGT vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge deve intervenire entro 36 mesi da tale ultima data».

Come tradurre in italiano questo testo dalla sintassi faticosa? Esso in sostanza dice agli amministratori locali: avete 3 anni e mezzo di tempo per dare via libera a tutti i progetti di edificazione che fanno parte delle vostre pianificazioni e non sono ancora stati realizzati. Un’opportunità irresistibile, specie in tempi di crisi e di patto di stabilità, considerando l’importanza che gli oneri di urbanizzazione rivestono per le entrate comunali… Una sollecitazione potente ad un’ulteriore cementificazione, con un probabile aumento nel numero di costruzioni non portate a termine o inoccupate per mancanza di domanda; nonché nel numero di fallimenti di imprenditori avventurosi o incauti.

Cari colleghi, affrontare il consumo di suolo è una questione seria e urgente. Questa legge, al di là delle dichiarazioni sui giornali, rischia di essere sostanzialmente inutile e di avere effetti nocivi e incentivanti sui processi urbanizzativi. Questa legge va riconsiderata in profondità, eliminando i passaggi contraddittori che prima ho evidenziato. L’ideale per noi sarebbe partiamo dal PDL proposto dall’Assessore Beccalossi a febbraio, che aveva un buon testo, certo emendabile, ma almeno condivisibile nei principi.

Ma se non si vuole ripartire da lì, siamo disponibili a fare la nostra parte per migliorare il testo. Vi dico solo tre titoli sui quali in questa settimana possiamo lavorare insieme:

  1. esclusione dei terreni al di fuori del tessuto urbano consolidato
  2. aumento degli oneri dal 5% al 100%
  3. l’esclusione delle opere di interesse sovra comunale dalla contabilità del consumo di suolo

Se si ragionerà attorno a questi punti, siamo disposti a ritirare molti emendamenti. Ripartiamo da qui, abbiamo una settimana per lavorare, difendiamo insieme il suolo della Lombardia. Buon lavoro a tutti.

Consumo di suolo: domani battaglia vera in aula, questa legge va ritirata

stampaMentre La Stampa pubblica una utile infografica con i numeri del consumo di suolo in Italia, in cui si scopre una volta di più che Regione Lombardia NON è messa bene, domani approda in Aula la legge #mangiasuolo, contro la quale Patto Civico e PD si preparano a dare battaglia con oltre mille emendamenti.

Questo testo contraddice il suo stesso titolo, andando in tutt’altra direzione rispetto alla salvaguardia dei terreni ancora non costruiti. Continuiamo quindi a contestarne l’impianto generale. E lo facciamo, anche a fronte dello sgarbo istituzionale senza precedenti consumato dalla maggioranza in commissione, in modo ostruzionistico. Convinti che una buona legge capace di contrastare davvero l’occupazione di suolo agricolo e verde debba partire da una prospettiva diversa, prevedendo innanzitutto incentivi per la rigenerazione urbana.

Tra i vari emendamenti chiediamo che si inseriscano per esempio dei meccanismi semplici per penalizzare fiscalmente le nuove edificazioni su territorio verde e favorire invece le ristrutturazioni. Ma il guaio è che non ci sono singoli punti critici, è l’impostazione stessa dell’intera norma a essere sbagliata. A partire dal fatto che non si interviene in alcun modo sui residui in pancia ai PGT. La qual cosa tradotta in numeri significa 55 mila ettari di potenziali nuove edificazioni. Che questa legge non blocca né frena. La maggioranza abbia il coraggio di ritirarla e di ripartire almeno dal progetto originario, presentato dall’assessore Beccalossi la primavera scorsa.

 

In Regione l’offensiva del mattone

cementificazioneSolo tre giorni fa, invitata alla trasmissione Piazza Pulita, l’assessore Beccalossi aveva vantato la legge sul contenimento di suolo della Regione Lombardia; oggi, dopo un tira e molla di parecchi mesi, Maroni, Beccalossi e la loro maggioranza hanno finalmente reso pubblico il testo del loro progetto di legge il cui contenuto è: tre anni di cementificazione selvaggia!

Il progetto di legge contiene blande norme sul contenimento di suolo; un esempio: per il consumo di terreno agricolo è previsto un aumento del costo di costruzione puramente simbolico del 5%, certamente insufficiente a scoraggiare speculazioni.

Il piatto forte della legge sta nel dar via libera nei prossimi tre anni a tutte le edificazioni previste nei PGT dei Comuni lombardi prevedendo come incentivo a favore dei piani attuativi la dilazione di importi dovuti ai comuni in sei rate trimestrali e il versamento della prima rata un anno e mezzo dopo la firma della convenzione.

L’obiettivo di tutto questo, come è stato spiegato dai rappresentanti della maggioranza nella 5^ Commissione “Territorio ed Infrastrutture” del Consiglio Regionale, è sostenere l’industria edile, considerata un forte motore per tutta l’economia.

Io la penso molto diversamente. L’esame dei PGT dei comuni lombardi ha rilevato che essi già prevedono nuove edificazioni sufficienti a ospitare quasi un milione di nuovi abitanti. Se la legge passerà col testo presentato dalla maggioranza che ha stabilito di blindare il testo anche attraverso una tempistica strettissima di lavori consiliari, quello che accadrà è che tutte queste nuove edificazioni saranno iniziate, utilizzando nuove migliaia di ettari di suolo, in gran parte agricolo.

Io ritengo che ben pochi proprietari dei terreni da qui a fine 2017 rinunceranno alla possibilità di realizzare l’enorme guadagno che viene dalla trasformazione di un terreno agricolo a edificabile. Presenteranno i piani attuativi, sottoscriveranno le convenzioni e inizieranno a costruire.

Costruire ancora non solleverà per niente l’edilizia: dietro a tutti gli edifici incompiuti o invenduti vi sono immobiliari in crisi, fornitori non pagati, imprese edili portate al fallimento.

Costruire ancora oggi significa solo un immenso consumo di suolo nei prossimi tre anni con il fondato rischio che ben poco di quello che inizierà a essere costruito troverà compratori e quindi i soldi per completare le costruzioni. Quello che rischia di accadere è che paesi e città si riempieranno di scheletri di palazzi incompiuti o scatoloni di appartamenti e uffici disabitati. Già oggi in Lombardia si vende pochissimo e gli edifici dismessi o comunque non utilizzati sono un’enormità: i portali più diffusi indicano che già oggi ci sono circa 150.000 abitazioni in vendita, tra nuovo e usato.

La moratoria al consumo di suolo, quello che è necessario per rifare le regole, stabilire priorità, fermare la mancanza di un’effettiva ragionevole programmazione non ha trovato sostenitori nella maggioranza.

Nel centro destra ha vinto il mattone.

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