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Civici verso la città metropolitana

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A me pare che la vicenda delle nuove province e delle città metropolitane sia soprattutto un’opportunità. Faticosa, impegnativa, ma certamente un’opportunità, che obbliga noi consiglieri comunale a scoprire finalmente davvero che cos’è la nostra provincia, la nostra città metropolitana, chi è la gente, quali sono le comunità, gli altri comuni che la costituiscono, quali sono le loro realtà, le loro problematiche che interagiscono non tanto al loro interno quanto nell’area loro circostante, più o meno vasta che sia. E’ un’esperienza che ci costringe, come dire, a uscire dal nostro guscio, anche se non l’abbiamo chiesto. Quando abbiamo deciso di fare i consiglieri comunali non pensavamo di essere coinvolti in questa misura nella gestione dell’area metropolitana.

Questo vale sicuramente di più per noi civici che nasciamo da esperienze localiste e con visioni che almeno all’origine sono state penso per tutti noi strettamente localiste.

Fortunatamente recentemente siamo cresciuti e grazie alla Rete del Civismo Lombardo e ancor prima, per esempio con Cives, l’intesa delle liste civiche della Martesana, è da un po’ che abbiamo, almeno alcuni di noi, a lavorare, a pensare in termini di area intercomunale più vasta di quello del semplice rapporto con i comuni confinanti.

Quello che mi auguro nasca da quest’affidamento al basso della gestione della provincia è soprattutto che consenta molto più che in passato al coordinamento, alla programmazione intercomunale, e soprattutto sto pensando alla pianificazione territoriale, sulla quale penso che la provincia di Milano sia stata clamorosamente carente.

Sui servizi, alcune cose, come la viabilità, la gestione degli istituti scolastici superiori, quelli secondari di secondo grado, la provincia storica c’è stata; ma partendo da questo mi aspetto molto e con curiosità di vedere cosa riusciremo a fare come città metropolitana per i compiti che sono indicati come la “promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e digitalizzazione” oppure la “strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici“.

Non mi aspetto miracoli e penso che non se li aspetti nessuna persona di buon senso.

Però se alcune cose fossero perlomeno affrontate, discusse, programmate a livello di città metropolitana prima che per iniziativa di un comune cadano sui comuni vicini sarebbe già un bel cambiamento.

CIVES

Le liste che compongono CIVES

Mi vengono in mente tre esempi che riguardano la mia città, Segrate, che confina con Milano da una parte, Vimodrone, Pioltello e Peschiera Borromeo.

Sarà una cosa poco rilevante in ambito di città metropolitana, ma prendiamo l’esempio della piattaforma ecologica comunale.

Dove l’ha piazzata Vimodrone? Ovviamente al confine con Segrate. E Segrate dove l’ha messa la sua? Al confine con Pioltello.

Un altro esempio, più consistente: l’espansione urbanistica. La legge regionale e il Piano Territoriale Regionale prevederebbero che tra l’area urbana di un Comune e un’altra sia mantenuta una fascia a verde, una sorta di cuscinetto per evitare la conurbazione.

Ha cominciato Vimodrone anni fa facendo costruire un piccolo quartiere di villette proprio sul confine con Segrate. Così quando Segrate col recente PGT sta restituendo la pariglia, costruendo una serie di aree sul confine con Vimodrone, i cugini vimodronesi non hanno potuto protestare più di tanto: han cominciato loro. Pioltello sul confine con Segrate ha messo un PLIS, il Parco delle Cascine. Segrate aveva una bella area verde al confine con Pioltello e che ci fa? Ci progetta un bel quartiere nuovo, Milano Santa Monica, tremila abitanti, scuole di ogni grado, supermercato e persino una nuova chiesa. Dopo i primi quattro palazzoni l’immobiliare della Santa Monica è andata in crisi e per ora è rimasta lì un’area ex verde, dismessa e massacrata.

Potrei andare avanti a descrivere quello che sta succedendo ai confini con Peschiera e Milano, ma la musica è sempre quella.

Un altro esempio molto più importante, il mega centro commerciale che sarà fatto sulla ex dogana di Segrate dall’italiano Percassi e dagli australiani della Westfield. Sarà il più grande d’Europa, 17.000 addetti, un parcheggio per 15.000 auto, un impatto ovviamente rilevante per quanto riguarda viabilità e commercio locale non solo su Segrate ma su tutta la zona. Questa decisione è passata attraverso un accordo di programma sottoscritto da Regione, Provincia e Comune di Segrate. Penso ci siano state occasioni per altri enti per fare osservazioni in merito. Ricordo che questo mega centro all’inizio era nato come cittadella del tempo libero (cinema, teatri) con centro outlet in concorrenza, abbiamo pensato, con Serravalle e un supermercato con generi alimentari.

Poi è diventato il primo o secondo centro commerciale d’Europa, con nomi prestigiosi. Comunque sia sarà una struttura che avrò enormi impatti almeno su tutto l’est Milano. Eppure non c’è stato in questo un adeguato coinvolgimento di tutti i comuni dell’area interessata che invece saranno coinvolti dagli effetti dell’apertura, forse nel 2016 o 17, del Westfield Milan, con ricadute sia negative sia positive.

Terminando, quello che io mi auguro è che questa entità sovra comunale, che cresce dal basso, che ha le sue radici tra i Comuni che la costituiscono sia messa in grado di superare queste problematiche cui si è fatto cenno.

E tocca a noi, in questa fase costituente, immaginare quale sia il modo migliore perché ciò avvenga e costruire uno statuto a ciò adeguato.

Cives lancia Maviglia a rappresentare le liste civiche della Martesana nella Città Metropolitana

mavigliabiciRoberto Maviglia è il nome scelto da Cives per la Città Metropolitana. Il coordinamento delle nove liste Civiche Ecologiste e Solidali della Martesana (composto da Brugherio è Tua, Cassano Etica Ecologista, Cologno Solidale e Democratica, Insieme per Gorgonzola, Insieme per Segrate, Lista per Pioltello, Progetto Rodano, Segrate Nostra e Vivere Cernusco) punterà sul sindaco 44enne di Cassano d’Adda alla corsa per un seggio di riferimento del territorio nel nuovo ente che sostituirà la Provincia di Milano.

Se eletto, Maviglia potrà contare su una squadra della Martesana che lo aiuterà nella prima fase costituente della Città Metropolitana: Mariangela Mariani di Cernusco sul Naviglio, Giuseppe Bottasini di Pioltello e Ilaria Scaccabarozzi di Gorgonzola, oltre a me.

E c’è già un primo appuntamento: venerdì 11 luglio al Pirellone dalle 13 alle 14.30 per l’Assemblea Generale Civica per la costituzione del Comitato promotore per le elezioni del consiglio metropolitano. A seguire, l’Assemblea degli amministratori del centrosinistra lombardo, alla quale hanno garantito la loro partecipazione i sindaci dei comuni capoluogo.

Il successo del civismo alle ultime elezioni amministrative in Lombardia ci consegna nei prossimi anni una grande responsabilità. Fondamentale sarà la sinergia tra le forze politiche e le realtà amministrative locali che condividono questa visione. E Maviglia, da questo punto di vista, è la persona perfetta per storia, competenze ed esperienza per ricoprire questo ruolo.

Per un Parco Locale di Interesse Sovracomunale della Martesana

plisIeri sera a Pioltello ho partecipato a un interessante incontro pubblico nell’ambito della campagna elettorale per Giuseppe Bottasini sindaco. Insieme a Giordano Marchetti, Roberto Codazzi, Fabiano Gorla e Ivonne Cosciotti abbiamo conversato sui PLIS (Parchi Locali di Interesse Sovracomunale) e sulla loro gestione.

Io ho cercato di dare due cenni sulla normativa regionale sui parchi e sulle aree protette e in particolare sui PLIS. Questo il testo del mio intervento.

«Le aree naturali protette, secondo una legge nazionale, la 394/91 sono i parchi nazionali e quelli regionali, le riserve naturali, le zone umide e le aree marine protette.

Questa legge non comprende i PLIS, come non comprende altre aree di interesse locale e le oasi di associazioni ambientaliste, come il WWF.

Vi è poi un progetto europeo chiamato Rete Natura 2000 che ha l’obbiettivo di garantire la sopravvivenza di habitat naturali o di specie a rischio di estinzione. In Lombardia sono più di un centinaio le aree che fanno parte di questa rete, per lo più sono piccole aree, come un delle zone umide. La più vicina a noi penso che sia l’Oasi Le Foppe a Trezzo d’Adda.

E’ stata la Regione Lombardia che fin dal 1983, cioè ancora prima della legge nazionale, ha individuato una serie di tipologie di aree protette: parchi, riserve, monumenti naturali. Inoltre con quella legge la Regione Lombardia ha “inventato” i Parchi Locali di Interesse Sovracomuanle.

Ho letto che i PLIS sono una particolarità della Lombardia, ci sono solo nella nostra regione. Non ho controllato tutte le regione italiane, però sicuramente nelle regioni a noi vicine, Piemonte, Emilia Romagna, non ho trovato questa istituzione.

Cosa sono effettivamente i PLIS? Lo dice bene la premessa di una delibera della giunta regionale del 2007, la n. 6148, che è l’ultima che ha riguardato la delega alle province delle funzioni in materia di PLIS. Cerco di riassumerla.

I PLIS, a differenza di altre aree protette di interesse regionale o addirittura nazionale, pongono sul territorio un vincolo “più leggero” che non è calato dall’alto ma che nasce dalla volontà dei singoli comuni interessati.

Facciamo un confronto con il Parco Nazionale dello Stelvio: che è un parco nazionale e quindi fa riferimento a normative sovraregionali, rigide. Faccio un inciso: recentemente in Consiglio Regionale si è parlato del Parco perchè c’è un problema di gestione in quanto per buona parte è nelle provincie di Trento e Bolzano e la sua gestione è al centro di un dibattito che nasce addirittura dalla applicazione dell’autonomia della regione Trentino Alto Adige. C’è un comitato di gestione la cui nomina è ferma da anni.

plis2Poi vi sono i Parchi Regionali, il cui funzionamento, la delimitazione e la tutela rigida del territorio sono definiti dalla Legge Regionale 86/1983. Quelli a noi più vicini sono l’Agricolo Sud Milano, l’Adda Nord, il Parco Nord Milano, quello della Valle del Lambro.

Sono aree soggette a vincoli precisi. Vi faccio un esempio segratese. Il PGT di Segrate nella sua versione di adozione, cioè nel primo passaggio in consiglio comunale prevedeva di rendere trasformabile un’area nella zona sud del territorio comunale. L’area però fa parte del Parco Agricolo Sud Milano. Su questo è intervenuta, nell’esame del PGT adottato, la Provincia che ha emesso una prescrizione: ha fatto togliere quei terreni dall’elenco delle aree di trasformazione. E’ un area vincolata e tale resterà a meno che l’ente di gestione del Parco decida altrimenti. Tutto, ahimè è possibile quando vi sono delle grandi pressioni speculative.

I PLIS invece, come è detto, nascono in una maniera diversa. Rispetto alle altre tipologie di aree protette, quella dei PLIS prevede che i Comuni abbiano la facoltà di istituire i parchi stessi avvalendosi dei propri strumenti urbanistici (Piano di Governo del Territorio), mentre la verifica ed il riconoscimento del loro valore “sovracomunale”, ovvero superiore a quello del singolo comune, resta una prerogativa delle Province.

Ai comuni viene affidata la completa autonomia in termini di pianificazione del proprio territorio per quanto riguarda l’individuazione e gli obiettivi che questa particolare tipologia di area protetta ha il compito di perseguire. Sono i comuni a individuare le aree di particolare interesse ambientale, naturalistico e paesaggistico e a renderle fruibili attraverso il recupero ambientale e la regolamentazione degli accessi.

Qual’è in generale la funzione dei PLIS?

I PLIS hanno la funzione di incentivare il contatto diretto tra l’ambiente naturale e la popolazione locale che può così fruire delle potenzialità ricreative e naturalistiche del proprio territorio.

I PLIS in Lombardia sono attualmente oltre novanta. Sono stati quindi, come idea, un grande successo, anche a livello di opinione pubblica che li sente come parchi urbani, come aree di interesse locale. Sono soprattutto, per oltre il 50% della loro area complessiva, aree di effettivo utilizzo agricolo.

Possiamo dire che i PLIS costituiscono un elemento decisivo per la connessione e l’integrazione tra il sistema del verde urbano e quello delle aree protette d’interesse regionale, contribuendo al potenziamento della maglia dei corridoi biologici.

La dimensione media dei PLIS lombardi attualmente istituiti è di circa 350 ettari.

Quelli di cui parleremo stasera hanno una dimensione di oltre duecento ettari quello delle Cascine di Pioltello e oltre cinquecento quello delle Cave Est.

Ed è con rammarico che volgo lo sguardo verso la situazione di Segrate, che con il disastro della Boffalora e gli interessi speculativi sul Golfo Agricolo, perderà ogni suo polmone verde e ogni occasione di far parte di questo progetto.

A meno che riusciremo ad avere un cambio di amministrazione l’anno prossimo per cercare di salvare il salvabile».

La rete civica lombarda

ambrosoliLa scelta di Umberto Ambrosoli come candidato alla presidenza della Regione Lombardia per il centrosinistra nelle elezioni del febbraio scorso è stata sostenuta dalle forze tradizionali del centrosinistra, ed è caduta su una persona del tutto al di fuori dello schema dei partiti. Una persona, come si dice, “della società civile”. E’ stata una scelta che, almeno in una certa misura prendeva atto dell’accresciuto distacco degli italiani dalle forse politiche tradizionali.

Nell’accettare la sua candidatura Umberto Ambrosoli ha preso molto sul serio il fatto di essere un candidato sostenuto da partiti tradizionali, ma esterno ad essi, ed è andato alla ricerca dell’area elettorale di cui si sentiva più espressione. Un’area che in larga parte si esprime informalmente o attraverso forme associative non strettamente politiche ma che a volte, da molto tempo, si esprime localmente attraverso espressioni politiche che a volte sono consolidate, le cosiddette liste civiche.

Così Ambrosoli, nel pur breve tempo intercorso dalla sua vittoria alle primarie del centrosinistra che lo ha designato candidato alla presidenza della Regione Lombardia, ha compiuto alcuni atti significativi: ha dato luogo ad una lista di sostegno che ha preso nome di Patto Civico ed ha cercato, provincia per provincia, come candidati consiglieri persone esterne ai partiti e in particolare persone, come me, con esperienze locali di lista civica.

Le Liste civiche in ogni parte d’Italia ci sono sempre state. Nei comuni con meno di 15000 abitanti frequentemente è necessaria la presentazione di liste di coalizione che in realtà sono espressione del tutto o in buon parte di partiti. In comuni piccoli o grandi quello delle liste realmente civiche, cioè decisamente al di fuori dei partiti, che nascono per esigenze locali, con programma amministrativi assolutamente locali, è un fenomeno molto diffuso e ormai consolidato. Nell’area che conosco meglio, la Martesana, ad esempio c’è la Lista per Pioltello, area di centrosinistra, che è stabilmente presente in consiglio comunale da vent’anni. Presenze costanti ci sono anche in altri comuni, come Cernusco sul Naviglio, Gorgonzola, Cassano d’Adda, Cologno, che, ancor prima della scesa in campo di Ambrosoli, si erano collegate tra loro con la sigla CIVES. Esperienze simili ci sono nell’area del magentino e praticamente in ogni provincia lombarda.

Ho letto che nell’ultima tornata amministrativa in Toscana, nei trenta comuni al voto c’erano più di quaranta liste civiche. C’è in giro molta voglia di impegnarsi politicamente, magari al di fuori dei partiti tradizionali.

Quel che ha fatto Umberto Ambrosoli, una volte eletto in Consiglio Regionale, è stato di consolidare la rete di rapporti con le liste civiche abbozzata nel breve periodo preelettorale. Per cui le sta cercando, zone per zona della Lombardia, e sta invitando quelle che si sentono poter aderire ad un progetto che comunque è nell’area del centrosinistra, ad entrare in un patto associativo, di fatto una associazione. Lo scopo è di stabilizzare questa esperienza, elettoralmente positiva, che ha avuto Patto Civico alle elezioni regionali e di mettere in comune le esperienze amministrative. Il tutto in un ottica “dal basso” “partecipativa” che non è uno slogan ma una inevitabile realtà: ognuna di queste liste nasce da una esigenza locale, unica, particolare. Quindi collegare quelle realtà è cosa non facile, e, fuori dalle piaggerie, se non ci fosse Ambrosoli, con la sua personalità a fare da coagulo, l’iniziativa sarebbe tutt’altro che facile.

Concludo con una osservazione. Quella delle liste civiche è una esperienza a 360 gradi, ve ne sono di centro, centrosinistra e centrodestra. Molte di quelle che conosco sono completamente fuori area, cioè mettono insieme localmente persone che hanno a livello regionale o nazionale idee politiche diverse.

Oltre a Patto Civico Ambrosoli Presidente, c’è in consiglio regionale un’altra lista non di partito nell’area del centrodestra: la Lista Maroni Presidente. Nell’area della maggioranza è il gruppo con il quale più spesso ci capita di trovare affinità nel modo di affrontare i problemi e a volte perfino di come risolverli. Non penso sia una caso.

Trasparenza e civismo

civesLa traccia del mio intervento alla Nuova Filanda di Cernusco con Umberto Ambrosoli e le Liste Civiche Ecologiste e Solidali della Martesana (CIVES).

Mi sono chiesto se abbia un senso tentare di fare un collegamento particolare tra trasparenza e liste civiche.

Cominciamo a fare una distinzione.

Da una parte c’è la trasparenza dell’azione amministrativa. Su questo penso siamo d’accordo tutti che con l’evoluzione digitale che si sta completando anche nei comuni più piccoli, la trasparenza, per obblighi di legge o per scelte dell’amministrazione, è molto aumentata.

Immagino capiti anche a voi di andare a vedere cosa sta facendo un Comune, che delibere fa la Giunta, che acquisti vengono fatti eccetera. Si trova molto, più o meno facilmente.

Con ciò non significa che non ci siano delle zone d’ombra, cioè motivazioni, gli obiettivi nascosti, a volte del tutto comprensibili a volte un po’ meno che stanno dietro a delle decisioni, a modi per fare acquisti o affidare lavori.

Ma secondo me non c’è dubbio che la velocità con le quali tutte le decisioni che prende un amministrazione diventano pubbliche sta di fatto cambiando la mentalità di politici e tecnici. Dove c’è una società civile attenta, che controlla, la trasparenza nei fatti, non solo nella forma, tende inevitabilmente ad aumentare.

Faccio un esempio che riguarda Segrate. Una delle prime liste civiche della nostra città si chiamava Segrate Viva, se ricordo bene fin dal 1996 aveva avuto come candidato sindaco una ragazza allora giovanissima, Chiara Tangari ed era stata presente in consiglio per un paio di legislature.

La mamma di Chiara Tangari veniva molto spesso, se non tutti i giorni, quasi, in comune per leggere le delibere di giunta, che apparivano a volte apparivano un bel po’ dopo l’approvazione, e consentire così alla figlia di fare i suoi interventi. E immagino qualcosa del genere sia accaduto dappertutto; consiglieri comunali, giornalisti, cittadini qualsiasi, dovevano andare all’albo pretorio, scartabellare, prendere nota, chiedere il favore di fare una fotocopia eccetera.

Oggi invece io a Segrate ricevo in giornata le delibere adottate e di recente anche tutti gli allegati tecnici per esempio. E così pure le determine di spesa, le disposizioni. Non ancora i mandati di spesa, ma arriveranno anche quelli. Forse perfino i dettagli della carta di credito del sindaco che è stato uno dei segreti più blindati della storia. Adesso deve averla chiusa ma per molti anni è stata usata alla grande.

Un altra cosa è invece la trasparenza della classe politica e qui in base alla mia esperienza personale mi sento di fare  qualche sottolineatura del ruolo e delle qualità delle liste civiche .

Fino ad oggi, in nessuno dei comuni della Martesana c’è stato l’obbligo per gli amministratori di rendere pubblica la propria situazione personale economica e patrimoniale. Fino ad una recente legge del governo Monti, l’obbligo c’era per le città capoluogo di provincia e per quelle con più di cinquantamila abitanti. Adesso l’obbligo c’è per tutti, la responsabilità di farlo è stata addebitata personalmente ai segretari comunali e il Segretario di Segrate, non so altrove, si sta già muovendo.

Ma tre anni fa quando sono diventato consigliere comunale avevo messo nel mio programma elettorale il problema della trasparenza per cui ho posto subito il problema.

Sono andato a rimbalzare contro un muro di gomma. Ho presentato una mozione, il problema è stato portato in commissione; mi hanno detto che occorreva un regolamento; ho presentato una bozza di regolamento, che è andato in commissione regolamenti; mi è stato detto che era troppo lungo e dettagliato, che veniva chiesto di presentare troppi dati; l’ho semplificato e alla fine mi è stato detto che in fondo non era obbligatorio e che ai cittadini non interessava quanto guadagnava tizio o caio.

Un settimanale locale, devo dire su mio suggerimento, ha fatto un’indagine on line; un centinaio di risposte, 95% di pareri favorevoli a conoscere i dati economici dei politici. Ed eravamo nel 2010, il Movimento 5 stelle non c’era ancora.

Io comunque ho pubblicato all’inizio sul sito della mia lista civica, dopo sul mio blog, la scheda della mia situazione personale. Mi sono reso trasparente, ho fatto sapere quanto guadagno, che auto ho, che ho una casa, che non ho ne azioni ne partecipazioni in società.

Sono stato l’unico e da tre anni sono l’unico a farlo.

Eppure nessuno è obbligato a diventare un amministratore pubblico, e se decide di diventarlo è bene che sappia che deve mettersi in piazza, deve sottoporsi al giudizio dei suoi concittadini, con pregi e con difetti.

Nella mia esperienza, la maggior resistenza alla trasparenza personale è venuta soprattutto da alcuni esponenti della maggioranza, che probabilmente hanno condizionato altri, di maggioranza o di opposizione che magari avevano meno resistenze.

Farò un esempio, senza fare il nome. C’è un potente esponente della maggioranza che è molto molto contario a rendere pubblica la propria situazione economica, che è socio o amministratore di società dove sono pure soci altre persone che hanno interessi immobiliari a Segrate. Forse non ha piacere che si sappia che decisioni che lui contribuisce a prendere arricchiscono suoi soci in affari. La cosa curiosa è che queste cose si scoprono facilmente perchè le certificazioni delle società e delle proprietà di terreni si riescono a vedere ormai senza muoversi da casa. Bastano solo un po’ di soldi e di pazienza. E si scopre che il consumo di suolo che sta massacrando la nostra regione ogni tanto ha motivazioni di piccola bottega.

Mi sembra di poter dire che in questo discorso della trasparenza un po’ di differenza di atteggiamento generale tra i grandi partiti e le liste civiche locali c’è. All’interno dei grandi partiti, mi sembra di poter dire: soprattutto nel centrodestra, ma qua in Lombardia abbiamo avuto la devastante vicenda Penati, c’è un confluire di persone che sostengono interessi che vanno in conflitto con l’assoluta trasparenza.

Il mio problema di oggi, e concludo, è mantenere questa esperienza di trasparenza adesso che ho questo ruolo di consigliere regionale. Devo dire che continuerò senz’altro a farlo grazie ad alcuni aiuti non richiesti. Il primo è quello del sindaco di Segrate che ci ha messo pochi giorni a rinfacciarmi, in una comunicazione privata, che i compensi che prendo come amministratore regionale sono ben superiori alla sua indennità. La seconda sono le recenti vicende dei consigli regionali, le cui spese pazze sono state messe in piazza da stampa e magistratura. Il terzo è l’atteggiamento, magari se vogliamo esagerato, estremista del grillini che su questa cosa della trasparenza economica svolgono sicuramente un’azione salutare.

Nei nostri comuni il cosiddetto costo della politica è molto basso per cui non abbiamo motivo di entrare in competizione con il Movimento 5 stelle. Il mio consiglio a noi delle liste civiche è di percorrere questo tema della trasparenza sul quale abbiamo direi, storia e posizioni da difendere.

Ho finito.

7 maggio 2013: incontro pubblico con Umberto Ambrosoli

58136_10151619186222534_1991846155_nCari amici,
martedì sera, 7 maggio: troviamoci a Cernusco, alla Sala Nuova Filanda (Via Pietro da Cernusco).

Alle ore 21 un incontro promosso da CIVES, il coordinamento delle liste Civiche Ecologiste e Solidali della Martesana, insieme a Umberto Ambrosoli, l’uomo che ha guidato il centro sinistra nel recente confronto elettorale in Lombardia ed ora siede sui banchi dell’opposizione insieme ai consiglieri di Lista Civica Ambrosoli.

Si parlerà dei problemi della Martesana (viabilità, crisi economica, ambiente, le difficoltà dei piccoli comuni) e anche di trasparenza nella pubblica amministrazione, stili di vita sostenibili, legalità e diritti.

Una bella serata con molti protagonisti delle vita politica e sociale della nostra zona.

«La viabilità è il problema da risolvere in Martesana»

civesGrazie a Cernusco In Folio per questa bella intervista.

Paolo Micheli ha 38 anni, vive a Segrate, ed è in corsa per la lista Lombardia per Ambrosoli-Patto Civico. Laureato in Relazioni Pubbliche è manager in casa Mediaset. Politicamente parlando la sua avventura inizia nel 2010 quando dopo aver creato dal nulla la lista civica Segrate Nostra ne diventa il capogruppo in consiglio comunale raccogliendo il favore di 1.450 suoi concittadini stanchi dei partiti tradizionali e di inciuci tra Pdl e Pd. Da quel momento le sue battaglie ambientaliste contro il consumo del suolo e contro l’amministrazione guidata dal sindaco Adriano Alessandrini (ex Pdl) diventano il pane della sua vita quotidiana. Capo scout e renziano doc, è stato il braccio destro del sindaco Eugenio Comincini durante le primarie del centrosinistra mettendosi in luce nel gotha della politica milanese. Non essendo uomo di partito, ma provenendo dalla società civile, al suo fianco in città c’è Vivere Cernusco. Nessuna indicazione di voto precisa, come nello stile di Vivere, ma un ammiccamento dettato dal nuovo coordinamento “Cives” di liste civiche della Martesana di cui anche Segrate Nostra fa parte.

Parliamo della Martesana. Quali problemi da affrontare e risolvere?

«La viabilità. Con la Cassanese e la Rivoltana che stanno diventando lo sbocco su Milano della Brebremi, si devono temere ricadute anche sulla Padana Superiore. Poi il trasporto pubblico, da rendere più efficiente per migliorare il traffico. Quindi la sanità: ridurre le liste d’attesa e migliorare i pronto soccorso».

Cosa lascia in eredità il governo Formigoni?

«L’amministrazione di una bella e ricca regione come la Lombardia screditata da episodi di malgoverno. Una tristezza».

Perché Ambrosoli?

«È l’alternativa soprattutto come qualità umane. È un uomo libero, non deve niente a nessuno ed è attendibile perché nessun altro ha la sua storia e la sua credibilità».

Perché Micheli?

«Perché sono l’unico rappresentante della Martesana che è stato scelto dallo stesso Ambrosoli nella sua lista Patto Civico. Chi crede in Ambrosoli può credere in me. E per chi stima Matteo Renzi, perché insieme al sindaco Eugenio Comincini ci siamo impegnati allo spasimo per sostenerlo alle primarie qui a Milano».

I tuoi amici dicono di te…

«Per quanto riguarda la politica, che la faccio sorridendo».

I tuoi avversari politici dicono di te…

«Si lamentano per quanto sono combattivo».

Costi della politica. Favorevole a dimezzarti (o anche più) l’indennità di 12mila euro mensile e rinunciare alla diaria?

«Ambrosoli ridurrà l’indennità dei consiglieri a meno di un terzo dell’attuale. E noi candidati della sua lista, inoltre, ci siamo impegnati a rinunciare ai rimborsi. Come ha detto Umberto, è un segnale di rispetto per la crisi che stanno vivendo le famiglie».

Berlusconi in pensione e la Lega Nord travolta dagli scandali. Notizie di soli due mesi fa. Poi cosa è successo?

«Matteo Renzi lo aveva avvertito: a far campagne elettorali Berlusconi è bravissimo. Ma Ambrosoli ce la farà».

Le battaglie che intende portare avanti una volta eletto.

«Per prima cosa per la trasparenza e contro gli sprechi della politica. È la base su cui costruire con credibilità tutto il resto. Poi migliorare il trasporto pubblico perché diminuisca quello privato. Una grande rete di piste ciclabili. Eliminare dalla sanità l’affiliazione politica per ridarle efficienza».

Qual è l’avversario più temibile?

«Il disgusto per la politica soprattutto tra giovani e giovanissimi».

Cosa si può fare per combattere la disoccupazione soprattutto tra i ragazzi?

«Bisogna incentivare la nuova imprenditoria, soprattutto quella giovanile favorendo chi assume. E poi rilanciare la formazione professionale».

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