Comune di Milano

Il mio sostegno a Beppe Sala

salaMilano DEVE restare al centro sinistra: nella città culla della Lega e del berlusconismo deve continuare l’esperienza di tutela del territorio, della salute, della mobilità sostenibile del quinquennio Pisapia.

Il modo migliore perché tutto questo non venne vanificato è presentare una coalizione guidata dall’uomo Expo, da Beppe Sala.

Un manager prestato alla politica, un uomo vincente che tra mille difficoltà si è fatto carico della gestione di un evento, Expo Milano 2015, che moltissimi avevano decretato sarebbe stato un disastro.

Invece Sala con mano ferma ha guidato Expo verso un successo strepitoso, facendola diventare il simbolo del rilancio dell’Italia e soprattutto dell’immagine di Milano in Europa e nel mondo.

Il successo di Expo, che ha richiesto capacità non solo gestionali ma anche relazionali e di comunicazione, ha dimostrato che Sala ha le capacità per governare Milano e la Città Metropolitana, con le sue complessità ma anche con le sue enormi potenzialità.

Le primarie di questo fine settimana sono il primo passo: forza Beppe!

Rimbocchiamoci le maniche affinché Expo 2015 Milano non sia una grande sagra di paese

Non è difficile – e sarà capitato a tutti voi – nei discorsi occasionali su Expo 2015, da quelli tra amici a quelli istituzionali, di trovarsi costretti a registrare sentimenti e opinioni che vanno dalla delusione alla irrisione. È vero, ci sono anche sentimenti “positivi”, ma delusione e irrisione sono quelli che accompagnano sempre più l’idea dell’Esposizione Universale come occasione per dimostrare l’efficienza lombarda e rilanciare cultura, economia, società.

Chi aveva riposto speranze di lavoro e ripresa di attività ne parla già al passato, come di una ‘grande sagra’ che si è organizzata alla bell’e meglio, ma che nella migliore delle ipotesi lascerà le cose come stanno, senza cambiare granché.

C’era bisogno di una visione unificante attorno a Expo.

Invece, il dibattito è stato monopolizzato dalla più piatta routine e dalla piccineria delle beghe interne alle diverse componenti partitiche, che si misurano non sulla Storia ma sull’attaccamento alle poltrone. Ecco cos’è successo.

Eppure siamo in tempo per cambiare verso. La prima cosa da fare subito è uscire dalla propaganda tranquillizzante e calarci nella verità. Siamo un territorio che da secoli dimostra di essere capace di rimboccarsi le maniche: non neghiamo l’esigenza di farlo anche in questo momento, non diciamo le cose a metà, non diamo false rassicurazioni; facciamo i conti con la realtà di ritardi accumulati e improvvisazione nelle responsabilità di questa Regione.

Rimbocchiamoci le maniche, per non trattare questa esposizione come una grande sagra di paese, dove confusione e disservizi facciano parte della tradizione.

Il CERBA? Facciamolo a Segrate

CERBAA Segrate c’è un’area di circa un milione di metri quadri che viene chiamata Ex Dogana perché una quarantina di anni fa fu espropriata, abbattendo alcuni antichi edifici rurali, per realizzarvi quella che avrebbe dovuto essere la nuova zona doganale di Milano. Non se ne fece nulla e rimase una immensa incompiuta, con edifici per uffici già arredati e capannoni che via via si degradarono.

Nel 2009 Regione, Provincia di Milano, Comune di Segrate e la società IBP dell’ing. Percassi conclusero un Accordo di Programma che prevedeva di realizzare su 600.000 mq della ex-dogana il secondo, per grandezza, centro commerciale d’Europa: 130.000 mq di strutture di vendita con parcheggi per 14.200 posti macchina. L’AdP, oltre allo sviluppo immobiliare dell’area riguarda anche la realizzazione della tangenzialina finale della Cassanese prevista per l’accesso al centro commerciale ed anche per togliere dal centro abitato il traffico di transito, prossimamente incrementato dal completamento della Brebemi. Nel 2011 nell’affare è entrato il gigante australiano dei centri commerciale Westfield e il centro commerciale prende il nome di Westfield Milan.

Come ho già raccontato tutto questo mega progetto procede molto lentamente. Per uscirne occorrono coraggio e decisione.

Allora perché non cercare un’alternativa? Ce n’è una qui, a portata di mano: <strong>il grande progetto Cerba, la città della scienza pensata da Umberto Veronesi. Perchè non farlo qui a Segrate?

Sarebbe una scelta sulla quale vanno a convergere una serie di linee guida:

  1. Lo stop ai mega centri commerciali che hanno già fin troppo snaturato il territorio e la residenzialità della Lombardia.
  2. Il corretto utilizzo del territorio in quanto utilizzare la ex dogana di Segrate rappresenterebbe la riqualificazione della più estesa area industriale dismessa dell’est milanese.
  3. La sinergia scientifica con le altre grandi realtà mediche e di ricerca già presenti a Segrate, come il Lita/CNR e il San Raffaele.
  4. La programmazione del territorio anticipatrice della visione della ormai prossima città metropolitana.

Certo, ci vogliono coraggio e decisione. E rapidità. Una sfida alla quale un buon amministratore non dovrebbe sottrarsi.

CERBA: il Comune di Milano ha ragione

cerbaSul CERBA il Comune di Milano ha ragione: per realizzare il progetto basta che la Regione indichi un’altra area.

Quoto per intero la dichiarazione di Umberto Ambrosoli su questo argomento.

“Milano rinuncia al Cerba? Non credo che l’allarme, polemico contro il Comune, lanciato da Maroni e Mantovani durante l’ultimo Comitato di Vigilanza, sia un aiuto ad uscire dall’impasse in cui lungaggini burocratiche e vicende giudiziarie hanno costretto questo progetto scientifico di ricerca biomedico.

L’assessore Mantovani, perciò, non cerchi di nascondere la sua polvere sotto il tappeto degli altri. Il progetto di un centro di studi del genoma e di terapie genetiche è certamente utile per mantenere attraverso l’innovazione quell’eccellenza che la sanità lombarda ha saputo raggiungere con il quotidiano impegno di medici, infermieri e personale tutto.

Invece di parlare di ‘vulnus’, di ferite inferte alla sanità italiana ed europea, la Regione si preoccupi di garantire la piena trasparenza al progetto, riparta da zero e costruisca con coerenza le linee del sviluppo. E soprattutto si faccia garante della sostenibilità economica, territoriale, finanziaria di un progetto che prevede 1260 pazienti in regime di ricovero e di parziale accreditamento.

L’assessore, nelle sue diverse audizioni in Commissione sanità, non ha mai spiegato come sostenere i costi di quei posti letto da realizzare, né con quali strutture. Pubbliche? Private? E tanto meno ci ha detto dove tagliare un numero equivalente di DGR, con costi equivalenti. Purtroppo fino ad oggi si è fatto ben sentire l’assenza di un impegno chiaro e netto della Regione. Questo non permette oggi di scaricare su altri la responsabilità del blocco, non di un progetto sanitario, come si vuol fare credere, ma della sua attuale proposta di localizzazione. Perciò se il progetto è ritenuto dalla Regione economicamente sostenibile, l’assessore deve solo individuare un’altra area sul quale realizzarlo e non limitarsi, mi ripeto ancora, a buttare la propria polvere sotto il tappeto delle scelte responsabili degli altri”.

Sul capolinea della 924

via_viottiIn questi giorni abbiamo iniziato un’ interlocuzione politica col Comune di Milano sullo stato del capolinea della 924. Abbiamo scelto questa nuova strada perché gli incontri che tempo fa come Segrate Nostra avevamo avuto con i tecnici e le conseguenti rassicurazioni che ne erano pervenute, non hanno portato ad alcun risultato concreto: il Comune di Segrate e il Comune di Milano si erano lungamente rimpallati la responsabilità per il mancato spostamento del capolinea in via Viotti (come era stato suggerito dai tecnici del trasporto milanese), senza però poi concludere un bel nulla.

Su questo tiriamo un velo pietoso.

Oggi dal Comune di Milano ci fanno sapere che preferirebbero lasciare il capolinea in Piazza Titano ma al momento non sono in grado di predisporre una pensilina né illuminazione fintanto i lavori di riqualificazione della Piazza non saranno terminati.

Lavori che potrebbero durare ancora un bel po’ e nel frattempo l’inverno, con le sue giornate più buie e piovose, si avvicina.

La soluzione che abbiamo proposto (o meglio, riproposto) è di realizzare una fermata – anche non capolinea se hanno dei problemi con le soste – in via Viotti. In questo modo i molti utenti che ogni giorno devono affrontare il tragitto dalla fermata della 924 a piazza Bottini, ad esempio perché devono prendere la metropolitana, potranno così evitare i sottopassaggi della stazione, affrontando scale o lunghe peregrinazioni. Problema sentito da molti, disabili in primis, ma anche anziani e mamme con bambini. Basterebbe rifare un tratto di segnaletica orizzontale e se si vuole strafare, mettere una piccola pensilina.

Che ne dite?

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