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Agricoltura lombarda: la Regione faccia qualcosa di concreto

agricoltura Ieri pomeriggio, nel corso dell’audizione con le Associazioni di categoria in Commissione agricoltura, si è fatto il punto della situazione al termine della primavera 2013 che è probabilmente stata la più fredda e piovosa degli ultimi 50 anni.

Sia Copagri che Coldiretti hanno chiesto che si rinunci ad utilizzare il mais per la produzione di energia, destinandolo completamente all’alimentazione umana e alla zootecnia. Confagricoltura si è unita alle richieste di sostegni economici: anticipazione dei contributi europei, rinvio dei mutui, finanziamenti agevolati. Da tutti è arrivata la richiesta di porre l’agricoltura al centro dello sviluppo economico ed in particolare di cessare subito di far divorare i terreni agricoli dall’espansione edilizia come sta facendo gran parte dei PGT approvati dai comuni lombardi.

E’ quanto ho chiesto nella dichiarazione di voto sulla riapertura dei termine di approvazione dei PGT: la Regione intervenga subito con una moratoria all’uso di nuovo suolo agricolo sia per i comuni che devono approvare i PGT ma anche dei comuni che, complice la crisi economica, hanno già approvato i PGT e dove i piani attuativi non sono ancora partiti.

Oggi abbiamo bisogno di fatti concreti non di litigi fra Regione e Governo nazionale. Occorrerebbe che l’Assessore Fava, oltre all’azione di pressing sullo Stato, si mobiliti anche per trovare un aiuto dal bilancio regionale per quelle province e quei comparti particolarmente danneggiati da una stagione meteorologica unica in questo secolo. Serve infatti lo sforzo di tutte le istituzioni per portare l’attenzione su un tema che ha messo letteralmente in ginocchio l’agricoltura lombarda. Drammatico, infatti, il quadro che è stato fatto dalle varie associazioni: perdite di molti raccolti fino al 50% sulle produzioni agricole, con il 40% dei vigneti resi drammaticamente improduttivi.

Agricoltura lombarda in ginocchio: il problema non è tecnico, è politico

La reazione nervosa ai limiti dell’offensivo dell’assessore Fava mi lascia allibito.

Abbiamo avuto nel Nordovest la primavera complessivamente più fredda e piovosa degli ultimi 40-50 anni. In marzo è caduto il triplo di pioggia del normale ed anche in aprile e maggio le precipitazioni hanno superato del 50/60 % tutte le medie precedenti. Per trovare una primavera così fresca bisogno tornare indietro di almeno vent’anni; le temperature di maggio sono state di quasi 5°C sotto la norma. Ancora più pesante la situazione nel milanese dove da marzo, in nemmeno tre mesi, sono caduti 630 mm di pioggia, cioè più di tre quarti della pioggia che cade di norma in un anno, mentre normalmente a Milano la stagione più piovosa è l’autunno.

Di fronte a questi dati noti a tutti e a un’agricoltura lombarda in ginocchio, l’assessore Fava ha aspettato venerdì 24 maggio per contattare il Ministero delle Politiche Agricole e ora se la prende con me, adducendo motivazioni di procedure tecniche, raccolte dati ecc.

Il problema non è tecnico, è politico. L’assessore ha atteso troppo a mostrare la concreta presenza della regione agli agricoltori lombardi. Continuo a ritenere necessario che l’Assessore riferisca in Consiglio su ciò che sta facendo e soprattutto in intesa con la presidenza della Commissione Consiliare Agricoltura convochi al più presto la commissione invitando i rappresentanti dell’agricoltura lombarda per un aggiornamento diretto della situazione. Personalmente ho contattato Copagri di Milano-Monza Brianza e le loro prime valutazioni parlano di una riduzione del 50% della produzione dei frumenti, con pesanti ricadute di costi sulle aziende zootecniche, in conseguenza di una situazione meteorologica avversa che dura ormai da mesi.

Stato di calamità dell’agricoltura lombarda

agricolturaSono lieto di sapere che l’assessore Fava abbia scritto al Ministro Di Girolamo segnalandole lo stato di calamità dell’agricoltura lombarda. Lo ha fatto, se intepreto bene le sue dichiarazioni, venerdì scorso, 24 maggio, dopo i primi solleciti della minoranza.

Continuo a ritenere necessario che l’Assessore riferisca in Consiglio su ciò che sta facendo e soprattutto in intesa con la presidenza della Commissione Consiliare Agricoltura convochi al più presto la commissione invitando i rappresentanti dell’agricoltura lombarda per un aggiornamento diretto della situazione.

Personalmente ho contattato Copagri di Milano-Monza Brianza e le loro prime valutazioni parlano di una riduzione del 50% della produzione dei frumenti, con pesanti ricadute di costi sulle aziende zootecniche, in conseguenza di una situazione metereologica avversa che dura ormai da mesi.

Segrate: un caso nazionale

Il tema del consumo di suolo entra sempre più spesso nelle cronache, nelle iniziative, nelle norme legislative. Il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, approvato il 7 giugno scorso dalla Provincia di Milano riduce quasi a zero la previsione provinciale del futuro consumo di suolo; in regione Lombardia, dopo il convegno organizzato da Francesco Prina e da altri consiglieri regionali, è stata presentata una proposta che renda più cogente la normativa regionale in materia; anche il ministro alle Politiche Agricole, Mario Catania, recentemente ha espresso con vigore le preoccupazioni del governo di fronte ad una situazione che vede il terreno destinato all’agricoltura ridursi in maniera esponenziale specie nelle aree di maggior pregio, come Pianura Padana e Lombardia in particolare.

E’ un coro, insomma. Ma ci sono, fuori dal coro, delle voci stonate. Una, clamorosa, è quella del comune di Segrate la cui maggioranza (PDL, Lega Nord, ora Indipendenti, Gruppo Misto, PDL, Lega Nord) il 14 febbraio 2012 ha approvato un Piano di Governo del Territorio che prevede la completa sparizione dei terreni a destinazione agricola dal territorio comunale.

Una scelta assurda, incomprensibile, uno schiaffo al futuro della nostra città e alle prossime generazioni che in essa vivranno.

Per fermare questa decisione occorre fare di tutto, mobilitare l’opinione pubblica ad ogni livello, far diventare Segrate un caso nazionale.

Per questo, insieme a Copagri, abbiamo scritto al Ministro Catania, indicandogli il caso Segrate come una caso esemplare di mal governo nella gestione del territorio, chiedendo il suo interessamento e il suo intervento, come responsabile nazionale delle Politiche Agricole, che non esisteranno più se tutto il terreno agricolo italiano verrà, come sta facendo Segrate, urbanizzato e quindi sottratto all’agricoltura.

Ecco la lettera:

A Sua Eccellenza
il Ministro delle politiche
Agricole, alimentari e forestali

Dott. Mario Catania

Signor Ministro,
            ci hanno particolarmente e favorevolmente colpito le sue numerose, anche recenti, dichiarazioni circa la grave situazione italiana riguardo il consumo di suolo e la regressione della superficie agricola. Come lei ha dichiarato, circa un terzo del territorio italiano è sottratto alla natura e all’agricoltura dall’urbanizzazione e dalle infrastrutture e in Italia stiamo consumando terreno in termini di cementificazione e in termini di interventi irreversibili con un ritmo molto forte. Siamo infatti arrivati al 7% circa di terreno nazionale irreversibilmente modificato: una percentuale molto più alta della media comunitaria e inoltre concentrata nelle pianure in particolare nella pianura padana, dove la percentuale di cementificazione è molto più ampia del 7%.

Particolarmente grave è poi la situazione in Lombardia, dove grazie anche a norme regionali non cogenti che hanno lasciato mano libera a molte amministrazioni comunali che hanno seguito la via facile della raccolta degli oneri di urbanizzazione per garantirsi abbondanti risorse economiche, si ha la massima percentuale nazionale di terreno.

In Lombardia, una delle situazioni più deteriorate è quella della Provincia di Milano, dove il recentissimo Rapporto 2012 del Centro di Ricerca sul Consumi di Suolo (Legambiente – Istituto Nazionale di Urbanistica) ha rilevato che la superficie urbanizzata già nel 2009 aveva superato il 40% del territorio provinciale, con un ritmo, nel decennio precedente, di oltre 20.000 mq al giorno di nuova urbanizzazione.

In una tale situazione appare del tutto irresponsabile la decisione della Amministrazione Comunale di Segrate che, a maggioranza, lo scorso 14 febbraio ha approvato un PGT che prevede la completa urbanizzazione del territorio comunale con la definitiva sparizione di ogni terreno agricolo (sui dettagli  rimandiamo alla scheda allegata).

Tale decisione appare ancor più inaccettabile considerando che il 7 giugno, meno di quattro mesi dopo, la Provincia di Milano ha approvato il nuovo PTCP i cui criteri impedirebbero a Segrate ogni ulteriore consumo di suolo agricolo.

Ci rendiamo conto, signor Ministro, della delicatezza del suo ruolo istituzionale; tuttavia non esitiamo a richiedere il suo interessamento ed il suo intervento a fronte di quello che succederà a Segrate nei prossimi cinque anni; per quanto la città sia già affollata da cantieri incompleti a causa della crisi economica, via sia già una disponibilità calcolata in oltre mille appartamenti invenduti, sia previsto l’arrivo a Segrate del Westfield Milan Shopping Center, il centro commerciale più grande d’Europa con oltre 14.000 posti auto di parcheggio, siano in corso i lavori che porteranno a Segrate, sulle strade Cassanese e Rivoltana, il traffico della nuova autostrada Brebremi, l’Amministrazione Comunale di Segrate non esita ad accontentare i proprietari degli ultimi terreni agricoli rendendoli edificabili.

Distintamente.

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