Demanio

No ai monaci della Certosa di Pavia, no ai fuochi di Sant’Antonio: il M5S lombardo si scopre anticlericale

Certosa_di_PaviaIl mese di Gennaio e le tradizioni popolari ad esso connesse hanno fatto scoprire la verve anti culto di Iolanda Nanni, consigliera regionale del M5S, che con una serie di iniziative si è scagliata contro i falò tradizionali di Sant’Antonio Abate e contro la presenza dei Monaci Cistercensi nella Certosa di Pavia.

La battagliera collega ha scritto all’Assessore Terzi affinchè venga abrogata una Delibera di Giunta del 2011 che a tutt’oggi consente in Lombardia, come in tutte le regioni italiane, la “salvaguardia dei falò e dei fuochi rituali“. Motivazione: sono inquinanti! Una motivazione che però non regge con l’altra richiesta: fuori i Cistercensi dalla Certosa. Qui infatti la Nanni si inerpica su motivi di presunta legittimità: i Monaci si trovano là senza alcuna concessione esplicita, essendogli scaduta la precedente nel 1983. Inoltre, dice sempre la cinquestellina, la presenza dei monaci non garantisce l’utilizzo turistico del monumento nazionale. Non c’è che dire: una logica a prova dei secoli!

Senza attardarsi sulla tradizione devozionale (addirittura precristiana) dei falò nei campi, che segnano il cambio delle stagioni agricole, i Monaci Cistercensi, come è noto, svolgono almeno dalla meta del 1300 la loro straordinaria opera di volontariato religioso, prendendosi cura e costruendo magnifiche abbazie e monumenti che ammiriamo ancora oggi. E la Certosa espropriata nel 1880 agli ordini religiosi e trasformata in Monumento nazionale, conobbe con la proprietà dello Stato solo decadenza e degrado. Quando Papa Montini nel 1968 vi mandò i Cistercensi ad abitarla, la Certosa ricominciò a vivere. Anche se per la manutenzione e le opere di ristrutturazione non vi furono mai risorse sufficienti. Ed oggi, alla vigilia di Expo e delle attese ondate di turismo culturale sarebbe più che necessaria una sistemazione adeguata.

Ma di questo, è inutile chiedere conto ai monaci, bensì al Demanio, al Ministero delle Finanze e a quello dei Beni Culturali: la Certosa rischia di avere un destino non diverso di tanti altri monumenti nazionali, come recentemente il caso di Pompei ha reso chiaro al mondo. Né basta far pagare il biglietto per risolvere tutto. Anche perché il degrado non tocca solo le strutture della Cattedrale, ma l’intero ambiente paesaggistico circostante. Invece di prendersela con i Monaci la collega Nanni farebbe però meglio ad essere più positiva: perché non investiamo la Giunta e il Consiglio di questo problema?

Maroni ha appena trovato 15milioni di euro per trasformare in un teatro una vecchia caserma di Varese. Si potrebbe magari fare altrettanto per la Certosa di Pavia, che è patrimonio dell’umanità.

Oppure la Regione potrebbe favorire almeno l’opera dei privati che volessero intervenire. Da qualche settimana l’eminente cittadino pavese Virginio Rognoni, più volte ministro, e poi l’avvocato Franco Maurici, membro di Italia Nostra e del comitato per la tutela e lo sviluppo della Certosa di Pavia, hanno proposto un Commissario straordinario.

La Regione non può stare alla finestra. Chiederemo perciò l’Audizione in Commissione cultura e in Commissione Ambiente di tutte le parti in causa, compreso i rappresentanti dei Monaci Cistercensi, per individuare le soluzioni più opportune prima che l’inesorabile incuria del tempo renda tardivi tutti gli sforzi.

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