eroe borghese

Ambrosoli: storie di eroi borghesi

Inaspettata. Inattesa.

Meno di due settimane fa, è arrivata una notizia, o meglio la notizia: l’avvocato penalista milanese Umberto Ambrosoli ha annunciato tramite twitter la sua candidatura al Pirellone con la sua lista civica. Necessità di rinnovamento e sete di cambiamento: questa è la mission sottesa alla lista civica portata avanti da Umberto, protagonista e figlio di un’Italia eroica e borghese, che oggi stentiamo quasi a ricordare. Figlio di quel Giorgio Ambrosoli, assassinato in una serata qualunque l’11 luglio 1971, da quell’altra faccia dell’Italia, lurida e corrotta, che Giorgio Ambrosoli aveva voluto smascherare a costo della vita.

Nel 1995, Michele Placido ha raccontato questa drammatica vicenda nel film Un eroe borghese tratto dall’omonimo romanzo di Corrado Stajano (un libro da leggere e da regalare), interpretato dallo stesso Placido, nel ruolo di Silvio Novembre, maresciallo della Guardia di Finanza e da un eccezionale Fabrizio Bentivoglio, nel ruolo di Ambrosoli.

Un film che è un pugno allo stomaco, una ferita da riaprire doverosamente. Punteggiato dalle musiche di Pino Donaggio (David di Donatello per la miglior colonna sonora nel 1995), Un eroe borghese segue con intensità non solo il lavoro meticoloso e coraggioso di due uomini, Ambrosoli e Novembre, decisi a strappare con forza quella pagina oscura della storia italiana, ma soprattutto permette di calare lo spettatore nella tragica apnea vissuta dalla moglie Anna e dai tre figli, combattuti e straziati da quell’impronunciabile minaccia: la morte. Una Morte per la verità. Morte per un’Italia, ingrata, che ha dimenticato troppo in fretta il coraggio e la passione di quell’eroe borghese che oggi rivive attraverso l’animata passione del figlio Umberto.

A cui va, ovviamente, il mio sostegno più grande e il più caloroso in bocca al lupo.

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