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Qual è la situazione amianto in Lombardia?

amiantoQuesta mattina davanti a Montecitorio si è tenuta la manifestazione del Coordinamento nazionale amianto.

Un’occasione importante, anche per noi, per fare una riflessione sull’amianto in Lombardia.

Dalle nostre parti la situazione appare buona, almeno dal punto di vista normativo, ma complicata dal punto di vista dei risultati effettivi. Sull’amianto vi sono due leggi regionali: la 17 del 2003 “Norme per il risanamento dell’ambiente, bonifica e smaltimento dell’amianto” e la recente n. 14 del 2012 che ha modificato la 17 in particolare in un punto importante, cioè quello del censimento.

La LR 14 prevedeva che obbligatoriamente entro il 31 Gennaio 2013 i proprietari di edifici o impianti o mezzi di trasporto avrebbero dovuto informare le proprie ASL della presenza di materiali contenenti amianto. Non si tratta di un autodenuncia perché non è un reato avere un edificio contenente amianto, se questo amianto non si disperde nell’ambiente costituendo così un pericolo per la salute, ma è un atto consapevole per permettere agli enti territoriali di poter censire e monitorare un pericoloso cancerogeno sul territorio e conseguentemente tutelare la salute pubblica. La mancata comunicazione espone il proprietario ad una sanzione amministrativa che mi sembra un po’ troppo modesta, va infatti da 100 a 1500 € e c’è una delibera che gradua la sanzione in base all’indice di degrado, applica cioè la sanzione massima se c’è, ad esempio, molto eternit notevolmente degradato, cioè che sta liberando fibre di amianto. Dico che è modesta perché i costi di smaltimento sono molto alti ed immagino che molti proprietari abbiamo comunque preferito non esporsi in modo da non incorrere nell’obbligo della bonifica.

Il Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL) del 22 Dicembre 2005, prevede in Lombardia l’obbligo di bonifica dei materiali contenti amianto entro e non oltre 10 anni dalla pubblicazione del PRAL sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia (BURL). La pubblicazione del PRAL sul BURL è avvenuta in data 17 Gennaio 2006 e, pertanto, la bonifica dovrà essere eseguita entro il 16 Gennaio 2016. Un obiettivo che oggi appare del tutto irraggiungibile.

Devo dire tuttavia che sull’amianto l’attenzione della regione è sicuramente elevata. Il registro dei mesoteliomi, cioè dei tumori dovuti ad amianto, fa ogni anno una relazione di monitoraggio che viene presentata al consiglio regionale; per dare alcuni numeri, dal 2000 al 2012 compreso abbiamo avuto in Lombardia oltre 3500 casi accertati di mesotelioma. Per due terzi ha colpito maschi e l’età media dei colpiti dalla malattia è piuttosto elevata, sia per gli uomini che per le donne è intorno ai 70 anni. Va però segnalato che vi sono stati alcuni decine di casi di persone colpite da mesotelioma piuttosto giovani, con meno di 45 anni; e tra questi purtroppo ce ne sono stati un piccola parte, una ventina di persone, quasi tutti maschi definiti come malati per cause professionali, cioè che certamente lavoravano o vivevano in ambienti con presenza di amianto. Un piccolo numero per le statistiche, tuttavia persone giovani, con famiglie, affetti, un futuro possibile davanti che forse non sarebbero ammalate se in Lombardia non ci fosse già più amianto.

Attualmente le uniche tre discariche autorizzate sono sotto sequestro, una per problemi di reato di corruzione che hanno coinvolto i vertici della Compagnia delle Opere di Bergamo, l’imprenditore Locatelli, e l’ex assessore regionale all’Ecologia Nicoli Cristiani; le altre due per insufficienti misure di sicurezza nel trattamento dei rifiuti di amianto. Teoricamente potrebbero ospitare tutti i composti con amianto lombardi che le stime più recenti valutano in circa 3.000.000 di metri cubi di materiale. Al momento è in corso il tentativo di aprire altre discariche, tentativo che ovviamente è visto con comprensibile ostilità da parte delle popolazioni locali, visto quello che è successo nella altre discariche.

Prospettive: c’è un comitato di aziende che, forse più realista dell’amministrazione regionale, ha lanciato il piano ZERO Amianto in Lombardia – 2020. Il problema sono comunque sempre le discariche e gli incentivi per favorire la rimozione e lo smaltimento di questo pericoloso materiale.

Jabil: interrogazione in Regione

JabilJabil di Cassina De’ Pecchi: ho chiesto aggiornamenti alla Giunta regionale, anche in seguito all’incontro di giovedì scorso in Prefettura, con un’interrogazione che verrà discussa in Aula domani.

Dopo che una concretissima via d’uscita è stata compromessa dalle resistenze di Nokia Siemens Networks all’affitto dell’area di cui è proprietaria, e considerate le novità che potrebbero subentrare, in queste stesse ore vogliamo capire gli sviluppi della vicenda.

Con la mobilità ormai in scadenza, risulta indispensabile che non ci siano ulteriori perdite di tempo per salvaguardare il futuro di questi lavoratori e di un importante patrimonio produttivo e professionale.

Alla Giunta chiediamo dunque conto di come si stia muovendo sulla questione.

Siete tutti invitati.

Un progetto sperimentale per valorizzare le competenze vecchie e nuove della Regione in materia di politiche del lavoro.

Ha detto Umberto Ambrosoli: “Mettiamo a fattor comune le esperienze legislative sulle riforme e sul welfare, utili a portare delle ricadute positive sull’occupazione giovanile e sulla situazione di tanti lavoratori vittime della crisi e delle rigidità che ancora appesantiscono il nostro Paese.
Lavoriamo alacremente con tutte le esperienze civiche e ci interessa metterle in rete, per il rinnovamento del quadro politico nell’ambito del centrosinistra. Ma soprattutto per ora noi di Patto Civico ci occupiamo di esaminare le migliori esperienze concrete che possano far uscire l’Italia e la Lombardia dalla crisi, a prescindere dall’appartenenza di chi le propone
“.

Grazie per la condivisione e il passaparola.

convegno

ILVA: a fianco dei 720 lavoratori che rischiano di perdere il lavoro

Logo_IlvaIl governo faccia di tutto per evitare che si crei un’altra situazione drammatica per le oltre 700 famiglie di lavoratori lombardi scaraventati senza colpa alcuna in una situazione paradossale: un settore industriale con commesse garantite e maestranze specializzate su cui rischiano di scaricarsi ingiustamente tutte le contraddizioni del sistema.

Questo apparente ricatto – ‘o giustizia o lavoro’ – non ha alcun senso. Non si possono scaricare sui lavoratori le responsabilità imprenditoriali che hanno portato ad un sequestro esecutivo alle cui ragioni sono completamente estranei gli stabilimenti e le acciaierie lombarde. Già nella seduta di martedì in Consiglio chiederemo alla Giunta un impegno speciale e continuo affinchè le aziende dei Riva garantiscano le attività negli stabilimenti lombardi (a Sellero, Malegno e Cerveno, in Valcamonica , così come a Caronno Pertusella e Annone Brianza).

Chiediamo anche al Governo un intervento rapido e deciso: siamo certi che il Presidente del Consiglio Letta non farà mancare il suo impegno, nel quale confidiamo molto, per trovare una soluzione che metta in salvo le acciaierie e il lavoro di tutti gli operai coinvolti.

Il Patto Civico appoggia l’emendamento Ichino

ichinoAnche la Lombardia preveda di facilitare le assunzioni di chi, giovane o no, ha bisogno di lavorare.

Così ho firmato un’interrogazione proposta da Umberto Ambrosoli che chiede alla Giunta di rimettere in moto il mercato del lavoro promuovendo l’applicazione del decreto-legge n. 76/2013 (emendamento Ichino) che, in via sperimentale fino al 31.12.2015, consente l’assunzione a tempo indeterminato con un rapporto di lavoro che può essere sciolto nel primo triennio con il pagamento di una modesta indennità di licenziamento.

Ogni proposta di sperimentazione per rendere più facili le assunzioni dovrebbe essere subito promossa e applicata. Oggi le assunzioni vengono disincentivate anche per la paura che gli imprenditori hanno per gli alti costi delle eventuali interruzioni e cessazioni del rapporto di lavoro. Un tale disincentivo viene ingigantito dall’incertezza che purtroppo caratterizza la crisi che stiamo attraversando. Ed è proprio qui che si propone di intervenire per facilitare le assunzioni, anche soltanto con un provvedimento di carattere congiunturale e sperimentale, di portata limitata al tempo necessario per uscire dal tunnel della crisi. Se si riuscisse a superare la paura sarebbe davvero una boccata d’ossigeno per tutti, imprenditori e lavoratori. Con la nostra interrogazione chiediamo che anche Regione Lombardia faccia suo e aiuti questo sforzo.

Giovani e lavoro, la Regione deve muoversi subito

giovaniStage retribuiti con 400 euro lorde al mese. E l’introduzione di misure di vigilanza che potrebbero portare a multe dai 1000 ai 6000 euro nei confronti delle aziende che non dovessero rispettare questo minimo salariale. Questa la proposta approdata ieri in Consiglio Regionale bocciata dalla maggioranza Lega-Pdl, su indicazione dell’assessore alla Formazione e al Lavoro Valentina Aprea. Perché anche la Lombardia dovrà adeguare le proprie leggi in materia di disciplina dei tirocini come già fatto, ad esempio, dalla Toscana. E il tempo stringe, perché la scadenza è fissata a luglio. Il primo passo lo si sarebbe potuto fare ieri mattina quando sui banchi dell’aula è approdata una mozione urgente, firmata dal Pd e dal Patto Civico di Ambrosoli, che chiedeva l’impegno della giunta Maroni a recepire le norme approvate il 17 gennaio scorso in sede di Conferenza Stato-Regioni. E su questo, nonostante il no alla mozione motivato con la volontà di trovare prima una convergenza sulle cifre con le realtà associative di settore e le aziende che vivono grossi momenti di difficoltà, noi continueremo a fare pressing.

L’approvazione di questa normativa significa far vedere che la Lombardia funziona. Dico anche che non è solo un problema di contenuti sui quali pure si possono fare riflessioni, una per tutte, il compenso lordo minimo. E ricordo che stiamo parlando di un confronto tra tre, quattro o cinquecento euro lordi al mese. Ma stiamo parlando di lavoro. Di persone senza un’occupazione che cercano un’opportunità formativa. Penso in particolare ai giovani ai quali dobbiamo poter dire: “abbiamo pensato a voi senza perdere un minuto ben sapendo dell’urgenza delle vostre attese“. Il precariato è tuttora lo stato lavorativo di tante persone anche adulte che conosco. All’interno di questa condizione lo stage ha una sua dignità particolare, anche se molto travagliata come sappiamo tutti.

San Raffaele

sanraffaele

Continua la tensione all’Ospedale San Raffaele. Settimana scorsa insieme a due altri consiglieri regionali Umberto Ambrosoli e Lucia Castellano ho incontrato i lavoratori sul piazzale dell’ospedale poco dopo i primi scontri tra polizia e dimostranti.

Insieme agli altri consiglieri del centrosinistra ho anche firmato una mozione che chiede alla giunta regionale di aprire una trattativa con la proprietà invitandola nel frattempo a revocare i licenziamenti.

Ne discuteremo domani in Consiglio Regionale.

San Raffaele: per una mediazione responsabile

sanraffaOggi con una delegazione del Gruppo Consiliare della Lista Ambrosoli ho incontrato i lavoratori del San Raffaele che hanno organizzato un presidio all’ingresso dell’ospedale.
L’incontro è avvenuto proprio nel giorno in cui il livello di tensione in ordine alla vertenza sindacale ha raggiunto il suo culmine.

Abbiamo espresso solidarietà al personale tutto assicurando il nostro impegno affinché la Regione si faccia carico della mediazione tra i diritti dei lavoratori, le esigenze dell’azienda ospedaliera e i diritti dei pazienti.

Il San Raffaele è una risorsa fondamentale del nostro sistema sanitario. E noi ci impegneremo per una mediazione responsabile.

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