legge 31

Sanità in Martesana

sanitaConcordo con le riflessioni del sindaco Comincini: domande sul futuro dei piccoli ospedali dobbiamo porcele. Occorre, di questo parla Comincini, rivedere la rete ospedaliera della Martesana.

Concordo con lui soprattutto sulla opportunità di dar luogo fin d’ora ad una riflessione sul tema con una visione di lungo periodo, evitando i campanilismi, cioè la difesa ad oltranza delle realtà “sotto casa” ma tenendo conto delle esigenze della gente.

Il quadro della sanità sta cambiando e cambierà; si accorciano, ad esempio, i tempi di alcuni ricoveri, ma aumentano i casi di malattie invalidanti o legate all’invecchiamento. Si fa strada la telemedicina e migliora la possibilità di intervenire per tempo sui malori acuti, come quelli cardiocircolatori.

Sono gli stessi fautori della legge 31 che dicono che è superata e in Regione è iniziato il dibattito per la sua revisione. C’è una attenzione critica sulle difficoltà incontrate dai cittadini nelle cure primarie (cure domiciliari, l’assistenza di medicina generale, l’assistenza pediatrica e consultoriale, le prestazioni di specialistica ambulatoriale, le dimissioni protette, i servizi rivolti agli anziani e ai disabili adulti) che non sono integrate nei piccoli presidi.

Tutto questo pone per noi abitanti della Martesana, il problema delle distanze, o meglio dei tempi di trasporto, sia per le emergenze che per l’utenza privata, munita o meno di auto propria. La nostra Martesana, sotto l’aspetto dei trasporti sta vivendo la rivoluzione TEM/Brebremi. Ciò che ne verrà è stato studiato e previsto, ma andrà anche verificato nei fatti. Quali saranno i risultati, quanto tempo ci vorrà perché un infartuato o una partoriente, un bambino che è caduto in bicicletta o un anziano che ha bisogno di particolari accertamenti o riabilitazioni raggiungano per tempo la struttura sanitaria per le cure cui hanno diritto?

Riusciamo oggi a dare le risposte adeguate alla Martesana di domani? Le strutture medie, piccole o grandi che esistono sulla Martesana o a Milano sono adeguate alle esigenze di chi vive a Cernusco o a Segrate, a Rodano o a Pessano?

E ancora, pensando allo sportello di accettazione e prenotazioni che l’Ospedale San Raffaele ha aperto presso gli uffici del Comune di Segrate, mi chiedo: è possibile incentivare la collaborazione tra pubblico e privato nella sanità come negli altri servizi (asili nido, scuole..)?

Questa è la bella sfida che Comincini ha lanciato e sulla quale dobbiamo tutti insieme riflettere e lavorare.

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