M5S

L’onestà andrà di bolina

A quanto pare l’onestà ha preso il largo. Il parlamentare grillino Andrea Mura non si è mai presentato al lavoro in Parlamento. 96% di assenze. Pagato profumatamente dai cittadini italiani per andare in barca a vela ai Caraibi e fare le vacanze tutto l’anno. Sembra assurdo, ma all’epoca dei governi dei social network accade anche questo. Ci ricordiamo in campagna elettorale quando i vari Di Maio, Di Battista e compagnia, vomitando insulti sulla casta, spergiuravano di essere diversi e migliori di tutti. Ci ricordiamo il lavoro incessante e certosino della Casaleggio Associati per selezionare le migliaia di currucula pervenute alle parlamentarie. “I nostri controlli sono severissimi, a differenza degli altri partiti noi i parlamentari li scegliamo onesti“. Infatti si è visto: il Movimento 5 Stelle tra gli altri ha portato in parlamento massoni, furbacchioni che non restituivano la quota al fondo per il microcredito, indagati per riciclaggio, condannati in primo grado e da oggi anche incalliti vacanzieri. Poco importa che siano espulsi dal partito: il M5S li ha eletti e ora lo stipendio glielo dobbiamo comunque pagare noi tutti. Insomma, gli onesti non sono poi così diversi dagli altri partiti.

Ma non finisce qui. Ieri sui giornali leggo anche che il carabiniere Scafarto ha chiesto ufficialmente scusa alla famiglia Renzi ammettendo di aver costruito prove false per danneggiare l’ex premier nella vicenda Consip. Incredibile, sono senza parole. Si è ormai instaurata una realtà parallela fatta di fake news e sputtanamenti gratuiti. Quel che è più grave, è che la cosidetta “rete degli onesti” sembra ignorare completamente la pericolosità di questo clima. Pensiamo alla quantità di insulti e falsità con cui è stata condotta l’ultima campagna elettorale. Promesse di grandi cambiamenti e sconvolgimenti, finalmente la gente onesta comanda, finalmente leggi nuove, distruggiamo tutto e ricostruiamo. Invece scopriamo che gli stessi ministri di questo governo reputano quello di Minniti agli esteri “un buon lavoro”, la riforma sulla Buona Scuola “da non stravolgere”, la Fornero “difficile da toccare”, il reddito di cittadinanza e la flat tax “di difficile applicazione”. L’elettorato gialloverde cosa pensa di tutto ciò? Io mi rivolgo a loro, senza insulti e senza pregiudizi. Ma non vi rendete conto che vi hanno preso in giro? L’indignazione sui social è una cosa, l’onestà vera e il duro lavoro sono tutt’altra cosa.

Il governo che ci aspetta

Bella serata ieri nella sede del PD promossa dal nuovo segretario Francesco Di Chio. Col neo senatore Eugenio Comincini che è stato per un decennio sindaco di Cernusco abbiamo parlato della complicata situazione politica di questi giorni.

Io ne ho parlato dal mio punto di vista di amministratore locale che si trova comunque a confrontarsi con aspettative della cittadinanza che non sono molto diverse da quelle con qui si confronta il senatore Comincini a Roma.

Ho espresso la mia preoccupazione che il nuovo governo Lega M5S, se si farà, non mantenga i difficili impegni di bilancio statale, rendendo così inutile la fatica immane che il PD ha fatto per portare l’Italia fuori dalla crisi.

Fatica che come abbiamo visto non solo non è stata premiata ma che ha segnato un pesantissimo calo di consensi. Questa non è una novità. In Italia, ma anche quasi dappertutto, la memoria degli elettori è molto corta.

La crisi del 2008 è sui libri di storia e vi resterà. Sono andato a rileggere i numeri di questa crisi. Tra il 2008 e il 2010 il commercio mondiale diminuì del 30%. La disoccupazione in Italia in quegli anni è raddoppiata, nel momento peggiore sono stati persi un milione di posti di lavoro. Il numero dei poveri è aumentato del 140%. In Italia tra il 2008 e il 2015 sono fallite 82.000 imprese e il picco dei fallimenti, 15.000 in un anno, non è stato all’inizio della crisi, è stato nel 2014, praticamente l’altro ieri.

In questa crisi il PD si è trovato a sostenere la gran parte del “lavoro sporco“: rimettere in ordine i conti, fare riforme di risanamento e quindi impopolari. Molto impopolari ma indispensabili per portare questo paese con i suoi enormi squilibri fuori dalla peggiore crisi economica degli ultimi decenni.

Dico questo con una preoccupazione che sento anche sulla mia pelle, sulla pelle di noi che stiamo amministrando Segrate.

Anche noi stiamo risanando i conti e non è per niente detto che questo venga percepito elettoralmente come un merito, anche se nelle elezioni comunali c’è una diversa attenzione ai risultati e alle persone.

E’ però evidente che con il bilancio tenuto “sotto tutela” dal piano decennale di risanamento dai debiti accumulati dalla precedente amministrazione, non è facile assicurare il benessere di tutta la comunità tutelando innanzitutto chi sta alla base della piramide sociale e ancor più chi è ai margini, a tutti i margini che la nostra società crea e mantiene.

Non è facile, e la cosa è resa più complicata dalle sfide che proprio in questo terreno vengono alla sinistra da parte delle nuove forze politiche oggi vincitrici.

Un esempio: il reddito di cittadinanza.

Il M5S proponendo il reddito di cittadinanza ha saputo far intravedere un sogno che è piaciuto e che ha fatto impallidire le proposte concrete, mirate e finanziabili come il reddito di inclusione messo in campo dal governo Gentiloni.

Da amministratore locale, di fronte alla sfida del “reddito di cittadinanza” la mia idea è questa: usare proprio questo termine in modo da annacquare il collegamento tra reddito di cittadinanza e M5S. Ne ho parlato il 14 aprile negli “stati generali della maggioranza” a Cascina Ovi, proponendo il reddito comunale di cittadinanza, che anticiperà, integrerà, affiancherà il reddito di inclusione oggi esistente o quello statale di cittadinanza che apparirà se e nella misura in cui l’eventuale nuovo governo troverà i finanziamenti per farlo. Il reddito comunale di cittadinanza lo sta già facendo il sindaco di Parma, Pizzarotti ed è un obiettivo verso il quale con l’assessore Barbara Bianco stiamo riflettendo e non da soli, ma in riflessione comune con la sindaca e la giunta di Peschiera Borromeo.

Un secondo tema che mi coinvolge come sindaco sul quale la sinistra viene messa in difficoltà è la sicurezza.

La destra ha saputo rendere invisa l’idea di stare dalla parte degli ultimi soprattutto dipingendo gli immigrati come un insieme di persone in gran parte pericolose, delinquenti e convincendo tutti, anche noi, che siamo deboli, indifesi, in pericolo, come siamo in pericolo costante e crescente di fronte a furti, rapine, truffe.

Parliamo di Segrate; i numeri dicono che furti, rapine e aggressioni negli ultimi anni sono state in costante diminuzione; ma la percezione di sicurezza non è aumentata, e non c’è dubbio che sarà anche qui a Segrate tra due anni uno dei temi forti del centrodestra.

Aumentare la sicurezza percepita è quindi uno degli obiettivi anche di un’amministrazione di sinistra.

Noi lo stiamo facendo con il piano della telesorveglianza oltre che con intese non semplici con le polizie locali dei comuni vicini per assicurare interventi sul territorio a 24H. Con una città che si sente sicura è certamente più facile fare accoglienza, aiutare tutti come ci impone l’art 3 della Costituzione che dice che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Proprio questo articolo della Costituzione ci ricorda che c’è un terzo tema (e qui mi fermo) sul quale una amministrazione di centrosinistra viene sfidata, ed è la tutela delle minoranze socio-familiari sulle quali gli ultimi governi si sono spesi, con difficoltà.

Anche su questo aspetto le amministrazioni di centrosinistra si trovano in concorrenza, si trovano addirittura a essere superate: penso alla recente decisione, forse una forzatura, di cui si è assunta la responsabilità la sindaca M5S di Torino, Chiara Appendino, a fronte di una complessa registrazione in materia di stato civile (un bambino con due mamme).

Sento dire in continuazione che destra e sinistra sono due termini superati, che risalgono al secolo scorso. Non è vero.

Essere solidali con chi ci sta vicino e con chi è più lontano, salvaguardare l’ambiente e il territorio anche se rappresenta un costo e un limite allo sviluppo, preferire le frontiere aperte anziché i muri e le barriere, tutelare la base sociale chiedendo solidarietà a chi sta meglio, avere attenzione per gli emarginati, le minoranze, gli ultimi. Avere tutto questo come linea guida, sempre, vuol dire essere di sinistra, a Roma come a Segrate.

Appello agli elettori lontani

cambiamentoE’ difficile domandare il voto a persone che non mi hanno appoggiato al primo turno, ma che neppure hanno appoggiato Tecla Fraschini. E’ difficile ma è doveroso che lo faccia, perché credo fermamente che questa città possa e voglia cambiare, credo che una gran parte dei cittadini non si senta rappresentata dal modo di fare politica e dall’amministrazione di Alessandrini né dalla “continuità” promessa da Tecla Fraschini. Continuità che significa portare avanti il medesimo assedio al territorio e al verde, stesse persone davanti e dietro le quinte, arroganza e opacità, il tutto condito da qualche intervento di qualità, insufficiente a compensare i danni.

Chi mi conosce sa che le ideologie non mi interessano, che credo in una politica superiore rispetto alle fratture tra destra e sinistra. E lo dimostra la lista civica che ho fondato, Segrate Nostra, che raccoglie persone di diversa storia politica, unite dall’unico interesse che è migliorare il luogo in cui vivono. E’ proprio nel rispetto dei valori delle persone, dei cittadini, ossia del civismo, che ho aderito al Patto Civico di Umberto Ambrosoli in Regione. Sono esperienze da cui ho molto imparato, e che leggo in continuità con la mia educazione cristiana e scout.

Non possiamo permetterci altri 5 anni così, abbiamo la possibilità di una alternativa nel nome di un modo nuovo di fare politica, della legalità, della trasparenza e, in definitiva, del cambiamento.

Per questo vi chiedo domenica prossima di andare a votare al ballottaggio e di esprimere la vostra preferenza per me: questa fiducia sarà ripagata dal cambiamento e dall’ascolto delle esigenze di ciascuno, anche le vostre, senza preconcetti. I seggi saranno aperti dalle 7 alle 23.

Se vi va: ci vediamo domani sera con Maria Elena Boschi e Umberto Ambrosoli!

Pillola blu o pillola rossa?

matrixUn comunicato del M5S di Segrate mi tira in ballo per una votazione di un paio di settimane fa in consiglio regionale, affermando che in qualche maniera non mi sarei opposto alle trivellazioni in Martesana (o in Lombardia).

Vorrei spiegare ai cinquestelle locali che il caso non esiste.

I consiglieri regionali del M5S avevano presentato una mozione di critica a un articolo del decreto legge 133/2014, lo Sblocca Italia che ieri è diventata legge. L’articolo in questione è il 38 che riguarda le risorse energetiche.

La mozione, che oltre che dal M5S è stata votata dal centrodestra, parte da considerazioni sull’aumento di rischio di terremoti a seguito dell’estrazione d’idrocarburi, critica soprattutto il fatto che le Valutazioni di Impatto Ambientali per le ricerche d’idrocarburi passano dalle Regioni ai Ministeri dell’ambiente e dello Sviluppo economico e chiede infine che venga impugnata la futura legge di conversione a tutela delle prerogative regionali.

In sostanza il Movimento 5 Stelle ritiene che i rischi ambientali siano valutati meglio qui in Regione. Se dobbiamo pensare a quel che passa in Consiglio Regionale, qualche dubbio ce l’ho. Questa maggioranza ha appena approvato una legge che consente di organizzare gare di motocross nei boschi delle nostre montagne. Proprio in questi giorni dopo un sofferto confronto che dura da mesi ha presentato un progetto di legge di riforma della legge urbanistica regionale che introduce agevolazioni per i costruttori senza porre limiti al nuovo consumo di suolo fino al 2018. La maggioranza qui in Regione non mi sembra proprio che brilli per sensibilità ambientale. Se invece pensiamo ai contenuti tecnici delle VIA che sono ovviamente prevalenti, non mi sembra sbagliato che siano valutati a livello centrale con criteri coerenti su tutto il territorio nazionale.

Insomma, non ci è stato chiesto di prendere nessuna pillola blu o rossa e di esprimerci “pro o contro” le trivellazioni. Anche se capisco che la semplificazione mediatica possa aver creato un po’ di confusione.

I motivi per cui il centrosinistra (PD e Patto Civico) ha votato contro la mozione sono questi e altri: in generale una posizione a sostegno di quel che sta facendo il governo per portare il Paese fuori dalla crisi e in particolare l’opinione che sul tema così strategico delle risorse energetiche le competenze possono e forse devono essere statali.

Concludo porgendo un ramoscello d’ulivo: con i consiglieri del M5S regionale ho un bel rapporto di stima e collaborazione. Non c’è nessuna ragione per la quale questa collaborazione non possa estendersi anche a Segrate con i rappresentanti del Meetup locale.

Brebemi e Cassanese Bis: dalla giunta Maroni solo parole e nessun fatto concreto

micheli_brebemiTante parole, ma fatti zero.

Ieri dal palco dell’inaugurazione della Brebemi l’assessore Alberto Cavalli, delegato a Infrastrutture e Mobilità della giunta Maroni, rivolgendosi al premier Renzi, si è appellato al Cipe affinché venga sbloccato il Piano finanziario della Serravalle che avvierà i lavori del primo lotto della Cassanese Bis a Segrate, arteria di circa due chilometri indispensabile (ma ancora completamente da realizzare) per evitare l’imbuto cittadino del traffico proveniente dalla nuova autostrada A35.

Lo scorso maggio il consiglio regionale, con la sola astensione del M5S, ha votato una mozione di cui ero primo firmatario che impegnava la giunta regionale a potenziare gli ultimi tratti della Cassanese e Rivoltana rimasti orfani dei finanziamenti Brebemi . Le parole di ieri di Cavalli mi fanno pensare che in questi due mesi non si sia fatto nulla di concreto e che la realizzazione di queste opere sia ancora molto lontana.

Nella giornata di ieri ho anche approfittato della presenza di Renzi per consegnare al Premier una lettera. Nella missiva, in breve, il riassunto delle puntate precedenti. Ecco il testo: «La Brebemi verso Milano termina a Melzo. Da Melzo il flusso principale del traffico in direzione di Milano e della tangenziale Est utilizzerà, passando per il primo tratto realizzato della Tem, le strade provinciali Cassanese e Rivoltana sulle quali sono in via di completamento importanti lavori di ampliamento: tutte e due le strade sono state portate a doppia carreggiata con due corsie per senso di marcia. Non so quando è previsto che finiscano questi lavori, ma ho scritto al direttore di Brebemi per saperlo. Su entrambe le provinciali, però, manca la realizzazione “dell’ultimo miglio” che non è di competenza della società Brebemi. Entrambi questi tratti terminali si trovano nel territorio del comune di Segrate. La loro sistemazione dovrebbe avvenire grazie alla partecipazione di fondi privati nell’ambito della realizzazione del mega centro commerciale Westfield Milan sull’ex dogana segratese. Qua i tempi sono molto incerti: nel migliore dei casi un anno per la Rivoltana, due/tre anni per la Cassanese. Il risultato attuale è “l’imbuto segratese” dove il traffico dalla Brebemi si intaserà vanificando buona parte dei vantaggi di tempo che la A35 dovrebbe assicurare rispetto all’attuale A4. Come consigliere comunale a Segrate, da sempre contesto l’amministrazione cittadina (di centrodestra, attuale sindaco Adriano Alessandrini) che è stata efficacissima nella completa urbanizzazione del territorio, ma inadeguata di fronte al problema Brebemi nonostante che in anni decisivi avesse come interlocutori provincia, regione e governo nazionale della stessa area politica».

Tra le note stonate di quanto sta accedendo, anche la presa di posizione del Movimento 5 Stelle che oggi contesta con striscioni e ieri si era astenuto sulla mozione mozione: per stare dalla parte dei cittadini a volte bisogna fare delle scelte. E i grillini anche in questo caso hanno preferito la strada della protesta spettacolare di piazza piuttosto che quella nei luoghi delle istituzioni.

Anche il M5S si accorge del tratto finale della BreBeMi e sulle conseguenze per Segrate

brebemiSono molto lieto che il Movimento 5 Stelle regionale si attivi così decisamente sul problema del tratto finale della BreBeMi e sulle conseguenze per Segrate. Ho già espresso l’apprezzamento per il significativo voto di astensione (unici, in tutto il consiglio regionale, giusto per rimarcare la loro ‘diversita’) dei consiglieri M5S lo scorso 6 maggio in consiglio regionale alla mia mozione che chiedeva a Maroni e all’assessore regionale Cavalli di intervenire al più presto sul problema.

Da segratese, vorrei comunque aggiungere che tutte e due le provinciali, Cassanese e Rivoltana, che attualmente sono lo sbocco della BreBeMi verso Milano e la tangenziale est, hanno una strettoia finale a Segrate. Come osservano giustamente il problema è gravissimo sulla Cassanese, dove il traffico della BreBeMi i finirà sulle rotatorie a fagiolo incautamente realizzate a Segrate Centro. Ma anche la Rivoltana ha il tratto finale incompleto in corrispondenza della piccola frazione segratese di Tregarezzo (Luna Park Idroscalo).

Il risultato è che la BreBeMi viene inaugurata originando un traffico che nel tratto finale verso Milano e la tangenziale est si rallenterà moltissimo provocando ingorghi e inquinamento acustico, chimico e di polveri sottili. Un’opera pubblica, che costa 1,6 miliardi e la cui realizzazione ha provocato disagi e danni ambientali e paesaggistici soprattutto qui in Martesana, viene aperta con l’handicap finale dell’imbuto segratese che oltre a tutto ne deprime drammaticamente l’utilità.

Chissà che la prossima volta magari su una mozione che riguarda i cittadini si possa vedere anche il voto a favore del Movimento 5 Stelle.

Vittoria straordinaria di Renzi e del centrosinistra anche in Martesana

elezioni_europee_2014Dopo la delicata sostituzione di Letta, con un passaggio molto difficile da accompagnare per chi era stato accanto a Matteo Renzi dai suoi primi passi, credo che la vittoria odierna del Pd sia la vittoria personale di Renzi, un premio al suo coraggio, alla sua tenacia, alla sua politica.

Queste urne ci consegnano un quadro davvero soddisfacente, oltre ai numeri straordinari del Partito democratico, sono contento che anche la lista Tsipras abbia superato il quorum, una notizia che ritengo positiva per il futuro del centrosinistra. E in tutto ciò rilevo che il M5S ha comunque ottenuto un buon risultato.

Registro infine il dato clamoroso dei comuni della Martesana. Solo nella mia Segrate, storicamente casa del centrodestra, l’attuale maggioranza nel suo insieme ha raccolto appena il 33% dei consensi, contro il 50% sfiorato dal centrosinistra. Direi che si tratta di un ottimo auspicio per le amministrative del prossimo anno.

No ai monaci della Certosa di Pavia, no ai fuochi di Sant’Antonio: il M5S lombardo si scopre anticlericale

Certosa_di_PaviaIl mese di Gennaio e le tradizioni popolari ad esso connesse hanno fatto scoprire la verve anti culto di Iolanda Nanni, consigliera regionale del M5S, che con una serie di iniziative si è scagliata contro i falò tradizionali di Sant’Antonio Abate e contro la presenza dei Monaci Cistercensi nella Certosa di Pavia.

La battagliera collega ha scritto all’Assessore Terzi affinchè venga abrogata una Delibera di Giunta del 2011 che a tutt’oggi consente in Lombardia, come in tutte le regioni italiane, la “salvaguardia dei falò e dei fuochi rituali“. Motivazione: sono inquinanti! Una motivazione che però non regge con l’altra richiesta: fuori i Cistercensi dalla Certosa. Qui infatti la Nanni si inerpica su motivi di presunta legittimità: i Monaci si trovano là senza alcuna concessione esplicita, essendogli scaduta la precedente nel 1983. Inoltre, dice sempre la cinquestellina, la presenza dei monaci non garantisce l’utilizzo turistico del monumento nazionale. Non c’è che dire: una logica a prova dei secoli!

Senza attardarsi sulla tradizione devozionale (addirittura precristiana) dei falò nei campi, che segnano il cambio delle stagioni agricole, i Monaci Cistercensi, come è noto, svolgono almeno dalla meta del 1300 la loro straordinaria opera di volontariato religioso, prendendosi cura e costruendo magnifiche abbazie e monumenti che ammiriamo ancora oggi. E la Certosa espropriata nel 1880 agli ordini religiosi e trasformata in Monumento nazionale, conobbe con la proprietà dello Stato solo decadenza e degrado. Quando Papa Montini nel 1968 vi mandò i Cistercensi ad abitarla, la Certosa ricominciò a vivere. Anche se per la manutenzione e le opere di ristrutturazione non vi furono mai risorse sufficienti. Ed oggi, alla vigilia di Expo e delle attese ondate di turismo culturale sarebbe più che necessaria una sistemazione adeguata.

Ma di questo, è inutile chiedere conto ai monaci, bensì al Demanio, al Ministero delle Finanze e a quello dei Beni Culturali: la Certosa rischia di avere un destino non diverso di tanti altri monumenti nazionali, come recentemente il caso di Pompei ha reso chiaro al mondo. Né basta far pagare il biglietto per risolvere tutto. Anche perché il degrado non tocca solo le strutture della Cattedrale, ma l’intero ambiente paesaggistico circostante. Invece di prendersela con i Monaci la collega Nanni farebbe però meglio ad essere più positiva: perché non investiamo la Giunta e il Consiglio di questo problema?

Maroni ha appena trovato 15milioni di euro per trasformare in un teatro una vecchia caserma di Varese. Si potrebbe magari fare altrettanto per la Certosa di Pavia, che è patrimonio dell’umanità.

Oppure la Regione potrebbe favorire almeno l’opera dei privati che volessero intervenire. Da qualche settimana l’eminente cittadino pavese Virginio Rognoni, più volte ministro, e poi l’avvocato Franco Maurici, membro di Italia Nostra e del comitato per la tutela e lo sviluppo della Certosa di Pavia, hanno proposto un Commissario straordinario.

La Regione non può stare alla finestra. Chiederemo perciò l’Audizione in Commissione cultura e in Commissione Ambiente di tutte le parti in causa, compreso i rappresentanti dei Monaci Cistercensi, per individuare le soluzioni più opportune prima che l’inesorabile incuria del tempo renda tardivi tutti gli sforzi.

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