Marco Risi

Quel Muro di Gomma. Ustica, 27 giugno 1980

«Dopo anni e anni per la prima volta uno squarcio si apre in questo muro di omertà,

in questo muro di gomma».

(Bruno Giordani, Il Muro di Gomma di M. Risi)

Muro di gommaArriva in serata una notizia attesa da oltre trent’anni: la Cassazione condanna lo Stato italiano a risarcire i familiari di coloro che persero la vita in quella che viene ricordata la Strage di Ustica. Il 27 giugno 1980 era un venerdì qualunque quando l’aereo di linea Douglas DC-9 appartenente alla compagnia aerea italiana Itavia decollato dall’Aeroporto di Bologna in direzione Palermo si squarciò in volo all’improvviso e scomparve in mare. Il velivolo portò via con sé, senza una spiegazione apparente, 81 persone, molte probabilmente pronte a trascorrere qualche giorno di tranquillità nelle meravigliose spiagge siciliane. Un missile, si legge su molte testate online delle ultime ore, avrebbe dunque squarciato in volo l’aereo, una delle ipotesi congetturali più accreditate che si sono susseguite negli anni e che finalmente è stata messa nero su bianco. Ma cosa successe realmente?

Probabilmente non si saprà mai, eppure il regista Marco Risi ha offerto a suo tempo un’interessante ipotesi sulla versione dei fatti nella sua pellicola Il Muro di Gomma (1991). Attraverso il personaggio di Rocco, un giornalista del Corriere della Sera (ispirato al giornalista Andrea Purgatori, da sempre impegnato a far luce su quanto avvenne quella sera, e interpretato dal grandioso Corso Salani), Risi racconta dieci anni di indagini sulla strage, avvolta da sempre nel mistero e suddita di supposizioni e segreti irrivelabili. Ciò che affascina della pellicola non è certamente l’elenco di supposizioni e ipotesi snocciolate nel corso del decennio, quanto la necessità e il bisogno di conoscere la verità, che va ben oltre il diritto all’informazione.

Il Muro di Gomma deve il suo titolo alla metafora che, nel film, l’avvocato Bruno Giordani usa per riferirsi alla barriera di omertà calata nel corso degli anni sull’incidente, citata qui in apertura al post. Un muro di gomma che, grazie a questa condanna, è stato parzialmente infranto, offrendo giustizia a chi, da oltre trent’anni, aveva rischiato di perdere le speranze. Nella giustizia, nell’onestà e nell’incorruttibilità.

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