nomine politiche

Sulla “banca lombarda” e sulle nomine politiche nelle fondazioni bancarie

bancaEnrico mi chiede cosa pensi della “banca lombarda” proposta da Ambrosoli. Nella serata di presentazione al Teatro dal Verme , il 12 gennaio scorso (c’ero anch’io tra gli spettatori) Umberto Ambrosoli tra le priorità del proprio futuro governo regionale, dopo la moralità e la trasparenza (che sono mancate alla grande alla amministrazione uscente) ha più volte sottolineato la necessità di rilanciare gli investimenti per creare nuova occupazione. Per questo Ambrosoli ha detto che è importante pensare a strumenti adeguati come una ‘Banca regionale per lo sviluppo’. Nel programma, ancora in continua evoluzione, che è sul suo sito si parla più genericamente di possibilità di rigenerare investimenti in ambiti produttivi che abbiano effetti moltiplicativi sull’occupazione.

Il nesso mi sembra evidente e ragionevole. Nella crisi odierna uno dei problemi maggiori soprattutto della piccola e media impresa è la mancanza di credito da parte delle banche. Chiusi i rubinetti del credito, la imprese inaridiscono. Le banche commerciale lo fanno per tutelarsi. Quindi il potere pubblico deve intervenire perché se non riparte l’economia dalla crisi non si esce e non si esce dal circuito vizioso economia ferma, entrate in discesa, aumento delle tasse per far fronte alla spesa e al debito pubblico. Occorre uno strumento come un fondo pubblico che finanzi lo sviluppo. Che si chiami banca o in altro modo è irrilevante, ma l’idea è senz’altro interessante.

Mi chiede poi cosa pensi delle nomine politiche nelle fondazioni bancarie. Ne penso ciò che penso delle nomine in genere da parte della politica. Prendiamo ad esempio la sanità lombarda. Come è accaduto ad ogni rinnovo del governo regionale nei quattro mandati di Formigoni, anche nel 2010 la giunta Regionale ha provveduto un esercito di nomine fiduciarie: 29 ospedali, 15 ASL e l’AREU per la quali sono stati nominati i direttori generali, sanitari ed amministrativi. Ma gli amici medici che ho e che lavorano nel pubblico mi assicurano che la fidelizzazione scende molto più giù dei vertici. Mi si dice, ad esempio che l’AREU (il servizio che getsisce il 118) sia una roccaforte leghista. Io penso semplicemente che questo non debba accadere.

Ora non dubito che l’amministratore pubblico (come quello privato) abbia la necessità di avere stretti collaboratori esecutivi di propria fiducia oltre che di competenza adeguata. Il “lavoro” dell’amministratore pubblico, e te lo assicuro che l’ho ben colto anche solo stando nella minoranza consiliare, è veramente complesso, per molti aspetti rischioso. E il tecnico che sta al tuo fianco deve essere di assoluta fiducia.

Ma tra la nomina politica di chi sta al fianco dell’amministratore e la nomina di influenza politica del titolare dell’ufficio X dell’Ospedale Y c’è la distanza che corre tra buona e cattiva amministrazione pubblica.

Questo vale anche per le banche, visto che me lo chiedi. Visto che ci sono banche che per proprietà fanno riferimenti ad enti locali, che ovviamente sono amministrati da persone elette, cioè da politici, cui tocca “fare le nomine” . Ma l’importante è stabilire dei criteri trasparenti e far rispettare questi criteri in modo da nominare persone valide. La tessera in questo non deve contare. E questo vale per tutto: in tutte le aziende partecipate, nella ricerca, nelle università….

Il giorno che avremo una signora danese chiamata a dirigere una partecipata italiana perché è risultata il miglior manager disponibile, vuol dire che ci saremo arrivati.

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