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Comunali a Segrate, serrato giro di consultazioni

elezioni-comunaliProsegue senza sosta il giro di consultazioni per le prossime elezioni amministrative di Segrate. Nei giorni scorsi ho incontrato gli esponenti della lista “I like Segrate“, di Sel, del movimento “L’Altra Segrate con Tsipras” e i referenti cittadini di Scelta Civica.

Ieri sera è stata la volta del Partito Democratico. Durante l’incontro abbiamo affrontato i temi della campagna elettorale e i pilastri del programma a partire da trasparenza, partecipazione e tutela del territorio.

Il Pd e Segrate Nostra sono già a buon punto sulla realizzazione del programma elettorale. Ma ci sono altre indicazioni in arrivo dalla liste che ho incontrato in questi giorni e da quelle forze che faranno parte della coalizione. C’è da lavorare con una certa urgenza per arrivare alla sintesi finale che darà la mia visione sul futuro di Segrate. Una città più vicina alle esigenze dei segratesi che riparta dalla difesa del territorio devastato in vent’anni di centrodestra e da un’amministrazione trasparente.

Trasparenza che si traduce anche nella massima attenzione su possibili infiltrazioni mafiose sul territorio, con un occhio di riguardo alla prossima realizzazione del centro commerciale nell’ex dogana.

Sono sempre stato fortemente critico nei confronti di questo progetto, ma ora che è reale lo dobbiamo gestire al meglio. Si tratta di un’iniziativa che porterà a Segrate un investimento da oltre un miliardo di euro. Ricaduta economica che raddoppierà se partiranno i troppi cantieri delle folli operazioni immobiliari previste nel Pgt del sindaco Alessandrini. L’attenzione sullo sviluppo di queste grandi opere allora è fondamentale e deve essere massima per scongiurare i fatti già visti con gli appalti dell’Expo, evitando che insieme a imprese che operano nella legalità si infiltrino anche aziende non in ordine.

Stop al consumo di suolo: queste le nostre proposte

consumosuoloIl consumo di suolo deve diventare un’eccezione. Bisogna mettere un freno all’uso spregiudicato del suolo puntando sulla rigenerazione urbana attraverso la redditività dei terreni agricoli, la semplificazione delle pratiche per la riqualificazione del tessuto esistente e un sostegno ai comuni nella pianificazione strategica del territorio.

E’ questo il messaggio che ho lanciato lanciato ieri insieme al consigliere regionale Jacopo Scandella durante la presentazione delle proposte di riforma complessiva della legge regionale urbanistica (L.R. 12/2005) frutto del lavoro svolto tra l’ottobre 2013 e il gennaio 2014 da un gruppo di lavoro ad hoc al quale hanno collaborato esperti della materia urbanistica e professionisti del settore.

Al 31 gennaio, abbiamo ancora un 20% dei comuni lombardi i quali non si sono dotati di un PGT. Se consideriamo poi i 900 comuni che hanno approvato dei PGT, questi prevedono così tante nuove case che la loro popolazione complessivamente dovrebbe aumentare di più di un milione di nuovi abitanti, passare cioè da 6.400.000 a 7.500.000. Rapportata su tutta la popolazione lombarda, significa che essa dovrebbe passare da 10 a 11,5 milioni di abitanti, nel giro di un quinquennio; un ritmo di 300.000 abitanti all’anno!

Questo vuol dire cioè quattro volte in più del tasso di crescita (70.000 mila abitanti anno) registrato dai trend statistici: i comuni lombardi prevedono perciò di mettere a disposizione terreni per costruire quattro volte la necessità. Una cosa che con le nostre proposte vorremmo assolutamente evitare. Basta vedere ‘cimiteri’ di case inabitate: come nei cimiteri, in tutta la Lombardia vediamo gli scheletri delle case, iniziate e non finite, oppure finite ma abitate solo in parte. E basta rendere improduttivo il terreno agricolo ancora disponibile. Bisogna dare ai comuni, grandi e piccoli, gli strumenti normativi per poter tornare indietro.

consumo_suoloCondivido quanto ha detto Jacopo Scandella: “I dati ufficiali forniti dalla regione parlano chiaro: 414 milioni di metri quadrati è la superficie di territorio lombardo che 1126 comuni lombardi già prevedono nei loro PGT (approvati al 11 dicembre) di trasformare nei prossimi anni in terreno edificato. È pari alla superficie della provincia di Monza e Brianza, più del doppio dell’intero comune di Milano. Urge correggere il tiro di 30 anni di politiche regionali sbagliate che hanno distrutto la nostra regione. Oggi mettiamo a segno un punto politico importante. Accogliamo positivamente l’improvvisa accelerazione della Giunta che ha deciso di anticipare a domani la presentazione del proprio testo di legge, previsto inizialmente per marzo. Attendiamo di vedere cosa propongono, al momento prendiamo atto che, dopo tanti annunci, si avrà finalmente un testo con cui confrontarci nel gruppo di lavoro della Commissione territorio. Ci auguriamo che domani Maroni non presenti un articolato fotocopia del testo di legge depositato dalla Lega nell’ottobre scorso, un testo di facciata che presenta una proposta di riforma poco credibile. Quando questa maggioranza parla di consumo di suolo utilizza slogan che poi non trovano riscontro nei contenuti: non sarebbe la prima volta che la lista delle eccezioni inserite all’ultimo con emendamenti stravolgono il testo originario. A questo si aggiunge, inoltre, un’altra grande preoccupazione legata alla spaccatura della maggioranza la quale sino a quando non troverà la quadra al suo interno rallenterà l’iter di discussione e di approvazione della riforma”.

L’elemento che differenzia il testo di riforma di Pd e Patto civico con quello della maggioranza è lo strumento della pianificazione per area vasta. Il suolo è bene comune e come tale deve essere gestito in condivisione: i grandi insediamenti, i servizi pubblici come scuole ed ospedali il consumo di nuovo suolo hanno effetti che ricadono ben oltre i confini del singolo comune.

LE PROPOSTE DI PD E PATTO CIVICO

1. Meno burocrazia ma regole chiare e tempi certi

Gli strumenti di pianificazione, a tutti i livelli, devono essere maggiormente coordinati, per evitare pericolose lacune o ridondanti sovrapposizioni. Su questi presupposti Pd e Patto Civico propongono di:

Eliminare l’obbligo del Documento di piano. Il modello di governo del territorio introdotto dalla Legge Regionale 12/2005 riconosce al livello comunale ed al P.G.T. un’amplissima autonomia nella gestione e trasformazione del territorio, sia edificato che non. Tale autonomia si sostanza nel Documento di Piano che ne contiene le linee strategiche e gli obiettivi. L’obbligo di dotarsi di un Documento di Piano potrebbe essere limitato ai Comuni di maggiori dimensioni o ad ambiti territoriali omogenei che coinvolgano più Comuni. Per tutti gli altri rimarrebbe la facoltà di adottare il Documento di Piano quando lo ritenessero opportuno e necessario.

Eliminare l’obbligo per i Comuni di dotarsi del Regolamento Edilizio. Il Regolamento Edilizio comunale (RE) si sovrappone troppo spesso ad altri due documenti: il Piano delle Regole ed il Regolamento Locale di Igiene. Inoltre gran parte della materia trattata dal RE è disciplinata dalla normativa di settore: dall’abbattimento delle barriere architettoniche alla normativa antincendio, dalla sicurezza nei cantieri al risparmio energetico, ecc. La normativa di settore si modifica velocemente rendendo obsoleti i RE che ne riproducono larghe parti.

Cancellare la disciplina delle “Attività edilizie specifiche” relativa alla realizzazione dei parcheggi (sulla cui disciplina interviene la pianificazione comunale), degli edifici di culto e al recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti, disciplina complessa e farraginosa, oggetto di molte interpretazioni e di moltissimi contenziosi, demandando, se del caso, alla pianificazione comunale il compito di gestire la fase transitoria a salvaguardia delle risorse già impegnate.

2. Una nuova pianificazione di Area vasta

La normativa regionale vigente decentra tutte le decisioni insediative al singolo comune, anche quando queste hanno evidenti impatti negativi (su traffico, inquinamento, economia locale, ecc.) sui comuni confinanti. Autorizzare grandi insediamenti come centri commerciali, poli logistici o altro, è una scelta che deve coinvolgere l’ambito territoriale e non solo il Comune nel quale insiste questo intervento: sarà necessario incentivare una programmazione di area vasta. Forme di pianificazione e programmazione associata sono essenziali in una regione dove più del 70% dei comuni è sotto la soglia dei 5.000 abitanti, e dove molti hanno difficoltà da soli a sviluppare tutto quanto la legge prevede per il PGT. L’attuale norma non si esprime al riguardo. Non si tratta di riproporre semplicisticamente i piani intercomunali, ma di promuovere modalità di ragionamento diverse, che permettano ai piccoli comuni di sostituire il piano comunale, almeno sugli aspetti più strategici.

3. Azzerare il consumo di suolo

Il consumo di suolo deve diventare l’eccezione. Il dato riferito a maggio 2013 dimostra come la proiezione di crescita della popolazione lombarda sia sovradimensionata rispetto al reale. I Pgt redatti da 900 comuni su 1544 prevedono infatti per i prossimi 5 anni una crescita potenziale di 1,5 milioni di abitanti.

Deve diventare operativo il concetto di consumo zero, rispetto al quale eventuali deroghe sono da considerarsi come vere e proprie eccezioni limitate e regolate attraverso un sistema chiaro di condizionalità e compensazioni. Le decisioni sul consumo di suolo devono essere prese nell’ambito di un tavolo di area vasta che veda coinvolti più comuni favorendo così anche l’adozione di forme di programmazione o pianificazione associata.

Diverse le soluzioni per incentivare il riuso delle aree dismesse:

– incremento degli oneri se si consuma suolo agricolo più efficace rispetto alla normativa vigente sostanzialmente ininfluente nell’applicazione pratica.

– Elevare il reddito ricavabile dagli usi agricoli fino a renderlo più remunerativo dei fenomeni speculativi da rendita fondiaria. In altri termini bisogna intervenire sostenendo l’attività imprenditoriale delle aziende agricole anche nelle sue molte possibili applicazioni multifunzionali quali ad esempio agriturismi, cascine didattiche e prodotti a km zero.

Segrate è con Renzi

Renzi_MatteoApplaudo di cuore al bel risultato segratese delle primarie del PD.

Innanzitutto per la partecipazione: i votanti sono stati 2046, quasi quanti furono (2164) a novembre dell’anno scorso al primo turno delle primarie di coalizione del centro sinistra, ma molti di più di quanti furono (circa 1400) alle ultime primarie del PD nel 2009.

Era la prima preoccupazione: che dopo quest’anno così travagliato e complicato per la politica italiana, soprattutto per il centrosinistra, ci fosse stato distacco o indifferenza.

E invece la voglia di partecipare c’è e tantissima. Il merito va a Matteo Renzi che ha saputo incarnare la voglia di nuovo e di cambiamento, a Segrate e in tutta Italia.

A Segrate il voto a Renzi ha raggiunto il 69,2%, addirittura al di sopra del risultato nazionale e di quello lombardo. Più di 1400 i segratesi che in questa fredda domenica di dicembre sono andati a votarlo ai cinque seggi aperti in città grazie all’impegno dei molti volontari ai quali va il mio ammirato applauso.

Bella città Segrate. Abbiamo partecipato in tanti, molto più della media nazionale. Abbiamo dimostrato che le primarie ci piacciono. Abbiamo dimostrato di volere qualcosa di nuovo, di giovane, di sorridente.

Un applauso a Matteo Renzi che ha vinto alla grande. Un applauso a Segrate.

Io scelgo Matteo Renzi

micheli-renziNon sono iscritto al PD ma guardo con interesse alla fase di cambiamento che sta vivendo questo partito perché ne va del suo profilo riformista.

Come ha ricordato lucidamente Giovanni Bianchi, “nel 1968, di fronte al ribollire delle istanze studentesche ed operaie che contestavano il sistema di potere di cui egli era parte ed in qualche modo, anzi, il vertice, Aldo Moro ebbe a dire che la vera attitudine del riformista è quella di stare dalla parte del nuovo che nasce, per quanto confusi e per certi versi contraddittori siano i suoi contorni. Quelle parole valgono ancora oggi, in una fase tanto diversa, in cui però veramente si deve mettere mano alle forme dell’agire politico per salvarne l’essenza stessa contro le brame dell’antipolitica che, si badi bene, non allignano (soltanto) fra le fila dei partiti personali e/o patrimoniali, ma trovano una loro imprevisto terreno fertile anche fra coloro che dicono di difendere un’idea di politica alta ma in ultima analisi difendono soltanto una rendita di potere“.

A me sembra che oggi Matteo Renzi sia la persona con le idee realmente e concretamente più progressiste di tutta la politica italiana: perché dice quel che intende fare in modo esplicito e trasparente; perché è riuscito a convincere anche quando ha perso; perché è davvero l’uomo del cambiamento e ringiovanirà di due generazioni la politica italiana; perché è un leader giovane che vive alla perfezione il presente guardando al futuro.

L’Italia ha bisogno di una scossa, per questo oggi invito la società civile che desidera veramente un cambiamento a votare l’8 dicembre per Matteo Renzi, mandando a casa chi vuole che le cose rimangano come sono.

«Segrate Nostra e Pd insieme sono il primo partito in città»

Il Folio, 29ott13, intervistaGrazie a Roberto Pegorini di Segrate in Folio per questa bella intervista.

Capogruppo di Segrate Nostra, nonché consigliere regionale del Patto Civico di Ambrosoli. Sicuramente Paolo Micheli è uno degli uomini politici più in vista di Segrate. Iniziamo a stuzzicarlo e vediamo come reagisce.

Quando si dimette da consigliere comunale?

«La questione del doppio incarico è un falso problema, visto che non ho doppio stipendio. Ho rinunciato da subito al gettone di presenza che percepisco come consigliere comunale. E le mie dimissioni, al contrario di quanto asserito da qualcuno, non dipendono neppure da chi entrerebbe al mio posto perché sono persone che stimo e che hanno la mia totale fiducia. Chi me le chiede sta solo facendo il gioco di Alessandrini e questo favore, al sindaco, non lo faccio perché è chiaro che con me in aula l’opposizione è più forte».

Ma come fa a conciliare il doppio impegno?

«Tranquillamente. L’impegno in Regione è gravoso, ma non viene intaccato da quello per le cose di casa e viceversa. Anzi. Dedico il cento per cento del mio tempo alla politica e su alcune tematiche il mio ruolo segratese mi permette di avere una prospettiva migliore rispetto agli altri colleghi dei Pirellone. Ad esempio, ora stiamo affrontando la questione dell’amianto e il mio punto di vista, partendo dall’esperienza avuta con il caso della Serravalle, credo sia migliore e maggiormente informato».

Perché Segrate Nostra ha rifiutato la fusione con i cugini di Insieme per Segrate?

«Abbiamo discusso a lungo al nostro interno e si è ritenuto di andare avanti per la nostra strada».

Risposta un po’ vaga… Me la argomenta maggiormente?

«Ci sono problemi personali. Abbiamo fatto una proposta ragionevole di coordinamento delle due liste civiche, ma la leader di Insieme per Segrate, Paola Monti, l’ha rifiutata. A quel punto abbiamo deciso di proseguire per la nostra strada».

In realtà Paola Monti sostiene che molte scelte che lei fa non sono per il bene di Segrate Nostra, ma per fare risaltare solo la sua persona…

«In campagna elettorale dissi che non avrei speso un euro e neppure un minuto per parlare male o rispondere a tutti coloro che potenzialmente si schieravano in opposizione ad Alessandrini e alla sua coalizione. Presi questo impegni e ho intenzione di portarlo avanti anche adesso. Non intendo replicare oltre alle provocazioni di Paola o di altri».

A volte non le pare di esagerare in aula a presentare interrogazioni, mozioni e interpellanze? Alcune sembrano un po’ pretestuose.

«No. Il consiglio comunale si incontra una volta al mese per queste questioni ed è l’unico momento che hanno le forze di minoranza per esprimere opinioni e condividere idee. È un momento che ci teniamo stretto».

Va bene, ma l’interpellanza sul convegno degli Ufo… Non sarebbe bastato chiedere al sindaco se avesse avuto o meno un costo per le casse pubbliche?

«Con l’interpellanza ci viene data una risposta ufficiale. A voce si può dire qualunque cosa. Le chiacchiere fatte nei corridoi non hanno alcun peso. E comunque  mi pare che i nostri interventi riguardino sempre questioni pesanti e importanti che hanno interesse sulla vita dei segratesi».

In questa sua avventura politica riconosce di aver commesso qualche errore?

«A volte mi chiedo se il processo che ora sta portando ad aggregare le forze del centrosinistra non dovesse essere utilizzato anche per le precedenti amministrative dove invece ci siamo scontrati. Ma una risposta che mi conforta me l’hanno data i segratesi che mi hanno votato permettendomi di diventare consigliere regionale».

Quindi, nessun errore?

«Diciamo che se avessi saputo che la mozione con cui chiedevamo il ritiro del Pgt avrebbe portato il sindaco a querelarci, come di fatto è successo, non avrei chiesto ad altri consiglieri di firmarla, ma l’avrei portata avanti da solo. Mi spiace di averli coinvolti».

Come è andata la seconda edizione del convegno “Se fossi sindaco, io…” ormai diventato famoso come “Leopoldina” che si è tenuto sabato scorso?

«Direi proprio bene. La cosa più notevole è che la prima edizione era partita come una cosa quasi interna a Segrate Nostra, mentre questa volta ha visto la partecipazione di tutta la politica segratese. Un momento di discussione riconosciuto anche dalle altre forze di minoranza e di maggioranza che erano presenti tra il pubblico. Molto interessante è anche stato l’intervento-confronto tra il segretario cittadino del Pd Dario Giove e del candidato alla guida futura, Damiano Dalerba. E mi piace sottolineare anche un sms del sindaco Alessandrini che ci ha augurato buon lavoro».

C’è un intervento che l’ha particolarmente colpita?

«Più di uno. Diciamo che i cinque minuti del professor Gianluca Poldi sull’educazione sono stati notevoli». 

Concretamente cosa sta facendo in Regione per Segrate?

«Più cose. Ad esempio mi è appena arrivata la risposta sul caso trivelle in Martesana. E poi ho fatto alcune interrogazioni sulla Viabilità speciale di Segrate per capire l’impegno che vuole mettere la Regione sul tema. In questo senso sono in continuo contatto con l’assessore regionale Del Tenno. E vorrei aggiungere una cosa su questo argomento».

Prego.

«Ho scritto ad Alessandrini e all’assessore Lazzari rendendomi disponibile a fare da tramite con i vertici regionali su questioni che interessano il nostro territorio».

Le hanno risposto?

«Per il momento no».

Prossimo passo che farà al Pirellone per la nostra città?

«Un’interrogazione sulla stazione ferroviaria e sul suo stato di degrado. So che Trenord è in mano alla Regione, quindi qualcosa almeno all’interno della struttura, la potrebbe fare».

Torniamo alle questioni prettamente segratesi: allora il centrosinistra andrà compatto alle prossime amministrative?

«Le ultime elezioni regionali hanno detto una cosa chiara: Il Pd e le forze che si identificano in Segrate Nostra unite sono la maggioranza in città. E su quest’asse dobbiamo andare a costruire l’alleanza che punterà alle prossime amministrative. Naturalmente coinvolgendo anche le altre realtà di centrosinistra come Sel».

Lei è un renziano convinto e si è anche schierato apertamente a favore del sindaco di Firenze. Ma come concilia questa sua posizione con il fatto che non è iscritto al Pd?

«La forza di Matteo Renzi è proprio questa. Abbraccia più mondi che non voterebbero il Pd e non sono iscritti al partito. Ad esempio Anna Scavuzzo, capogruppo a Milano degli arancioni del sindaco Pisapia. E anche io faccio parte di queste persone. Credo che un Pd che tornasse alle origini convincerebbe persone come me a prendere in considerazione l’ipotesi di tesserarsi».

A Segrate serviranno le primarie per trovare il candidato sindaco del centrosinistra?

«Considero le primarie uno strumento di partecipazione straordinaria e le applicherei in ogni circostanza. Chiaro però che se si convergerà su un unico candidato non serviranno».

Pronto a correre?

«In questo momento la mia candidatura non è in campo».

Le risulta ce ne siano altre?

«No».

Cosa ne pensa del fatto che il gruppo degli Indipendenti, ex Pdl, abbiano aperto al centrosinistra?

«Segrate Nostra non siederà allo stesso tavolo degli Indipendenti. Non è una questione personale, ma politica».

Quindi al Pd direte: o noi o loro?

«Un tema che penso non si porrà neppure».

E dei continui battibecchi in maggioranza che idea ha?

«Chi vince ha diritto di governare. Ora però il primo partito in aula non era neppure presente alle elezioni. Chiaro che si trovino in difficoltà con il Pdl. Comunque se hanno le gambe camminino pure, altrimenti si facciano da parte».

In fatto di litigi anche voi dell’opposizione però…

«A me sembra che siamo migliorati anche sotto questo aspetto. E dal congresso del Pd mi aspetto molto per il futuro».

Alessandrini arriverà a fine mandato?

«Mi auguro di no».

Ma pensa che…?

«Che non ci arriverà. Credo che in primavera si andrà a votare. Con un Pd nuovo e forte, e un centrosinistra coeso, chiederemo con insistenza ad Alessandrini le dimissioni. Abbiamo già ottenuto quelle di Zanoli. Ora il nostro lavoro va completato».

In arrivo fondi regionali per Cassanese e Rivoltana

Rivoltana_e_cassaneseSono in arrivo da Palazzo Lombardia fondi per la risoluzione di problemi viabilistici urgenti sulle provinciali Rivoltana e Cassanese, oggetto da mesi di caotici lavori di potenziamento in vista nell’estate del 2014 dell’apertura della nuova autostrada Brebemi. Ad annunciarlo è stato lunedì l’assessore alla Viabilità, Maurizio Del Tenno, durante la presentazione dell’assesto di bilancio della Regione.

È una prima risposta concreta all’interrogazione che insieme ad altri consiglieri di Patto Civico e del Pd abbiamo presentato all’assessorato in merito all’emergenza viabilistica segratese. Ho riscontrato da parte di Del Tenno una disponibilità al confronto che supera le distinzioni tra maggioranza e opposizione e di questo gli do volentieri atto. Le cifre che mi ha anticipato informalmente, parliamo di circa 14 milioni, mi sembrano però inadeguate per garantire un intervento complessivo, ma rappresentano pur sempre un primo passo.

Una sensibilità che, purtroppo, non ho riscontrato nel sindaco di Segrate, Adriano Alessandrini. Gli ho ripetutamente ma inutilmente offerto la mia disponibilità a fare da sponda in Regione all’amministrazione comunale per quanto riguarda i problemi condivisi della nostra città, in particolare quelli legati alla viabilità. Purtroppo mi sta ignorando ed è un errore: non penso che giovi a Segrate il fatto che ci rapportiamo con l’assessorato di Del Tenno come due interlocutori diversi e divisi. Mi auguro, al contrario, che il neo assessore Ezio Lazzari vorrà considerarmi una risorsa e un alleato nelle battaglie per il bene della città. Quando era presidente della Commissione consigliare trasporti è stato l’unico a dimostrarmi un’amichevole apertura.

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