PGT

Faceva andar la gru, perciò era un gruista

Sto approfondendo il motivo della protesta di un gruppo di lavoratori che da questa mattina sono saliti in cima a una gru. Naturalmente spero che questa spiacevole situazione si risolva il prima possibile in modo positivo e che gli operai scendano autonomamente. Come Amministrazione comunale faremo di tutto affinché i lavoratori siano tutelati e ricevano ciò che spetta loro. Segrate purtroppo continua a soffrire l’onda lunga di speculazioni edilizie degli ultimi anni, della conseguente bolla immobiliare e più in generale di una mala gestione del territorio che ha permesso tutto questo creando molteplici criticità. Oggi sono i lavoratori di via Giotto a farne le spese, ma il problema dei cantieri fantasma e delle numerose imprese edili fallite sta coinvolgendo anche tantissime famiglie segratesi che hanno acquistato casa investendo i loro risparmi in progetti edilizi che non si sono mai realizzati o che faticano ad essere portati a termine.

E’ per questo che il nostro nuovo PGT prevede il blocco di ulteriori costruzioni e la salvaguardia di ciò che resta di territorio non urbanizzato, nel tentativo anche di evitare ulteriori fallimenti e crisi come quella a cui stiamo assistendo da questa mattina. Non è questione di essere ambientalisti o no, ma di agire con il buonsenso. Il lavoro fatto per riprogettare la Segrate del futuro col nuovo PGT è stato notevole e faticoso, sopratutto perché per la prima volta nella storia cittadina è stato ampiamente condiviso e partecipato da tutte le forze politiche in gioco e dai cittadini. I benefici saranno a medio lungo termine e i nostri figli potranno continuare a vivere in una città a maggioranza verde.

Querela Alessandrini: assolti perché il fatto non costituisce reato

Giovedì scorso, 23 giugno, il Giudice di Pace di Milano, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, ha “assolto Paolo Micheli, Gianfranco Rosa, Manuela Mongili, Silvia Carrieri e Fabrizio Ciapini dall’imputazione di diffamazione in concorso tra più persone perché il fatto non costituisce reato“.

La querela era stata presentata nel gennaio 2012 dall’allora sindaco Adriano Alessandrini in quanto i cinque consiglieri di minoranza nel novembre dell’anno precedente avevano presentato una mozione che, secondo il querelante, aveva “sconcertato e amareggiato tutti i componenti dell’Amministrazione Comunale“.

Cosa diceva la mozione? In sostanza che la maggioranza di centrodestra nella seduta del Consiglio Comunale del 15 luglio 2011 aveva votato un PGT che conteneva un “falso” e quindi che il Piano di Governo del Territorio andava revocato. La mozione non fu nemmeno mai discussa in aula in quanto la maggioranza, con un’iniziativa senza precedenti, decise di escluderla dall’ordine del giorno. Fu comunque ritenuta offensiva e con una delibera di Giunta del 12 dicembre 2011 fu incaricato un avvocato perché provvedesse a tutelare adeguatamente l’onore del sindaco e dell’Amministrazione Comunale.

LA STORIA DEL “FALSO”

La storia del “falso” è un po’ lunga e un po’ complicata ma merita di essere ricordata. All’inizio del 2011 l’amministrazione Alessandrini si avviò a portare all’approvazione del Consiglio Comunale un PGT che prevedeva di urbanizzare quasi tutto il terreno verde (agricolo o coltivabile) pubblico, dal Golfo Agricolo a un’area di Novegro compresa nel Parco Agricolo Sud Milano. Il consumo di suolo effettivo così previsto risultava essere gigantesco: oltre 666.000 metri quadrati.
Il Piano Provinciale (PTCP) di allora consentiva a comuni come quello di Segrate, già fortemente urbanizzati, di procedere un aumento massimo di consumo di suolo pari dell’1% della superficie convenzionalmente già urbanizzata; per Segrate voleva dire un tetto di soli 121.000 mq.
Allora per far quadrare i conti il PGT di Segrate utilizzò una serie di incrementi percentuali previsti dal PTCP. Il più importante consentiva un aumento di un altro 2% ai comuni della provincia di Milano riconosciuti come Centri di rilevanza sovra comunale. Il comune di Segrate non era e non è mai stato riconosciuto come tale. Nel documento allora vigente, la Relazione Generale del PTCP, parte 2^ (“Il progetto di PTCP – I sistemi territoriali”) pagine 188/190, capitolo 3.3.3, c’è l’elenco completo dei comuni riconosciuti dal PTCP come Centri di rilevanza sovracomunale, e l’elenco non comprende Segrate.

Invece in più punti della Relazione del Documento di Piano del PGT votato nel luglio 2011 veniva affermato esattamente il contrario.

Ad esempio, a pag. 155 della Relazione del Documento di Piano era stato scritto:

Determinazione del valore ammissibile di incremento di consumo di suolo.
Valore percentuale ammissibile
Incremento percentuale rispetto alla superficie urbanizzata. 1%
Percentuale massima aggiuntiva di incremento della superficie urbanizzata in quanto Segrate è centro di rilevanza sovracomunale. 2%”

Ancora, nella legenda dell’allegato al PGT denominato Tav. A17 era stata scritta la stessa cosa:

“Percentuale massima aggiuntiva di incremento della superficie urbanizzata in quanto Segrate è centro di rilevanza sovra comunale (Art. 85 del NTA del PTCP di Milano). 2%”

LA PIANTINA “RITOCCATA”
Ma non basta! A sostegno della affermazione veniva anche riprodotta nel PGT questa piantina.

PGT_Segrate_relazione_27maggio2011

Come si vede, la piantina è intitolata nel testo del PGT come “Figura 2 Estratto Tavola 1 PTCP” e consiste in un carta topografica (con al centro la città di Segrate indicata con un esagono azzurro) corredata da una legenda di simboli topografici.
Avrebbe dovuto servire a confermare quanto asserito più volte nel PGT e cioè che Segrate è classificato dal PTCP come Centro di rilevanza sovracomunale.
In realtà la piantina era stata a dir poco ripresa in modo “Improprio”. Infatti dalla legenda dei simboli topografici era stata omessa la prima riga sotto il titolo in grassetto Sistema Insediativo della legenda originale della Tavola 1 del PTCP e cioè proprio la riga che indica il simbolo grafico (uno sfondo giallo) che contraddistingue i Centri di rilevanza sovracomunale.

tav1_infrastrutture, ritaglio legenda

Non basta: la pianta topografica era stata ritagliata in modo da non far apparire comuni anche molto vicini a Segrate, quali Sesto San Giovanni, San Donato Milanese, Gorgonzola che, apparendo con il relativo simbolo grafico (nome del comune inserito in un rettangolo a sfondo giallo), sono tra quelli realmente identificabili, ai sensi della legenda originale della Tavola 1 del PTCP, come comuni effettivamente classificati dal PTCP come Centri di rilevanza sovracomunale. Segrate non appare con quel simbolo!

tav1_infrastrutture, ritaglio zona Segrate

UNA CONCLUSIONE IN AGRODOLCE
Ci sono voluti più di quattro anni per stabilire che i cinque firmatari avevano pieno diritto di affermare che “l’inserimento, nel PGT, di Segrate tra i Comuni riconosciuti dal PTCP come Centro di rilevanza sovra comunale può configurarsi come un falso“.
Intanto il PGT di Segrate è stato approvato e solo il ricorso al TAR promosso dal Comitato Golfo Agricolo e presentato da cinquanta segratesi, da WWF e Legambiente è riuscito a impedire che producesse i suoi peggiori effetti anche prima che il voto dei segratesi mandasse a casa chi aveva votato piantine ritoccate.

Nel frattempo il conto dell’avvocato Roveda, incaricato da Alessandrini di preparare la querela, l’hanno pagato i segratesi: circa 4.400€ liquidate a fine maggio 2015.

Libertà è partecipazione

milano 2Si è concluso con Milano 2 il giro dei quartieri dedicato alla variante del Piano di Governo del Territorio.
Abbiamo incontrato quasi un migliaio di segratesi, raccolto parecchie pagine di appunti, promesso di tornare presto per riprendere alcune questioni rimaste in sospeso.

Voglio ringraziare innanzitutto la mia Giunta, a partire dall’assessore De Lotto, per la passione e l’entusiasmo con cui hanno intrapreso questo cammino.

All’inizio del nostro programma, nel primo capitolo, che è intitolato:
Buona amministrazione, trasparenza, legalità e partecipazione“, c’è scritto:
A Segrate, dove le necessità e le urgenze variano significativamente da frazione a frazione, è importante:
– mantenere vivo e costante il dialogo tra amministrazione e cittadini;
– ascoltare il territorio;
– formulare proposte risolutive a problemi specifici di ogni quartiere e su queste ascoltare il parere di tutti.
Così si rende la nostra città una comunità attenta, informata e partecipe“.

Stiamo cercando di mantenere gli impegni che abbiamo preso, e non sempre è facile. Mantenere l’impegno di incontrare i cittadini nei quartieri è invece bello, importante. L’ho fatto l’anno scorso durante la campagna elettorale quando abbiamo organizzato un doppio giro di incontri in tutti i quartieri che mi ha fatto capire molto bene quanto sia importante l’ascolto, la trasparenza e la partecipazione.

L’abbiamo fatto di nuovo adesso ed è stata anche l’occasione per valorizzare la figura dell’assessore di quartiere, destinata a diventare ancora più protagonista nei prossimi incontri in giro (in tour) per la città.
Andiamo avanti così.

Grazie a tutti!

Annullamento PGT di Segrate: sentenza storica per la Lombardia

sentenzaUna sentenza storica, importante per l’intera Lombardia. Perché è la prima volta che i giudici annullano in toto uno strumento urbanistico destinato a determinare una vera e propria colata di cemento in una città di notevoli dimensioni come Segrate.

Il Pgt era stato approvato nel 2012 e contestato tramite un ricorso di Wwf Martesana, di Legambiente Lombardia e di un Comitato di cittadini nato spontaneamente per difendere il Golfo agricolo, 600 mila metri quadrati che separano la frazione di Rovagnasco da Milano 2, il quartiere dei vip che ha fatto la fortuna immobiliare e televisiva di Berlusconi.

Impressionanti i numeri previsti: un milione e mezzo di metri quadri da urbanizzare, praticamente tutto il terreno libero del territorio comunale, un milione e 300 mila metri cubi di edifici da costruire, un incremento della popolazione cittadina dagli attuali 34 mila abitanti a oltre 50 mila. Una vera follia. Che il Tar ha per fortuna invalidato.

La vittoria è di tutti coloro che da anni, sul territorio,  si oppongono a queste logiche cementificatorie. Ne esce invece sconfitta la politica: se è la magistratura amministrativa a intervenire, significa che chi dovrebbe fare le leggi, definire regole e limiti a tutela della comunità ha ancora una volta abdicato al proprio ruolo in nome di altri interessi. Credo sia necessaria una svolta in questa direzione e una nuova assunzione di responsabilità.

Verso le elezioni

campagnaCominciamo con due notizie.

La prima è che siccome siamo a marzo si vota tra settanta giorni, il 10 maggio. Lo ha detto Renzi e se lo ha detto lui…

Questo vuol dire che tra quaranta giorni, solo quaranta, bisogna presentare tutto: liste dei candidati con le firme, almeno 175 se non sbaglio, i simboli, le dichiarazioni e soprattutto il programma. Non siamo in affanno, siamo in corsa. Il prossimo appuntamento è sabato prossimo, 7 marzo al Centro Verdi per presentare la coalizione e i pilastri del programma.

La seconda notizia è che anche gli altri sono già in corsa. Ci sono i leghisti dissidenti ai quali va la mia simpatia. Ci sono i leghisti ortodossi ai quali ri-va la mia simpatia, perché il loro candidato sindaco è Vittorio Rigamonti, un amico di famiglia. Se sarà davvero lui il candidato del Carroccio sarà certamente un avversario leale e corretto.

Se sarà un altro il nome del centrodestra, per intenderci l’uomo (o la donna) proposto da Alessandrini, mi auguro che sia altrettanto corretto e leale. Anche se mi vengono in mente un paio di episodi del 2010 non esattamente esemplari. Nel frattempo, anche se il candidato del centrodestra ad oggi non è ancora noto, la sua campagna elettorale è iniziata ieri con la diffusione di un volantino che punta sull’argomento destrorso consueto prima delle elezioni: la riduzione delle tasse. Si dice che è stata azzerata la Tasi e ridotta la Tari, oltre al fatto che verranno azzerati i mutui e ridotta drasticamente la spesa corrente.

Su queste previsioni ho già espresso in consiglio comunale la mia indignazione perché sono tutte ipotesi costruite su un azzardo, cioè che proprio quest’anno inizino davvero i lavori della viabilità speciale. Notizia che già da sola farebbe correre tutti i segratesi al cantiere a guardare le ruspe andare avanti e indietro ricucire la ferita aperta tra Lavanderie e Redecesio una vita fa. Ma non solo. Che inizino anche i lavori del Westfield Milan superando tutti gli ostacoli. Ne cito solo due: la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che è ferma da sei mesi all’esame degli uffici regionali e la ferma presa di posizione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione che ha dettato un orientamento sulla procedura di affidamento lavori differente da quello previsto dalla multinazionale.

Comunque questo volantino è sfortunato perché diffuso proprio nel giorno nel quale è arrivata una notizia devastante: quella della sentenza del TAR sul PGT e sul Golfo Agricolo. Oltre a tutti gli altri aspetti della sentenza, all’esame degli esperti, uno mi salta all’occhio e riguarda il bilancio e le promesse finali dell’amministrazione Alessandrini. Per compensare il taglio della Tasi, e comunque nell’equilibrio generale del bilancio, è prevista un’entrata di 3,8 milioni di euro di IMU sulle aree fabbricabili, in aumento di 800mila euro rispetto all’anno scorso anche per merito del lavoro di stimolo, contestazione e verifica tecnica messo in campo dall’ottimo consigliere di Segrate Nostra Gianfranco Rosa. Il fatto che per effetto della sentenza del TAR il Golfo Agricolo non sia più edificabile, riduce moltissimo questa entrata: a spanne direi che almeno la dimezza se non di più.

Il bilancio appena approvato quindi nasce con un buco enorme ed è su questo che si è fondata la mia indignazione, perché agire in questo modo nell’anno elettorale vuol dire lasciare dietro di sé terra bruciata. Ed è anche questo un segnale delle difficoltà di questa campagna elettorale.

Al momento il centrosinistra è compatto e scalpita, mentre il centrodestra è in difficoltà: nella seduta di consiglio comunale di questa settimana la maggioranza si è dissolta e sono state approvate tutte le risoluzioni presentate dall’opposizione, compresa, ironia della sorte, una mozione che raccomanda alla giunta comunale di sospendere ogni altra autorizzazione o convenzione o atto riguardante il consumo di suolo. Ironia della sorte perché dopo poche ore è arrivata la sentenza del TAR a porre sulla questione un pesante sigillo.

Ma non illudiamoci. Il centrodestra si ricompatterà in vista delle elezioni perché non vuole perdere una roccaforte come Segrate e lancerà una campagna elettorale durissima, senza esclusione di argomenti e di colpi. Ma noi siamo pronti. Prontissimi.

Ora sì è il momento di cambiare verso anche a Segrate.

La Lega ha tradito gli agricoltori lombardi

suolo_lombardoLa Lega ha abbandonato gli agricoltori. Con una pessima legge che nei fatti contraddice il suo stesso titolo, non riducendo il consumo di suolo, Maroni e la sua maggioranza mettono a rischio migliaia di ettari di terreni verdi e coltivabili per dare spazio a ulteriori cementificazioni.

Questa mi sembra sia la sintesi dopo l’approvazione a maggioranza della contestatissima legge sul consumo di suolo, contro la quale si sono espresse anche le associazioni ambientaliste e dei comuni.

Abbiamo fatto ostruzionismo, li abbiamo tenuti inchiodati in Aula per due giorni interi, riuscendo alla fine a imporre qualche piccolo miglioramento. Ma nella sostanza nulla è cambiato. E il nostro è stato un voto contrario.

Questa nuova legge è davvero pericolosa. Siccome gli attuali Piani di governo del territorio dei comuni lombardi contengono complessivamente aree ancora edificabili per 550 milioni di metri quadrati, pari a tre nuove città di Milano, è facilmente comprensibile come nei prossimi 30 mesi, il periodo transitorio individuato dalla norma, ci sarà una corsa a garantirsi il diritto di costruire.

Di tutt’altro aveva bisogno la Lombardia, anche alla luce dei recenti disastri ascrivibili proprio al dissesto idrogeologico e all’eccesso di urbanizzazione. Uno stop immediato a nuovo consumo di suolo e investimenti seri sulla rigenerazione urbana come volano per l’edilizia.

Questa maggioranza, invece, ha confezionato un bel regalo per la lobby del cemento, a danno dei lombardi, dell’agricoltura, dello stato di salute del nostro territorio e della qualità di vita di tutti.

Perché siamo contrari a questo progetto di legge sul consumo di suolo

micheli_consiglioIl testo del mio intervento in Consiglio Regionale durante la discussione della legge sul consumo di Suolo.

Gentili colleghi, il progetto di legge 140 sul consumo di suolo, approvato con un’evidente forzatura al regolamento in Commissione V e mai discusso in altre commissioni (come l’VIII, di cui faccio parte) ci non trova la nostra approvazione. Il testo è oggettivamente un arretramento rispetto alla prima formulazione del progetto di legge presentato dall’assessore Beccalossi la primavera scorsa che, seppur migliorabile, costituiva un passo importante verso la concreta possibilità di intervenire nella limitazione del consumo di suolo in Lombardia, sia attraverso misure di contenimento dei processi di urbanizzazione in atto, sia sostenendo politiche per il riuso e la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente.

Il PdL 140, al di là delle finalità dichiarate, di fatto non rende praticabile nessuna politica di limitazione efficace dei processi di consumo di suolo, che sono ancora intensi (malgrado la crisi del settore edilizio), di indirizzo degli strumenti urbanistici verso politiche sostenibili di riqualificazione e rigenerazione urbana.

I limiti della proposta di legge appaiono evidenti a partire dalle definizioni inserite nell’art. 2.

Innanzitutto si usano due termini: superficie e suolo come apparentemente equivalenti, quando di fatto non lo sono, neppure nelle finalità che rivestono nel testo. Il primo viene impiegato quando sono in gioco quantità misurabili: si parla infatti di superficie agricola e di superficie urbanizzata. Il secondo entra in funzione in un più astratto contesto ambientalistico: “consumo di suolo, bilancio ecologico del suolo…”. Quest’ultimo sarebbe la differenza tra superficie agricola che viene cementificata, e superficie urbanizzata che viene “restituita” all’uso agricolo. Un piccolo gioco di prestigio consentito dal termine “superficie” per sua natura strettamente bi-dimensionale; mentre lo stesso non è vero per il termine “suolo”. È facile cambiare etichetta e destinazione a una superficie; molto, molto difficile fare lo stesso per una determinata porzione di suolo. Al di sotto di una superficie urbanizzata si può trovare di tutto, come stanno purtroppo a testimoniare lo scandalo del quartiere Santa Giulia a Milano, e delle bonifiche in corso. La strada che occorre, perché un terreno formalmente liberato dalla qualifica “urbanizzato” possa essere effettivamente restituito all’uso agricolo, è lunga, a volte lunghissima e comunque onerosa. Giocare su questo equivoco significa incrementare la quantità di aree delle quali in ultima analisi non si saprà poi che fare, stanti i costi necessari per una reale riqualificazione; aree destinate a incrementare gli spazi degradati.

Inaccettabile è anche la definizione di “Superficie agricolache non considera quei terreni effettivamente utilizzati per attività agricole nella situazione “di fatto”, ma solo le aree come tali indicate dal Piano di Governo del Territorio vigente. Mentre tutti quei terreni liberi che, per quanto ancora naturali o utilizzati per attività agricole, vengono destinati dal PGT a una futura trasformazione urbana vengono considerati come suoli “già urbanizzati”.

Se le definizioni contenute del PdL mostrano aspetti evidenti di criticità, l’inconsistenza delle politiche messe in campo dalla proposta di legge viene confermata nei passaggi successivi. La scelta di rimandare al Piano Territoriale Regionale, in corso di revisione, la determinazione delle soglie del consumo di suolo, nonché la definizione dei criteri e degli indirizzi operativi che dovranno essere applicati per il suo contenimento, significa non aver ancora chiaro nell’ambito della legge quali politiche dovranno essere utilizzate per affrontare e contenere i processi di urbanizzazione del territorio. La stessa priorità attribuita alle azioni di riuso e di rigenerazione urbana mi pare quanto mai vaga, dal momento che si prevede che i PGT potranno comunque prevedere nuove aree urbanizzabili qualora venga dimostrata l’impossibilità, tecnica ed economica, di riqualificare aree già edificate. E’ chiara la debolezza di un tale passaggio, cui non sono tra l’altro connesse sanzioni in caso di trasgressione della prescrizione. Non si capisce come le amministrazioni e gli uffici comunali possano concretamente verificare la praticabilità economica e tecnica di tutti gli interventi di riuso e rigenerazione, che dipendono in prevalenza dall’intervento e dalle convenienze private. E’ inevitabile che tale situazione costituirà un alibi cui si appelleranno molte amministrazioni per giustificare la scelta, più semplice e conveniente, di rispondere a eventuali bisogni insediativi ancora attraverso nuove urbanizzazioni di suoli agricoli.

Incomprensibile l’obbligo di attuazione preliminare di tutte le previsioni di espansione e trasformazione vigenti all’entrata in vigore della legge. Ciò vuol dire che si potranno consumare nuovi suoli quando avremo consumato totalmente quelli già previsti nei PGT ad oggi approvati. I dati sulle potenzialità edificatorie contenute nei nuovi PGT sono preoccupanti: le aree libere che potrebbero essere coinvolte in processi di urbanizzazione superano ampiamente i 55.000 ettari, una superficie grande tre volte la città di Milano.

Di questo stiamo parlando, qui, ora in quest’aula, della possibilità di evitare che una buona parte, la parte non ancora giuridicamente compromessa di un’area grande tre volte la città di Milano venga risparmiato dalla speculazione edilizia; una superficie tre volte la città di Milano che nei prossimi tre anni è facile prevedere diventerà oggetto di piani attuativi, che diventeranno autorizzazioni a costruire, in modo che quei terreni, persi per l’agricoltura restino lì in attesa del momento giusto per fabbricarci sopra e nel frattempo saranno valorizzati, commercializzati, ipotecati.

Inoltre, come se non bastasse si conferma, secondo un’impostazione inaccettabile, la possibilità di escludere alcune categorie di interventi pubblici o di interesse sovra comunale, come i centri commerciali, dalla contabilità del consumo di suolo.

Così, mentre in altri Paesi si stanno mettendo in campo politiche integrate di contenimento del consumo del suolo, che comprendono la regolazione degli usi del suolo, il sostegno agli interventi di riuso e rigenerazione urbana, meccanismi di compensazione ecologica e dispositivi di fiscalità locale, la legge lombarda si limita a prefigurare l’applicazione di un controllo puramente quantitativo del consumo di suolo: le soglie comunali di consumo di suolo ripropongono le stesse logiche di contingentamento quantitativo dei suoli urbanizzabili applicati senza grandi risultati nello scorso decennio dai PTCP provinciali, senza una programmazione di area vasta che tenga veramente conto di quelle che sono le situazioni e le necessità non dei singoli comuni ma dell’ambito territoriale nel suo insieme.

Si rinuncia inoltre a rafforzare in maniera significativa l’incremento del costo di costruzione nel caso di urbanizzazione dei suoli agricoli. Scompare o quasi l’applicazione della leva fiscale come strumento per ridurre le assai elevate convenienze economiche determinate dalla rendita urbana nella trasformazione dei suoli agricoli (faccio un esempio: nella mia città, a est di Milano, un terreno che passa da agricolo a edificabile, incrementa di 500 volte il suo valore). Nel nuovo PdL si fissai a un misero 5% l’incremento obbligatorio del costo di costruzione (nel PDL di maggio della Lega questo valore era fissato al 70%!), ma nel contempo si elimina la specificazione che tale contributo venga applicato ai suoli agricoli “di fatto” rendendo in tal modo implicito che verrà richiesto solo nella trasformazione urbana di suoli a destinazione agricola nel piano (e cioè evidentemente mai, salvo varianti).

Infine le norme transitorie. Ci si chiede se quando questa legge verrà applicata servirà ancora a qualcosa.

Nella parte conclusiva dell’art.3 si legge: «In ogni caso, gli strumenti comunali di governo del territorio non possono disporre nuove previsioni comportanti ulteriore consumo del suolo sino a che non siano state del tutto attuate le previsioni di espansione e trasformazione vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge». Più oltre (art.5 comma 6): «la presentazione dell’istanza […] dei piani attuativi conformi o in variante connessi alle previsioni di PGT vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge deve intervenire entro 36 mesi da tale ultima data».

Come tradurre in italiano questo testo dalla sintassi faticosa? Esso in sostanza dice agli amministratori locali: avete 3 anni e mezzo di tempo per dare via libera a tutti i progetti di edificazione che fanno parte delle vostre pianificazioni e non sono ancora stati realizzati. Un’opportunità irresistibile, specie in tempi di crisi e di patto di stabilità, considerando l’importanza che gli oneri di urbanizzazione rivestono per le entrate comunali… Una sollecitazione potente ad un’ulteriore cementificazione, con un probabile aumento nel numero di costruzioni non portate a termine o inoccupate per mancanza di domanda; nonché nel numero di fallimenti di imprenditori avventurosi o incauti.

Cari colleghi, affrontare il consumo di suolo è una questione seria e urgente. Questa legge, al di là delle dichiarazioni sui giornali, rischia di essere sostanzialmente inutile e di avere effetti nocivi e incentivanti sui processi urbanizzativi. Questa legge va riconsiderata in profondità, eliminando i passaggi contraddittori che prima ho evidenziato. L’ideale per noi sarebbe partiamo dal PDL proposto dall’Assessore Beccalossi a febbraio, che aveva un buon testo, certo emendabile, ma almeno condivisibile nei principi.

Ma se non si vuole ripartire da lì, siamo disponibili a fare la nostra parte per migliorare il testo. Vi dico solo tre titoli sui quali in questa settimana possiamo lavorare insieme:

  1. esclusione dei terreni al di fuori del tessuto urbano consolidato
  2. aumento degli oneri dal 5% al 100%
  3. l’esclusione delle opere di interesse sovra comunale dalla contabilità del consumo di suolo

Se si ragionerà attorno a questi punti, siamo disposti a ritirare molti emendamenti. Ripartiamo da qui, abbiamo una settimana per lavorare, difendiamo insieme il suolo della Lombardia. Buon lavoro a tutti.

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