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Civici verso la città metropolitana

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A me pare che la vicenda delle nuove province e delle città metropolitane sia soprattutto un’opportunità. Faticosa, impegnativa, ma certamente un’opportunità, che obbliga noi consiglieri comunale a scoprire finalmente davvero che cos’è la nostra provincia, la nostra città metropolitana, chi è la gente, quali sono le comunità, gli altri comuni che la costituiscono, quali sono le loro realtà, le loro problematiche che interagiscono non tanto al loro interno quanto nell’area loro circostante, più o meno vasta che sia. E’ un’esperienza che ci costringe, come dire, a uscire dal nostro guscio, anche se non l’abbiamo chiesto. Quando abbiamo deciso di fare i consiglieri comunali non pensavamo di essere coinvolti in questa misura nella gestione dell’area metropolitana.

Questo vale sicuramente di più per noi civici che nasciamo da esperienze localiste e con visioni che almeno all’origine sono state penso per tutti noi strettamente localiste.

Fortunatamente recentemente siamo cresciuti e grazie alla Rete del Civismo Lombardo e ancor prima, per esempio con Cives, l’intesa delle liste civiche della Martesana, è da un po’ che abbiamo, almeno alcuni di noi, a lavorare, a pensare in termini di area intercomunale più vasta di quello del semplice rapporto con i comuni confinanti.

Quello che mi auguro nasca da quest’affidamento al basso della gestione della provincia è soprattutto che consenta molto più che in passato al coordinamento, alla programmazione intercomunale, e soprattutto sto pensando alla pianificazione territoriale, sulla quale penso che la provincia di Milano sia stata clamorosamente carente.

Sui servizi, alcune cose, come la viabilità, la gestione degli istituti scolastici superiori, quelli secondari di secondo grado, la provincia storica c’è stata; ma partendo da questo mi aspetto molto e con curiosità di vedere cosa riusciremo a fare come città metropolitana per i compiti che sono indicati come la “promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e digitalizzazione” oppure la “strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici“.

Non mi aspetto miracoli e penso che non se li aspetti nessuna persona di buon senso.

Però se alcune cose fossero perlomeno affrontate, discusse, programmate a livello di città metropolitana prima che per iniziativa di un comune cadano sui comuni vicini sarebbe già un bel cambiamento.

CIVES

Le liste che compongono CIVES

Mi vengono in mente tre esempi che riguardano la mia città, Segrate, che confina con Milano da una parte, Vimodrone, Pioltello e Peschiera Borromeo.

Sarà una cosa poco rilevante in ambito di città metropolitana, ma prendiamo l’esempio della piattaforma ecologica comunale.

Dove l’ha piazzata Vimodrone? Ovviamente al confine con Segrate. E Segrate dove l’ha messa la sua? Al confine con Pioltello.

Un altro esempio, più consistente: l’espansione urbanistica. La legge regionale e il Piano Territoriale Regionale prevederebbero che tra l’area urbana di un Comune e un’altra sia mantenuta una fascia a verde, una sorta di cuscinetto per evitare la conurbazione.

Ha cominciato Vimodrone anni fa facendo costruire un piccolo quartiere di villette proprio sul confine con Segrate. Così quando Segrate col recente PGT sta restituendo la pariglia, costruendo una serie di aree sul confine con Vimodrone, i cugini vimodronesi non hanno potuto protestare più di tanto: han cominciato loro. Pioltello sul confine con Segrate ha messo un PLIS, il Parco delle Cascine. Segrate aveva una bella area verde al confine con Pioltello e che ci fa? Ci progetta un bel quartiere nuovo, Milano Santa Monica, tremila abitanti, scuole di ogni grado, supermercato e persino una nuova chiesa. Dopo i primi quattro palazzoni l’immobiliare della Santa Monica è andata in crisi e per ora è rimasta lì un’area ex verde, dismessa e massacrata.

Potrei andare avanti a descrivere quello che sta succedendo ai confini con Peschiera e Milano, ma la musica è sempre quella.

Un altro esempio molto più importante, il mega centro commerciale che sarà fatto sulla ex dogana di Segrate dall’italiano Percassi e dagli australiani della Westfield. Sarà il più grande d’Europa, 17.000 addetti, un parcheggio per 15.000 auto, un impatto ovviamente rilevante per quanto riguarda viabilità e commercio locale non solo su Segrate ma su tutta la zona. Questa decisione è passata attraverso un accordo di programma sottoscritto da Regione, Provincia e Comune di Segrate. Penso ci siano state occasioni per altri enti per fare osservazioni in merito. Ricordo che questo mega centro all’inizio era nato come cittadella del tempo libero (cinema, teatri) con centro outlet in concorrenza, abbiamo pensato, con Serravalle e un supermercato con generi alimentari.

Poi è diventato il primo o secondo centro commerciale d’Europa, con nomi prestigiosi. Comunque sia sarà una struttura che avrò enormi impatti almeno su tutto l’est Milano. Eppure non c’è stato in questo un adeguato coinvolgimento di tutti i comuni dell’area interessata che invece saranno coinvolti dagli effetti dell’apertura, forse nel 2016 o 17, del Westfield Milan, con ricadute sia negative sia positive.

Terminando, quello che io mi auguro è che questa entità sovra comunale, che cresce dal basso, che ha le sue radici tra i Comuni che la costituiscono sia messa in grado di superare queste problematiche cui si è fatto cenno.

E tocca a noi, in questa fase costituente, immaginare quale sia il modo migliore perché ciò avvenga e costruire uno statuto a ciò adeguato.

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