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Ripicche da rimpasto e le riforme restano al palo

regioneCon i banchi della maggioranza semivuoti e l’astensione di Ncd, l’impasse del centrodestra è approdata stamattina in Commissione Ambiente, dove la maggioranza si è divisa sul voto finale al provvedimento di modifica in materia di servizio idrico integrato.

Altro che incidente di percorso: da tempo, questa spaccatura sta di fatto bloccando l’attività del Consiglio e oggi abbiamo assistito soltanto all’ennesima ripicca a spese dei cittadini.

Si fatica a riempire gli ordini del giorno delle sedute d’Aula per mancanza di contenuti. Le riforme, dalla sanità alla casa, restano al palo. Sul consumo di suolo tutto tace. Lega, Forza Italia e Ncd non sono d’accordo su nulla. E sacrificano i problemi veri della Lombardia sull’altare del rimpasto, litigandosi qualche poltrona in più o in meno. Forse è ora che Maroni, in colpevole ritardo, si assuma la responsabilità di questa situazione ormai insostenibile.

Due brevi considerazioni sul rimpasto della Giunta a Segrate

alessandriniLa prima considerazione riguarda questa sbandierata autoriduzione del numero dei componenti della Giunta, da nove, sindaco più otto assessori, a cinque, cioè sindaco più quattro.

Certamente ci sono dei vantaggi organizzativi e logistici. Sarà più facile convocare validamente la Giunta, vi basterà essere in tre. Verrà liberato del personale amministrativo: almeno quattro impiegate che avevano il compito di segreteria dell’assessore, non saprei dire con quanto e quale carico di lavoro, avranno la possibilità di dedicarsi di più a compiti al servizio vero della macchina comunale e quindi della cittadinanza.

Si libereranno anche ben “quattro uffici quattro” più o meno lussuosamente arredati. I consiglieri più esperti ricordano più di un mega ufficio con bandiere riservati ad attività assessorili più o meno intense. Mi hanno parlato dell’immenso ufficio che un assessore di qualche anno fa aveva a Cascina Nuova con tanto di moquette blu a gigliucci dorati.

Oltre al risparmio sulle indennità, ci saranno quindi anche altri risparmi, sul personale, sugli spazi, sulle spese telefoniche.

Ma quello che mi domando è questo: in questo lungo periodo di gestazione della crisi che ha portato alla nuova Giunta ristretta non ho colto da parte di nessuno della maggioranza la preoccupazione sulla funzionalità della macchina politica. Fino a pochi gioni fa ben otto esponenti politici si impegnavano ad esercitare i compiti di assessore nella Giunta Comunale, quelli che la legge e la dottrina definiscono residuali, come leggo: “la Giunta, invece, ha una competenza residuale in quanto compie tutti gli atti non riservati dalla legge al Consiglio o non ricadenti nelle competenze, previste dalle leggi o dallo statuto, del Sindaco o di altri organi“.

Da oggi sono solo quattro. E come faranno? Lavoreranno il doppio? Oppure semplicemente scopriremo che ce n’erano troppi, che così tanti non sono mai serviti e che quelle nomine servivano solo a fare quadrare i conti di manuali Cencelli in salsa segratese?

La seconda osservazione riguarda la rappresentanza di genere. Continuiamo ad avere a Segrate una maggioranza quasi esclusivamente al maschile. Tutta al maschile in Consiglio Comunale. Con una solo rappresentanza femminile in Giunta. Ma se la prima è una scelta degli elettori, la seconda è una scelta del sindaco.

Ricordo la sentenza del Consiglio di Stato sn. 3670 del 2012 che ha annullato la sentenza del Tar Lombardia che aveva inspiegabilmente salvato la Giunta Formigoni, allora composta da 15 Assessori uomini e da una sola donna, poi corretto con la presenza di tre donne su sedici, che equivale all’uno su cinque che abbiamo oggi a Segrate.

Il Consiglio di Stato ha dato un segnale forte, spiegando che deve esserci “uguaglianza, o sostanziale approssimazione ad essa, di uomini e donne nelle posizioni di governo regionale“.

Il principio della parità non è allora soddisfatto attraverso la composizione di Giunte in cui le donne continuano ad avere un ruolo quantitativamente e qualitativamente marginale. La parità esige interventi di sostanza e non di facciata.

Su questo, continuiamo a ripetere, non ci siamo.

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