Roberto Maroni

Disagi treni Bg-Mi: regione taglia il trasporto su ferro nonostante l’impegno a trovare risorse straordinarie. Così non va.

maroniIl ritorno alla vita da pendolare dopo le festività sulla Bergamo-Treviglio-Milano è da dimenticare. Con corse soppresse, convogli in ritardo e treni mignon con pochi vagoni. E la rabbia dell’utenza che cresce nonostante i buoni propositi del consiglio regionale lombardo.

Non più di tre settimane fa il consiglio regionale all’unanimità ha impegnato Maroni e la sua giunta a reperire risorse straordinarie per la linea ferroviaria Bergamo-Treviglio-Milano. Oggi, invece, mentre i pendolari denunciano che la situazione sulla tratta è in questi giorni ulteriormente peggiorata con ritardi, convogli ridotti, carrozze sporche e senza riscaldamento, Regione Lombardia procede con i tagli al trasporto pubblico locale stanziando contemporaneamente fondi consistenti per la BreBeMi. Tutto ciò è assurdo e inaccettabile.

C’è un altissimo livello di insoddisfazione per il servizio ferroviario nella nostra regione, dovuto ai disagi quotidiani che i pendolari sono costretti a subire. In particolare, proprio la Bergamo-Milano risulta tra le tratte peggiori d’Italia. Alla luce di una situazione del genere, è ancora più incomprensibile che Maroni utilizzi soldi pubblici per coprire i buchi di un’autostrada sull’orlo del fallimento perché nessuno la percorre, scegliendo di non investire nel trasporto su rotaia. Tanto più per una linea disastrata come quella che collega Bergamo al capoluogo lombardo, anche in considerazione della sua centralità in vista di Expo.

Maroni ricordi l’impegno a contenere i voli e a non protrarre la liberalizzazione oltre Expo

linateE’ passato poco più di un mese e già si vedono i primi effetti negativi del Decreto Lupi. I primi dati segnalano un calo del 3% dei passeggeri in transito a Malpensa e lo spostamento di varie compagnie su Linate.

A Maroni voglio ricordare che il Consiglio, approvando una mia mozione, gli ha chiesto che si torni a puntare sulla valorizzazione dello scalo varesino anche attraverso il contenimento dei voli sul city airport milanese. Ci aspettiamo azioni conseguenti all’impegno assunto.

Gli aerei in decollo da Linate passano sulle abitazioni dell’hinterland milanese, con tutti i problemi di rumore e inquinamento atmosferico che facilmente si possono immaginare.

Se un potenziamento del Forlanini può avere senso in vista di Expo, occorre comunque attivarsi per limitare al minimo i possibili danni e soprattutto per fare in modo che questa situazione non si protragga oltre la chiusura dell’esposizione universale.

Rimbocchiamoci le maniche affinché Expo 2015 Milano non sia una grande sagra di paese

Non è difficile – e sarà capitato a tutti voi – nei discorsi occasionali su Expo 2015, da quelli tra amici a quelli istituzionali, di trovarsi costretti a registrare sentimenti e opinioni che vanno dalla delusione alla irrisione. È vero, ci sono anche sentimenti “positivi”, ma delusione e irrisione sono quelli che accompagnano sempre più l’idea dell’Esposizione Universale come occasione per dimostrare l’efficienza lombarda e rilanciare cultura, economia, società.

Chi aveva riposto speranze di lavoro e ripresa di attività ne parla già al passato, come di una ‘grande sagra’ che si è organizzata alla bell’e meglio, ma che nella migliore delle ipotesi lascerà le cose come stanno, senza cambiare granché.

C’era bisogno di una visione unificante attorno a Expo.

Invece, il dibattito è stato monopolizzato dalla più piatta routine e dalla piccineria delle beghe interne alle diverse componenti partitiche, che si misurano non sulla Storia ma sull’attaccamento alle poltrone. Ecco cos’è successo.

Eppure siamo in tempo per cambiare verso. La prima cosa da fare subito è uscire dalla propaganda tranquillizzante e calarci nella verità. Siamo un territorio che da secoli dimostra di essere capace di rimboccarsi le maniche: non neghiamo l’esigenza di farlo anche in questo momento, non diciamo le cose a metà, non diamo false rassicurazioni; facciamo i conti con la realtà di ritardi accumulati e improvvisazione nelle responsabilità di questa Regione.

Rimbocchiamoci le maniche, per non trattare questa esposizione come una grande sagra di paese, dove confusione e disservizi facciano parte della tradizione.

Maltempo: in Lombardia allarme dissesto. Maroni cambi la legge sul consumo di suolo

esondazioneIeri la pioggia ha messo in ginocchio la Lombardia, facendo risuonare l’ennesimo campanello d’allarme sulla fragilità di molte parti del nostro territorio. C’è da chiedersi cosa aspetti ancora il presidente Maroni a prenderne atto e a imprimere una svolta netta alla legge sul consumo di suolo, nell’ottica di uno stop necessario e urgente alle nuove edificazioni.

Sono più di 900 i comuni della nostra regione che presentano un rischio idrogeologico. Fa specie che nel testo attualmente in discussione il tema non sia nemmeno sfiorato. E risulta davvero paradossale che nel Documento economico finanziario si rivendichino azioni a tutela del suolo agricolo e per l’azzeramento del suo consumo quando la legge che questa maggioranza ha proposto sta andando esattamente in direzione opposta.

Maroni e il centrodestra fanno come sempre un po’ di propaganda, confezionando una normativa inefficace rispetto agli scopi dichiarati e addirittura pericolosa. E intanto la Lombardia si ritrova sott’acqua. Non resta da auspicare che, almeno di fronte ai disastri di questi giorni, si cambi finalmente registro.

Ripicche da rimpasto e le riforme restano al palo

regioneCon i banchi della maggioranza semivuoti e l’astensione di Ncd, l’impasse del centrodestra è approdata stamattina in Commissione Ambiente, dove la maggioranza si è divisa sul voto finale al provvedimento di modifica in materia di servizio idrico integrato.

Altro che incidente di percorso: da tempo, questa spaccatura sta di fatto bloccando l’attività del Consiglio e oggi abbiamo assistito soltanto all’ennesima ripicca a spese dei cittadini.

Si fatica a riempire gli ordini del giorno delle sedute d’Aula per mancanza di contenuti. Le riforme, dalla sanità alla casa, restano al palo. Sul consumo di suolo tutto tace. Lega, Forza Italia e Ncd non sono d’accordo su nulla. E sacrificano i problemi veri della Lombardia sull’altare del rimpasto, litigandosi qualche poltrona in più o in meno. Forse è ora che Maroni, in colpevole ritardo, si assuma la responsabilità di questa situazione ormai insostenibile.

La Lombardia deve fermare il consumo di suolo

consumo_suolo_lombardia A luglio, a fine luglio e poi a settembre: dopo che fin dalla primavera scorsa è apparsa evidente la spaccatura della maggioranza regionale di centrodestra sul contrasto al consumo di suolo, il presidente Maroni ha più volte annunciato e rinviato l’arrivo della legge.

Sorprende allora che la nuova data promessa sia ora l’11 novembre, dato che nella Commissione Consigliare Territorio non si è ancora visto né calendarizzato alcun testo.

Se non si tratta dell’ennesima sparata a vuoto, il rischio è che siano stati stabiliti tempi così stretti poiché è stato deciso di portare in Commissione e poi in Consiglio un provvedimento blindato, frutto di una mediazione al ribasso a favore del partito del mattone.

Tutt’altro rispetto a ciò di cui la Lombardia ha bisogno: una legge seria, capace di fermare nuove costruzioni e altre perdite di aree verdi e agricole, compreso e soprattutto i resti ancora inedificati dei Piani di Governo del Territorio e dei PRG comunali.

I comuni lombardi fino ad oggi sono stati lasciati senza regole stringenti, senza una programmazione di area vasta che tenga veramente conto di quelle che sono le situazioni e le necessità non dei singoli comuni ma dell’ambito territoriale nel suo insieme.

Il risultato è stato che, tranne alcune lodevoli eccezioni, gran parte dei comuni, grandi medi e piccoli ha puntato sull’espansione dell’edificazione, per ricavare dallo sfruttamento edilizio del proprio territorio le facili entrate degli oneri di urbanizzazione, per arricchire i proprietari dei terreni che nel passaggio da agricolo a edificabile vedono moltiplicare a dismisura il loro valore, per aumentare la popolazione e quindi l’importanza delle comunità locali.

Ma il risultato è che quanto è stato programmato finora dai PGT comunali è una Lombardia con tanta edilizia in più da far aumentare la popolazione regionale di quasi un milione di nuovi abitanti.

Il risultato è che il prezioso terreno agricolo lombardo viene divorato al ritmo di migliaia di metri quadri al giorno.

Il risultato è che, come abbiamo fatto con molte delle nostre ricchezze, dimostriamo di essere una generazione che spreca oggi senza pensare al domani.

La proposta mia, del centrosinistra e, mi auguro, di una parte sensibile al problema della maggioranza è invece quella di fermare il consumo di suolo anche attraverso una moratoria, di rendere obbligatoria la precedenza al riuso del suolo dismesso, di introdurre il concetto che il terreno agricolo, verde, boschivo è un bene prezioso e che la sua tutela è un indispensabile investimento per il nostro futuro.

Consumo di suolo: 11 novembre è ennesima sparata o segno di una legge blindata al ribasso

maroni_robertoA luglio, a fine luglio e poi a settembre. Dopo la plateale spaccatura del centrodestra sul contrasto al consumo di suolo risalente alla primavera scorsa, il presidente Maroni ha più volte annunciato e rinviato l’arrivo della legge. Sorprende che la nuova data, promessa oggi agli amministratori della Valcamonica, sia ora l’11 novembre dato che in Commissione non si è ancora visto né calendarizzato alcun testo.

Se non si tratta dell’ennesima sparata a vuoto come comunque probabile, il rischio è che visti i tempi così stretti arrivi un provvedimento blindato, frutto di una mediazione al ribasso a favore del partito del mattone.

Tutt’altro rispetto a ciò di cui la Lombardia ha bisogno: una legge seria, capace di fermare nuove costruzioni e ulteriori perdite di aree verdi e agricole, compresi i resti ancora inedificati dei piani di governo del territorio.

#30milioni

Qualcuno ha paragonato la consultazione scozzese con il referendum che la giunta Maroni vorrebbe organizzare in Lombardia. È un errore: qualunque fosse il responso, non succederebbe assolutamente nulla.

Voi come spendereste meglio i 30 milioni dell’inutile referendum sull’autonomia della Lombardia voluto da Maroni?

30 milioni

Consumo di suolo: urgente una legge che difenda i terreni agricoli e tuteli il futuro

coldirettiL’odierna protesta della Coldiretti pone con drammaticità quelle che potrebbero essere le conseguenze di una revisione della legge 12 del 2005 a favore del cemento. Dopo l’affossamento del gruppo di lavoro sul contrasto al consumo di suolo in ragione dei dissidi interni al centrodestra, l’impressione è che questa maggioranza non intenda intervenire sul punto fondamentale: ciò che servirebbe è una moratoria che blocchi l’utilizzo delle aree residue non ancora lottizzate.

Stiamo parlando di una superficie pari a una nuova città delle dimensioni di Milano: terreni in gran parte coltivabili, ad altissima produttività, che verrebbero persi per l’agricoltura anche se non immediatamente utilizzati per altri scopi. Tanto che le proprietà, di fronte alla prospettiva di un vantaggio economico derivante dalla trasformazione in terreni edificabili, già dismettono le attività agricole, cacciando i coltivatori.

Una legge che fermi l’urbanizzazione e che salvaguardi i terreni agricoli è quanto mai importante per la Lombardia sotto molti aspetti, da quello economico, a quello ambientale e della qualità di vita delle future generazioni. Maroni e la sua maggioranza, nell’andare invece in altra direzione, si stanno assumendo una pesante responsabilità.

Consumo di suolo: Maroni cede ai diktat di FI e NCD

maroni_robertoSul consumo di suolo Maroni ha evidentemente ceduto ai diktat di Forza Italia e Ncd. Le sue dichiarazioni chiariscono come non ci sia alcuna intenzione di intervenire sulla partita fondamentale: quella dei residui in pancia ai Piani di governo del territorio, che prevedono la costruzione di una quantità di case cinque volte maggiore rispetto alle necessità stimate.

Per una legge seria sul consumo di suolo, in grado di contrastare l’urbanizzazione fuori controllo del nostro territorio, occorre agire sui piani attuativi, impedendo la trasformazione di nuove aree da verdi e agricole a edificabili. Invece Maroni promette di non fermare i Pgt, consentendo di apportare modifiche agli strumenti urbanistici.

Senza poi contare che sui tempi di presentazione e approvazione del provvedimento dimostra ben poco rispetto per il tentativo di una condivisione con l’intero Consiglio, auspicabile di fronte a una legge così importante. Votare un testo, che ancora non c’è, entro la fine di luglio significa escludere le minoranze da qualsiasi possibile contributo.

Se le cose andranno così, per il metodo e per il merito, il risultato sarà una legge della sola maggioranza che rinuncia a una pianificazione reale. Contro la quale porteremo in Aula la nostra più convinta opposizione.

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