salute

Sulla salute dei nostri bambini non si discute

Questa mattina ho inviato una lettera ai dirigenti scolastici dei tre istituti cittadini e a tutti i gestori dei servizi educativi per l’infanzia. Ho voluto fare chiarezza sul tema dei vaccini, visto che il Governo purtroppo ha ancora le idee molto confuse e ciò è molto grave.

Per quanto mi riguarda non ci sono se e ma: i bambini da zero a 6 anni che frequentano le scuole di Segrate, così come stabilisce la Legge del 31 luglio 2017, devono essere obbligatoriamente vaccinati.

In qualità di responsabile della salute pubblica dei cittadini, ho il dovere di evitare che i bambini che frequentano le strutture della nostra città possano correre un qualsiasi rischio legato all’inosservanza degli obblighi vaccinali previsti dalle norme pienamente vigenti, dato che non possono esere modificate da circolari o emendamenti ancora non approvati dai due rami del Parlamento. Pertanto ho invitato vivamente chi ha la responsabilità di far rispettare la legge, in particolare non ammettendo alla frequenza di servizi educativi per l’infanzia e di scuole dell’infanzia i bambini non vaccinati.

Ripeto: su questa materia sarò intransigente anche a costo di emettere ordinanze ad hoc. Sulla salute dei nostri bambini e su ciò che afferma la medicina non si discute.

Mozione punto nascite Cernusco: intempestiva e controproducente

micheliUna mozione intempestiva che arriva proprio mentre i sindaci del territorio stanno cercando una soluzione condivisa da tutta la Martesana e che rischia, al contrario di quanto si proponeva, di compromettere definitivamente le sorti del punto nascita dell’Uboldo di Cernusco.

Questo è stato, in sintesi, il mio intervento durante la discussione in aula, nel quale ho invitato ancora una volta la consigliera Maria Teresa Baldini, prima firmataria del documento presentato a difesa del reparto di maternità cernuschese, a fare un passo indietro.

Le è stato chiesto più volte e da più parti, ma non ha voluto sentire ragioni. E l’unico effetto ottenuto dalla sua insistenza è stato quello di compattare l’intero centrodestra sulle posizioni dell’assessore Mantovani, segnando un punto a tutto sfavore del mantenimento del punto nascite a Cernusco. Insomma, un atto sbagliato nei tempi e nei modi che risulta addirittura controproducente. Da qui in avanti sarà molto più difficile riaprire un tavolo sulla vicenda.

Maternità Uboldo: decisione di buon senso la sospensione della chiusura

uboldoAlla fine ha prevalso il buonsenso: dopo le manifestazioni di cittadini, la nostra interrogazione e l’intervento diretto dei sindaci, si è deciso di sospendere la delibera della Giunta Maroni che aveva stabilito di chiudere la maternità dell’ospedale Uboldo di Cernusco accorpandolo a quello di Melzo.

Anche l’assessore Mantovani ha dovuto riconoscere che decisioni spot svincolate da un piano strategico di riorganizzazione complessiva rischiano di risultare irragionevoli e controproducenti. Con buona pace della Lega, che ha evidentemente esultato troppo presto.

Per noi non è certo una questione di campanilismo, come per i colleghi del Carroccio. L’obiettivo nostro è garantire una rete sociosanitaria efficiente e un servizio nascite di qualità. Qualunque sarà la scelta finale, l’importante è che nel percorso di ridisegno siano coinvolti tutti i soggetti interessati del territorio e che si assicurino il livello dell’offerta e la sicurezza dell’assistenza. Per quanto ci riguarda, non faremo mancare l’impegno in tal senso.

Chiusura maternità Uboldo a Cernusco: depositata interrogazione all’assessore Mantovani

uboldoQuali sono le motivazioni che hanno condotto Regione Lombardia alla decisione di chiudere il punto nascite dell’Ospedale Uboldo di Cernusco accorpandolo con quello dell’Ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo?

Ce lo chiediamo noi e se lo chiedono i cittadini della Martesana, che sulla vicenda ci hanno chiesto di presentare un’interrogazione all’assessore alla sanità Mantovani.

Davvero non si capisce su quali basi la Giunta Maroni abbia fatto questa scelta. Dal momento che tutti i parametri di valutazione indicano una pari qualità di servizio delle due strutture, a fare la differenza dovrebbe essere il numero dei parti eseguiti. E siccome Melzo non raggiunge i 500 all’anno, mentre Cernusco supera i 600, non avrebbero dovuto esserci dubbi.

Senza contare che lo scorso luglio, mentre il Consiglio di rappresentanza dei sindaci dell’Asl Milano 2 concordava nel chiedere alla Regione una proroga per la presentazione del piano di riorganizzazione dei punti nascita, l’Asl disattendeva questo mandato inviando la propria relazione tecnica.

Insomma, qualcosa non torna e vogliamo vederci chiaro. La questione è delicata e molto sentita, come ho potuto constatare anche l’altra sera durante la partecipata assemblea a Cernusco. Qui ci sono di mezzo il livello dell’offerta sanitaria e la sicurezza dell’assistenza: qualsiasi decisione dovrebbe dare garanzie in tal senso, non rispondere a logiche altre.

Aspettiamo quindi che l’assessore Mantovani ci spieghi nel dettaglio le ragioni della loro scelta, chiarendo anche come pensano di ricollocare i medici e gli infermieri che operano nel reparto soppresso.

Chiarezza sulla chiusura del reparto maternità dell’ospedale di Cernusco

cecchettiLasciatemi esprimere almeno qualche perplessità sulla delibera di martedì 7 della giunta regionale lombarda che riorganizza la Rete dei punti nascita in Martesana, e di fatto chiude dal primo gennaio 2015 la maternità dell’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio trasferendola all’ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo.

Mesi fa dall’Azienda ospedaliera di Melegnano paventavano la chiusura del reparto di maternità di Melzo. Ora, con un cambio repentino delle carte in tavola, arriva la delibera che ha spiazzato tutti. Al di là della decisione presa, mi pare doveroso fare chiarezza su questa vicenda, perché non vorrei che la strada intrapresa nasconda più motivazioni politiche che tecniche. E mi riferisco in particolare ai toni entusiastici utilizzati dal vicepresidente leghista del consiglio regionale, Fabrizio Cecchetti, che nel dare la notizia ha parlato di “grande viittoria del Carroccio in Regione“.

Ma di tutto questo, state ben certi, chiederemo chiarimenti ufficiali al presidente Maroni.

Il CERBA? Facciamolo a Segrate

CERBAA Segrate c’è un’area di circa un milione di metri quadri che viene chiamata Ex Dogana perché una quarantina di anni fa fu espropriata, abbattendo alcuni antichi edifici rurali, per realizzarvi quella che avrebbe dovuto essere la nuova zona doganale di Milano. Non se ne fece nulla e rimase una immensa incompiuta, con edifici per uffici già arredati e capannoni che via via si degradarono.

Nel 2009 Regione, Provincia di Milano, Comune di Segrate e la società IBP dell’ing. Percassi conclusero un Accordo di Programma che prevedeva di realizzare su 600.000 mq della ex-dogana il secondo, per grandezza, centro commerciale d’Europa: 130.000 mq di strutture di vendita con parcheggi per 14.200 posti macchina. L’AdP, oltre allo sviluppo immobiliare dell’area riguarda anche la realizzazione della tangenzialina finale della Cassanese prevista per l’accesso al centro commerciale ed anche per togliere dal centro abitato il traffico di transito, prossimamente incrementato dal completamento della Brebemi. Nel 2011 nell’affare è entrato il gigante australiano dei centri commerciale Westfield e il centro commerciale prende il nome di Westfield Milan.

Come ho già raccontato tutto questo mega progetto procede molto lentamente. Per uscirne occorrono coraggio e decisione.

Allora perché non cercare un’alternativa? Ce n’è una qui, a portata di mano: <strong>il grande progetto Cerba, la città della scienza pensata da Umberto Veronesi. Perchè non farlo qui a Segrate?

Sarebbe una scelta sulla quale vanno a convergere una serie di linee guida:

  1. Lo stop ai mega centri commerciali che hanno già fin troppo snaturato il territorio e la residenzialità della Lombardia.
  2. Il corretto utilizzo del territorio in quanto utilizzare la ex dogana di Segrate rappresenterebbe la riqualificazione della più estesa area industriale dismessa dell’est milanese.
  3. La sinergia scientifica con le altre grandi realtà mediche e di ricerca già presenti a Segrate, come il Lita/CNR e il San Raffaele.
  4. La programmazione del territorio anticipatrice della visione della ormai prossima città metropolitana.

Certo, ci vogliono coraggio e decisione. E rapidità. Una sfida alla quale un buon amministratore non dovrebbe sottrarsi.

CERBA: il Comune di Milano ha ragione

cerbaSul CERBA il Comune di Milano ha ragione: per realizzare il progetto basta che la Regione indichi un’altra area.

Quoto per intero la dichiarazione di Umberto Ambrosoli su questo argomento.

“Milano rinuncia al Cerba? Non credo che l’allarme, polemico contro il Comune, lanciato da Maroni e Mantovani durante l’ultimo Comitato di Vigilanza, sia un aiuto ad uscire dall’impasse in cui lungaggini burocratiche e vicende giudiziarie hanno costretto questo progetto scientifico di ricerca biomedico.

L’assessore Mantovani, perciò, non cerchi di nascondere la sua polvere sotto il tappeto degli altri. Il progetto di un centro di studi del genoma e di terapie genetiche è certamente utile per mantenere attraverso l’innovazione quell’eccellenza che la sanità lombarda ha saputo raggiungere con il quotidiano impegno di medici, infermieri e personale tutto.

Invece di parlare di ‘vulnus’, di ferite inferte alla sanità italiana ed europea, la Regione si preoccupi di garantire la piena trasparenza al progetto, riparta da zero e costruisca con coerenza le linee del sviluppo. E soprattutto si faccia garante della sostenibilità economica, territoriale, finanziaria di un progetto che prevede 1260 pazienti in regime di ricovero e di parziale accreditamento.

L’assessore, nelle sue diverse audizioni in Commissione sanità, non ha mai spiegato come sostenere i costi di quei posti letto da realizzare, né con quali strutture. Pubbliche? Private? E tanto meno ci ha detto dove tagliare un numero equivalente di DGR, con costi equivalenti. Purtroppo fino ad oggi si è fatto ben sentire l’assenza di un impegno chiaro e netto della Regione. Questo non permette oggi di scaricare su altri la responsabilità del blocco, non di un progetto sanitario, come si vuol fare credere, ma della sua attuale proposta di localizzazione. Perciò se il progetto è ritenuto dalla Regione economicamente sostenibile, l’assessore deve solo individuare un’altra area sul quale realizzarlo e non limitarsi, mi ripeto ancora, a buttare la propria polvere sotto il tappeto delle scelte responsabili degli altri”.

Ci mancava il gas

trivelleTempo fa avevo chiesto chiarimenti in Regione sulle indagini di ricerca di gas metano in Martesana dopo le ipotesi allarmistiche prospettate anche dai media locali, secondo i quali il territorio in un futuro prossimo potrebbe essere bucherellato dalle trivelle della società Mac Oil Spa.

Martedì è arrivata la risposta scritta da parte degli uffici del Pirellone che descrivono nel dettaglio le due fasi delle indagini:

«Il programma dei lavori di ricerca “Melzo” è suddiviso in due fasi delle quali la prima è finalizzata a studi indagini e valutazioni compresi l’acquisizione e l’interpretazione di dati sismici per una lunghezza di 15 chilometri – si legge nel documento -, mentre la seconda risulta subordinata alla conferma, da parte degli esiti della prima fase, della presenza di situazioni geominerarie meritevoli di approfondimento con la previsione eventuale della perforazione di uno o due pozzi esplorativi».

Dalla Regione anche delucidazioni sulla procedura della Valutazione di impatto ambientale:

«La prima fase del programma di lavori è esclusa da Via, in quanto non prevede impatti significativi sul territorio come da decreto regionale 1256 del 2012. Infatti gli studi e le valutazioni necessarie saranno condotte mediante l’elaborazione delle informazioni oggi reperibili anche presso precedenti operatori minerari, mentre l’indagine geofisica, qualora si rendesse necessaria, sarà effettuata con il metodo “vibroseis” senza movimenti di terra e senza l’utilizzo di esplosivi per energizzare il terreno».

Lo stesso decreto regionale esclude da ogni attività d’indagine le aree dei parchi regionali e dei siti di interesse comunitario presenti all’interno del perimetro del permesso di ricerca. Inoltre l’eventuale effettuazione dei lavori di perforazione di uno o due pozzi è condizionata al risultato positivo delle indagini condotte nella prima fase, ed è comunque subordinata a Via regionale e al raggiungimento di una nuova intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico per l’autorizzazione alla trivellazione. Problematiche squisitamente ambientali e sanitarie, con specifico riferimento al sito individuato e al comune interessato, saranno affrontate in questo ambito.

Non è la prima volta che vengono fatte queste ricerche nell’est Milano. Come ci ha ricordato recentemente il periodico Altraeconomia, già negli anni ’50 l’Agip aprì 18 pozzi tra Brugherio, Lambrate e Cernusco, spingendosi fino a quasi 3.000 metri di profondità, ma tutti i pozzi risultarono sterili. Negli anni ’80 invece Eni trovò idrocarburi nel campo Malossa, tra Cassano d’Adda e Treviglio, dove furono fatte delle trivellazioni profonde oltre 6.000 metri. Staremo a vedere dove porterà questo nuovo tentativo mantenendo i riflettori puntati sulle problematiche ambientali.

Voglio dire però che con la Martesana già martoriata dai lavori della Brebremi e della Tem, almeno le trivellazioni del metano ce le potevano risparmiare.

Qual è la situazione amianto in Lombardia?

amiantoQuesta mattina davanti a Montecitorio si è tenuta la manifestazione del Coordinamento nazionale amianto.

Un’occasione importante, anche per noi, per fare una riflessione sull’amianto in Lombardia.

Dalle nostre parti la situazione appare buona, almeno dal punto di vista normativo, ma complicata dal punto di vista dei risultati effettivi. Sull’amianto vi sono due leggi regionali: la 17 del 2003 “Norme per il risanamento dell’ambiente, bonifica e smaltimento dell’amianto” e la recente n. 14 del 2012 che ha modificato la 17 in particolare in un punto importante, cioè quello del censimento.

La LR 14 prevedeva che obbligatoriamente entro il 31 Gennaio 2013 i proprietari di edifici o impianti o mezzi di trasporto avrebbero dovuto informare le proprie ASL della presenza di materiali contenenti amianto. Non si tratta di un autodenuncia perché non è un reato avere un edificio contenente amianto, se questo amianto non si disperde nell’ambiente costituendo così un pericolo per la salute, ma è un atto consapevole per permettere agli enti territoriali di poter censire e monitorare un pericoloso cancerogeno sul territorio e conseguentemente tutelare la salute pubblica. La mancata comunicazione espone il proprietario ad una sanzione amministrativa che mi sembra un po’ troppo modesta, va infatti da 100 a 1500 € e c’è una delibera che gradua la sanzione in base all’indice di degrado, applica cioè la sanzione massima se c’è, ad esempio, molto eternit notevolmente degradato, cioè che sta liberando fibre di amianto. Dico che è modesta perché i costi di smaltimento sono molto alti ed immagino che molti proprietari abbiamo comunque preferito non esporsi in modo da non incorrere nell’obbligo della bonifica.

Il Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL) del 22 Dicembre 2005, prevede in Lombardia l’obbligo di bonifica dei materiali contenti amianto entro e non oltre 10 anni dalla pubblicazione del PRAL sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia (BURL). La pubblicazione del PRAL sul BURL è avvenuta in data 17 Gennaio 2006 e, pertanto, la bonifica dovrà essere eseguita entro il 16 Gennaio 2016. Un obiettivo che oggi appare del tutto irraggiungibile.

Devo dire tuttavia che sull’amianto l’attenzione della regione è sicuramente elevata. Il registro dei mesoteliomi, cioè dei tumori dovuti ad amianto, fa ogni anno una relazione di monitoraggio che viene presentata al consiglio regionale; per dare alcuni numeri, dal 2000 al 2012 compreso abbiamo avuto in Lombardia oltre 3500 casi accertati di mesotelioma. Per due terzi ha colpito maschi e l’età media dei colpiti dalla malattia è piuttosto elevata, sia per gli uomini che per le donne è intorno ai 70 anni. Va però segnalato che vi sono stati alcuni decine di casi di persone colpite da mesotelioma piuttosto giovani, con meno di 45 anni; e tra questi purtroppo ce ne sono stati un piccola parte, una ventina di persone, quasi tutti maschi definiti come malati per cause professionali, cioè che certamente lavoravano o vivevano in ambienti con presenza di amianto. Un piccolo numero per le statistiche, tuttavia persone giovani, con famiglie, affetti, un futuro possibile davanti che forse non sarebbero ammalate se in Lombardia non ci fosse già più amianto.

Attualmente le uniche tre discariche autorizzate sono sotto sequestro, una per problemi di reato di corruzione che hanno coinvolto i vertici della Compagnia delle Opere di Bergamo, l’imprenditore Locatelli, e l’ex assessore regionale all’Ecologia Nicoli Cristiani; le altre due per insufficienti misure di sicurezza nel trattamento dei rifiuti di amianto. Teoricamente potrebbero ospitare tutti i composti con amianto lombardi che le stime più recenti valutano in circa 3.000.000 di metri cubi di materiale. Al momento è in corso il tentativo di aprire altre discariche, tentativo che ovviamente è visto con comprensibile ostilità da parte delle popolazioni locali, visto quello che è successo nella altre discariche.

Prospettive: c’è un comitato di aziende che, forse più realista dell’amministrazione regionale, ha lanciato il piano ZERO Amianto in Lombardia – 2020. Il problema sono comunque sempre le discariche e gli incentivi per favorire la rimozione e lo smaltimento di questo pericoloso materiale.

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