sanità

Mozione punto nascite Cernusco: intempestiva e controproducente

micheliUna mozione intempestiva che arriva proprio mentre i sindaci del territorio stanno cercando una soluzione condivisa da tutta la Martesana e che rischia, al contrario di quanto si proponeva, di compromettere definitivamente le sorti del punto nascita dell’Uboldo di Cernusco.

Questo è stato, in sintesi, il mio intervento durante la discussione in aula, nel quale ho invitato ancora una volta la consigliera Maria Teresa Baldini, prima firmataria del documento presentato a difesa del reparto di maternità cernuschese, a fare un passo indietro.

Le è stato chiesto più volte e da più parti, ma non ha voluto sentire ragioni. E l’unico effetto ottenuto dalla sua insistenza è stato quello di compattare l’intero centrodestra sulle posizioni dell’assessore Mantovani, segnando un punto a tutto sfavore del mantenimento del punto nascite a Cernusco. Insomma, un atto sbagliato nei tempi e nei modi che risulta addirittura controproducente. Da qui in avanti sarà molto più difficile riaprire un tavolo sulla vicenda.

Maternità Uboldo: decisione di buon senso la sospensione della chiusura

uboldoAlla fine ha prevalso il buonsenso: dopo le manifestazioni di cittadini, la nostra interrogazione e l’intervento diretto dei sindaci, si è deciso di sospendere la delibera della Giunta Maroni che aveva stabilito di chiudere la maternità dell’ospedale Uboldo di Cernusco accorpandolo a quello di Melzo.

Anche l’assessore Mantovani ha dovuto riconoscere che decisioni spot svincolate da un piano strategico di riorganizzazione complessiva rischiano di risultare irragionevoli e controproducenti. Con buona pace della Lega, che ha evidentemente esultato troppo presto.

Per noi non è certo una questione di campanilismo, come per i colleghi del Carroccio. L’obiettivo nostro è garantire una rete sociosanitaria efficiente e un servizio nascite di qualità. Qualunque sarà la scelta finale, l’importante è che nel percorso di ridisegno siano coinvolti tutti i soggetti interessati del territorio e che si assicurino il livello dell’offerta e la sicurezza dell’assistenza. Per quanto ci riguarda, non faremo mancare l’impegno in tal senso.

Chiusura maternità Uboldo a Cernusco: depositata interrogazione all’assessore Mantovani

uboldoQuali sono le motivazioni che hanno condotto Regione Lombardia alla decisione di chiudere il punto nascite dell’Ospedale Uboldo di Cernusco accorpandolo con quello dell’Ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo?

Ce lo chiediamo noi e se lo chiedono i cittadini della Martesana, che sulla vicenda ci hanno chiesto di presentare un’interrogazione all’assessore alla sanità Mantovani.

Davvero non si capisce su quali basi la Giunta Maroni abbia fatto questa scelta. Dal momento che tutti i parametri di valutazione indicano una pari qualità di servizio delle due strutture, a fare la differenza dovrebbe essere il numero dei parti eseguiti. E siccome Melzo non raggiunge i 500 all’anno, mentre Cernusco supera i 600, non avrebbero dovuto esserci dubbi.

Senza contare che lo scorso luglio, mentre il Consiglio di rappresentanza dei sindaci dell’Asl Milano 2 concordava nel chiedere alla Regione una proroga per la presentazione del piano di riorganizzazione dei punti nascita, l’Asl disattendeva questo mandato inviando la propria relazione tecnica.

Insomma, qualcosa non torna e vogliamo vederci chiaro. La questione è delicata e molto sentita, come ho potuto constatare anche l’altra sera durante la partecipata assemblea a Cernusco. Qui ci sono di mezzo il livello dell’offerta sanitaria e la sicurezza dell’assistenza: qualsiasi decisione dovrebbe dare garanzie in tal senso, non rispondere a logiche altre.

Aspettiamo quindi che l’assessore Mantovani ci spieghi nel dettaglio le ragioni della loro scelta, chiarendo anche come pensano di ricollocare i medici e gli infermieri che operano nel reparto soppresso.

Chiarezza sulla chiusura del reparto maternità dell’ospedale di Cernusco

cecchettiLasciatemi esprimere almeno qualche perplessità sulla delibera di martedì 7 della giunta regionale lombarda che riorganizza la Rete dei punti nascita in Martesana, e di fatto chiude dal primo gennaio 2015 la maternità dell’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio trasferendola all’ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo.

Mesi fa dall’Azienda ospedaliera di Melegnano paventavano la chiusura del reparto di maternità di Melzo. Ora, con un cambio repentino delle carte in tavola, arriva la delibera che ha spiazzato tutti. Al di là della decisione presa, mi pare doveroso fare chiarezza su questa vicenda, perché non vorrei che la strada intrapresa nasconda più motivazioni politiche che tecniche. E mi riferisco in particolare ai toni entusiastici utilizzati dal vicepresidente leghista del consiglio regionale, Fabrizio Cecchetti, che nel dare la notizia ha parlato di “grande viittoria del Carroccio in Regione“.

Ma di tutto questo, state ben certi, chiederemo chiarimenti ufficiali al presidente Maroni.

Tangenti e sanità in Martesana: ora la massima trasparenza

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La mozione di censura a Mantovani

La sospensione dai loro incarichi del direttore generale e del direttore amministrativo della Azienda Ospedaliera di Melegnano, e l’Azienda stessa commissariata, sono la conseguenza delle indagini sulle presunte tangenti negli appalti di Expo. Provvedimenti decisi dalla giunta regionale dopo la richiesta d’arresto da parte della Procura di Milano che contesta ai due manager di aver favorito imprenditori amici della cosiddetta cupola comandata dall’ex sindaco di Cernusco sul Naviglio Gianstefano Frigerio.

Anche la Martesana, quindi, non solo perché uno degli arrestati è cernuschese, è colpita da vicino da questo terremoto giudiziario. Dalla Ao di Melegnano dipendono, infatti, oltre all’ospedale di Vizzolo Predabissi, tutti gli ospedali pubblici del territorio: Cernusco, Melzo, Vaprio, Gorgonzola e Cassano, e quindici poliambulatori.

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Le firme alla mozione di censura a Mantovani

La malagestione della cosa pubblica ci sfiora, ci circonda. Un ottimo antidoto per combatterla è la massima trasparenza che deve diventare uno standard ovunque: in Regione, nelle Aziende Ospedaliere, nei Comuni, nelle aziende partecipate e nei consigli comunali.

Da tempo sollecito una serie riflessione sul futuro della rete ospedaliera della Martesana. Anche per questo, insieme ai miei colleghi del Patto Civico e del PD, ho firmato una mozione di censura all’assessore alla Sanità Mario Mantovani, per chiedere di ripristinare la massima trasparenza nella gestione del Servizio Sanitario e la piena operabilità delle strutture colpite dall’inchiesta giudiziaria, e tra queste, anche quella di Meleganano.

Il CERBA? Facciamolo a Segrate

CERBAA Segrate c’è un’area di circa un milione di metri quadri che viene chiamata Ex Dogana perché una quarantina di anni fa fu espropriata, abbattendo alcuni antichi edifici rurali, per realizzarvi quella che avrebbe dovuto essere la nuova zona doganale di Milano. Non se ne fece nulla e rimase una immensa incompiuta, con edifici per uffici già arredati e capannoni che via via si degradarono.

Nel 2009 Regione, Provincia di Milano, Comune di Segrate e la società IBP dell’ing. Percassi conclusero un Accordo di Programma che prevedeva di realizzare su 600.000 mq della ex-dogana il secondo, per grandezza, centro commerciale d’Europa: 130.000 mq di strutture di vendita con parcheggi per 14.200 posti macchina. L’AdP, oltre allo sviluppo immobiliare dell’area riguarda anche la realizzazione della tangenzialina finale della Cassanese prevista per l’accesso al centro commerciale ed anche per togliere dal centro abitato il traffico di transito, prossimamente incrementato dal completamento della Brebemi. Nel 2011 nell’affare è entrato il gigante australiano dei centri commerciale Westfield e il centro commerciale prende il nome di Westfield Milan.

Come ho già raccontato tutto questo mega progetto procede molto lentamente. Per uscirne occorrono coraggio e decisione.

Allora perché non cercare un’alternativa? Ce n’è una qui, a portata di mano: <strong>il grande progetto Cerba, la città della scienza pensata da Umberto Veronesi. Perchè non farlo qui a Segrate?

Sarebbe una scelta sulla quale vanno a convergere una serie di linee guida:

  1. Lo stop ai mega centri commerciali che hanno già fin troppo snaturato il territorio e la residenzialità della Lombardia.
  2. Il corretto utilizzo del territorio in quanto utilizzare la ex dogana di Segrate rappresenterebbe la riqualificazione della più estesa area industriale dismessa dell’est milanese.
  3. La sinergia scientifica con le altre grandi realtà mediche e di ricerca già presenti a Segrate, come il Lita/CNR e il San Raffaele.
  4. La programmazione del territorio anticipatrice della visione della ormai prossima città metropolitana.

Certo, ci vogliono coraggio e decisione. E rapidità. Una sfida alla quale un buon amministratore non dovrebbe sottrarsi.

CERBA: il Comune di Milano ha ragione

cerbaSul CERBA il Comune di Milano ha ragione: per realizzare il progetto basta che la Regione indichi un’altra area.

Quoto per intero la dichiarazione di Umberto Ambrosoli su questo argomento.

“Milano rinuncia al Cerba? Non credo che l’allarme, polemico contro il Comune, lanciato da Maroni e Mantovani durante l’ultimo Comitato di Vigilanza, sia un aiuto ad uscire dall’impasse in cui lungaggini burocratiche e vicende giudiziarie hanno costretto questo progetto scientifico di ricerca biomedico.

L’assessore Mantovani, perciò, non cerchi di nascondere la sua polvere sotto il tappeto degli altri. Il progetto di un centro di studi del genoma e di terapie genetiche è certamente utile per mantenere attraverso l’innovazione quell’eccellenza che la sanità lombarda ha saputo raggiungere con il quotidiano impegno di medici, infermieri e personale tutto.

Invece di parlare di ‘vulnus’, di ferite inferte alla sanità italiana ed europea, la Regione si preoccupi di garantire la piena trasparenza al progetto, riparta da zero e costruisca con coerenza le linee del sviluppo. E soprattutto si faccia garante della sostenibilità economica, territoriale, finanziaria di un progetto che prevede 1260 pazienti in regime di ricovero e di parziale accreditamento.

L’assessore, nelle sue diverse audizioni in Commissione sanità, non ha mai spiegato come sostenere i costi di quei posti letto da realizzare, né con quali strutture. Pubbliche? Private? E tanto meno ci ha detto dove tagliare un numero equivalente di DGR, con costi equivalenti. Purtroppo fino ad oggi si è fatto ben sentire l’assenza di un impegno chiaro e netto della Regione. Questo non permette oggi di scaricare su altri la responsabilità del blocco, non di un progetto sanitario, come si vuol fare credere, ma della sua attuale proposta di localizzazione. Perciò se il progetto è ritenuto dalla Regione economicamente sostenibile, l’assessore deve solo individuare un’altra area sul quale realizzarlo e non limitarsi, mi ripeto ancora, a buttare la propria polvere sotto il tappeto delle scelte responsabili degli altri”.

Qual è la situazione amianto in Lombardia?

amiantoQuesta mattina davanti a Montecitorio si è tenuta la manifestazione del Coordinamento nazionale amianto.

Un’occasione importante, anche per noi, per fare una riflessione sull’amianto in Lombardia.

Dalle nostre parti la situazione appare buona, almeno dal punto di vista normativo, ma complicata dal punto di vista dei risultati effettivi. Sull’amianto vi sono due leggi regionali: la 17 del 2003 “Norme per il risanamento dell’ambiente, bonifica e smaltimento dell’amianto” e la recente n. 14 del 2012 che ha modificato la 17 in particolare in un punto importante, cioè quello del censimento.

La LR 14 prevedeva che obbligatoriamente entro il 31 Gennaio 2013 i proprietari di edifici o impianti o mezzi di trasporto avrebbero dovuto informare le proprie ASL della presenza di materiali contenenti amianto. Non si tratta di un autodenuncia perché non è un reato avere un edificio contenente amianto, se questo amianto non si disperde nell’ambiente costituendo così un pericolo per la salute, ma è un atto consapevole per permettere agli enti territoriali di poter censire e monitorare un pericoloso cancerogeno sul territorio e conseguentemente tutelare la salute pubblica. La mancata comunicazione espone il proprietario ad una sanzione amministrativa che mi sembra un po’ troppo modesta, va infatti da 100 a 1500 € e c’è una delibera che gradua la sanzione in base all’indice di degrado, applica cioè la sanzione massima se c’è, ad esempio, molto eternit notevolmente degradato, cioè che sta liberando fibre di amianto. Dico che è modesta perché i costi di smaltimento sono molto alti ed immagino che molti proprietari abbiamo comunque preferito non esporsi in modo da non incorrere nell’obbligo della bonifica.

Il Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL) del 22 Dicembre 2005, prevede in Lombardia l’obbligo di bonifica dei materiali contenti amianto entro e non oltre 10 anni dalla pubblicazione del PRAL sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia (BURL). La pubblicazione del PRAL sul BURL è avvenuta in data 17 Gennaio 2006 e, pertanto, la bonifica dovrà essere eseguita entro il 16 Gennaio 2016. Un obiettivo che oggi appare del tutto irraggiungibile.

Devo dire tuttavia che sull’amianto l’attenzione della regione è sicuramente elevata. Il registro dei mesoteliomi, cioè dei tumori dovuti ad amianto, fa ogni anno una relazione di monitoraggio che viene presentata al consiglio regionale; per dare alcuni numeri, dal 2000 al 2012 compreso abbiamo avuto in Lombardia oltre 3500 casi accertati di mesotelioma. Per due terzi ha colpito maschi e l’età media dei colpiti dalla malattia è piuttosto elevata, sia per gli uomini che per le donne è intorno ai 70 anni. Va però segnalato che vi sono stati alcuni decine di casi di persone colpite da mesotelioma piuttosto giovani, con meno di 45 anni; e tra questi purtroppo ce ne sono stati un piccola parte, una ventina di persone, quasi tutti maschi definiti come malati per cause professionali, cioè che certamente lavoravano o vivevano in ambienti con presenza di amianto. Un piccolo numero per le statistiche, tuttavia persone giovani, con famiglie, affetti, un futuro possibile davanti che forse non sarebbero ammalate se in Lombardia non ci fosse già più amianto.

Attualmente le uniche tre discariche autorizzate sono sotto sequestro, una per problemi di reato di corruzione che hanno coinvolto i vertici della Compagnia delle Opere di Bergamo, l’imprenditore Locatelli, e l’ex assessore regionale all’Ecologia Nicoli Cristiani; le altre due per insufficienti misure di sicurezza nel trattamento dei rifiuti di amianto. Teoricamente potrebbero ospitare tutti i composti con amianto lombardi che le stime più recenti valutano in circa 3.000.000 di metri cubi di materiale. Al momento è in corso il tentativo di aprire altre discariche, tentativo che ovviamente è visto con comprensibile ostilità da parte delle popolazioni locali, visto quello che è successo nella altre discariche.

Prospettive: c’è un comitato di aziende che, forse più realista dell’amministrazione regionale, ha lanciato il piano ZERO Amianto in Lombardia – 2020. Il problema sono comunque sempre le discariche e gli incentivi per favorire la rimozione e lo smaltimento di questo pericoloso materiale.

Sanità in Martesana

sanitaConcordo con le riflessioni del sindaco Comincini: domande sul futuro dei piccoli ospedali dobbiamo porcele. Occorre, di questo parla Comincini, rivedere la rete ospedaliera della Martesana.

Concordo con lui soprattutto sulla opportunità di dar luogo fin d’ora ad una riflessione sul tema con una visione di lungo periodo, evitando i campanilismi, cioè la difesa ad oltranza delle realtà “sotto casa” ma tenendo conto delle esigenze della gente.

Il quadro della sanità sta cambiando e cambierà; si accorciano, ad esempio, i tempi di alcuni ricoveri, ma aumentano i casi di malattie invalidanti o legate all’invecchiamento. Si fa strada la telemedicina e migliora la possibilità di intervenire per tempo sui malori acuti, come quelli cardiocircolatori.

Sono gli stessi fautori della legge 31 che dicono che è superata e in Regione è iniziato il dibattito per la sua revisione. C’è una attenzione critica sulle difficoltà incontrate dai cittadini nelle cure primarie (cure domiciliari, l’assistenza di medicina generale, l’assistenza pediatrica e consultoriale, le prestazioni di specialistica ambulatoriale, le dimissioni protette, i servizi rivolti agli anziani e ai disabili adulti) che non sono integrate nei piccoli presidi.

Tutto questo pone per noi abitanti della Martesana, il problema delle distanze, o meglio dei tempi di trasporto, sia per le emergenze che per l’utenza privata, munita o meno di auto propria. La nostra Martesana, sotto l’aspetto dei trasporti sta vivendo la rivoluzione TEM/Brebremi. Ciò che ne verrà è stato studiato e previsto, ma andrà anche verificato nei fatti. Quali saranno i risultati, quanto tempo ci vorrà perché un infartuato o una partoriente, un bambino che è caduto in bicicletta o un anziano che ha bisogno di particolari accertamenti o riabilitazioni raggiungano per tempo la struttura sanitaria per le cure cui hanno diritto?

Riusciamo oggi a dare le risposte adeguate alla Martesana di domani? Le strutture medie, piccole o grandi che esistono sulla Martesana o a Milano sono adeguate alle esigenze di chi vive a Cernusco o a Segrate, a Rodano o a Pessano?

E ancora, pensando allo sportello di accettazione e prenotazioni che l’Ospedale San Raffaele ha aperto presso gli uffici del Comune di Segrate, mi chiedo: è possibile incentivare la collaborazione tra pubblico e privato nella sanità come negli altri servizi (asili nido, scuole..)?

Questa è la bella sfida che Comincini ha lanciato e sulla quale dobbiamo tutti insieme riflettere e lavorare.

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