Servire

Che cosa fate voi per gli altri?

servireSull’ultimo numero di Servire, rivista scout per educatori, c’è questo bell’articolo di Anna Scavuzzo, che è quasi un Manifesto per chi come me, si è affacciato al mondo della politica.
Ve lo ripropongo per intero.

Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più insistente e urgente domanda della vita è: “Che cosa fate voi per gli altri?”
Martin Luther King, Il sogno della non violenza. Pensieri

Anna Scavuzzo

Anna Scavuzzo

Abbiamo fin qui ragionato di una scelta di servizio vissuta con consapevolezza politica e di una scelta politica vissuta come la forma più alta della carità, per dirla con Paolo IV, primariamente perché approfondire la relazione fra servizio e politica è anche obiettivo educativo: nel percorso di maturazione di ciascuno è importante individuare ciò che trasforma un atto di carità – nobile, alto, vitale – in un’azione politica. O, perlomeno, traguardarne gli aspetti politici che ne conseguono o lo rendono necessario. L’esemplarità della nostra condotta, delle nostre scelte, delle nostre azioni, è per noi tratto distintivo, che qualifica ciò che siamo, che ci permette di dare una forma alla nostra identità di cristiani impegnati in politica.

I cristiani, che hanno parte attiva nello sviluppo economico – sociale e propugnano giustizia e carità, siano convinti di contribuire molto alla prosperità del genere umano e alla pace del mondo. In tali attività, sia che agiscano come singoli che come associati, siano esemplari.
Costituzione Gaudium et Spes, n. 73, 1965.

Parimenti importante è prender coscienza di ciò che mettiamo a fondamento dell’attività politica, che per un cristiano – e per uno scout – affonda le sue radici nell’invito a essere pietre vive della nostra società, lievito e sale; in ambito politico in senso stretto talvolta essa si scontra, o perlomeno si incontra, con scelte politiche altrui che hanno diversa origine e matrice, a cui si ha il dovere di portare rispetto e da considerarsi nel merito di ciò che propongono. Ci si trova talvolta a collaborare con persone provenienti da contesti diversi, eppure impegnate insieme a noi per un obiettivo comune.

Amministrare, legiferare, governare, impegnarsi per fare il bene, non solo evocarlo. Perseguire il bene comune comporta competenza, tenacia e capacità di concretizzare ciò che ci sta a cuore. Resistendo alle lusinghe dei facili consensi e uscendo dall’equivoco che confonde un buon politico con un buon oratore. La dimensione del servizio richiede anche una capacità di azione che non può prescindere dall’azione politica: tanto la politica quanto il servizio, laddove vissuti con serietà, non si accontentano di belle parole. E questi presupposti di competenza, tenacia e concretezza devono valere nel servizio, anche in quello educativo.

Affrontare il rapporto tra politica e servizio aiuta anche a mettere in crisi la ridondante retorica di una politica fatta di slogan: parole evocative di un’idealità che si arena per l’incapacità di tradurre l’afflato ideale in una prassi che porti attuazione e concretezza. L’interdipendenza fra pensiero e azione ha bisogno di essere un altro dei tratti fondamentali – a nostro giudizio – del nostro spendersi per il bene comune, fuor di retorica, reggendo anche alla prova dei fatti. In questa riflessione si innesta il tema della responsabilità e della capacità di decidere: l’azione politica non può – a nostro
avviso – configurarsi come denuncia e opposizione, ma deve mostrare la capacità di scegliere e di attuare un percorso, costruendo consenso intorno alla proposta, assumendosi la responsabilità di guidare la costruzione di una mediazione significativa che non snaturi il progetto, correndo il rischio di commettere qualche errore. “A che serve avere le mani pulite se le si tiene in tasca“, diceva don Lorenzo Milani, non certo riferendosi a tangenti e mazzette, quanto piuttosto stigmatizzando i saccenti professionisti della chiacchiera – anche politica – che non sbagliano mai, perché mai fanno alcunché. E hanno le mani pulite, non si immischiano con gli affari degli uomini, non provano a risolvere un problema e si limitano a filosofeggiare di come si dovrebbe fare. Di certo non sbaglieranno, ma tanto l’ignavia quanto il velleitarismo che non arriva mai a realizzare nulla sono una iattura per il decisore politico.

Guardiamo alla dimensione politica dei nostri Clan: possiamo distinguere coloro che si dilungano in un mero parlare di politica senza essere in grado di lasciare una traccia, un segno e di costruire un cambiamento, da quanti hanno la capacità di pensare e agire, di ragionare, discernere e prendere posizione, assumendosi la responsabilità – e l’onere – di tradurre in azioni le proprie parole. Ai ragazzi – e non solo a loro! – serve intuire e forse anche affrontare questa possibile contraddizione che svilisce la scelta politica laddove ne faccia soltanto argomento di speculazione filosofica.

E da ultimo, vorrei proporre una riflessione sul concetto di potere, che può richiamare un’idea di controllo, di possesso, quanto un’idea di possibilità: è un tema che ci mette di fronte una parola inusuale nei nostri contesti educativi, ma che è alla base di ogni riflessione seria e onesta sulla politica nelle sue diverse manifestazioni.
Avere ed esercitare potere con responsabilità, essere capaci di resistere alle lusinghe e alle tentazioni, saper tenere a bada il proprio ego di fronte al rischio del desiderio di onnipotenza o per lo meno di fronte all’ingordigia che il potere alimenta.

Sarebbe ipocrita pensare che la dimensione del servizio non sia toccata da questi rischi. E’ sufficiente aver imboccato un anziano, aiutato una persona disabile o anche affrontato un percorso educativo in una delle nostre unità per rendersi conto che la tentazione di anteporre sé all’altro è sempre in agguato e il potere che si può esercitare sull’altro è tutt’altro che ininfluente. Ci si sente potenti, si ha in mano il cuore e la vita di un’altra persona, si prova la vertigine di contare qualcosa e di poter giudicare o almeno influenzare la vita di un’altra persona.
Da insegnante mi accorgo che l’asimmetria fra insegnante e allievo, come quella fra chi fa un servizio e chi lo riceve, come quella fra decisore politico ed elettore (che in campagna elettorale ribalta i rapporti di forza) può essere mal interpretata, al punto da ferire e umiliare l’altro in modo brutale, al punto da farci ubriacare e perdere il senso della misura nelle cose che facciamo o diciamo.

Tanto la politica quanto il servizio ci pongono la questione del potere e della sua gestione. Senso di responsabilità e capacità di affrontare ambizione e narcisismo sono aspetti indispensabili del nostro agire tanto in un contesto politico quanto in un contesto di servizio.

Come un servizio e non come un privilegio

scavuzzoL’attività di noi amministratori si arricchisce della responsabilità di non deludere i cittadini alla ricerca di interlocutori attenti e onesti, e far sì che possano trovare in quanti sono impegnati nelle istituzioni locali disponibilità all’ascolto, al ragionamento, nella ricerca di una sintesi opportuna – quanto necessaria – fra il bisogno del singolo e quello della comunità. (…)
Non si tratta di fare promesse o di assicurare favori e indulgenze, tutt’altro: si tratta di dare un volto umano all’impegno in Politica, di recuperare il senso di responsabilità personale e farsi carico di problemi – che sono del singolo e possono essere dell’intera comunità – contribuendo a formulare risposte attraverso percorsi politici che comprendano i cittadini in modo attivo e positivo. (…)
L’atteggiamento, l’etica e la prassi quotidiana che a livello locale caratterizzano l’agire di ciascun amministratore possono fare la differenza: abbiamo bisogno di proporre esempi positivi di persone impegnate in politica che vivano tale dimensione come un servizio e non come un privilegio, come un impegno e non come la via breve per la ricchezza e l’esercizio del potere“.

Vorrei fossero parole mie, ma sono state scritte da Anna Scavuzzo, nell’ultimo numero di Servire, la rivista scout per educatori.

Per chi volesse leggere per intero l’articolo: http://www.rs-servire.org/index.php/home/239-la-politica-sul-territorio

Io e Anna ci conosciamo fin da ragazzi, quando io svolgevo la mia attività di capo scout nella provincia e lei era già una delle migliori teste pensanti dello scoutismo milanese e italiano. Ci siamo trovati nuovamente negli ultimi tempi, prima nel comitato milanese per Matteo Renzi, poi grazie al Patto Civico per Ambrosoli, di cui è stata l’infaticabile animatrice.

Ecco, a chi mi chiede se la politica è “una cosa brutta”, io rispondo di no, perché ci sono anche persone come Anna, che mostrano come sia possibile vivere quotidianamente l’impegno politico “come un servizio e non come un privilegio“.

 Scroll to top