società civile

Io scelgo Matteo Renzi

micheli-renziNon sono iscritto al PD ma guardo con interesse alla fase di cambiamento che sta vivendo questo partito perché ne va del suo profilo riformista.

Come ha ricordato lucidamente Giovanni Bianchi, “nel 1968, di fronte al ribollire delle istanze studentesche ed operaie che contestavano il sistema di potere di cui egli era parte ed in qualche modo, anzi, il vertice, Aldo Moro ebbe a dire che la vera attitudine del riformista è quella di stare dalla parte del nuovo che nasce, per quanto confusi e per certi versi contraddittori siano i suoi contorni. Quelle parole valgono ancora oggi, in una fase tanto diversa, in cui però veramente si deve mettere mano alle forme dell’agire politico per salvarne l’essenza stessa contro le brame dell’antipolitica che, si badi bene, non allignano (soltanto) fra le fila dei partiti personali e/o patrimoniali, ma trovano una loro imprevisto terreno fertile anche fra coloro che dicono di difendere un’idea di politica alta ma in ultima analisi difendono soltanto una rendita di potere“.

A me sembra che oggi Matteo Renzi sia la persona con le idee realmente e concretamente più progressiste di tutta la politica italiana: perché dice quel che intende fare in modo esplicito e trasparente; perché è riuscito a convincere anche quando ha perso; perché è davvero l’uomo del cambiamento e ringiovanirà di due generazioni la politica italiana; perché è un leader giovane che vive alla perfezione il presente guardando al futuro.

L’Italia ha bisogno di una scossa, per questo oggi invito la società civile che desidera veramente un cambiamento a votare l’8 dicembre per Matteo Renzi, mandando a casa chi vuole che le cose rimangano come sono.

La rete civica lombarda

ambrosoliLa scelta di Umberto Ambrosoli come candidato alla presidenza della Regione Lombardia per il centrosinistra nelle elezioni del febbraio scorso è stata sostenuta dalle forze tradizionali del centrosinistra, ed è caduta su una persona del tutto al di fuori dello schema dei partiti. Una persona, come si dice, “della società civile”. E’ stata una scelta che, almeno in una certa misura prendeva atto dell’accresciuto distacco degli italiani dalle forse politiche tradizionali.

Nell’accettare la sua candidatura Umberto Ambrosoli ha preso molto sul serio il fatto di essere un candidato sostenuto da partiti tradizionali, ma esterno ad essi, ed è andato alla ricerca dell’area elettorale di cui si sentiva più espressione. Un’area che in larga parte si esprime informalmente o attraverso forme associative non strettamente politiche ma che a volte, da molto tempo, si esprime localmente attraverso espressioni politiche che a volte sono consolidate, le cosiddette liste civiche.

Così Ambrosoli, nel pur breve tempo intercorso dalla sua vittoria alle primarie del centrosinistra che lo ha designato candidato alla presidenza della Regione Lombardia, ha compiuto alcuni atti significativi: ha dato luogo ad una lista di sostegno che ha preso nome di Patto Civico ed ha cercato, provincia per provincia, come candidati consiglieri persone esterne ai partiti e in particolare persone, come me, con esperienze locali di lista civica.

Le Liste civiche in ogni parte d’Italia ci sono sempre state. Nei comuni con meno di 15000 abitanti frequentemente è necessaria la presentazione di liste di coalizione che in realtà sono espressione del tutto o in buon parte di partiti. In comuni piccoli o grandi quello delle liste realmente civiche, cioè decisamente al di fuori dei partiti, che nascono per esigenze locali, con programma amministrativi assolutamente locali, è un fenomeno molto diffuso e ormai consolidato. Nell’area che conosco meglio, la Martesana, ad esempio c’è la Lista per Pioltello, area di centrosinistra, che è stabilmente presente in consiglio comunale da vent’anni. Presenze costanti ci sono anche in altri comuni, come Cernusco sul Naviglio, Gorgonzola, Cassano d’Adda, Cologno, che, ancor prima della scesa in campo di Ambrosoli, si erano collegate tra loro con la sigla CIVES. Esperienze simili ci sono nell’area del magentino e praticamente in ogni provincia lombarda.

Ho letto che nell’ultima tornata amministrativa in Toscana, nei trenta comuni al voto c’erano più di quaranta liste civiche. C’è in giro molta voglia di impegnarsi politicamente, magari al di fuori dei partiti tradizionali.

Quel che ha fatto Umberto Ambrosoli, una volte eletto in Consiglio Regionale, è stato di consolidare la rete di rapporti con le liste civiche abbozzata nel breve periodo preelettorale. Per cui le sta cercando, zone per zona della Lombardia, e sta invitando quelle che si sentono poter aderire ad un progetto che comunque è nell’area del centrosinistra, ad entrare in un patto associativo, di fatto una associazione. Lo scopo è di stabilizzare questa esperienza, elettoralmente positiva, che ha avuto Patto Civico alle elezioni regionali e di mettere in comune le esperienze amministrative. Il tutto in un ottica “dal basso” “partecipativa” che non è uno slogan ma una inevitabile realtà: ognuna di queste liste nasce da una esigenza locale, unica, particolare. Quindi collegare quelle realtà è cosa non facile, e, fuori dalle piaggerie, se non ci fosse Ambrosoli, con la sua personalità a fare da coagulo, l’iniziativa sarebbe tutt’altro che facile.

Concludo con una osservazione. Quella delle liste civiche è una esperienza a 360 gradi, ve ne sono di centro, centrosinistra e centrodestra. Molte di quelle che conosco sono completamente fuori area, cioè mettono insieme localmente persone che hanno a livello regionale o nazionale idee politiche diverse.

Oltre a Patto Civico Ambrosoli Presidente, c’è in consiglio regionale un’altra lista non di partito nell’area del centrodestra: la Lista Maroni Presidente. Nell’area della maggioranza è il gruppo con il quale più spesso ci capita di trovare affinità nel modo di affrontare i problemi e a volte perfino di come risolverli. Non penso sia una caso.

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