Veronesi

Il CERBA? Facciamolo a Segrate

CERBAA Segrate c’è un’area di circa un milione di metri quadri che viene chiamata Ex Dogana perché una quarantina di anni fa fu espropriata, abbattendo alcuni antichi edifici rurali, per realizzarvi quella che avrebbe dovuto essere la nuova zona doganale di Milano. Non se ne fece nulla e rimase una immensa incompiuta, con edifici per uffici già arredati e capannoni che via via si degradarono.

Nel 2009 Regione, Provincia di Milano, Comune di Segrate e la società IBP dell’ing. Percassi conclusero un Accordo di Programma che prevedeva di realizzare su 600.000 mq della ex-dogana il secondo, per grandezza, centro commerciale d’Europa: 130.000 mq di strutture di vendita con parcheggi per 14.200 posti macchina. L’AdP, oltre allo sviluppo immobiliare dell’area riguarda anche la realizzazione della tangenzialina finale della Cassanese prevista per l’accesso al centro commerciale ed anche per togliere dal centro abitato il traffico di transito, prossimamente incrementato dal completamento della Brebemi. Nel 2011 nell’affare è entrato il gigante australiano dei centri commerciale Westfield e il centro commerciale prende il nome di Westfield Milan.

Come ho già raccontato tutto questo mega progetto procede molto lentamente. Per uscirne occorrono coraggio e decisione.

Allora perché non cercare un’alternativa? Ce n’è una qui, a portata di mano: <strong>il grande progetto Cerba, la città della scienza pensata da Umberto Veronesi. Perchè non farlo qui a Segrate?

Sarebbe una scelta sulla quale vanno a convergere una serie di linee guida:

  1. Lo stop ai mega centri commerciali che hanno già fin troppo snaturato il territorio e la residenzialità della Lombardia.
  2. Il corretto utilizzo del territorio in quanto utilizzare la ex dogana di Segrate rappresenterebbe la riqualificazione della più estesa area industriale dismessa dell’est milanese.
  3. La sinergia scientifica con le altre grandi realtà mediche e di ricerca già presenti a Segrate, come il Lita/CNR e il San Raffaele.
  4. La programmazione del territorio anticipatrice della visione della ormai prossima città metropolitana.

Certo, ci vogliono coraggio e decisione. E rapidità. Una sfida alla quale un buon amministratore non dovrebbe sottrarsi.

CERBA: il Comune di Milano ha ragione

cerbaSul CERBA il Comune di Milano ha ragione: per realizzare il progetto basta che la Regione indichi un’altra area.

Quoto per intero la dichiarazione di Umberto Ambrosoli su questo argomento.

“Milano rinuncia al Cerba? Non credo che l’allarme, polemico contro il Comune, lanciato da Maroni e Mantovani durante l’ultimo Comitato di Vigilanza, sia un aiuto ad uscire dall’impasse in cui lungaggini burocratiche e vicende giudiziarie hanno costretto questo progetto scientifico di ricerca biomedico.

L’assessore Mantovani, perciò, non cerchi di nascondere la sua polvere sotto il tappeto degli altri. Il progetto di un centro di studi del genoma e di terapie genetiche è certamente utile per mantenere attraverso l’innovazione quell’eccellenza che la sanità lombarda ha saputo raggiungere con il quotidiano impegno di medici, infermieri e personale tutto.

Invece di parlare di ‘vulnus’, di ferite inferte alla sanità italiana ed europea, la Regione si preoccupi di garantire la piena trasparenza al progetto, riparta da zero e costruisca con coerenza le linee del sviluppo. E soprattutto si faccia garante della sostenibilità economica, territoriale, finanziaria di un progetto che prevede 1260 pazienti in regime di ricovero e di parziale accreditamento.

L’assessore, nelle sue diverse audizioni in Commissione sanità, non ha mai spiegato come sostenere i costi di quei posti letto da realizzare, né con quali strutture. Pubbliche? Private? E tanto meno ci ha detto dove tagliare un numero equivalente di DGR, con costi equivalenti. Purtroppo fino ad oggi si è fatto ben sentire l’assenza di un impegno chiaro e netto della Regione. Questo non permette oggi di scaricare su altri la responsabilità del blocco, non di un progetto sanitario, come si vuol fare credere, ma della sua attuale proposta di localizzazione. Perciò se il progetto è ritenuto dalla Regione economicamente sostenibile, l’assessore deve solo individuare un’altra area sul quale realizzarlo e non limitarsi, mi ripeto ancora, a buttare la propria polvere sotto il tappeto delle scelte responsabili degli altri”.

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